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Il fondo patrimoniale è pignorabile?

9 agosto 2018


Il fondo patrimoniale è pignorabile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 agosto 2018



La casa e gli altri beni inseriti nel fondo patrimoniale sono sempre pignorabili per debiti contratti per i bisogni della famiglia e solo per cinque anni invece per i debiti anteriori alla sua costituzione. 

Il futuro lavorativo ti preoccupa. Temi che un giorno gli affari possano andare male e che la tua attività sia costretta a chiudere o che il datore di lavoro possa licenziarti. In situazioni del genere, per niente eccezionali al giorno d’oggi, come puoi tutelarti ed evitare di andare a vivere sotto i ponti? Per far sì che la tua casa o eventuali investimenti possano essere aggrediti dai creditori, la legge ti consente di istituire un fondo patrimoniale. Facendo qualche ricerca su internet avrai scoperto che il fondo patrimoniale è «un vincolo posto su un complesso di beni, nell’interesse della famiglia, realizzato tramite la costituzione di un patrimonio separato che non può essere sottoposto ad esecuzione forzata, ma i cui frutti devono essere destinati al soddisfacimento delle esigenze della famiglia». Vorresti però comprendere cosa significa, nella pratica, questa affermazione e, più in particolare, se il fondo patrimoniale è pignorabile. In questo articolo ti spiegheremo appunto cos’è il fondo patrimoniale, a cosa serve e entro che limiti può tutelare case e altri beni di famiglia.

Cos’è il fondo patrimoniale?

Immagina una campana di vetro. Ecco, il fondo patrimoniale è qualcosa di molto simile. Vi si possono mettere, all’interno, una serie di beni: dagli immobili (case, terreni, ecc.) ai mobili registrati (moto, auto), per finire ai titoli di credito (azioni, titoli e obbligazioni). Lo scopo è fare in modo che tali beni, pur non cambiando proprietario, diventino “impignorabili”: non possono cioè essere soggetti ad esecuzione forzata anche se il debitore è sommerso di debiti. Tuttavia questo beneficio opera solo in presenza di alcune condizioni che analizzeremo più avanti.

Dall’altro lato, chi costituisce il fondo patrimoniale si impegna a utilizzare tutti i frutti dei beni in esso inseriti per i bisogni della famiglia: pensa al canone di affitto di un appartamento o ai rendimenti delle obbligazioni. Si tratta però di un vincolo più formale che sostanziale poiché nessuno ne controlla il rispetto. Anche quando ci sono figli, benché la regola voglia che non si possa sottrarre un bene dal fondo senza l’autorizzazione del giudice (il quale la concede solo se il fondo viene rientegrato o se il prezzo derivante dalla vendita del bene finisce in parte ai bisogni dei minori), è possibile inserire nell’atto notarile una clausola in cui i coniugi si autorizzano l’un l’altro a disporre del bene senza autorizzazioni del tribunale, bypassando di fatto l’autorizzazione del magistrato.

Chi può costituire un fondo patrimoniale’ 

Un single non può creare un fondo patrimoniale. Il fondo richiede una famiglia basata sul matrimonio o un’unione civile (quindi tra persone dello stesso sesso).

Chi gestisce i beni nel fondo patrimoniale?

I beni destinati al fondo diventano di proprietà di entrambi i coniugi, che li amministrano secondo le norme sulla comunione legale, salva diversa disposizione contenuta nell’atto costitutivo.

Se uno dei due coniugi (o il terzo) destina al fondo determinati beni dei quali si riserva la proprietà, si ritiene che il coniuge non conferente possa comunque amministrarli, senza per questo divenirne proprietario.

Come anticipato i proventi derivanti dai beni possono essere impiegati solo per i bisogni della famiglia, cioè quelli indispensabili alla vita familiare e quelli diretti al pieno mantenimento e all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento delle sue capacità lavorative. Vi rientrano ad esempio i costi per l’abitazione, il vestiario, le cure mediche, l’istruzione e il mantenimento dei figli, ecc.

Si possono vendere i beni del fondo patrimoniale?

