Diritto e Fisco | Articoli

Fecondazione eterologa: è adulterio?

27 Agosto 2018 | Autore:
Fecondazione eterologa: è adulterio?

Cos’è la procreazione medicalmente assistita? Qual è la differenza tra fecondazione eterologa e omologa? Quando la fecondazione eterologa diventa adulterio?

Sicuramente saprai cos’è la procreazione medicalmente assistita: la legge italiana consente di ricorrere alla fecondazione assistita alle coppie che non possano avere naturalmente figli essa consiste nel trattamento medico finalizzato alla soluzione di problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana qualora non vi siano altri metodi efficaci per rimuovere la patologia. La procreazione medicalmente assistita, quindi, non cura la patologia, cioè non guarisce dall’infertilità o dalla sterilità, ma interviene a sopperire all’incapacità di procreare attraverso particolari tecniche mediche. In Italia il ricorso a queste tecniche è sempre più diffuso: la sterilità affligge migliaia di persone e costringe quanti vogliono vivere la genitorialità a fare enormi sacrifici pur di avere un bambino. In Italia esiste un’apposita legge che disciplina la fecondazione assistita, strumento volto proprio a superare le problematiche della coppia che non può avere figli. Sulla procreazione medicalmente assistita, però, c’è molta confusione, in gran parte dovuta al fatto che, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, oggi è ammessa anche la fecondazione eterologa. Ma di cosa si tratta in particolare? Qual è la differenza tra fecondazione omologa ed eterologa? E, soprattutto, la fecondazione eterologa è adulterio?

Fecondazione assistita: cos’è?

Per capire se la fecondazione eterologa è adulterio bisogna necessariamente essere consapevoli di cosa sia la fecondazione assistita (in gergo tecnico: procreazione medicalmente assistita). Come anticipato, la fecondazione assistita fa riferimento a tutte quelle tecniche (stimolazione ovarica; inseminazione intrauterina; fecondazione in vitro; ecc.) che consentono ad una coppia di superare la loro impossibilità a procreare. La procreazione medicalmente assistita non può essere chiesta da chiunque: secondo la legge [1], infatti, alle tecniche di fecondazione assistita possono accedere soltanto le coppie:

  • maggiorenni;
  • di sesso diverso;
  • coniugate o conviventi;
  • in età potenzialmente fertile;
  • entrambi viventi.

La procreazione medicalmente assistita, quindi, non soltanto è preclusa alle coppie che non hanno problemi di fertilità, ma anche alle coppie omosessuali, a quelle in cui uno dei partner sia minorenne, quando la coppia non sia nemmeno convivente oppure quando sia troppo avanti con l’età (per la precisione, quando la donna abbia raggiunto la menopausa e l’uomo l’andropausa) o, addirittura, quando uno dei componenti di essa sia deceduto. In quest’ultimo caso si parla di divieto di fecondazione post mortem, cioè del divieto di utilizzare il gamete del compagno defunto.

Fecondazione eterologa e fecondazione omologa: qual è la differenza?

A queste condizioni la legge ne aggiunge(va) un’altra: che il gamete, cioè la cellula sessuale utile per la fecondazione, sia prelevata all’interno della coppia. Cosa significa in parole povere? Vuol dire che la fecondazione assistita può avvenire soltanto utilizzando l’ovulo (gamete femminile) e il seme (gamete maschile) dei futuri genitori: si parla, a tal proposito di fecondazione omologa.

Al contrario, la fecondazione eterologa consentirebbe alla coppia di utilizzare il gamete di una persona esterna. Facciamo degli esempi. Tizio e Caia non riescono ad avere figli; si rivolgono pertanto ad un centro medico specialistico per accedere alla procreazione medicalmente assistita. La fecondazione omologa, l’unica prevista dalla legge (almeno fino alla sentenza della Corte Costituzionale del 2014; leggi il paragrafo successivo), consente di utilizzare solamente le cellule prelevate da Tizio e Caia per poter favorire la procreazione. Ciò significa che, se uno dei due è del tutto incapace di procreare (cosiddetta infertilità assoluta), la fecondazione assistita non potrà che fallire. Al contrario, la fecondazione eterologa consente di utilizzare l’ovulo o il seme di una persona diversa da Tizio o da Caio, superando così anche i casi in cui uno dei partner non sia capace di procreare.

Fecondazione eterologa: è legale?

Abbiamo detto che la legge sulla procreazione medicalmente assistita ammette la sola fecondazione omologa: l’embrione, cioè, può derivare solamente dall’incontro del seme e dell’ovulo dei genitori naturali. Nel 2014, però, una sentenza della Corte Costituzionale [2] ha dichiarato l’illegittimità del divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità o infertilità assolute ed irreversibili. Di conseguenza, oggi si può dire che anche in Italia la fecondazione eterologa sia consentita, con possibilità di quelle coppie affette da infertilità assoluta di ricorrere ad un gamete esterno per favorire la procreazione.

Fecondazione eterologa: è adulterio?

Come appena ricordato, la fecondazione eterologa consente alle persone che non possono avere figli di cercare il gamete utile alla procreazione al di fuori della coppia, utilizzando quindi il gamete (ovulo o seme) di altra persona. Questa particolare tecnica di procreazione medicalmente assistita pone, però, un problema, che è quello del consenso del partner. Si faccia l’esempio di Tizia che, non potendo concepire con Caio, fa ricorso alla fecondazione eterologa senza nulla dire al compagno. Cosa accade in questa circostanza? Il futuro padre potrà disconoscere il figlio nato da procreazione avvenuta senza il suo consenso?

La risposta a queste domande proviene direttamente dalla Corte di Cassazione [3]: secondo i supremi giudici, la soluzione al caso sopra esemplificato va trovato in quella disposizione del codice civile secondo cui il marito può disconoscere il figlio nel termine di un anno che decorre dal giorno della nascita quando egli si trovava al tempo di questa nel luogo in cui è nato il figlio; se prova di aver ignorato la propria impotenza di generare ovvero l’adulterio della moglie al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza [4]. Fondamentale per proporre l’azione di disconoscimento, dunque, è il momento in cui l’uomo abbia avuto conoscenza del fatto che, a causa della sua sterilità o dell’infedeltà della moglie, il figlio non sia suo.

Secondo i giudici, nel caso in cui la donna ricorra alla fecondazione eterologa senza il consenso del partner, la procreazione così ottenuta deve essere equiparata in tutto e per tutto all’adulterio e, pertanto, è consentito al marito di disconoscere il figlio così generato. In altre parole, quindi, il ricorso alle tecniche di fecondazione da parte della donna coniugata all’insaputa del marito corrisponde all’adulterio, con conseguente diritto del marito di disconoscere il figlio entro un anno dalla scoperta della fecondazione eterologa.


note

[1] Legge n. 40 del 19.02.2004.

[2] Corte Cost., sent. n. 162 del 10.06.2014.

[3] Cass., sent. n. 7965 del 28.03.2017.

[4] Art. 244 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube