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Certificato di malattia e visite di controllo per lavoratori

9 agosto 2018


Certificato di malattia e visite di controllo per lavoratori

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 agosto 2018



La guida dell’Inps sul certificato medico telematico e sulle visite fiscali per lavoratori dipendenti pubblici e privati. 

Hai bisogno di prendere qualche giorno di assenza per malattia dal lavoro. Ti chiedi quale sia la procedura corretta da seguire per ottenere il certificato medico, comunicarlo al datore ed evitare di risultare “assente ingiustificato”. La prima cosa che, a tal fine, ti consiglio di fare è di verificare cosa dice il tuo contratto collettivo di lavoro. È di solito in esso che vengono disciplinati il certificato di malattia e le visite di controllo per i lavoratori. Ma quand’anche il CCNL non dovesse prevedere nulla, la legge indica il corretto iter burocratico: iter che inizia dalla tempestiva comunicazione all’azienda dell’impossibilità a recarsi sul lavoro, prosegue con la visita medica e i controlli dell’Inps, e termina con il rientro sul posto a guarigione avvenuta. In mezzo a tutta questa trafila, si inseriscono una serie di obblighi e diritti per il dipendente: dalla necessità di restare a casa per consentire il controllo del medico fiscale alla possibilità di chiedere la prosecuzione della malattia, al diritto di conservare il posto di lavoro fino al raggiungimento del termine massimo oltre il quale si può essere licenziati (cosiddetto “comporto”).

In questo articolo ti spigheremo appunto come funziona il certificato medico di malattia e le visite di controllo per i lavoratori dipendenti. Lo faremo partendo dalla guida che, di recente, l’Istituto di Previdenza Sociale ha pubblicato sul proprio sito; amplieremo la trattazione tenendo conto delle numerose sentenze emesse dalla Cassazione nel corso degli ultimi anni e di quelle che sono le più comuni pratiche attuate per verificare che non vi siano abusi e false malattie.

Malattia: iter da seguire

In via generale, salvo i maggiori dettagli che specificheremo più avanti, possiamo dire che la malattia del dipendente coinvolge tre soggetti diversi:

il lavoratore

  • che contatta il proprio medico curante e si accerta che questi trasmetta il certificato all’Inps per via telematica;
  • che prende nota del numero di protocollo del certificato medico;
  • che indica l’indirizzo di reperibilità durante la malattia ove dovrà rimanere per consentire le visite fiscali;
  • che è tenuto a rispettare le fasce di reperibilità.

il medico

  • che, dopo aver visitato personalmente (e non telefonicamente) il dipendente malato, trasmette il certificato telematico di malattia all’INPS e rende disponibile l’attestato al datore di lavoro.

l’Inps e il datore di lavoro

  • che possono richiedere la visita fiscale secondo le fasce di reperibilità che sono: a) per i lavoratori privati: dalle 12 alle 12 e dalle 17 alle 19; b) per i lavoratori pubblici: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Malattia: quando scatta e a chi si applica?

La speciale tutela prevista dalla legge a favore dei lavoratori ammalati si applica a tutti i dipendenti, indipendentemente dalla natura del contratto.

Spesso avviene che i dipendenti “programmino” in anticipo i loro giorni di malattia, quasi si trattasse di un periodo di ferie. Si tratta di una pratica illecita. Difatti, perché ci si possa assentare per malattia, l’incapacità lavorativa deve essere:

  • concreta, cioè va valutata raffrontando il quadro patologico manifestato con il tipo di prestazione al cui adempimento il lavoratore è contrattualmente tenuto. La stessa malattia, infatti, può incidere in modo diverso sulla capacità lavorativa dell’individuo, a seconda della concreta attività svolta e dell’ambiente di lavoro;
  • attuale e non potenziale; non rileva il fatto che, continuando l’attività, si rischia il verificarsi di una successiva incapacità lavorativa. Quindi non ci si può prendere dei giorni di malattia solo per riposarsi e prevenire il rischio di una patologia.

In ogni caso rientra nel concetto di malattia tutelabile ogni fase del fenomeno morboso, dalla manifestazione iniziale dell’evento alla sua cura. È il caso, ad esempio, della cura necessaria per una malattia che potrebbe anche non comportare incapacità lavorativa: si pensi ai ricoveri ospedalieri svincolati dall’esistenza di uno stato patologico in fase acuta, oppure predisposti per accertamenti diagnostici o per esami di laboratorio.

Diritti del lavoratore malato

Gli effetti principali della malattia sono:

  • l’assenza giustificata del lavoratore ed il conseguente divieto per il datore di lavoro di licenziarlo durante la malattia nei limiti di un periodo di conservazione del posto (cosiddetto comporto) che viene definito dal contratto collettivo nazionale. Durante il comporto il datore di lavoro può licenziare il dipendente solo quando ricorrono una giusta causa o un giustificato motivo oggettivo dovuto a sopravvenuta impossibilità della prestazione o a cessazione totale dell’attività d’impresa;
  • il diritto del lavoratore di percepire lo stipendio o una prestazione assistenziale sostitutiva nella misura e per il tempo determinati dalla legge, con l’eventuale integrazione stabilita dai contratti collettivi;
  • la possibilità di svolgere, durante la malattia, lavori alternativi a condizione che: a) non si allontani da casa durante la reperibilità; b) non aggravi la malattia (pertanto il lavoro deve essere compatibile con lo stato morboso certificato dal medico e non pregiudicare la guarigione); c) non sia attività in concorrenza con quella svolta dal datore di lavoro.

Cosa fare in caso di malattia e assenza dal lavoro?

In caso di malattia, vale a dire di un’infermità che determini incapacità temporanea al tuo specifico lavoro, la prima cosa che devi fare è contattare il tuo medico curante per sottoporti alla visita. La visita deve essere fatta “di persona” e non in forma telefonica. Significa che dovrai andare presso l’ambulatorio medico. Il lavoratore che non si può allontanare da casa proprio per via della patologia (cosiddetta “intrasportabilità”) può chiedere un controllo domiciliare. Se la richiesta viene inoltrata al proprio medico dopo le 10 di mattina, il controllo potrà essere eseguito il giorno dopo.

Durante la visita il lavoratore deve fornire al medico la propria tessera sanitaria e comunicare l’eventuale indirizzo di reperibilità da inserire nel certificato, se diverso da quello di residenza (o del domicilio abituale) in possesso del datore di lavoro.

Il medico redige il certificato di malattia e lo trasmette all’Inps in modalità telematica;  lo fa immediatamente o al massimo entro il giorno successivo quando la visita è avvenuta al tuo domicilio.

L’attestato cartaceo, che indica solo la prognosi, cioè il giorno di inizio e di fine presunta della malattia, ed il certificato cartaceo, che indica la prognosi e la diagnosi, sono accettati solo quando non è possibile la trasmissione telematica.

Devi prendere nota del numero di protocollo del certificato medico (PUC).

In più, controlla sempre la correttezza dei seguenti dati, di cui sei unico responsabile, per non correre il rischio che non ti venga indennizzato l’evento di malattia:

  • i tuoi dati anagrafici,
  • l’indirizzo di reperibilità durante la malattia e ogni informazione ritenuta utile (specificando eventuale località, frazione, borgo, contrada, precisando se si tratta di via, piazza, vicolo e aggiungendo, se occorre, palazzina, residence, ecc.).

Ricordati di verificare la corretta trasmissione telematica del certificato medico. Sei tenuto a farlo: secondo la giurisprudenza, infatti, se il dottore dovesse – per una ragione o per un’altra – omettere la comunicazione telematica, la responsabilità ricadrebbe sul dipendente.

A tale scopo, puoi visualizzare il tuo certificato e il tuo attestato (certificato privo di diagnosi) sul sito web www.inps.it, entrando con le tue credenziali nei servizi on line (codice fiscale e Pin o Spid per consultare il certificato; codice fiscale e numero di protocollo per consultare l’attestato).

Con il certificato telematico di malattia, sei esonerato dall’obbligo di invio dell’attestato al tuo datore di lavoro privato o pubblico che può visualizzarlo mediante i servizi presenti sul sito web www.inps.it.

