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Vademecum contro i professori: insegnare è sempre meglio che lavorare

30 Gennaio 2013 | Autore:
Vademecum contro i professori: insegnare è sempre meglio che lavorare

Insegnanti: categoria apprezzata e criticata, ma soprattutto invidiata. Nell’epoca in cui il posto pubblico è diventato una chimera c’è ancora chi rimpiange le cattedre come lavoro ideale. La lettera di un nostro lettore, a metà tra il serio e il faceto, ha stimolato un interessante dibattito in redazione. Così abbiamo deciso di pubblicarla per intero.

 

Insegnare è sempre meglio che lavorare.

di M.A.

Sono un professore atipico perché ho deciso di parlare bene del mio lavoro e dei privilegi che esso comporta.

Non mi rivolgo ovviamente ai precari, poveri giovani che hanno avuto la sfortuna di amare una professione nel periodo sbagliato, vittime di concorsi e supplenze, sbattuti da una parte all’altra d’Italia. La mia critica, invece, è rivolta ai docenti di ruolo, del cui corpo faccio parte.

Considero il corpo insegnanti un gruppo di privilegiati. La cosa però più assurda è che loro non lo sanno. Ecco infatti alcuni cavalli di battaglia dei docenti che vorrei demolire.

Il professore dice che guadagna poco

Falso. Mediamente un insegnante percepisce da 1200 a 1800 euro al mese. Secondo i dati de “Il Sole 24 ore”, soltanto il 22% degli italiani ha uno stipendio superiore ai 28.000 euro l’anno.

Il professore dice che non ha possibilità di progredire in carriera o guadagnare di più

Falso. Dopo cinque anni di ruolo è possibile partecipare al concorso per diventare dirigente scolastico.

Inoltre, le scuole possono promuovere una serie di “progetti” per i quali ricevono fondi e che necessitano di “responsabili”. Il responsabile è un membro del corpo docente, che per svolgere tale ruolo riceve un compenso ulteriore rispetto al normale stipendio. Faccio qualche esempio di progetti:

– il “progetto cinema”, nel quale i professori, nelle ore di lezione, accompagnano i ragazzi a vedere dei film al cinema;

– i progetti di “scambio culturale”, in cui alcuni alunni trascorrono un periodo di 15-20 giorni all’estero, frequentando un istituto scolastico del posto. Al loro seguito vi devono essere insegnanti italiani, completamente spesati, che percepiscono anche l’indennità di accompagnamento, oltre al regolare stipendio.

Si aggiungono poi le Commissioni degli esami di stato, ove la partecipazione dà diritto a un compenso ulteriore.

C’è il Fondo di Incentivazione, una distinta che si compila a fine anno in cui ogni insegnante elenca le attività extrascolastiche e i ruoli ricoperti nel corso dell’anno, per i quali si viene pagati a parte (per es.: coordinatore di classe, membro della commissione elettorale, membro della commissione per gli esami preliminari agli esami di stato).

Tenuto conto, infine, che il docente è impegnato a scuola solo la mattina, nel pomeriggio potrebbe anche svolgere una seconda occupazione, come di fatto accade in certi casi (si pensi alle ripetizioni private o all’esercizio della libera professione per gli ingegneri).

Il professore dice che lavora tanto

Falso. Le ore lavorative settimanali di un professore sono diciotto, alle volte anche sedici, più due “a disposizione”, cioè con la possibilità di essere impiegati in classi diverse dalle proprie per coprire eventuali assenze di colleghi (quindi con funzioni solo di guardiania). Ma se i colleghi sono tutti presenti…

Diciotto ore sono meno di un part-time in qualsiasi altro settore.

Un normale dipendente lavora in media 35/40 ore a settimana. C’è chi ne fa più di 40. Un cuoco, ad esempio, può arrivare anche a 70 ore. Provate a chiedere a una guardia carceraria come è possibile fare 38 giorni di lavoro consecutivi, senza mai uno stop.

