Business | Storie di avvocati

Maria Monteleone: avvocati non si nasce, si diventa

16 Agosto 2018
Maria Monteleone: avvocati non si nasce, si diventa

“Hai una parlantina incredibile, dovresti fare l’avvocato”, “Hai sempre la risposta pronta, proprio come un avvocato”, “Ti lamenti sempre quando le cose non vanno, hai lo spirito giustizialista, dovresti diventare avvocato”, “Se cattivo al punto giusto per fare l’avvocato difensore”.

Potrei elencare tante altre convinzioni comuni (e in parte infondate) sulle caratteristiche che l’avvocato dovrebbe avere e che, prima ancora, dovrebbe avere la persona che vuole diventare avvocato. Eppure, quando scelsi di iniziare questa meravigliosa professione, non possedevo nessuna delle suddette qualità (tratte dall’immaginario mondo dei telefilm americani) che avrebbero potuto farmi sperare di diventare un buon avvocato. Mi chiedevo infatti se sarei stata capace di acquisire, oltre alle conoscenze e alle competenze che qualunque professionista deve possedere, tutte quelle caratteristiche che dall’esterno mi avrebbero etichettato come un “vero avvocato”:  la parlantina, l’arguzia, lo spirito giustizialista, la “cattiveria” contro il nemico di turno.

Mi dicevo: “Beh dai, non avrò la parlantina, ma saprò quando parlare e quando tacere. Non sarò cattiva, ma saprò essere combattiva e determinata per ottenere il risultato”. Così il giorno dopo la laurea iniziai a frequentare uno studio legale per il praticantato di 18 mesi, determinata, se non a diventare un buon avvocato, quanto meno a capire se fosse la professione giusta per me e se io fossi “giusta” per quella professione.

Più frequentavo le aule dei tribunali, più scrivevo atti, più mi confrontavo con i clienti, bisognosi di risposte e di tutele, più mi appassionavo e sentivo sgretolarsi tutti gli stereotipi sulla figura dell’avvocato. Capivo che non era di cattiveria e di arguzia che avevano bisogno i clienti, ma di preparazione e sensibilità; che non erano solo le belle parole a rendere efficace la difesa in un atto o in una discussione dinanzi al giudice, ma l’esercizio dell’intelletto, il ragionamento logico-giuridico, l’analisi razionale del caso concreto filtrata dalle esigenze di tutela dell’assistito, la consapevolezza che ad ogni azione corrisponde una reazione ed una conseguenza. E questo mi piaceva tantissimo, al punto da apprezzare ancora di più le questioni più particolari e i casi insidiosi e cervellotici, e a capire che i “cavilli” che l’avvocato si diletta a trovare e ad eccepire non sono certo il frutto di astuzia e cattiveria, ma di sano studio e di ponderazione.

La vita in uno studio legale non è mai la stessa: un giorno ti svegli felice, pieno di energie e pronto ad affrontare la giornata in tribunale e nei vari uffici, pur sapendo che vicino al tribunale non c’è mai parcheggio, che quasi certamente la copia dell’atto che hai richiesto mesi fa non sarà ancora pronta, che il cancelliere poco gentile farà finta di non ascoltarti, che dovrai aspettare il tuo turno in udienza e potresti spendere anche l’intera mattinata ecc. ecc. Altri giorni ti svegli deluso, perché il cliente per il quale ti sei fatto in quattro non ha pagato un centesimo della tua parcella, perché il giudice ha accolto l’orientamento giurisprudenziale opposto a quello che avevi fatto valere, perché il collega che stimavi ti ha “tradito” alle spalle. Ma non è forse quello che accade a tutti, professionisti e non? Vivere un giorno felice, e l’atro un po’ meno?

E allora mi sono detta tante volte che questa vita, di udienze in tribunale, di pomeriggi chiusa in studio a leggere, scrivere, rileggere e riscrivere, di incontri con tante persone, con vite diverse, di conversazioni con colleghi e clienti, è bella, è intensa, è viva.

Così mi diedi da fare per diventare avvocato, perché avvocato non si nasce ma si diventa. Superai subito l’esame di abilitazione e conquistai il titolo, ma capii che non sarebbe stato leggere “Avv.” anteposto al mio nome a rendermi un vero avvocato. Intorno a me, tanti avvocati “senior” tentavano di convincermi che l’avvocato non è più una figura stimata come una volta, che non avrei avuto nessuna tutela come libero-professionista, che i clienti non pagano, che la cassa forense è un salasso, che come donna non sarei riuscita ad avere lo stesso rispetto di un avvocato uomo. Eppure, a quei pochi clienti anzianotti che continuano a chiamarmi “signorina” restituisco un sorriso e, se mi chiamano “dottoressa”, anche due, perché comprendono che ho studiato per arrivare fin qui.

Per il resto, ho capito anche che forse chi diceva che l’avvocato non è più la figura di una volta, non aveva compreso che, fisiologicamente, l’avvocato di oggi non può essere l’avvocato di una volta: il mercato è cambiato, l’approccio delle persone e delle aziende è cambiato. Internet è ormai lo strumento di interazione anche per le professioni, nell’ambito dell’informazione e della consulenza. E collaborare con diversi siti, per prima La Legge per Tutti, ha inserito anche me nella rete professionale, ha permesso di farmi conoscere e apprezzare da clienti, aziende e colleghi.

Inoltre, il mercato oggi chiede specializzazione: l’avvocato factotum “Civile, penale, amministrativo, tributario” non può essere garanzia di professionalità e di qualità. Mi sono quindi specializzata nel settore civile e tributario, partendo dai casi capitati in studio che più mi avevano coinvolto e appassionato fino a maturare professionalità in determinati settori. E la strada è ancora lunga e sicuramente in salita.

Forse sono ancora un troppo giovane avvocato per poter raccontare la mia storia, ma posso dire a tutti coloro che vogliono intraprendere questa meravigliosa professione (e forse anche a chi la vive in modo sbagliato lamentandosi troppo) che, come in tutte le cose, ci vuole passione, sacrificio, dedizione e coraggio. Coraggio di continuare a lottare per raggiungere a tutti i costi un obiettivo, ma mantenendo professionalità e dignità, decoro e rispetto. E soprattutto è essenziale valorizzare il lato umano, con i clienti, con i colleghi, con i giudici, con il personale degli uffici, senza dimenticare che siamo prima di tutto persone e che un titolo non ci rende migliori di nessuno.

E perché avvocati non si nasce, ma si diventa ogni giorno, amando la giustizia e credendo nella difesa del prossimo.


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