I beni del fondo possono essere alienati, ipotecati, dati in pegno o comunque vincolati solo col consenso di entrambi i coniugi, salvo diverse pattuizioni.

Se i coniugi hanno figli minori, per queste operazioni è necessaria l’autorizzazione del giudice, salvo che nell’atto sia espressamente previsto la possibilità da parte dei genitori di agire senza tale autorizzazione.

Come si costituisce un fondo patrimoniale?

Per costituire un fondo patrimoniale bisogna andare dal notaio e portare l’atto di provenienza dell’immobile. Il fondo deve essere trascritto dal notaio nei pubblici registri immobiliari e annotato a margine dell’atto di matrimonio. È proprio quest’ultimo adempimento e non il primo a rendere il fondo impignorabile (nei limiti che a breve vedremo). Il notaio è obbligato a compiere tali due attività. Se il notaio non provvede ad annotare il fondo a margine dell’atto di matrimonio, i beni in esso inseriti sono pignorabili, ma il notaio è responsabile. La sua responsabilità scatta solo a condizione che si dia prova di aver subito un danno.

Come spiegato di recente dal Tribunale di Ragusa [1], il notaio che, dopo avere costituito un fondo patrimoniale, non effettua la relativa annotazione in margine all’atto di matrimonio risponde per i danni subiti dai proprietari dei beni conferiti nel fondo in conseguenza dell’inopponibilità del vincolo di destinazione ai creditori. L’effetto giuridico della opponibilità del vincolo ai creditori dipende, infatti, esclusivamente da tale annotazione, a nulla rilevando che sia stata comunque eseguita la trascrizione dell’atto. Tuttavia, la condotta gravemente inadempiente del professionista può portare al risarcimento del danno solo se vi sia la prova del nesso di causalità tra la negligenza professionale del professionista e il danno lamentato dagli attori, essendo ad ogni modo l’impignorabilità dei beni limitata ad obbligazioni contratte per scopi inerenti ai bisogni della famiglia.

Si possono pignorare i beni del fondo patrimoniale?

Veniamo ora alla possibilità che un creditore possa pignorare la casa o delle obbligazioni inserite nel fondo patrimoniale. Abbiamo detto in apertura che il pignoramento è vietato ma solo a due condizioni:

  • il fondo patrimoniale non deve essere stato istituito dopo la nascita dell’obbligazione: se così dovesse invece essere, il creditore può: a) aggredire direttamente l’immobile senza bisogno di fare cause, se agisce nel primo anno dal rogito notarile del fondo; b) se agisce dopo il primo anno e prima di cinque anni dal rogito, può esercitare invece la cosiddetta azione revocatoria, che gli consente di rendere inefficace il fondo;
  • i debiti non devono essere stati contratti per obbligazioni relative ai bisogni della famiglia poiché, in tal caso, il fondo è pignorabile. Dunque, il fondo è impignorabile solo per i debiti nati da investimenti ed acquisti volti a soddisfare esigenze voluttuarie (un’auto sportiva, un viaggio). Invece è pignorabile per tutte le esigenze rivolte al bene della famiglia (oneri condominiali, debiti lavorativi, tasse sulla casa).

In pratica possiamo dire che il fondo è sempre pignorabile per i debiti già sorti prima della sua costituzione, ma sempre a condizione che il creditore si muova entro cinque anni e compia l’azione revocatoria ossia una causa contro il debitore volta a dimostrare che questi non ha altri beni ultimante pignorabili se non quelli inseriti nel fondo stesso. Tuttavia se il creditore iscrive il pignoramento immobiliare entro 12 mesi dopo l’annotazione del fondo patrimoniale nell’atto di matrimonio, non ha neanche bisogno della revocatoria e può direttamente pignorare i beni del fondo.

In secondo luogo il fondo è impignorabile dai creditori per debiti che questi sapevano essere estranei ai bisogni della famiglia, salvo che il fondo fosse costituito in danno ai creditori stessi. Il che significa che tutte le volte in cui una persona contrae un debito per le esigenze familiari e non paga il creditore quest’ultimo può pignorare il fondo patrimoniale anche ben oltre i cinque anni dopo la sua costituzione.

