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Come si entra nella pubblica amministrazione?

9 agosto 2018 | Autore:


> Lavoro e Concorsi Pubblicato il 9 agosto 2018



Rapporto di lavoro pubblico: differenze con l’impiego privato, piano dei fabbisogni, procedure di reclutamento, concorsi.

La maggior parte dei lavoratori italiani ambisce al cosiddetto posto fisso, inutile negarlo: con un mercato del lavoro in cui le assunzioni sono sempre meno, e gli impieghi sempre più precari e sottopagati, essere assunti da una pubblica amministrazione rappresenta una delle poche ancore di salvezza, garanzia, nella maggior parte dei casi, di sicurezza e stabilità. Ma come si entra nella pubblica amministrazione, con quali contratti si viene assunti, e quali sono le principali differenze tra impiego pubblico e privato? Facciamo il punto della situazione sul posto fisso pubblico.

Che cos’è il pubblico impiego?

Si definisce rapporto di pubblico impiego o, più precisamente, lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, il rapporto in cui il lavoratore svolge la propria attività, in maniera stabile e continuativa, a disposizione dello Stato o di un ente pubblico non economico.

Nel rapporto pubblico, in pratica:

  • il datore di lavoro è un ente pubblico;
  • le mansioni del lavoratore sono pertinenti ai compiti istituzionali;
  • l’attività lavorativa è svolta in modo continuativo e durevole.

Il rapporto è volontario, in quanto il lavoratore non è obbligato dallo Stato a prestare servizio, ed è bilaterale, in quanto si stabilisce tra due parti con diritti e obblighi reciproci: tuttavia, comporta l’inserimento del lavoratore in un’organizzazione piramidale, quindi determina l’assoggettamento del dipendente al potere gerarchico e disciplinare del datore di lavoro. Il rapporto è caratterizzato dalla rilevanza delle qualità personali del lavoratore, sia per quanto riguarda la fiducia richiesta per l’assolvimento dell’incarico, sia per quanto concerne le necessarie competenze tecniche e intellettive.

Esiste il contratto di lavoro nel pubblico impiego?

In passato, il rapporto di lavoro presso le amministrazioni pubbliche si differenziava dall’impiego privato, in quanto l’assunzione avveniva con un provvedimento unilaterale dell’amministrazione, il decreto di nomina, e non sulla base di un contratto individuale di lavoro, non erano previsti contratti collettivi di settore, e per le controversie era competente il giudice amministrativo (Tar e, in appello, Consiglio di Stato) anziché il giudice del lavoro. La disciplina del pubblico impiego è poi cambiata nel 1993, ed in seguito è stata riordinata dal Testo unico del pubblico impiego del 2001 [1].

Ad oggi, con la cosiddetta privatizzazione dell’impiego pubblico, salvo alcune eccezioni la disciplina dei lavoratori pubblici è in sostanza equiparata a quella dei lavoratori del settore privato; è, infatti, prevista l’assunzione mediante un contratto individuale di lavoro, è stata introdotta una specifica contrattazione collettiva di settore e sono state attribuite alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie tra dipendenti e amministrazione.

Quali sono i rapporti di lavoro pubblici non privatizzati?

Per alcune categorie di lavoratori il rapporto di impiego è rimasto di stampo pubblicistico e la giurisdizione sulle controversie resta in capo al giudice amministrativo.

Queste categorie sono: magistrati, avvocati dello Stato, personale militare e forze della polizia dello Stato, personale della carriera diplomatica e prefettizia.

Quali sono le principali differenze tra impiego pubblico e privato?

Dopo l’entrata in vigore del Testo unico sul pubblico impiego, il rapporto di lavoro presso la pubblica amministrazione è caratterizzato da:

  • separazione tra indirizzo politico, riservato agli organi di vertice politico delle pubbliche amministrazioni, e attività di gestione, pienamente attribuite alla dirigenza;
  • rapporto lavorativo disciplinato sulla base del contratto collettivo nazionale di lavoro;
  • costituzione dei singoli rapporti di lavoro con un contratto individuale;
  • per le amministrazioni statali, eliminazione dell’appartenenza dei dirigenti ai ruoli delle amministrazioni ministeriali e costituzione del ruolo unico della dirigenza;
  • trattamento economico collegato, almeno in parte, all’efficienza e al raggiungimento degli obiettivi prefissati;
  • attribuzione delle controversie relative al rapporto di lavoro (con esclusione delle procedure di concorso) alla giurisdizione del giudice ordinario