Gli insegnanti vi faranno notare che, oltre alle diciotto ore canoniche, ci sono i collegi dei docenti, il consiglio di classe mensile e gli incontri con i genitori. Bene, a tutto voler concedere possiamo aggiungere altre quattro ore a settimana. Si arriva a 22 ore. Poi c’è la compilazione del programma annuale, che si risolve in un sistematico riciclo di quello dell’anno precedente. Vi diranno allora che c’è anche la correzione dei compiti, ma non è così in tutte le materie (v. educazione fisica). Vi diranno infine che c’è anche il tempo per la preparazione delle lezioni: ma – mi chiedo – se un insegnante ha bisogno di ripetere le lezioni dopo aver fatto l’università, il precariato, i concorsi ed anni di professione, che insegnante è?

Il professore dice che ha poche vacanze

Falso. Però è vero che ne ha meno rispetto al passato, quando la scuola iniziava a ottobre.

Nelle altre professioni e mestieri, i giorni di vacanza sono generalmente trenta in un anno. Per un professore, invece, il calendario è più benevolo.

Si comincia sottotono verso metà settembre. Poi arriva la cosiddetta “novembrite”: un periodo dell’anno dove si ripetono metodicamente scioperi, occupazioni, diserzioni per causa della creolina o dell’assenza dei riscaldamenti o di acqua nei bagni.

Dicembre è un mese fantastico. Si inizia con l’Immacolata (8 dicembre). Se si ha la fortuna di insegnare in una scuola che ospita gli esami di abilitazione alla professione di avvocato, ci sono altri tre giorni di festa tra il 10 e il 18 dicembre. Infine arrivano le infinite vacanze di natale: dal 18/20 dicembre al 6/7 gennaio!

L’anno nuovo, appena iniziato, è avaro di festività, se si esclude carnevale.

Ma la santa pasqua primaverile ringalluzzisce il povero docente che, nei precedenti mesi di lavoro, non ha perso la forza di lamentarsi. Così, una settimana diventa dieci giorni se si riesce ad attaccare bene la domenica e il giorno libero. Siamo in dirittura d’arrivo per l’estate.

Se il professore sceglie o è costretto a far parte delle commissioni d’esame, finirà le sue fatiche a metà luglio e gli sarà pagato un supplemento. In caso contrario, il docente, logorato dal lavoro di un anno, andrà al mare a metà giugno e lì rimarrà fino ai primi di settembre.

È lì che lo troverete come vicino d’ombrellone. Qualche docente, per la verità, va via già a fine agosto, ma solo per noia.

Ad onor del vero, in estate si fanno i corsi di recupero che, in teoria, costringono il docente a trascorrere alcune mattinate (una decina di lezioni di tre ore l’una) con gli alunni meno meritevoli. Ma l’insegnante può sempre rifiutarsi di svolgere tale attività, che verrà così assegnata ad altro professore o, se necessario, anche a un esterno. Anche questa attività viene retribuita a parte.

Alla fine, si sa: non è la quantità del lavoro che conta, ma la qualità. E in questo i professori hanno ragione: sulle loro spalle pesa la responsabilità delle future generazioni. Che, grazie al loro esempio, impareranno anch’esse a lamentarsi!



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40 Commenti

  1. Concordo totalmente con Alfonso. Che il signor Solo Iniziali non sia un docente lo si evince da cosa NON dice, piuttosto che da cio’ che dice.
    Ribattere punto per punti a tante idiozie e’tempo perso. Solo un millantatore puo’ avere la faccia tosta di definire “part time” il nostro lavoro.
    Articolo fazioso, provocatorio, fasullo. Che ci siano insegnanti imbecilli e’ fuori discussione, come in ogni professione per altro, ma il resto dell’articolo e’ semplicemente illeggibile da quanto e’ irritante.
    silvia Martini

