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Nuova disciplina del lavoro intermittente: contratti a chiamata più agevoli

27 Agosto 2013 | Autore:
Nuova disciplina del lavoro intermittente: contratti a chiamata più agevoli

Job on call: “chiamate” con tetto a 400 giorni in tre anni: le nuove regole approvate dal Governo Letta e successive alla riforma “Fornero”.

Ennesimo restyling per il contratto di lavoro intermittente: dopo le modifiche operate nel 2012, i nuovi interventi approvati nell’estate del 2013 [1] (ed in vigore dal 28 giugno) hanno toccato alcuni aspetti caratterizzanti la disciplina.

 

Con l’ultima riforma è stata prevista la possibilità di utilizzare il job-on-call fino a 400 giornate di effettivo lavoro, nell’arco di tre anni solari (riferite al singolo rapporto di lavoro).

Il calcolo va tenuto a partire dal 28 giugno 2013. Il riferimento alle “giornate” impone comunque di computare come giorni interi, ai fini del rispetto del limite, anche le prestazioni effettuate per poche ore al giorno, tipiche di questo istituto.

Si tratta di un tetto universale, a esclusione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.

Il riferimento alle “giornate di effettivo lavoro” impone di escludere dal computo quelle oggetto di comunicazione preventiva di chiamata, successivamente annullate nei termini; ma anche quelle non annullate, che sono “presuntivamente lavorate” sebbene la prestazione non sia avvenuta: è il caso del mancato annullamento di una “segnalazione” preventiva che comprende un giorno poi non lavorato (ad esempio, per assenza del lavoratore) che fa scattare la “avvenuta prestazione”, con conseguente diritto alla retribuzione da parte del lavoratore e il connesso obbligo contributivo. Queste ipotesi non dovrebbero avere effetti sul “contatore” dei 400 giorni, purché provate.

In caso di mancato rispetto del limite massimo di utilizzo si ha la conversione del rapporto di lavoro nella forma a tempo pieno e indeterminato, si presume dal momento dello sforamento del tetto.

La riforma ha peraltro abrogato la possibilità di utilizzo del contratto intermittente per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno: il ricorso all’istituto in questi periodi pare possibile solo se sono stati individuati dai Ccnl.

Le regole sul contratto a chiamata

Il lavoro a chiamata costituisce una particolare tipologia di rapporto di lavoro subordinato, caratterizzata dall’espletamento di prestazioni di carattere «discontinuo o intermittente»

La prestazione può essere considerata discontinua anche se sia resa per periodi di durata significativa, purché intervallati da una o più interruzioni, in modo tale che non vi sia una esatta coincidenza tra la durata del contratto e la durata della prestazione

Condizioni

Il contratto a chiamata si può sempre utilizzare:

– per chi ha più di 55 anni

– per chi ha meno di 24 anni, fermo restando che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro il venticinquesimo anno di età

In alternativa, il contratto a chiamata può essere applicato:

– per le attività o per i periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno, individuati dai Ccnl

– per le attività elencate nella tabella approvata con il Rd 2657/1923 (tra cui fattorini, custodi, camerieri)

Limiti

A prescindere dalle situazioni – soggettive o oggettive – di applicazione, non si può ricorrere al contratto di lavoro a chiamata (con lo stesso lavoratore da parte del medesimo datore) per più di 400 giornate di effettivo lavoro, nell’arco di tre anni solari. Devono essere computate le giornate a partire dal 28 giugno 2013; sono esclusi i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo

Il contratto a chiamata non può essere usato:

– per sostituire i lavoratori in sciopero

– presso unità produttive nelle quali si sia proceduto a licenziamenti collettivi o a sospensioni/riduzione dell’attività con ricorso a integrazioni salariali (per lavoratori adibiti alle medesime mansioni)

– da parte delle aziende che non siano in regola con la valutazione dei rischi in materia di sicurezza sul lavoro

La comunicazione preventiva

La comunicazione preventiva può essere effettuata:

– inviando il modulo informatico Uni-Intermittente: tramite email (anche non Pec) all’indirizzo intermittenti@mailcert.lavoro.gov.it

– online, attraverso il sito www.cliclavoro.gov.it

– con sms, per le prestazioni da rendere non oltre le 12 ore dalla comunicazione, indicando il codice fiscale del lavoratore e previa registrazione del datore al sito cliclavoro

– in caso di malfunzionamento del sistema telematico, inoltrando un fax alla Dtl competente e conservando la ricevuta dell’invio con la comunicazione di malfunzionamento del sistema

Indennità di disponibilità

Il contratto può essere stipulato con o senza previsione del diritto all’indennità di disponibilità, a seconda che il lavoratore assuma o meno l’obbligo di risposta alla chiamata del datore (con preavviso non inferiore a un giorno lavorativo); in caso di obbligo di risposta, il datore deve corrispondere l’indennità economica di disponibilità.

L’assunzione

Per evitare le sanzioni i datori di lavoro devono, in primo luogo, assumere con il contratto intermittente solo nelle ipotesi soggettive (lavoratori con più di 55 o meno di 24 anni) o in quelle oggettive (prestazioni discontinue). Inoltre, occorre intervallare le prestazioni di lavoro con una o più interruzioni. Non si può utilizzare per sostituire i lavoratori in sciopero o presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi o a sospensioni o riduzioni di orario con ricorso a integrazione salariale, per lavoratori adibiti alle medesime mansioni

La sicurezza

I datori di lavoro devono adeguare e aggiornare il documento di valutazione dei rischi (Dvr) alle condizioni strutturali, logistiche e organizzative dell’azienda e alla formazione e informazione dei lavoratori a chiamata

La comunicazione

Infine, prima che inizi la prestazione di lavoro intermittente, occorre eseguire la comunicazione con il modello Uni-intermittente. Attenzione: questa comunicazione non sostituisce quella preventiva di assunzione secondo il Dm del 30 ottobre 2007.


note

[1] Dl 76/2013, convertito nella legge 99 del 9 agosto 2013 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 196 del 22 agosto.


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