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Si può lasciare l’usufrutto di una casa alla convivente?

15 settembre 2018


Si può lasciare l’usufrutto di una casa alla convivente?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 settembre 2018



Vorrei lasciare l’usufrutto vita natural durante di un appartamento, dove vivo stabilmente, ad una signora con la quale, da circa 7 anni, ho una convivenza di fatto non formalizzata. L’appartamento da me acquistato nel 1986 in comunione di beni attualmente è di mia proprietà per 4/6 e gli altri 2/6 dei miei 2 figli acquisiti alla morte (2010) di mia moglie. Posso farlo?

Il lettore ha sicuramente la possibilità di lasciare l’usufruttovita natural durante alla sua attualecompagna ma, per fare ciò, dovrà prima acquisire la piena nuda proprietà dell’immobile.

Pertanto, il lettore dovrà preliminarmente acquisire i 2/6 dell’immobile, tutt’ora in proprietà dei suoifigli, per via della successione legittima della madre.

Diversamente, la disposizione testamentaria con la quale il lettore lascerebbe l’appartamento in cui abitain usufrutto vita natural durante alla compagnia sarebbe impugnabile dai suoi due figli.

L’usufrutto, infatti, può essere concesso convenzionalmente dal titolare della nuda proprietà delbene. In questo caso, il lettore risulta (anche se con quote maggioritarie) titolare in comproprietà.

Se un domani, letto il testamento, non dovessero essere d’accordo con quella disposizione, i figli potrebbero recarsi da un avvocato e procedere con un’azione civile finalizzata a porre nel nulla la volontà del lettore, con buona pace per la sua attuale compagnia, che non potrebbe vantare alcun diritto in tal senso.

Altro problema riguarderebbe la lesione della legittima per ifigli del lettore.

Infatti, l’usufrutto rientra nell’asse ereditario e viene conteggiato per il calcolo della legittima.

Questo significa che, se l’asse ereditario è composto solo da quell’immobile di proprietà e dinient’altro, la disposizione di usufrutto in favore di una donna, ad oggi non erede legittima, sarebbein violazione della quota legittima dei figli e loro, tramite legale, potrebbero adire il tribunalecompetente per far dichiarare la nullità di quella disposizione.

Tanto premesso, le due soluzioni prospettabili – ad avviso di chi scrive – sono le seguenti:

-o il lettore si fa donare/vendere dai suoi figli i 2/6 mancanti della proprietà dell’immobile inquestione, ottenendo la promessa degli stessi di noncontestare/ostacolare tale disposizionetestamentaria (usufrutto in favore della convivente) in futuro,

-o, ancora meglio, decide di contrarre nuovo matrimonio con la signora; in questo modo,quest’ultima avrebbe la possibilità di entrare nell’asse ereditario come erede legittima e disalvare il diritto di abitazione sulla casa, così come dispone l’art. 540 del codice civile (afavore del coniuge è riservata la metà del patrimonio dell’altro coniuge … Al coniuge,anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casaadibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defuntoo comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa non siasufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quotariservata ai figli.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Salvatore Cirilla


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