Vigilanza: come lavorare

6 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2018



Per lavorare nell’ambito della vigilanza occorre avere dei requisiti fisici e delle specifiche autorizzazioni, vediamo quali.

Il settore della vigilanza offre numerose opportunità di lavoro in quanto, soprattutto negli ultimi tempi, la richiesta di protezione da parte dei cittadini è davvero alta. Le città sono spesso poco sicure e gli episodi di furti, violenze e danneggiamenti sono all’ordine del giorno, interessando la cronaca locale e nazionale. Le agenzie di vigilanza privata sono distribuite lungo tutto il territorio e offrono ai clienti un’assistenza particolareggiata in base alle esigenze di ciascuno. I servizi offerti riguardano, in generale, l’installazione di sistemi di allarme collegati con la centrale operativa di intervento, l’installazione di telecamere a circuito chiuso, controlli notturni e diurni alla proprietà con guardie armate e ogni altro strumento per garantire ai propri clienti la tranquillità. Poiché le tecniche di effrazione si sono notevolmente trasformate, diventando moderne e sofisticate, i vigilanti devono disporre delle competenze tali da contrastare brillantemente questi attacchi. La vigilanza, logicamente, non è sostitutiva rispetto alle Forze dell’Ordine, che hanno l’importante compito di assicurare i malviventi alla giustizia, ma costituisce una tutela aggiuntiva che il cittadino richiede, a pagamento, per potere vivere più serenamente nella propria casa. Chi ha avuto, almeno una volta nella vita, una visita sgradita o un tentativo di rapina subisce una shock non indifferente che porta ad avere timore di qualsiasi cosa, per questa ragione, attuare una protezione idonea per le proprie mura domestiche può essere in molti casi una soluzione per superare una condizione di paura costante. Dall’altra parte, il campo di intervento è molto vasto e per i giovani vi sono numerosi sbocchi lavorativi che non richiedono particolari titoli di studio o esperienze pregresse. Logicamente, per svolgere questa professione non ci si può improvvisare, occorre essere innanzitutto molto motivati ed impegnarsi nella preparazione fisica e tecnica seguendo degli appositi corsi, banditi sia privatamente che dalle regioni. Vigilanza: come lavorare?

In cosa consiste il lavoro della guardia giurata

La guardia giurata lavora nell’ambito della vigilanza e si occupa di porre in essere tutti i comportamenti idonei a proteggere l’incolumità fisica dei clienti e dei propri beni mettendoli al riparo da potenziali malintenzionati. Secondo la normativa in materia [1] per diventare guardia giurata occorre effettuare un percorso formativo ed avere dei requisiti di base:

  • avere la cittadinanza italiana o essere cittadino dell’Unione Europea
  • avere compiuto 18 anni
  • avere adempiuto agli obblighi di leva (per gli uomini)
  • avere frequentato le scuole dell’obbligo
  • non aver riportato condanne penali
  • avere ottima condotta morale e politica
  • essere iscritto alla cassa nazionale delle assicurazioni sociali
  • essere iscritto alla casse degli infortuni sul lavoro
  • conseguire il porto d’armi.

Quali sono i requisiti fisici per lavorare nella vigilanza

Per lavorare nel settore della vigilanza non esistono degli specifici requisiti fisici di peso e altezza, come accade ad esempio per partecipare ai concorsi pubblici per accedere all’Arma dei Carabinieri o alla Polizia di Stato, ma, ovviamente, trattandosi di una professione che prevede anche un certo dinamismo ed atleticità, richiede una forma fisica asciutta, un tono muscolare scattante e una capacità di reazione molto sviluppata. La professione è aperta agli uomini e alle donne, si prediligono le persone con una fisicità abbastanza impostata, grazie ad allenamenti costanti mentre, tendenzialmente, vengono scartati coloro che presentano un peso abbondante e non riescono a compiere i movimenti in modo rapido. Poiché la selezione del personale avviene in forma diretta tra le persone che cercano una collocazione lavorativa e le agenzie di vigilanza, si tende a preferire chi ha un fisico sportivo e muscoloso. Dopo tutto, bisogna pensare che il vigilante è colui il quale potrebbe dovere affrontare un rapinatore o un ladro con uno scontro corpo a corpo dunque, per avere la meglio, deve avere la forza fisica per sovrastarlo. Chi ha intenzione di intraprendere questo percorso lavorativo, per avere maggiori possibilità di inserimento, dovrebbe predisporre un piano di allenamento composto da corsa, e altre attività cardiovascolari, in abbinamento ad esercizi anaerobici, come ad esempio il sollevamento pesi. Molti si domandano come lavorare nella vigilanza?

Quali sono i requisiti psichici per lavorare nella vigilanza

Oltre ai requisiti fisici, per lavorare nella vigilanza occorre avere dei requisiti psichici che permettano di affrontare i compiti con serietà e, soprattutto, con serenità. Bisogna tenere presente che quello del vigilante è un mestiere molto sacrificoso che si svolge, nella maggior parte dei casi, di notte o nelle giornate festive. Inoltre, cosa da non trascurare, sono indispensabili i nervi saldi per affrontare una situazione di emergenza in cui, se necessario, bisogna utilizzare anche le armi per mettere in fuga i malviventi o rispondere al fuoco. L’idoneità psico-fisica viene accertata mediante visita medica ed attesta la piena capacità del candidato ad operare nel settore della vigilanza.

