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Il reato di molestie

11 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2018



Cosa succede a chi arreca molestia o disturbo alle persone? Quali sono le caratteristiche del reato di molestie? Si può applicare l’oblazione?

Molestare una persona significa darle fastidio, arrecarle disturbo; tuttavia, le molestie possono assumere anche un altro significato, molto più serio, quando esse riguardano la sfera più intima e privata di un individuo. Il problema è che molto spesso si fa confusione tra le molestie vere e proprie e le molestie sessuali le quali, giuridicamente parlando, sono tutt’altro: secondo la legge, infatti, le molestie in senso stretto rappresentano una contravvenzione, cioè un reato minore, mentre le molestie sessuali corrispondono ad una violenza vera e propria, punita molto severamente. Al di fuori dell’ambito penale, poi, le molestie possono rilevare anche in sede civile: si pensi ai rumori condominiali o a quelli provenienti dall’abitazione del vicino. Genericamente, in tutti questi casi si suole parlare di molestie; in realtà, però, il codice penale conosce un unico reato di molestie, di cui ci occuperemo proprio con questo articolo. Pertanto, se ritieni che l’argomento ti interessi, mettiti comodo e prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è il reato di molestie e quando si configura.

Molestie: cosa sono?

Secondo la lingua italiana, molestare significa dare grave noia o fastidio con atti, parole, comportamenti indesiderati e sgradevoli. Dal punto di vista giuridico, invece, le molestie consistono nella condotta di chi, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo. La pena è l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda fino a 516 euro [1].

In buona sostanza, il codice penale prevede due tipi di molestia abbastanza differenti tra loro:

  • la prima presuppone che sia stata arrecato disturbo in luogo pubblico (cioè in un posto accessibile a tutti: piazze, libere vie, ecc.) o aperto al pubblico (luoghi ove è possibile a chiunque accedere, ma solo a determinate condizioni: si pensi ad un cinema o a un museo, ove è possibile entrare solamente pagando il prezzo del biglietto);
  • la seconda, prescindendo totalmente dal luogo, importa l’utilizzo del telefono come strumento per veicolare il comportamento indesiderato.

Molestie: caratteristiche

Dalla lettura della norma si evince che il legislatore ha previsto un generico reato di molestia o disturbo alle persone arrecato per una ragione riprovevole, cioè futile o addirittura deprecabile. Il bene giuridico tutelato è sia la tranquillità pubblica che quella del privato (reato cosiddetto plurioffensivo): nel primo caso, rileva che la condotta molesta avvenga in luogo pubblico o aperto al pubblico; nel secondo, invece, l’utilizzo del mezzo telefonico o di qualsiasi altro idoneo ad arrecare disturbo. Trattasi di una contravvenzione, cioè di un reato minore, non punito con la reclusione e suscettibile di prescrizione più breve di quella prevista per i delitti. La natura contravvenzionale del reato, però, comporta anche delle conseguenze negative per l’autore della molestia: innanzitutto, il reato è procedibile d’ufficio, nel senso che non occorre la querela della persona offesa perché si possa intraprendere un procedimento penale; in secondo luogo, è indifferente l’elemento psicologico, essendo il reato di molestie punito indifferentemente a titolo di dolo o colpa, a prescindere dal fine concretamente perseguito dall’autore.

Quando è reato di molestie?

Per incorrere nel reato di molestie occorre che l’autore arrechi molestia o disturbo ad un’altra persona. Cosa significa? Qual è la condotta concretamente incriminata? Vediamo cosa dice la giurisprudenza. Innanzitutto, i giudici hanno stabilito che si può incorrere nel reato di molestie anche a seguito di una sola azione, quando quest’ultima sia ispirata da biasimevole motivo o avente il carattere della petulanza, che consiste in un modo di agire pressante ed indiscreto, tale da interferire sgradevolmente nella sfera privata di altri [2].

Secondo la Corte di Cassazione, integra il reato di molestie la condotta di continuo ed insistente corteggiamento che risulti sgradito alla persona destinataria [3]. Nel caso affrontato dai giudici, l’ex fidanzato della persona offesa le aveva rivolto frasi ed attenzioni per ore, alla presenza di numerosi avventori del locale pubblico ove la donna lavorava come cameriera. Ancora, costituisce il reato di molestie l’insistente corteggiamento di una donna che si estrinsechi in ripetuti pedinamenti e in continue telefonate [4]. Commette la stessa contravvenzione anche la donna che segue metodicamente in automobile l’ex fidanzato e lo infastidisce [5], nonché l’uomo che, durante una proiezione cinematografica, taglia una ciocca di capelli alla ragazza che gli siede davanti [6].

Molestie: quando non è reato?

La giurisprudenza ha altresì ribadito che non incorre nel reato di molestie colui che effettua una sola telefonata, in orari normali, al fine non di molestare, ma di ingiuriare e minacciare la persona offesa: in questo caso si integra al più il diverso reato di minacce. Ugualmente, non è reato di molestie l’invio di un messaggio di posta elettronica, anche se sia in grado di provocare turbamento o fastidio nel destinatario [7]. In effetti, laddove la norma parla di utilizzo del mezzo del telefono per arrecare molestia o disturbo fa riferimento non solo all’apparecchio telefonico in sé per sé, ma a qualunque tipo di mezzo che possa risultare invasivo: tale non è il messaggio di posta elettronica, il quale non mette il destinatario nelle condizioni di dover rispondere immediatamente.

Sono imputato per molestie: posso chiedere l’oblazione?

Se sei indagato o imputato per il reato di molestie, è molto probabile che tu debba affrontare un procedimento penale; tuttavia, trattandosi di contravvenzione punibile con l’arresto o con l’ammenda, puoi scegliere una strada diversa: quella dell’oblazione. Cosa sarebbe? L’oblazione è una particolare causa di estinzione del reato che ti consente di evitare il processo pagando una semplice sanzione pecuniaria. Nello specifico, la legge dice che nelle contravvenzioni per le quali la legge stabilisce la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, il contravventore può essere ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo dell’ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento [8].

In pratica, se vuoi evitare il processo, potrai pagare 258 euro (oltre alle spese di giustizia), corrispondenti alla metà del massimo dell’ammenda prevista dalla legge (516 euro). Così facendo, estinguerai il reato ed eviterai di dover affrontare un procedimento penale. La domanda di oblazione potrebbe però essere rifiutata nelle seguenti ipotesi:

  • se il giudice ritiene che il fatto commesso, seppur punito come mera contravvenzione, sia grave;
  • nel caso di recidiva reiterata, quando il contravventore sia dichiarato delinquente abituale o professionale e  quando permangono conseguenze dannose o pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore.

La domanda può comunque essere riproposta sino all’inizio della discussione finale del dibattimento di primo grado.

note

[1] Art. 660 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 3758/2014.

[3] Cass., sent. n. 19483 del 23.04.2007.

[4] Cass., sent. n. 6905 del 28.01.1992.

[5] Cass., sent. del 17.10.1961.

[6] Cass., sent. del 06.03.1953.

[7] Cass., sent. n. 24510/2010.

[8] Art. 162-bis cod. pen.

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