    1. Ma che insegnante è uno che non si prepara, non studia, non si aggiorna non sperimenta.?
      Ho insegnato per 40 anni e non mi riconosco in questa persona
      Sa quante domeniche ho passato a correggere compiti o a preparare esercitazioni…certo potevo scegliere se farlo di sabato.. domenica o dirante un pomeriggio qualsiasi, non impegnato a scuola in attività di vario tipo
      In quaranta anni è cambiato il contenuto delle materie insegnate (giuridico-economiche) le metodologie, nonché gli strumenti..e tutto di mia iniziativa e a mie spese…Occorre passione per questo lavoro…
      Per fortuna un grazie ricevuto da un ex studente ripaga dalle sciocchezze che certa gente riesce a partorire

    2. E’ evidente che costui non ha mai insegnato.Riferisce solo per sentito dire ed evidentemente è stato pagato per insultare la categoria.VERGOGNA!!!

      1. silenzio feccia statale, siete previlegiati come pochi e fate schifo, il comportamento che la vasta maggioranza di voi vermi ha nei confronti degli studenti ricorda il fascismo come poche cose, pagato per insultare la categoria? vi insultate da soli, non avete una dignità, siete prepotenti ignoranti e oppressivi, voi professori siete fascisti e null’altro.
        conoscete solo le vostre materie, siete pagati profumatamente per l’impegno che spendete, anche troppo, correggere i compiti è un lavoro lungo solo se siete incompetenti.
        vergognati tu, che usi tre punti esclamativi.

  2. Chiaramente l’articolo di cui al link, è demistificazione allo stato puro (un classico fake), perchè:
    – all’inizio, l’autore si qualifica come un docente, “Sono un professore atipico perché ho deciso di parlare bene del mio lavoro e dei privilegi che esso comporta”;
    – di seguito si può leggere che i professori “accompagnano i ragazzi a vedere dei film al cinema” e “trascorrono un periodo di 15-20 giorni all’estero … omissis …. completamente spesati e che percepiscono anche l’indennità di accompagnamento”

    Posso dedurre, che trattasi di libero professionista in pensione, accecato dall’odio, nei confronti dei propri colleghi che svolgono l’attività di insegnamento nella scuola. Nonostante, il tentativo mal riuscito, di mostrare delle osservazioni puntuali all’attività del docente, scade rovinosamente, palesando TUTTA LA PROPRIA IGNORANZA:

    http://www.dirittierisposte.it/Schede/Persone/Salute/indennita_di_accompagnamento_id1128374_art.aspx%5D%5Bi%5Dpercepiscono anche l’indennità di accompagnamento

    Se ha gli attributi per qualificarsi, potremmo organizzargli un corso full time, anche a distanza, per colmare le diverse lacune culturali riscontrate.
    Un saluto, krok.

  3. Bellissima, ma perchè non dire che i ragazzi non sono bulloni e la testa di un insegnante lavora tutti i giorni anche la domenica per cercare le soluzioni giuste? Io un ex insegnante ho lasciato l’insegnamento e ora lavoro in banca stipendio doppio e ore lavorative dimezzate e senza tutta la burocrazia nella scuola che fa solo vomitare. Ormai nella scuola di oggi un insegnante non deve insegnare più ma sopportare le innumerevoli riunione inutili, assorbirsi sempre i soliti corsi psicologici mangiasoldi, moduli e moduli di verbali da compilare e minchiate che il ministero si inventa ogni anno! Se continua così nella scuola italiana insegneranno solo i peggiori perchè i migliori scappano verso una vita migliore!

  4. Tutti ad inveire contro l’autore per i motivi più futili, tutti a nascondersi dietro il mignolo, nessuno in grado di smentirlo argomentando.

    Ridicoli come sempre.

    1. L’autore dell ‘articolo, se insegna, non lo fa bene, in quanto afferma di lavorare solo 18 ore. Non ha idea del lavoro di un insegnante normale. Io non conosco colleghi come lui. Forse gli insegnanti di educazione fisica hanno meno incombenze, il pomeriggio. Ma mediamente il nostro lavoro supera le 36 ore settimanali di lavoro, considerando quello a casa, o anche le riunioni, i corsi ecc. ecc.

