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Contratto stagionale: si può prorogare dopo l’estate?

8 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 agosto 2018



Azienda e lavoratore possono accordarsi per una proroga del rapporto di lavoro stagionale anche se l’estate è terminata?

La tua azienda ha solitamente necessità di assumere lavoratori stagionali sino a settembre, ma hai necessità di prorogare di un paio di mesi, sino a ottobre o a novembre, i contratti di alcuni dipendenti assunti per la stagione estiva? Hai dunque paura di essere sanzionato perché stai prolungando il rapporto di lavoro oltre l’estate? Devi sapere che, anche se il contratto di lavoro stagionale è utilizzato per attività cicliche, che si svolgono in determinati periodi dell’anno, non esistono limiti che impongono all’azienda di assumere il lavoratore in mesi specifici, in quanto le esigenze possono variare a seconda dell’attività svolta. Peraltro, al lavoro stagionale non si applicano i nuovi limiti previsti dal decreto Dignità per il contratto a termine. Devi però prestare particolare attenzione, in quanto il lavoro stagionale non può essere applicato a qualsiasi rapporto di lavoro, ma solo se sono svolte particolari mansioni elencate dal decreto sul lavoro stagionale [1], oppure dai contratti collettivi. Inoltre, se la proroga del lavoro stagionale è eccessivamente lunga, la stagionalità del contratto potrebbe essere contestata per mancanza del requisito della ciclicità. Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi il contratto stagionale si può prorogare dopo l’estate.

Quali sono i lavori stagionali?

Per lavori stagionali si intendono, generalmente, le prestazioni svolte in modo ciclico, cioè legate a uno specifico periodo (o a più periodi) dell’anno (ad esempio tutte le estati o tutti gli inverni).

Le attività per le quali è possibile attivare il contratto di lavoro stagionale sono elencate in un noto decreto del 1963 [1], che dovrà essere sostituito, secondo il Codice dei contratti [2], da un decreto del Ministero del lavoro da emanarsi a breve; le attività stagionali, comunque, non sono solo quelle elencate dal decreto, ma sono indicate anche all’interno dei contratti collettivi, che lasciano spazio a lavori stagionali molto diversi rispetto a quelli tradizionalmente svolti nel turismo, nell’agricoltura o nel commercio.

Tra le attività stagionali “storiche” il decreto elenca diverse attività del settore dell’agricoltura e dell’allevamento, ma anche attività turistiche e commerciali, come fiere ed esposizioni, o attività peculiari svolte in particolari periodi dell’anno (ripetizioni estive, conduzioni di caldaie…). Per conoscere l’elenco completo: Quali sono le attività stagionali?

I contratti collettivi che prevedono ulteriori tipologie di contratti stagionali possono essere:

  • i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
  • i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali o dalla rappresentanza sindacale unitaria.

Il contratto stagionale si può attivare solo d’estate?

Come abbiamo anticipato, non è obbligatorio che un contratto di lavoro stagionale riguardi il solo periodo estivo: pensiamo, ad esempio, al settore agricolo, nel quale la maggiore richiesta di manodopera varia a seconda della coltivazione, quindi può verificarsi la necessità di nuove assunzioni in qualsiasi mese dell’anno.

Anche nel settore turistico le esigenze possono variare, ad esempio per l’organizzazione di eventi e manifestazioni che comportano un maggior afflusso di clienti al di fuori dei mesi estivi: alcune regioni, addirittura, concedono periodicamente dei contributi alle aziende del settore turismo che decidono di “allungare la stagione” confermando in servizio i lavoratori sino al mese di ottobre (si pensi al bando Lunga estate della regione Sardegna).

Quali sono le differenze tra lavoro stagionale e contratto a termine?

Il contratto stagionale non ha un limite di durata massima complessiva del rapporto di lavoro, che invece è pari a 36 mesi per gli ordinari contratti a termine stipulati sino al 14 luglio 2018, ed a 24 mesi con le modifiche apportate dal decreto Dignità. Inoltre, il rapporto stagionale non è soggetto al periodo di pausa tra un contratto e l’altro (nel lavoro a termine si devono attendere 10 o 20 giorni tra un contratto e l’altro, a seconda della durata del contratto precedente, inferiore o meno ai 6 mesi), né ai limiti nel numero dei lavoratori che un’azienda può assumere, né ai contributi aggiuntivi per la disoccupazione previsti per ogni lavoratore a termine.

Qual è la durata massima del lavoro stagionale?

Come anticipato, non esiste un limite di durata complessiva del rapporto di lavoro stagionale tra stessa azienda e stesso lavoratore (con le stesse mansioni o mansioni equivalenti): per i lavoratori stagionali, difatti, non deve essere applicato il tetto massimo complessivo valido per il rapporto a tempo determinato, pari a 36 mesi ed ora a 24 mesi, col decreto Dignità (superato tale limite, eccetto casi particolari, il rapporto si intende a tempo indeterminato). Lo stabilisce il Codice dei contratti [3], riferendosi sia alle attività stagionali elencate dal decreto, che a quelle regolamentate dai contratti collettivi.

Qual è il numero massimo di lavoratori stagionali?

Secondo il Codice dei contratti, non deve essere applicato ai lavoratori stagionali il limite numerico, pari al 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1°gennaio dell’anno di assunzione; non devono essere applicati nemmeno i diversi limiti stabiliti per il lavoro stagionale dai singoli contratti collettivi.

Le esigenze legate alla stagionalità, difatti, non si concilierebbero col limite numerico alle assunzioni, pertanto una barriera simile renderebbe impossibile, o eccessivamente oneroso, lo svolgimento dell’attività.

È obbligatoria la pausa tra un contratto stagionale e l’altro?

Al lavoro stagionale, come anticipato, non si deve nemmeno applicare il cosiddetto periodo “cuscinetto” tra un contratto e l’altro, come avviene per l’ordinario contratto a termine. Il periodo di pausa previsto, o di “stop and go”, pari a 10 giorni per i contratti di durata minore di 6 mesi ed a 20 giorni per quelli di durata maggiore, non è dunque necessario per gli impieghi stagionali.

Di conseguenza, se tra un contratto stagionale e l’altro passano meno di 10 o 20 giorni, non si verifica la trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Al lavoro stagionale si applica, invece, il numero massimo di proroghe del contratto che possono essere effettuate, pari a 5 in 3 anni (36 mesi) continuativi: con le modifiche al lavoro a termine effettuate dal decreto Dignità, il numero di proroghe è ora diventato pari a 4.

Che cosa succede se il lavoratore stagionale è prorogato?

In base a quanto esposto, il contratto di lavoro stagionale risulta notevolmente più flessibile rispetto all’ordinario lavoro a termine: nessun problema, dunque, nel caso in cui il datore di lavoro voglia mantenere in servizio il dipendente qualche mese in più, salvo abbia superato il numero massimo di proroghe consentite. Inoltre, bisogna ricordare che il requisito fondamentale di un rapporto stagionale è la ciclicità dell’attività: venendo meno il requisito, viene meno il presupposto che giustifica il ricorso a questo contratto, che potrebbe anche essere ricondotto al tempo indeterminato. È dunque fondamentale evitare qualsiasi abuso in merito.

note

[1] Dpr n. 1525 del 07.10.1963.

[2] D.lgs 81/2015.

[3] Art. 21, Co.2, D.lgs 81/2015.

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