Anche il medico libero professionista, a cui puoi rivolgerti nei casi previsti dalla legge o dal tuo contratto di lavoro, può rilasciare il certificato di malattia telematico poiché egli dispone delle credenziali di accesso al servizio.

Puoi anche chiederne al medico una copia cartacea. Se lo richiedi espressamente, il medico è tenuto ad inviare la medesima certificazione al tuo indirizzo di posta elettronica personale.

Nei giorni festivi e prefestivi devi rivolgerti al medico di Continuità assistenziale per il rilascio del certificato di malattia sia per eventi insorti nei suddetti giorni sia per giustificare la continuazione di un evento certificato sino al venerdì.

Nei casi di ricovero o accesso al Pronto soccorso, devi richiedere alla Struttura ospedaliera il rilascio della certificazione attestante il periodo di degenza e la eventuale successiva prognosi di malattia. Anche in tali casi assicurati che l’eventuale trasmissione telematica sia stata regolarmente effettuata.

Qualora invece la Struttura Ospedaliera sia impossibilitata al rilascio del certificato telematico e ti consegni un certificato cartaceo, accertati che siano presenti tutti i dati fondamentali (dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore, diagnosi in chiaro, data di dichiarato inizio malattia, data di rilascio del certificato, data di presunta fine malattia, se si tratta di inizio, continuazione o ricaduta, visita ambulatoriale o domiciliare, residenza o domicilio abituale e domicilio di reperibilità durante la malattia) e provvedi all’invio dello stesso all’Inps e al datore di lavoro, con le modalità previste per la certificazione cartacea, di seguito indicate.

Informa il datore di lavoro della tua assenza

Sottoporti alla visita medica e verificarne la comunicazione telematica all’Inps non ti esonera dall’obbligo, contestuale, di informare il datore di lavoro della tua assenza. Lo devi fare lo stesso giorno in cui ritieni di non recarti in azienda in modo da consentire la tua immediata sostituzione per non pregiudicare la produzione. Le modalità con cui potrai adempiere a tale obbligo sono stabilite dal CCNL. Si può ad esempio procedere con una telefonata, un’email, persino un SMS. Ti consiglio pertanto di leggere ciò che dice il tuo contratto collettivo.

L’obbligo della comunicazione è distinto, e in genere preventivo, rispetto all’invio della certificazione medica. La comunicazione serve, infatti, a giustificare l’assenza dal lavoro, mentre la certificazione è finalizzata a dimostrare l’esistenza della causa giustificativa.

Come deve essere redatto il certificato di malattia telematico?

Nel certificato il medico può al bisogno inserire:

  • l’indicazione dell’evento traumatico ossia delle ragioni che hanno comportato la malattia (si pensi a un incidente stradale): l’informazione è indispensabile affinché l’Inps possa valutare se vi sono le condizioni per attivare un’azione surrogatoria verso i terzi responsabili. In caso di azione surrogatoria con esito positivo, per il lavoratore c’è il vantaggio che le giornate di indennità di malattia in tal modo recuperate dall’Inps non rientrano nel computo del periodo massimo assistibile per malattia;
  • la segnalazione delle agevolazioni per cui il lavoratore, sia esso privato o pubblico, sarà esonerato dall’obbligo del rispetto della reperibilità. Ciò avviene quando vi sia: a) una patologia grave che richieda terapie salvavita; b) una malattia per la quale sia stata riconosciuta la causa di servizio (solo per alcune categorie di dipendenti pubblici); c) di uno stato patologico connesso alla situazione di invalidità già riconosciuta maggiore o uguale al 67%. Leggi a riguardo: Malattia senza visita fiscale: in quali casi?

È valido il certificato cartaceo?

Il certificato di malattia e l’attestato redatti su carta sono accettati solo quando non sia tecnicamente possibile la trasmissione telematica. In tal caso, ai fini della validità della certificazione prodotta, devono risultare inseriti comunque tutti i citati dati obbligatori.

Il certificato cartaceo va consegnato all’Inps (o inviato con R/R) entro due giorni, solo se sei un lavoratore privato che ha diritto all’indennità economica di malattia da parte dell’Istituto. Ricordati di comunicare sempre il corretto indirizzo di reperibilità.

