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Inps e gestione previdenziale di una società start-up

8 settembre 2018


Inps e gestione previdenziale di una società start-up

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 settembre 2018



Nel 2013 una srl startUp innovativa che fa ricerca e sviluppo, senza organizzazione di strumenti e persone, formata da due soci amministratori è stata iscritta oltre che alla sezione Speciale del R.I. anche all’Inps commercianti, relativamente al socio lavoratore, su indicazioni dell’Inps locale contattato. Fino a maggio 2017 non ha prodotto fatturato facendo solamente ricerca. L’inps ha iniziato a richiedere il pagamento dei contributi fissi dal 2014, mai pagati, andati a ruolo e non contestati. Ora non accetta uno sgravio degli stessi per gli anni 2014-15-16 poichè sostiene che sono dovuti essendo avvenuta l’iscrizione. Come si può dimostrare che i contributi sono obbligatori solo nel momento in cui l’azienda diventa produttiva? Non si può evidenziare che l’iscrizione è stata fatta per un errore formale? È vero che l’iscrizione parte d’ufficio e non spetta all’azienda? Non si configura un caso di appropriazione indebita?

Le norme di legge prevedono che i soci di società di capitali, se qualificabili come soci lavoratori e non come meri soci di capitale, devono essere iscritti alla gestione previdenziale obbligatoria di competenza in funzione sia dell’attività prevalente svolta dalla società, che della posizione personale del socio stesso nei confronti degli enti previdenziali, che della decorrenza dell’inizio dell’attività.

Le norme suddette si applicano anche alla società start-up.

Sotto il profilo dell’attività prevalente.

Sotto questo punto di vista occorre verificare quale attività viene effettivamente svolta dalla società start-up.

Attività industriale: il socio lavoratore non deve essere iscritto in alcuna gestione previdenziale presso l’Inps.

Attività professionale: bisogna verificare caso per caso se l’attività svolta dalla società necessita di un socio lavoratore che sia anche professionista iscritto ad un albo professionale dotato di cassa autonoma (consulenti, geometri, ingegneri, architetti, ecc.), in tal caso il socio non avrà obbligo di iscrizione all’Inps, ovvero se l’albo professionale di riferimento non fosse dotato di Cassa previdenziale autonoma, allora scatterebbe l’obbligo di iscrizione all’Inps – gestione separata.

Attività commerciale/artigiana o di servizi: il socio lavoratore deve essere iscritto all’Inps – gestione   commercianti/artigiani – sulla base della prevalenza dell’attività esercitata.

Attività agricola: il socio lavoratore, se iscritto ai coltivatori diretti o se in possesso della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale, dovrà essere iscritto all’Inps – gestione contributi agricoli unificati.

Sotto il profilo della posizione personale

La legge n. 662/1996 precisa che se il socio lavoratore esercita diverse attività, avrà l’obbligo di iscrizione all’Inps per l’attività alla quale dedica la propria opera professionale in misura prevalente.

Pertanto sarà necessario verificare anche la posizione previdenziale personale del socio lavoratore che potrebbe essere a propria volta già inquadrato come: lavoratore dipendente, lavoratore autonomo con Cassa previdenza o con gestione separata, socio lavoratore di altra società, coltivatore diretto, ecc.

Sotto il profilo cronologico

Non è detto che l’attività sociale venga iniziata congiuntamente al momento della costituzione della società, infatti spesso sono necessaria autorizzazioni e licenze, oppure è necessaria la stipula di contratti con terzi, per consentire alla società di svolgere l’attività prevalente.

Per questo sotto il profilo amministrativo è prevista la procedura di attivazione della società, cioè l’invio alla camera di commercio di una comunicazione che attesti l’inizio attività, supportata dal documento sottostante relativo (autorizzazione, licenza, contratto di affitto, contratto di franchising, ecc.) che porta la data in cui, effettivamente, l’attività è iniziata.

Ovviamente solo da questo momento diventa obbligatoria l’iscrizione dei soci lavoratori e non prima, quando la società dovesse risultare in camera di commercio con lo status di “inattiva”.

Pertanto la risposta ai vari quesiti posti è la seguente:

1. In realtà l’affermazione che i contributi sono obbligatori solo quando l’azienda diventa produttiva non è corretta, infatti il termine di paragone è l’attivazione della società in camera di commercio come precisato sopra, dunque si invita la società a verificare, con un certificato camerale storico, quando è avvenuta l’attivazione dell’attività prevalente svolta dalla società.

2. Nel quesito si precisa che l’iscrizione è avvenuta sulla base delle indicazioni dell’Inps locale contattata (non si dice però da chi) e tuttavia viene specificato che, ora si vorrebbe invocare un errore formale, ma non è dato sapere quale; bisognerebbe vedere come è nato l’equivoco e sentire chi ha contattato l’Inps locale per ricostruire cosa è successo nel momento della comunicazione, tuttavia è ovvio che l’Inps, se richiesta dai soci, non commette errori formali nel rispondere che l’iscrizione è obbligatoria.

3. Nel quesito si chiede di sapere se l’iscrizione viene effettuata d’ufficio o su base volontaria; a questo domanda si deve rispondere che l’obbligo di iscrizione alla gestione previdenziale di riferimento è in capo al socio lavoratore, ma anche l’Inps può decidere di iscrivere d’ufficio un socio quando ritiene, durante una verifica, anche solo interna o presso la sede sociale, che i soci lavoratori di una società non si siano iscritti alla gestione obbligatoria, salva la prova contraria che questi ultimi dovranno dare per dimostrare che l’assunto dell’Inps non corrisponde al vero.

4. Sembra di poter escludere il caso dell’appropriazione indebita che è un reato previsto all’articolo 646 del codice penale e che punisce chiunque si appropri di denaro altrui, di cui è in possesso a qualsiasi titolo, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto e non è certo il caso dei contributi previdenziali obbligatori che l’Inps deve incassare per legge.

Detto quanto sopra si suggerisce di:

1. verificare quando la società è stata attivata in camera di commercio;

2. verificare se il socio lavoratore che risulterebbe iscritto all’Inps (non si sa se su base volontaria o d’ufficio) non avesse altre posizioni previdenziali personali già attive in altri ambiti (dipendente anche part-time, professionista iscritto Cassa previdenza privata, ecc.);

3. verificare se fosse possibile fornire prova documentale oggettiva che il socio lavoratore iscritto in realtà è un mero socio di capitale che non ha mai lavorato nella società;

4. verificare se la società svolge attività industriale.

5. presentare ricorso all’Inps per le vie brevi chiedendo di spostare la decorrenza dell’iscrizione obbligatoria del socio lavoratore successivamente alla data di cui sopra, o di verificare lo status di socio di capitale dei soci della società, o ancora di far constare l’eventuale esercizio con prevalenza dell’attività industriale, o infine se il socio lavoratore fosse già iscritto ad altre gestioni previdenziali obbligatorie.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra

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