Come si svolgono i corsi per lavorare come guardia giurata nella vigilanza

Per acquisire il titolo di guardia giurata e lavorare nell’ambito della vigilanza occorre seguire dei corsi specifici, organizzati da enti pubblici o privati, nei quali si apprendono le tecniche e le nozioni indispensabili per svolgere questa professione. Durante i corsi vengono affrontati gli argomenti teorici, come ad esempio la normativa in materia o lo studio dei sistemi di sicurezza, e prove pratiche, come ad esempio tecniche di disarmo o di autodifesa. Al termine del percorso formativo, la guardia giurata, grazie ad un attestato che ne conferma la qualifica, può proporre la propria professionalità agli istituti di vigilanza. Durante i colloqui, il responsabile del personale dell’agenzia di sicurezza verifica la documentazione e la preparazione del candidato e, in caso di esito favorevole, richiede alla Prefettura di riferimento di emettere un Decreto di Nomina. A seguito del Decreto di Nomina, usufruendo dei benefici della riduzione della tassa governativa di cui gode una guardia giurata, è possibile prendere il porto d’armi.

Come prendere il porto d’armi

La licenza di porto d’armi è un’autorizzazione amministrativa che permette di acquistare, di detenere e di trasportare, anche fuori dalla propria abitazione, delle armi da sparo o da taglio. Si tratta di un documento di riconoscimento che ha l’aspetto di un libretto, all’interno del quale vengono inserite tutte le informazioni relative al portatore: dati anagrafici, tipo di arma, utilizzo dell’arma, riferimenti medici, data di scadenza. I termini della licenza si differenziano a seconda del tipo di utilizzo delle armi. Gli organi che provvedono a concedere il porto d’armi sono la Questura per quanto riguarda le armi corte, come ad esempio pistole o altre armi che non superano i 65 cm di lunghezza, e la Prefettura per le armi lunghe, come ad esempio i fucili da caccia. Per ottenere il porto d’armi è necessario essere maggiorenni e presentare dei requisiti, sia fisici che psicologici, indicati tassativamente dal Ministero della Sanità. La presentazione della domanda, presso la Questura o la Prefettura, in dipendenza della tipologia di arma, può essere effettuata personalmente, per lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o in via telematica con posta certificata, deve essere corredata di:

– certificato medico, attestante le condizioni di salute psicofisica del richiedente

– una fotocopia di un documento di identità valido

– due fotografie in formato fototessera

– marca da bollo del valore di 16 €

– ricevute del versamento delle tasse governative di concessione, effettuato in base all’uso.

La licenza del porto d’armi, essendo un’autorizzazione alla detenzione e all’utilizzo di strumenti potenzialmente pericolosi, per sé e la collettività intera, è soggetta a scadenza nel senso che, una volta terminato il periodo di validità, il possessore sarà tenuto a sottoporsi nuovamente a visita medica che evidenzi il persistere di ottimali condizioni di salute psicofisica.

A seconda dell’utilizzo, il porto d’armi avrà una durata differente:

– 6 anni per l’attività venatoria (caccia) e per le discipline sportive quali il tiro a volo

– 1 anno per la difesa personale.

La validità si estende a 2 anni per le guardie giurate che necessitano dell’arma per svolgere la propria attività lavorativa. In tutti e quattro i casi, al momento della presentazione della richiesta, è necessario produrre la certificazione che giustifica la domanda, ossia l’iscrizione presso il CONI, o a federazioni affiliate, per il porto d’armi ad uso sportivo, l’iscrizione presso associazioni venatorie per il porto d’armi ad uso caccia, l’indicazione delle motivazioni che giustifichino il bisogno di disporre di un’arma per il porto d’armi ad uso personale, infine, la documentazione lavorativa per il porto d’armi relativo alle guardie giurate. Il porto d’armi è una licenza che non può essere richiesta e concessa a chiunque ma, al contrario, esistono delle particolari tipologie di persone che non possono assolutamente presentare la domanda e, qualora la presentassero ugualmente, otterrebbero un diniego. Non possono richiedere, e dunque ottenere, l’autorizzazione coloro i quali hanno subito una condanna per determinate tipologie di reati che influiscono sull’affidabilità del soggetto richiedente, quali ad esempio i reati violenti o i reati attinenti al porto illegale di armi. Per obiettori di coscienza si intendono coloro che, per una questione etica, all’epoca in cui l’espletamento del servizio militare era obbligatorio, hanno rifiutato l’utilizzo delle armi chiedendo di essere assegnati ad un servizio civile. Gli ex obiettori di coscienza intenzionati a richiedere il porto d’armi, prima di effettuare la richiesta dovranno inoltrare alla Questura la rinuncia allo status di obiettore, con la quale si dichiara sostanzialmente di avere cambiato idea sul punto, e, a seguito dell’accoglimento, procedere con la domanda.

note

[1] Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza

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