Ricordati anche che, l’attestato cartaceo deve essere trasmesso al datore di lavoro (sempre entro due giorni, se sei un lavoratore privato che ha diritto all’indennità economica di malattia Inps; entro i termini previsti dal tuo contratto di lavoro, negli altri casi).

Da quale giorno inizia la malattia?

L’Inps, sulla base della normativa vigente, riconosce la prestazione di malattia, ai lavoratori assicurati per la specifica tutela previdenziale, soltanto dal giorno di rilascio del certificato. Il medico per legge non può giustificare giorni di assenza precedenti alla visita. Solo se si tratta di certificato redatto a seguito di visita domiciliare, l’Inps riconosce anche il giorno precedente alla redazione (solo se feriale), quando espressamente indicato dal medico. Tieni presente, inoltre, che il tuo datore di lavoro potrebbe ritenerti assente ingiustificato nei giorni non riconosciuti dall’Inps.

Cosa devi fare in caso di cicli di cura ricorrenti?

Nei casi di cicli di cura ricorrenti per patologie di natura specialistica comportanti incapacità al lavoro (compresi i trattamenti emodialitici, chemioterapia…), i lavoratori privati aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia possono produrre un’unica certificazione attestante la necessità di trattamenti ricorrenti e che qualifichi ciascun periodo come ricaduta del precedente. La certificazione di tali cicli deve essere inviata all’Inps e al proprio datore di lavoro prima del- l’inizio della terapia con l’indicazione dei giorni previsti per l’esecuzione ed è utile a considerare, ai fini dell’indennità previdenziale, i diversi giorni di malattia come un unico evento. A prestazioni effettivamente eseguite, l’interessato deve presentare periodiche dichiarazioni della struttura sanitaria con il relativo calendario delle cure eseguite.

Le assenze dal lavoro per le terapie devono, comunque, essere certificate, nelle consuete modalità, mediante certificazione telematica o, ove questa non sia possibile, cartacea.

Quali sono le fasce orarie di reperibilità?

Le visite mediche di controllo possono essere disposte d’ufficio dall’Istituto (nei confronti dei lavoratori privati aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia e dei lavoratori pubblici) o su richiesta dei datori di lavoro per i propri dipendenti.

Accertati che sul campanello del domicilio di reperibilità sia indicato il tuo nominativo, per permettere al medico fiscale l’eventuale visita di controllo.

Non dimenticare di rispettare le fasce orarie di reperibilità per le visite mediche di controllo, anche nei giorni festivi, di sabato e domenica.

La disciplina delle visite mediche di controllo è, in parte, differenziata per i lavoratori del settore privato e quelli del settore pubblico.

Lavoratori privati

Fasce di reperibilità: ore 10.00 – 12.00 /17.00 – 19.00.

Se sei un dipendente privato, il medico certificatore può segnalare l’ “agevolazione” che ti esonera dalla reperibilità nei suindicati casi previsti, secondo le regole stabilite nella circolare n. 95/2016 dell’Inps. È bene sapere, che può essere disposta comunque una visita di controllo previo appuntamento.

Il lavoratore privato assicurato per la malattia non può assentarsi dall’indirizzo di abituale dimora durante le fasce orarie di reperibilità in cui viene effettuato il controllo se non per:

  • necessità di sottoporsi a visite mediche generiche urgenti e ad accertamenti specialistici che non possono essere effettuati in orari diversi da quelli compresi nelle fasce orarie di reperibilità;
  • provati gravi motivi personali o familiari;
  • cause di forza maggiore.

Lavoratori pubblici

Fasce di reperibilità: ore 09.00 – 13.00 /15.00 – 18.00.

Se sei un dipendente pubblico, i casi di esonero dal rispetto delle fasce di reperibilità sono indicati dal decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione n. 206 del 17 ottobre 2017:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita
  • causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, ovvero a patologie rientranti nella Tabella E del medesimo decreto;
  • stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.

Ricorda che la visita fiscale deve essere richiesta obbligatoriamente dal tuo datore di lavoro pubblico se l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative, ma, discrezionalmente, può essere anche disposta più volte durante il medesimo periodo di prognosi.

Si possono avere visite fiscali di domenica?

La visita fiscale può arrivare anche di sabato, domenica e nei giorni festivi.