Il Testo unico sul pubblico impiego è stato modificato ed integrato dal cosiddetto decreto Madia [2], che ha introdotto nuove norme in tema di organizzazione del lavoro nella pubblica amministrazione; sono cambiati, in particolare:

  • il sistema di reclutamento del personale;
  • la responsabilità disciplinare;
  • le modalità di svolgimento dei concorsi;
  • la disciplina del lavoro flessibile;
  • le competenze in tema di visita fiscale in caso di assenze per malattia.

Chi decide le nuove assunzioni nelle amministrazioni pubbliche?

Fino alle modifiche introdotte col decreto Madia [2], il numero dei dipendenti pubblici era determinato dalla cosiddetta dotazione organica: nella dotazione organica dell’amministrazione era stabilita la consistenza numerica del personale dipendente dello specifico ente. Le modifiche introdotte dal decreto del 2017 prevedono ora l’adozione di uno specifico piano triennale dei fabbisogni di personale.

Il piano triennale è uno strumento che serve a stabilire quali e quanti lavoratori assumere: in parole semplici, non è più la dotazione organica a definire il fabbisogno di personale, ma è il fabbisogno, formalizzato nel piano triennale, a determinare la dotazione organica.

Nel piano triennale ogni amministrazione deve indicare:

  • la consistenza della dotazione organica;
  • la sua eventuale modifica in base ai fabbisogni programmati, entro i limiti finanziari stabiliti;
  • la conformità del piano con la pianificazione pluriennale delle attività e della performance;
  • la conformità del piano con le linee di indirizzo e con l’ottimizzazione, quindi, delle risorse pubbliche disponibili;
  • la conformità del piano agli obiettivi di performance organizzativa, efficienza, economicità e qualità dei servizi ai cittadini.

Il piano dei fabbisogni è approvato tramite un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri nelle amministrazioni statali, mentre, per le altre amministrazioni pubbliche, secondo le modalità previste dalla disciplina del proprio ordinamento, previa informazione sindacale, se prevista nei contratti collettivi nazionali.

Che cosa succede se l’amministrazione non adotta il piano dei fabbisogni?

Il decreto Madia vieta di assumere personale alle amministrazioni pubbliche che non adotta il piano dei fabbisogni; questo limite non opera, però, nei confronti del personale delle categorie protette. in pratica, l’ente che non adotta il piano triennale può assumere solo personale appartenente alle categorie protette.

Come sono reclutati i dipendenti pubblici?

Le norme sul reclutamento del personale pubblico sono contenute nel Testo unico del pubblico impiego e prevedono, innanzitutto, che l’assunzione avvenga con contratto individuale di lavoro, nel rispetto di determinate procedure e modalità. Le procedure di reclutamento sono adottate da ciascuna amministrazione sulla del Piano triennale dei fabbisogni adottato annualmente dall’organo di vertice.

Secondo quanto stabilito dalla Costituzione [3], agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede tramite concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Il concorso pubblico per esami e titoli, che serve a formare una graduatoria di merito, con l’indicazione del punteggio per ciascun candidato, è difatti la procedura che garantisce l’assunzione dei più capaci e meritevoli, ma anche pari opportunità a tutti i concorrenti, nel rispetto del principio di imparzialità ed efficienza dall’azione amministrativa.

A seguito della privatizzazione, il concorso non si conclude più con un atto di nomina, ma con un contratto di assunzione individuale. L’assunzione in servizio è generalmente subordinata al superamento di un periodo di prova, di durata definita dal contratto collettivo.

Secondo le modifiche introdotte dal decreto Madia, nel bando ciascuna amministrazione può limitare il numero di eventuali idonei in misura non superiore al 20% dei posti messi a concorso e richiedere, tra i requisiti, il possesso del titolo di dottore di ricerca;

Si può entrare in una pubblica amministrazione senza concorso?

