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Come si calcola la parte di eredità riservata

14 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 settembre 2018



Come si verifica se la quota di eredità, la cosiddetta legittima, riservata a coniuge e figli sia stata rispettata dalle disposizioni contenute nel testamento

Innumerevoli litigi familiari sono sorti dopo che, venuto a mancare il papà o la mamma, viene letto e pubblicato il testamento; succede così spesso che il coniuge superstite o i figli della persona deceduta pensino, a torto o a ragione, di non avere avuto quanto per legge spetta loro. Infatti, nel momento in cui viene a mancare una persona che ha lasciato un testamento, la legge riserva al coniuge e ai figli  (ed in assenza di figli anche ai genitori del defunto) una quota di eredità, la cosiddetta “legittima“. La legittima non può essere ridotta dal testamento stesso. La legittima è quindi una quota di eredità che spetta sempre, ossia è “riservata”. Ma come si calcola la parte di eredità riservata?

Se sei il coniuge o il figlio di una persona che è mancata lasciando un testamento, devi sapere che:

  • se sei il coniuge della persona deceduta e non hai figli, ti spetta la metà dell’eredità (l’altra metà può essere attribuita a chiunque altro);
  • se sei il coniuge della persona deceduta e con te concorre nella successione un figlio, a te spetta un terzo dell’eredità ed al figlio un terzo (il restante terzo può essere attribuito a chiunque altro);
  • se sei il coniuge della persona deceduta e con te concorrono più figli, a te spetta un quarto dell’eredità ed ai figli complessivamente metà dell’eredità, che si divideranno in parti uguali tra loro (il restante quarto può essere attribuito a chiunque altro);
  • se, invece, sei il figlio della persona deceduta e non c’è più il coniuge del tuo genitore, ti spetta metà dell’eredità (l’altra metà può essere attribuita a chiunque altro);
  • se, infine, sei il figlio della persona deceduta e ci sono altri figli, vi spettano due terzi dell’eredità che dovrete dividervi in parti uguali (il restante terzo può essere attribuito a chiunque altro).

Nel caso in cui la persona deceduta non abbia figli ed abbia invece ascendenti (cioè genitori o nonni):

  • se gli ascendenti concorrono da soli (cioè se non c’è nemmeno il coniuge del deceduto) ad essi andrà un terzo dell’eredità (gli altri due terzi potranno essere attribuiti a chiunque altro);
  • se gli ascendenti concorrono nella successione con il coniuge del deceduto, allora agli ascendenti spetta un quarto dell’eredità ed al coniuge metà dell’eredità (il restante quarto potrà essere attribuito a chiunque altro).

Dunque queste sono le quote cosiddette legittime che non possono essere intaccate dalle disposizioni contente nel testamento ed in questo articolo verificheremo come si calcola la parte di eredità riservata per accertare se vi sia stata o meno una sua lesione.

Come si calcola la quota di legittima?

Come si accerta che la quota di eredità legittima sia stata rispettata dalle disposizioni contenute nel testamento che la persona deceduta ha lasciato?

Facciamo l’esempio di un genitore, vedovo, che lasci cinque figli.

In questo caso ai figli spetteranno, complessivamente, i due terzi dell’eredità da dividersi tra loro in parti uguali: cioè a ciascun figlio spetteranno due quindicesimi (2/15) del patrimonio ereditario.

Per capire se questa quota di legittima sia stata rispettata per ciascun figlio, la legge stabilisce di  effettuare l’operazione chiamata “riunione fittizia”.

La riunione fittizia è una operazione contabile (cioè una semplice serie di calcoli) con cui si stabilisce l’entità della massa ereditaria all’epoca dell’apertura della successione (cioè all’epoca della morte della persona della cui eredità si tratta) con lo scopo di verificare se siano stati lesi i diritti dei cosiddetti legittimari, cioè degli eredi a cui spetti la cosiddetta quota di legittima.

Si procede in questo modo:

  • si forma innanzitutto la massa ereditaria calcolando il valore che tutti i beni del defunto (mobili, immobili e denaro) avevano al momento della morte e sottraendo da questo valore l’ammontare di eventuali debiti del defunto (la massa ereditaria è quindi uguale al valore dei beni del defunto al momento della sua morte meno il valore dei suoi debiti);
  • poi alla massa ereditaria, calcolata nel modo appena specificato, si aggiunge il valore dei beni (calcolato al momento dell’apertura della successione) donati dal defunto quando era in vita sia agli eredi sia ad estranei;
  • sommando infine il valore della massa ereditaria e valore dei beni donati si ottiene il valore del patrimonio ereditario.