La Cassazione ha esteso il concetto di spese contratte per i bisogni della famiglia ricomprendendovi anche le tasse e i debiti sorti per l’attività lavorativa professionale o imprenditoriale. Oggi quindi l’impignorabilità del fondo è ridotta a ipotesi residuali e remote.

note

[1] Trib. Ragusa sent. n. 334/2018.

Tribunale di Ragusa – Sezione civile – Sentenza 13 marzo 2018 n. 334

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI RAGUSA

SEZIONE CIVILE

Il Tribunale di Ragusa, in composizione monocratica, nella persona del Giudice istruttore designato, dott.ssa Antonietta Donzella, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al (…) 3329/2013 R.G., avente ad oggetto “risarcimento danni”; promossa da:

(…), nato a R. il (…), C.F. (…);

(…), nata a B. (F.) il (…), C.F. (…);

coniugi residenti in M., via (…), elettivamente domiciliati in Ragusa, alla via (…), presso lo studio dell’Avv. Ma.Pl. del Foro di Ragusa, che li rappresenta e difende giusta procura a margine dell’atto di citazione;

ATTORI

contro:

(…), nato a M. il (…) ed ivi residente, C.F. (…), elettivamente domiciliato in Pozzallo, alla via (…), presso lo studio dell’Avv. En.Ga. del Foro di Ragusa, che lo rappresenta e difende giusta procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta;

CONVENUTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con atto rogato dal convenuto (…), Notaio in M., rep. n. (…) del (…), i coniugi (…) e (…) hanno costituito in fondo patrimoniale diversi beni immobili di loro proprietà, tra i quali i fondi rustici indivisi siti in c.da S. F. o S., agro di M., censiti in catasto alle p.lle nn. (…), (…), (…), (…), (…), (…), (…) e (…) del foglio di mappa n. (…), aggrediti in executivis dalla (…) s.r.l., creditrice del (…), con atto di pignoramento al predetto notificato il 05.XI.2008 e regolarmente trascritto, attesa l’omessa annotazione del costituito fondo patrimoniale a margine dell’atto di matrimonio ai sensi dell’art. 162 c.c.; hanno quindi dedotto di avere subito ingenti danni a causa della grave negligenza professionale del P.U. rogante e dell’intrapresa esecuzione immobiliare, posto che: a) avevano “visto rigettare ogni loro richiesta di prestito e/o mutuo presso istituti bancari e finanziarie”; b) il valore degli staggiti immobili si era notevolmente ridotto a seguito dei primi due incanti andati deserti; e c) il coniuge comproprietario (…) aveva subito il giudizio di divisione endoesecutivo e la vendita all’incanto delle quote immobiliari di sua proprietà.

Costituitosi in lite, il convenuto non ha contestato l’ascrittagli omessa annotazione del fondo patrimoniale a margine dell’atto di matrimonio, avendo fondato la propria difesa sul rilievo che: d) l’opponibilità ai creditori dell’atto costitutivo del fondo era stata assicurata mercé la tempestiva trascrizione del medesimo nei registri immobiliari, circostanza che gli attori avevano colpevolmente omesso di far valere a mezzo di opposizione ex art. 615 c.p.c.; e) l’annotazione dell’atto a margine dell’atto di matrimonio era stata prontamente eseguita in data 15.III.2011, non appena richiesta dal (…), il quale aveva dunque colpevolmente tardato nel comunicare la circostanza ad esso convenuto; f) l’atto costitutivo del fondo avrebbe potuto formare oggetto di impugnazione ai sensi dell’art. 2901 c.c., iniziativa assistita da prognosi più che favorevole di accoglimento, attesa la natura gratuita del vincolo di destinazione e la chiara intenzione frodatoria perseguita dagli attori; g) il (…) non aveva contestato i crediti azionati in executivis; h) l’avanzata pretesa risarcitoria sopravanzava il valore di mercato dei pignorati beni, comunque rimasti nella disponibilità materiale degli attori, i quali, in ipotesi di accoglimento della domanda, verrebbero a locupletare un profitto ingiusto; i) la S. aveva subito autonoma esecuzione immobiliare, a prescindere dalla comunione dei beni e dal giudizio di divisione, non essendo perciò ammessa a lamentare danno alcuno per le causali dedotte nel libello introduttivo.

