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Cassazione: cosa decide?

29 Agosto 2018 | Autore:


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La Corte di cassazione: un giudice unico sul territorio nazionale. Quali sono i suoi poteri decisori? Quali questioni sono affrontate dalla Cassazione?

Quotidianamente, i telegiornali, i quotidiani, i siti web ed anche i Social network, parlano della Corte di cassazione (anche chiamata Corte di legittimità o Suprema Corte) e delle sue decisioni. Di recente, per esempio, è balzata alle cronache una sentenza della Corte relativa ad un caso di violenza sessuale. In passato, sempre con riferimento alla violenza sessuale, era divenuta, invece, molto famosa, quanto dibattuta, la decisione riguardante l’uso dei jeans da parte della vittima. Ma come mai le sentenze della Cassazione sono ritenute così importanti? Avrai notato, infatti, che spesso vengono citate su libri di testo, manuali ed articoli legali come una sorta di precedente, di massima alla quale i giudici devono riportarsi.

Non a caso, infatti, gli avvocati, così come gli stessi giudici, nella redazione di atti e sentenze, si riportano quasi sempre alle decisioni della Corte di cassazione al fine di avvalorare la loro tesi. Ma, allora, quali sono i poteri della Corte? Cosa decide la Cassazione? Vediamolo insieme.

Cos’è la Corte di cassazione?

La Corte di cassazione è l’organo di vertice della magistratura ordinaria italiana, nel senso che le sentenze emesse dai giudici ordinari sono ricorribili, in ultima istanza, presso la Corte di cassazione.

Come sopra accennato, fa parte della cosiddetta magistratura ordinaria, ossia quella che possiede una competenza generale a giudicare tutte le persone ed è composta da magistrati ordinari, cioè magistrati che fanno parte dell’ordinamento giudiziario e per i quali la Costituzione prescrive indipendenza, autonomia e garanzie d’inamovibilità. Diversi sono, invece, i cosiddetti giudici speciali, ossia quelli competenti a giudicare solo determinate persone (ne sono esempio, i Tribunali militari e la Corte costituzionale).

La Corte ha sede in Roma, precisamente in Piazza Cavour ed è unica su tutto il territorio nazionale. E’ suddivisa in sezioni composte da un Presidente e quattro consiglieri ciascuna. Ogni sezione è adibita a trattare determinati argomenti. Quando, però, è necessario risolvere contrasti sorti tra le decisioni delle singole sezioni o le questioni presentate con il ricorso sono di particolare importanza, il Presidente della Cassazione assegna il ricorso alle cosiddette Sezioni Unite, composte da otto consiglieri e dal primo Presidente.

Quali sono le sue funzioni?

Come anticipato, la Corte di cassazione è unica su tutto il territorio nazionale. Di conseguenza, le funzioni che le sono attribuite dalla legge, sono di fondamentale importanza.

Prima di tutto, la Corte ha una funzione di nomofilachia. Ciò significa che ha il compito si assicurare l’esatta osservanza della legge, eliminando gli errori d’interpretazione della stessa. Per questo motivo, le massime enunciate dalla Corte, sono raccolte da un apposito ufficio (il massimario) e costituiscono precedenti che, anche se non vincolanti per i giudici che devono risolvere le stesse questioni di diritto, li orientano nell’interpretazione della legge.

E’ anche denominata Corte di legittimità poiché è chiamata a giudicare e ad esprimersi solo sugli errori che si sono verificati nello svolgimento del giudizio (errori in procedendo) e sugli errori nell’applicazione delle norme di diritto sostanziale (errori in giudicando). Ne deriva che non è competente a conoscere la questione nel merito. In sostanza, la Corte di cassazione non analizza i fatti di causa, non ripercorre, cioè, il cammino compiuto dai giudici precedenti. Analizza solo le questioni di diritto all’unico scopo di verificare se, appunto, il diritto è stato correttamente applicato.

Cosa decide la Corte di cassazione?

La Corte di cassazione, quale organo di garanzia e di controllo, detiene poteri decisori su diverse tipologie di questioni. Ma quali sono, nello specifico, queste questioni? Cosa decide la Cassazione?

Questioni di giurisdizione

La Corte di cassazione ha, tra i suoi diversi compiti, quello di risolvere le questioni attinenti alla giurisdizione. Cos’è la giurisdizione?

La giurisdizione è la funzione, attribuita al potere giudiziario, consistente nell’applicazione delle norme giuridiche ed è frazionata in più organi: per esempio, la giurisdizione del Tribunale militare (giudice speciale) si estende solo ai reati militari commessi da coloro che fanno parte delle forze armate. Può accadere, tuttavia, che sorgano questioni riguardanti la giurisdizione: ciò accade quando, cioè, il processo è instaurato davanti ad un giudice che, secondo la legge, non ha potere di giurisdizione sull’oggetto di causa. Per esempio quando, in caso di reato militare, il ricorso è proposto avanti il Tribunale ordinario anziché speciale. Si parla, in questi casi, di difetto di giurisdizione.

Ebbene, quando sorge una questione attinente alla giurisdizione, ogni parte può chiedere che questa venga decisa dalla Corte di cassazione [1].

La Corte di cassazione, una volta pervenuto il ricorso, si pronuncia con ordinanza in camera di consiglio, dichiarando a chi spetta la giurisdizione nel caso specifico.

Questioni di competenza

Tra i giudici possono sorgere anche questioni attinenti alla competenza. Ma cos’è la competenza?