Eseguito questo calcolo contabile ed ottenuto in questo modo il valore del patrimonio ereditario (che è pari, ripetiamo, al valore della massa ereditaria più il valore di ciò che fu donato in vita dal defunto), si potranno calcolare sul valore complessivo del patrimonio ereditario le quote di legittima dei singoli eredi.

Per fare un esempio:

  • se il valore complessivo del patrimonio ereditario (calcolato come ho specificato sopra) risulterà pari a 100, si potrà poi verificare se il valore dei beni attribuiti con il testamento a ciascun figlio sia almeno pari alla quota di legittima, cioè almeno pari a 13,33 (cioè i 2/15 di 100) secondo l’esempio fatto in origine di un defunto che sia vedovo e che lasci cinque figli;
  • se il valore complessivo del patrimonio ereditario (calcolato come ho specificato sopra) risulterà pari a 100, si potrà poi calcolare anche la quota disponibile che nell’esempio fatto sarà pari a 33,33 (cioè 1/3 di 100) e che potrà essere attribuita a chiunque (e, quindi, potrà anche eventualmente sommarsi alla quota legittima di un solo figlio).

Occorre precisare che le operazioni appena descritte per il calcolo del patrimonio ereditario sono solo operazioni aritmetiche, cioè semplici calcoli, e non vogliono dire che chi aveva ricevuto donazioni dal defunto le debba restituire: per il momento il valore dei beni va soltanto calcolato per determinare quale sia il valore del patrimonio ereditario e per verificare se le quote di legittima siano state rispettate.

La riunione fittizia è l’operazione contabile necessaria per capire se le quote di legittima sono state lese

Come ci si tutela se la quota di legittima è stata lesa?

Dopo che saranno stati effettuati i calcoli indicati nel precedente paragrafo (calcoli per i quali è bene affidarsi ad un commercialista esperto nella stima del valore dei beni), gli eredi a cui la legge riserva una quota di eredità potranno verificare se le loro quote di legittima siano state rispettate, se cioè il valore dei beni che hanno ricevuto in eredità con il testamento sia almeno pari alla quota a loro riservata (pari, nell’esempio fatto di cinque figli che concorrono da soli, ai 2/15 del valore del patrimonio ereditario).

Perciò il figlio che, nell’esempio fatto, avrà ricevuto più di 2/15 non potrà lamentarsi di nulla; mentre il figlio che avesse ricevuto beni di valore inferiore ai 2/15 del valore totale del patrimonio ereditario, potrà ricorrere al giudice con la cosiddetta azione di riduzione.

L’azione di riduzione consiste in una causa con cui l’erede la cui quota di legittima sia stata lesa chiede al giudice di ridurre in proporzione le disposizioni contenute nel testamento ed eventualmente, se non bastasse a ristabilire la quota lesa, anche le donazioni lesive della propria quota (che vengono dichiarate inefficaci nei suoi confronti).

In sostanza accade che l’erede la cui quota di legittima non sia stata rispettata chiede al giudice di ridurre la disposizione contenuta nel testamento che ha provocato la lesione della sua quota (e se la disposizione del testamento che ha leso la quota di legittima riguardi un immobile si procederà o a separare dall’immobile la quota necessaria a reintegrare la quota di legittima violata o a soddisfare in denaro l’erede leso; se la disposizione lesiva abbia ad oggetto denaro è chiaro che si dovrà procedere a reintegrare in denaro la quota di legittima lesa).

Tutto questo significa che solo dopo che si sarà accertato (con l’aiuto di un valido stimatore del valore dei beni ereditari) che ci sia una effettiva lesione di una quota di legittima (attraverso le operazioni descritte in precedenza), si potrà agire in giudizio con l’azione di riduzione per fare accertare con sentenza questa lesione e, poi, con successiva causa ottenere la restituzione del bene immobile (o anche mobile) oggetto della disposizione testamentaria lesiva.

Con l’azione di riduzione si agisce in giudizio per reintegrare la quota di legittima che sia stata lesa


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