  5. La situazione è seria.

    Riderne in questo modo vi qualifica, a voi che gestite questo sito, come persone pochissimo serie.

  6. Concordo con le molte opinioni espresse nei commenti precedenti. Squalificare in questo modo il lavoro del Docente è, per altro, un trend, una moda assai diffusa. Io non so se la persona che ha scritto questo assurdo articolo, atto a fomentare ulteriormente un odio strisciante verso una categoria che esercita una professione fondamentale per la società, sia effettivamente un docente; se lo è, è un pessimo docente, che approfitta degli aspetti positivi del proprio lavoro e – evidentemente – si impegna assai poco nel rendere qualitativamente apprezzabile il proprio servizio. E’ una persona che probabilmente non è mai stata seriamente all’interno di una delle molte (troppe) classi problematiche che rendono estremamente stressante questa professione e non si è mai sentito coinvolto eticamente nel dovere di educatore. Cinque ore a scuola, ogni giorno, logorano – SE, naturalmente, si prende molto seriamente il proprio lavoro. Se si entra in classe a far nulla – se si è cioè dei “mangia-pane a tradimento” – allora questa professione, come molte altre, può essere un piacevolissimo passatempo. Il tempo quotidiano di un insegnate è, inoltre, pagato malissimo rispetto al tempo quotidiano di un qualsiasi altro laureato, e questo è indice del crescente disprezzo sociale verso una professione davvero fondamentale e, più in generale, verso l’istituto dell’Istruzione. C’è da vergognarsi nel reputare interessante un articolo come questo.

  7. Caro M.A.,
    molto di ciò che scrivi è vero. Però sottaci maliziosamente alcuni aspetti del lavoro di insegnante che lo rendono decisamente meno bello e invidiabile di come lo descrivi:

    1) l’insegnante è tenuto a fare ottanta ore l’anno di consigli, collegi docenti e quant’altro, che si sommano al suo orario regolare. Ottanta ore che si consumano generalmente in sedute

    di una o due ore. Uno stillicidio che porta via moltissimo tempo collaterale. E vabbè.

    2) L’insegnante è tenuto (nmagari non in via di diritto, ma in via di fatto sì) a fare una diciannovesima ora, tutte le settimane, per il ricevimento dei genitori. Ora non pagata, ma

    divenuta una consuetudine a cui difficilmente ci si può sottrarre. Vabbè.

    3) L’insegnante, qualora decida di accompagnare i ragazzi in gita o in uscita didattica, lo fa assumendosi responsabilità terrificanti (si veda come esempio la sentenza della cassazione,

    tra le tante, che sancisce la resposabilità “oggettiva” del professore nel caso della ragazza di San Leonardo), senza ricevere in cambio alcun tipo di indennità economica. E’ escluso

    anche il rimborso del pranzo. Certo, si può sempre smettere di accompagnare i ragazzi in viaggio d’istruzione. Si istruiranno da soli, alla faccia di quei genitori che continuano a

    richiamarci ai nostri doveri di educatori per convincerci- nonostante i rischi enormi- ad accompagnare i loro ragazzi. E vabbè.

    4) L’insegnante ha un’enorme responsabilità (pressoché “oggettiva”) anche durante il tempo scuola ordinario. Supponiamo che si rechi in bagno un momento durante la lezione e,in quel

    frangente, un allievo tiri un cazzotto a un compagno. Ebbene, per il professore si aprirà uno scenario giuridico infernale.

    4) I professori lavorano moltissimo tempo a casa. Non solo molti di loro devono correggere i compiti, che è un lavoro immane (decine e decine di scritti tutti giorni, anche i week end),

    ma anche per studiare e preparare le lezioni. Ovviamente c’è chi non se le prepara, ma un professore serio (e sono la grande maggioranza) deve studiare, aggiornarsi continuamente,

    elaborare lezioni con contenuti sempre più profondi, se non completamente nuovi (qualora venga assegnato all’insgegnamento di materie che non ha mai insegnato prima). E vabbè.