Possono esservi due visite fiscali lo stesso giorno?

Si, tanto vale sia per i dipendenti pubblici che privati. Il che significa che se il dipendente viene raggiunto dal medico dell’Inps e la fascia di reperibilità non è ancora terminata farà meglio a rimanere a casa.

Può essere disposta dall’Inps una visita di controllo se l’evento è stato determinato da infortunio sul lavoro o malattia professionale?

Nei casi di eventi determinati da infortunio sul lavoro o malattia professionale (anche quando sia ancora in corso la relativa istruttoria) non possono essere disposte visite di controllo da parte dell’Inps per non interferire nell’attività di competenza esclusiva dell’Inail in materia.

Cosa succede se il lavoratore è trovato assente a visita medica di controllo domiciliare?

Il lavoratore assente a visita domiciliare viene invitato a recarsi presso gli ambulatori della struttura territoriale Inps di competenza. Egli è sempre tenuto a presentare una giustificazione valida per l’assenza per non incorrere in eventuali azioni disciplinari da parte del datore di lavoro ed in sanzioni da parte dell’Inps ove ricorra l’intervento dell’Istituto nella prestazione di malattia.

Se nel giorno della prevista visita ambulatoriale hai ripreso l’attività lavorativa, non sei tenuto a sottoporti a quella visita, ma devi comunque comunicarlo alla medesima Struttura Inps.

In ogni caso, devi presentare idoneo giustificativo per l’assenza alla visita di controllo domiciliare per non incorrere, se sei un lavoratore privato avente diritto all’indennità di malattia, nelle sanzioni amministrative previste dalla legge e, in tutti i casi, in eventuali azioni disciplinari da parte del datore di lavoro.

Come cambiare l’indirizzo di reperibilità?

Puoi sempre decidere di variare l’indirizzo di reperibilità durante la malattia. Per farlo devi seguire attentamente queste regole.

Lavoratore privato

Se sei un lavoratore assicurato per la malattia presso l’Inps, avverti preventivamente la Struttura territoriale di competenza – utilizzando direttamente i canali indicati nel sito web www.inps.it. Avvisa immediatamente anche il tuo datore di lavoro e attieniti alle disposizioni del tuo contratto di lavoro in materia di assenze per malattia.

Se ritieni necessario trasferirti presso domicilio estero in Paese U.E., durante l’evento di malattia, devi informare preventivamente la Struttura territoriale Inps di competenza che valuta l’opportunità di effettuare un controllo medico legale preventivo.

Se sei, invece, un lavoratore non assicurato per la malattia presso l’Inps, devi avvertire immediatamente solo il tuo datore di lavoro e attenerti alle disposizioni del tuo contratto di lavoro in materia di assenze per malattia.

Lavoratore pubblico

Avverti subito il datore di lavoro, il quale provvede a sua volta ad informare tempestivamente l’Inps per mezzo degli appositi canali.

Si può modificare il periodo di malattia?

Se vuoi rientrare al lavoro prima della fine prognosi indicata sul certificato, devi chiedere al medico che ha redatto il certificato la rettifica della prognosi, da inoltrare all’Inps attraverso il servizio di trasmissione telematica.

Se sei un dipendente pubblico, puoi rivolgerti, nei soli casi di assenza o impedimento assoluto del medico che ha redatto il certificato, ad altro medico per ricevere un certificato rettificativo della prognosi.

Nessun certificato può essere rettificato se è finito il periodo prognostico originariamente assegnato.

Il lavoratore deve comunicare il perdurare della malattia oltre la data indicata nel certificato (prosecuzione) e rendersi reperibile per permettere eventuali (o ulteriori) accertamenti sanitari di controllo.

La certificazione medica di prosecuzione della malattia va richiesta possibilmente entro il primo giorno successivo alla scadenza della prognosi precedente; il medico competente la trasmette all’INPS, che a sua volta la mette a disposizione del datore di lavoro.

Se un certificato viene redatto e trasmesso prima della scadenza della prognosi precedente, i giorni della successiva prognosi si contano tenendo conto della data in cui il secondo attestato è stato rilasciato, prendendo a riferimento unicamente la seconda prognosi.

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