Sopravvenuta in data 10.V.2014 l’aggiudicazione degli staggiti beni (come rappresentato e documentato dagli attori nel terzo degli assegnati termini ex art. 183, comma sesto, c.p.c.), con ordinanza del 21/23.VII.2014 il G.I., ritenuta la causa matura per la decisione senza necessario svolgimento di attività istruttoria alcuna, ha disposto rinvio per la precisazione delle conclusioni.

Così compendiato l’impianto assertivo del giudizio e lo svolgimento del processo, va intanto senz’altro ritenuto il grave inadempimento del convenuto alle obbligazioni contratte nei riguardi degli odierni attori con il contratto d’opera professionale avente ad oggetto la rogitazione dell’atto di costituzione di fondo patrimoniale per cui è causa, l’art. 162, comma quarto, c.c. stabilendo chiaramente che “le convenzioni matrimoniali non possono essere opposte ai terzi quando a margine dell’atto di matrimonio non risultano annotati la data del contratto, il notaio rogante e le generalità dei contraenti (…)” e l’art. 2671 c.c. disponendo che “il notaio o altro pubblico ufficiale che ha ricevuto o autenticato l’atto soggetto a trascrizione ha l’obbligo di curare che questa venga eseguita nel più breve tempo possibile, ed è tenuto al risarcimento dei danni in caso di ritardo (…)”. Come chiarito dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, infatti, “la costituzione del fondo patrimoniale di cui all’art. 167 cod. civ. è soggetta alle disposizioni dell’art. 162 cod. civ., circa le forme delle convenzioni matrimoniali, ivi inclusa quella del quarto comma, che ne condiziona l’opponibilità ai terzi all’annotazione del relativo contratto a margine dell’atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell’art. 2647 cod. civ., resta degradata a mera pubblicità – notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe o equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo” (cfr. CASS. SS.UU. n. 21658/2009; CASS. n. 27854/2013).

Del tutto destituite di fondamento appaiono dunque le doglianze sub e) e sub i), dovendosi senz’altro ritenere, in astratto, l’attitudine della riconosciuta mancata annotazione dell’atto a margine dell’atto di matrimonio a cagionare – rendendolo possibile – il pignoramento dei beni costituiti in fondo patrimoniale; a mente dell’art. 2913 c.c., infatti, “non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento”, categoria nella quale vanno annoverati, ai fini che occupano, “anche tutti gli atti di disposizione del patrimonio del debitore dai quali possa comunque derivare una sostanziale diminuzione della possibilità per il creditore pignorante o per i creditori intervenuti di soddisfarsi sui beni in questione” (cfr. CASS. n. 24332/2008; CASS. n. 933/2012); di tale attitudine partecipa indubbiamente il fondo patrimoniale, posto che a norma dell’art. 170 c.c. “l’esecuzione sui

beni del fondo e sui frutti di essi non può avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”.

Va dunque certamente ritenuta, avuto riguardo al canone di cui all’art. 1176, comma secondo, c.c., la grave negligenza professionale del convenuto; come affermato dalla giurisprudenza della Suprema Corte, infatti, “il notaio che, dopo avere costituito un fondo patrimoniale, ometta di curare la relativa annotazione in margine all’atto di matrimonio, risponde nei confronti dei proprietari dei beni conferiti nel fondo del danno da essi patito in conseguenza dell’inopponibilità del vincolo di destinazione ai creditori, a nulla rilevando che sia stata comunque eseguita la trascrizione dell’atto, giacché quest’ultima non rende la costituzione del fondo patrimoniale opponibile ai terzi quando sia mancata la suddetta annotazione, nemmeno nel caso in cui i terzi stessi ne avessero conoscenza” (cfr. CASS. n. 20995/2012). Nessun rilievo assumono in proposito gli argomenti difensivi sub f), il fondo patrimoniale essendo istituto previsto dall’ordinamento, al quale le parti sono perciò ammesse ad accedere nell’esercizio della loro autonomia negoziale, apparendo del tutto estranea all’ufficio del P.U. rogante ogni indagine sulla eventuale natura fraudolenta del negozio o sulla ricorrenza dei requisiti di accoglimento dell’azione pauliana di cui all’art. 2901 c.c.; non risulta peraltro che il dott. (…) abbia fatto precedere l’accettazione dell’incarico conferitogli dagli attori, la rogitazione dell’atto e la percezione dei dovuti compensi professionali dall’esecuzione di siffatti accertamenti.