    5) In estate non ci sono lezioni, e il professore, conseguentemente, sta a casa. Non certo perché è un privilegiato: è sempre in servizio e reperibile fuorché nei giorni ufficiali di

    ferie. E nulla farebbe più piacere ai presidi di convocare i docenti anche in estate. Il problema è che le scuole, quasi sempre in degrado, non hanno l’aria condizionata e costringere i

    professori a stare in un’aula bollente a fare non si sa bene cosa (visto che i ragazzi sono in vacanza) non avrebbe senso. Io personalmente invidio il sistema scolastico francese che

    distribuisce le vacanze durante l’anno anziché concentrarle in due periodi. Ma le scuole là sono meglio attrezzate (e con l’aria condizionata).

    Ciò detto, il lavoro dell’insegnante è un buon lavoro e mi piace. Trovo solo che lo stipendio sia veramente basso. In vent’anni di carriera – coi vari scatti di anzianità – è aumentato

    di circa duecento euro. Attualmente percepisco 1600 euro netti circa, ma le mie competenze sono aumentate enormemente, poiché ho fatto molta pratica e ho studiato sempre per migliorarmi.

    Conosco il triplo delle cose che conoscevo prima e sono anche molto più bravo. Al momento della pensione però, come hai scritto anche tu, MA, raggiungerò i 1800 euro.
    Ebbene, per parlare in termini molto netti, credo che, per il nostro tipo di qualifica e di preparazione culturale (io personalmente ho due lauree) ritengo che lo stipendio dovrebbe

    arrivare a 2500 euro (al massimo del grado di anzianità). Non credo sia una cifra esorbitante, ma dignitosa sì. Ricordiamoci che contribuiamo, assieme alle famiglie, a creare le società

    del futuro.

    Prof. Angelo Coletto

  8. Sono un avvocato anomalo.Riconosco di guadagnare una barca di soldi lavorando di fino con cavilli,vizi di forma ecc.
    Le vacanze me le faccio quando mi fa comodo anche per trasferire i guadagni all’estero così unisco utile e dilettevole.

  9. Finalmente uno che ha il coraggio di dire le cose come stanno. Bravo e coraggioso, complimenti. Non è facile parlare in questo modo di una casta di privilegiati autoreferenziali come noi (sí, sono insegnante). La realtà è che chi insegna non ha mai fatto altro nella vita e non si rende di come sia la “vita lavorativa vera”. Ah, riguardo la preparazione delle lezioni a casa, se dopo due anni che insegnate perdete ore per programmare l’analisi logica o le frazioni il problema l’avete voi, e anche serio.

    1. Oh. Finalmente un po’ di realtà… grazie esseri umani sinceri che siate veri insegnanti o meno. Davvero ho bisogno di sentire un po’ di cose reali e realistiche. Ogni lavoro ha la sua responsabilità e anche i suoi periodi di riposo. C’è troppa sproporzione con questa categoria di lavoratori e quindi tutti gli altri lavoratori inevitabilmente o li invidiano o li disprezzano. In ogni caso non è una bella posizione e va avanti da troppo ormai. Le mie ore di lavoro sono documentabili dalla timbratura del badge e le mie ferie uguali a quelle del resto dei lavoratori tranne gli insegnanti…basta qualche aggiustamento…no? E la voglia di fare… non in nero possibilmente.