I dipendenti pubblici possono essere reclutati anche con la procedura di avviamento degli iscritti negli elenchi anagrafici (che hanno sostituito le liste di collocamento) e con le assunzioni obbligatorie degli appartenenti alle categorie protette, previa verifica della compatibilità con le mansioni da svolgere.

Nel dettaglio, se dal prospetto annuale informativo dell’amministrazione, che come tutti i datori di lavoro privati ha l’obbligo di assumere disabili, risulta la scopertura della quota di riserva, l’ente deve inviare un’ulteriore comunicazione relativa alla copertura entro 60 giorni, tramite una procedura telematica disponibile sul portale del Ministero del Lavoro. Nella comunicazione di copertura, nel dettaglio, l’ente deve indicare come e quando intende adempiere agli obblighi di assunzione delle categorie protette. Nel caso di qualifiche basse, per le quali cioè è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo, l’assunzione può avvenire senza concorso, tramite richiesta di avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento, oppure tramite convenzione. Il concorso è invece necessario per le assunzioni che richiedono requisiti superiori alla scuola dell’obbligo.

Se l’amministrazione, nonostante l’obbligo, continua a non assumere, i centri per l’impiego possono avviare d’ufficio il collocamento obbligatorio dei disabili al suo interno. Prima di procedere all’assunzione automatica, il centro per l’impiego deve invitare la Pa ad adempiere, dando tempo 30 giorni. Trascorso il termine senza assunzioni da parte dell’amministrazione, i servizi per il collocamento mirato provvedono ad avviare numericamente i lavoratori disabili, attingendo alle graduatorie con profili professionali generici, dando comunicazione delle inadempienze al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri. Per saperne di più: Assunzione disabili senza concorso.

Con quali contratti si può essere assunti nella pubblica Amministrazione?

Con le pubbliche amministrazioni si possono instaurare i seguenti rapporti di lavoro:

  • lavoro dipendente ordinario: questo è accessibile con concorso, o selezione pubblica, che apre la strada al contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato;
  • lavoro flessibile: si tratta ugualmente di lavoro dipendente, ma con particolarità connesse al tempo (ad esempio a tempo determinato) o alle modalità; le Pubbliche Amministrazioni possono avvalersi del lavoro flessibile per esigenze di carattere esclusivamente temporaneo ed eccezionale, nelle seguenti forme contrattuali:
    • lavoro subordinato a tempo determinato (contratto a termine);
    • somministrazione di lavoro a tempo determinato (contratto di somministrazione);
    • altre forme di lavoro previste dal codice civile e dalle altre leggi sui rapporti di lavoro nell’impresa, nei limiti e con le modalità in cui se ne preveda l’applicazione nelle amministrazioni pubbliche.

Nell’utilizzo del lavoro flessibile, le pubbliche amministrazioni devono rispettare principi di imparzialità e trasparenza e non possono ricorrere all’utilizzo dello stesso lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell’arco dell’ultimo quinquennio.

Si può lavorare con partita Iva nelle pubbliche amministrazioni?

È possibile instaurare, con un ente pubblico, un rapporto di lavoro autonomo:

  • per gli incarichi individuali ad alto contenuto di professionalità;
  • per esigenze a cui l’amministrazione non può far fronte con personale in servizio;
  • per obiettivi determinati

Il rapporto di lavoro autonomo deve consistere in una convenzione a termine, in cui siano stabiliti preventivamente durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.

Che cosa sono e come funzionano i ruoli organici delle amministrazioni?

Presso tutti gli enti pubblici esistono dei ruoli organici, che sono tabelle in cui è indicato il numero di posti di cui dispone l’ente, con le diverse funzioni e retribuzioni.

La dotazione organica di un’amministrazione si classifica, ad oggi, secondo un categorie o aree contraddistinte da lettere dell’alfabeto (A, B, C, D), variabili secondo i comparti, all’interno delle quali si distinguono diverse posizioni organizzative e posizioni economiche.

Solo nel comparto Ministeri le aree non sono più contraddistinte da lettere ma da numeri ordinali (prima, seconda, terza): all’interno delle aree sono previste fasce retributive differenti.

note

[1] D.lgs. 165/2001.

[2] D.Lgs. n. 75/2017.

[3] Art.97, Co.4, Cost.

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