Ciò detto, deve nondimeno rilevarsi che la responsabilità del prestatore di opera intellettuale per negligente svolgimento dell’attività professionale presuppone la prova in concreto, da parte del cliente, del danno e del nesso causale tra la condotta del professionista e il lamentato pregiudizio (cfr. CASS. n. 11213/2017; CASS. n. 2638/2013; CASS. n. 9917/2010), ovvero la prova che, ove il professionista avesse tenuto il comportamento dovuto, il cliente avrebbe conseguito il risultato propostosi mercé la richiesta prestazione professionale e scongiurato il lamentato danno.

Nel caso di specie, gli attori non hanno tuttavia provato che i titoli vantati dalla creditrice procedente (…) S.r.l. e/o dai successivi creditori intervenuti procedessero da debiti contratti dal (…) per scopi estranei ai bisogni della famiglia, tali cioè da precludere l’aggredibilità in executivis dei beni costituiti in fondo patrimoniale. A tal riguardo, la giurisprudenza della Suprema Corte ha precisato che “in tema di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell’obbligazione ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, sicché anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, fermo restando che essa non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari (nel cui ambito vanno incluse le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’univoco sviluppo della famiglia) ovvero per il potenziamento della di lui capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi” (cfr. CASS. n. 3738/2015), e che pertanto “i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all’azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell’obbligarsi fosse quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo ma come comprensivi anche dei bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell’indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilità economiche familiari” (cfr. CASS. n. 21800/2016; CASS. n. 4011/2013).

In difetto di allegazioni e produzioni documentali dalle quali evincere il rapporto tra le contratte e inadempiute obbligazioni e i bisogni della famiglia e la conseguente attitudine del vincolo di destinazione impresso ai beni costituiti in fondo patrimoniale a sottrarli alla garanzia patrimoniale generica di cui all’art. 2740 c.c., rimane in definitiva precluso ogni apprezzamento in ordine al nesso di causalità tra la negligenza professionale del convenuto – i.e. la mancata annotazione dell’atto di

costituzione del fondo patrimoniale a margine dell’atto di matrimonio – e il danno lamentato dagli attori – i.e. il pignoramento dei beni immobili per cui è causa -, la costituzione del fondo patrimoniale non determinando l’impignorabilità dei beni ogniqualvolta l’esecuzione sia preordinata alla soddisfazione di crediti rivenienti da obbligazioni contratte per scopi non estranei ai bisogni della famiglia e non essendovi dunque prova che l’inadempimento del convenuto si sia effettivamente risolto in antecedente causale del pignoramento subito dal (…) e dei pregiudizievoli effetti diretti e riflessi patiti da entrambi gli attori.

Malgrado il manifesto inadempimento contrattuale del convenuto, la domanda risarcitoria va dunque rigettata, siccome infondata.

Le spese di lite vanno opportunamente compensate, attesa la soccombenza reciproca. P .Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando nella causa iscritta al (…) 3329/2013 R.G., ritenuto il grave inadempimento contrattuale del convenuto (…);

rigetta la domanda risarcitoria proposta da (…) e (…) nei confronti di (…); compensa le spese di lite tra le parti.

Così deciso in Ragusa il 12 marzo 2018.

Depositata in Cancelleria il 13 marzo 2018

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