    2. Ma ti rendi conto di cosa stai dicendo? Un insegnante di lettere che la mattina ha 4 ore di lezione, lezione in cui spiega, ha bisogno di prepararsela la lezione. Non è che puoi andare li e parlare a braccio per 4 ore. Pensa al mondo del lavoro fuori dalla scuola. Quando nelle aziende devi fare delle presentazioni, devi parlare e devi fare delle esposizioni tu ti prepari prima e molto. Non esiste parlare in pubblico per una presentazione o una lezione e andare a braccio, improvvisando. Gli insegnanti a casa devono studiare, prepararsi. Se la mattina in classe c’è un compito scritto di italiano io insegnante devo preparare prima le tracce. Poi devo correggere 27 elaborati da mediamente 3 pagine l’uno. Se invece non c’è compito e spiego allora devo prepararmi la lezione. Per non parlare del fatto che le ore di lavoro dell’insegnante sono ore di lavoro EFFETTIVE. Nei lavori nelle aziende se ti pagano per lavorare 8 ore in un giorno raramente raggiungerai le 6 di lavoro effettivo. Quante volte nelle aziende fuori dalla scuola i lavoratori possono rispondere ai messaggi su whattsapp, rispondere al telefono, fare la battuta e scherzare coi colleghi. Tutte cose che possono avvenire durante le 8 ore di lavoro. In più durante le ore di lavoro retribuite nelle aziende spesso capitano dei tempi morti, a volte hai da fare per due ore di fila e poi hai 20 minuti morti, minuti retribuiti.
      Per gli insegnanti è diverso. Se io la mattina ho 5 ore di lezione quelle sono 5 ore di lavoro effettivo, al 100%. Noi non possiamo rispondere ad un messaggio di whattsapp mentre abbiamo lezione, non possiamo rispondere al telefono, non possiamo stare a fare il solitario al computer.Oltre alle ore di lezione in classe, che come detto sono ore di lavoro EFFETTIVO, c’è da aggiungere la preparazione delle spiegazioni (almeno per gli insegnanti di materie umanistiche tempo immane) e la presenza in riunioni e consigli di classe, di istituto colloqui con i genitori. In più aggiungi che si tratta di un lavoro che può esser svolto solo da persone che hanno minimo due lauree (una triennale e una magistrale) e che viene retribuito abbondantemente sotto le 2000 euro al mese. Quale altra professione che richiede come titolo d’accesso minimo una laurea magistrale ti paga così poco dandoti responsabilità così grosse?

  10. Posto che non si tratti di un millantatore che di scuola non sa assolutamente nulla e che si è prestato a un’opera di pura denigrazione (come sono propensa a credere), vediamo l’autoritratto professionale che emerge dalle parole di M.A.: da anni, senza alcun aggiornamento, rovescia le stesse nozioni invecchiate su malcapitati allievi, a prescindere dai loro bisogni e interessi, dalla fisionomia della classe e dall’azione degli altri docenti; limita alla mera presenza fisica la partecipazione alle sedute degli organi collegiali; anche per ignoranza nel merito, svilisce dunque il lavoro degli altri, per esempio nel caso dei progetti; non si cura granché della correzione dei compiti, non essendo un obbligo per tutti, e tanto meno della predisposizione dei materiali per il lavoro in classe; non lo sfiora l’idea di una personalizzazione della didattica, nemmeno nel caso del recupero, e figuriamoci dunque per DSA e BES!
    Ammesso che gli sia davvero capitato di ritrovarsi di ruolo, M.A. non è un insegnante (cioè – etimologicamente- uno che insegna): bisognerebbe dunque ricollocarlo in altra mansione, più consona alle sue capacità e attitudini.

    Maria Teresa Grossi, Pisa

  11. E’ inutile argomentare : la moda nazionale è dileggiare i docenti. Ho 63 anni ,il primo Settembre vado in pensione. Lascio la scuola con l’amaro in bocca : ho avuto enormi soddisfazioni dai miei alunni e dalle loro famiglie ma quello che sento e vedo pubblicato mi lascia veramente attonita.Non mi metto ad elencare, come fanno tanti colleghi, tutto ciò che si svolge oltre l’orario mattutino. È fiato sprecato. Chi insegna lo sa .In Italia impera ancora l’ immagine del maestro Perboni del libro Cuore: votato alla missione ma eternamente indigente ecc.Del resto lo dice anche Crepet che l’ insegnante in Italia è considerato uno sfigato: chi vale fa altro..Per una ragazza giovane ,graziosa e con un po’ di malizia la carriera da intraprendere è un’ altra: esentasse e molto proficua. Tornassi indietro….

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