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Recesso dal contratto con addebito di un costo: è lecito?

8 settembre 2018


Recesso dal contratto con addebito di un costo: è lecito?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 settembre 2018



Ho esercitato un diritto di recesso chiedendo che mi venisse restituita l’intera somma versata, ma oggi mi hanno chiamato per farmi presente che sul contratto da me firmato c’era scritto che il recesso avrebbe comportato l’addebito di un costo, pari al 50% del corrispettivo pattuito, per la parziale esecuzione del contratto. È lecito tutto ciò?

La legge, cioè l’articolo 1373 del codice civile, consente alle parti di un contratto di inserire nell’accordo la possibilità di esercitare il recesso.

Il terzo comma dello stesso articolo (1373) consente anche di inserire nel contratto la clausola per cui per poter esercitare il diritto di recesso si debba pagare un corrispettivo (un costo, cioè).

Risulta perciò lecito che nel contratto venga inserita una clausola che stabilisca, come nel caso specifico, che il recesso potrà essere esercitato con addebito di un costo.

Se, però, il contratto che il lettore ha stipulato è un contratto di consumo, questa clausola sarà lecita a condizione che sia stata prevista e inserita anche la clausola contraria e cioè che la sua controparte è tenuta a versargli il doppio della somma versata dal lettore nel caso in cui il recesso fosse stato esercitato dalla sua controparte.

Per spiegare meglio:

– il contratto stipulato dal lettore può essere considerato, in linea generale, un contratto di consumo se lo stesso ha acquistato con questo contratto un bene o un servizio come normale consumatore (e non per utilizzarlo nella sua eventuale attività lavorativa autonoma, imprenditoriale o professionale) e la sua controparte è un soggetto che professionalmente vende il bene o il servizio che il lettore ha acquistato;

– se, dunque, il contratto del lettore è un contratto di consumo, la clausola che prevede che egli debba sopportare un costo per poter esercitare il recesso sarà una clausola lecita solo se ne è prevista un’altra che preveda che in caso di recesso del professionista a lui sarebbe spettato il doppio della somma versata dal lettore (così stabilisce l’articolo 33, lettera e), del Codice del consumo);

– se nel contratto stipulato dal lettore, perciò, non è stata inserita anche la clausola che preveda che in caso di recesso del professionista al lettore sarebbe spettato il doppio della somma da lui versata, allora deve essere considerata nulla e senza efficacia (in quanto vessatoria) la clausola che gli ha addossato il costo del 50% della somma da lui versata (ovviamente, si ripete, a condizione che il contratto del lettore possa essere qualificato come contratto di consumo come sopra evidenziato).

Chiaramente se il contratto del lettore fosse un contratto di consumo e la clausola che gli addossa il 50% della somma versata come costo per esercitare il recesso fosse nulla (per i motivi sopra esposti), nel caso di eventuale ma probabile rifiuto di restituirgli l’intero importo versato, il lettore non potrebbe fare altro che reagire avviando un’azione legale per ottenerne la restituzione.

  

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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