E’ quella parte della funzione giurisdizionale che è svolta dal singolo organo. In particolare, si tratta di un insieme di regole che consentono di distribuire i diversi procedimenti tra i vari giudici ordinari. Il giudice competente a decidere una determinata causa viene individuato in base a tre criteri di competenza:

– competenza per materia: individua il giudice competente tenendo conto della materia oggetto del ricorso (in ambito civile) o della tipologia del reato (in ambito penale);

– competenza per territorio: determina il luogo geografico in cui si trova il giudice competente;

– competenza per connessione: individua il giudice competente nel caso in cui ci siano più cause o processi che, secondo la legge, dovrebbero essere connessi, ossia decisi dal medesimo giudice a causa di alcuni elementi che li accomunano;

Anche se la legge prevede regole chiare e tassative in materia di competenza, può accadere che nascano questioni di competenza. Per esempio, il caso in cui il Giudice di Pace stia decidendo un processo di competenza, invece, del Tribunale.

Quando sorgono le predette questioni, spetta alla Corte di cassazione decidere, in modo definitivo, quale sia il giudice competente.

Questioni attinenti le misure cautelari

In ambito penale, la Corte di cassazione ha il potere di decidere le questioni riguardanti le misure cautelari.

La Corte, cioè, ha il potere di decidere sulle impugnazioni effettuate contro le decisioni riguardanti l’applicazione delle misure cautelari. Trattandosi, comunque, come detto precedentemente, di giudice di legittimità e non del merito, la Cassazione può pronunciarsi solo sui motivi di applicazione di dette misure e non, invece, sulla fondatezza, o meno, degli elementi che giustificano tale applicazione.

La Suprema Corte decide in Camera di consiglio ma l’impugnazione non sospende l’efficacia della misura cautelare.

Questioni decise in primo o secondo grado

La Corte di cassazione è un giudice dell’impugnazione nel senso che ha il potere di riesaminare le sentenze o i provvedimenti emessi nei precedenti gradi di giudizio civile e penale.

In ambito civile

Possono essere oggetto di ricorso per Cassazione:

  • le sentenze pronunciate in grado di appello;
  • le sentenze pronunciate in unico grado (cioè quelle per le quali non è ammesso appello);
  • le sentenze pronunciate dal tribunale di primo grado se le parti sono d’accordo di omettere l’appello;
  • l’ordinanza che abbia eventualmente pronunciato l’inammissibilità dell’appello per ragioni processuali;
  • ogni altro provvedimento, avente natura decisoria, emesso in forma diversa dalla sentenza (per esempio, ordinanza) e che decida su diritti soggettivi (per esempio, il diritto di proprietà) e non sia altrimenti impugnabile;

La legge [2] prevede una serie determinata di motivi di ricorso e di elementi indispensabili che lo stesso deve indicare. [3]

Se il ricorso difetta di uno dei predetti elementi o viene proposto per un motivo diverso da quelli espressamente previsti dalla legge, la Corte di cassazione lo dichiara inammissibile.

A tal fine, una volta pervenuto il ricorso in Cassazione, il Presidente lo assegna ad un’apposita sezione (denominata “filtro”). Se il ricorso supera il “filtro”, viene assegnato ad una sezione semplice. A questo punto, la Corte può:

  • rigettare il ricorso;
  • accogliere il ricorso. In tal caso si può verificare un duplice fenomeno:
  1. cassazione con rinvio: la Corte rinvia la causa ad un altro giudice il quale, tenendo conto del principio di diritto stabilito dalla Cassazione, dovrà emettere una nuova sentenza;
  2. cassazione senza rinvio: quando decide direttamente la causa nel merito non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto o quando la domanda non poteva essere proposta o il processo proseguito;

In ambito penale

Le sentenze, in materia penale, possono avere, come conseguenza, quella di limitare la libertà personale dell’individuo (si pensi, per esempio, alle sentenze di condanna alla pena della reclusione). Per questo motivo, la nostra Costituzione [4] prevede una garanzia fondamentale, ossia che contro le sentenze ed i provvedimento che incidono sulla libertà personale è sempre ammesso ricorso per cassazione per violazione di legge.

La Corte di cassazione è giudice dell’impugnazione anche in ambito penale e, come per i provvedimenti civili, anche per quelli penali la legge [5] prevede determinati motivi in presenza dei quali è possibile rivolgersi alla Corte.

Si tratta di motivi tassativi, nel senso che il ricorso è inammissibile se proposto per motivi diversi da quelli previsti dalla legge o che siano manifestamente infondati.

Se il ricorso è ammissibile, viene assegnato alla sezione competente per materia.

Il potere decisorio della Corte, a questo punto, può comportare quattro diversi tipi di sentenza:

  • inammissibilità: quando accerta la presenza di una causa d’inammissibilità che non sia stata individuata precedentemente (per esempio, motivo infondato in modo manifesto);
  • rigetto: quando non viene accolto nessuno dei motivi proposti;
  • correzione: quando si deve applicare una legge più favorevole all’imputato o quando gli errori di diritto non hanno influenzato in modo decisivo la decisione finale o, ancora, quando, nella sentenza impugnata, occorre solo correggere la specie o la quantità di pena irrogata per errore di calcolo o denominazione;
  • annullamento: quando accoglie uno o più motivi di ricorso. Come nel settore civile, anche in quello penale, è possibile l’annullamento con rinvio o senza rinvio;

Altri poteri decisori

Le situazioni precedentemente analizzate sono quelle più comuni ossia quelle in cui, tradizionalmente, la Corte di cassazione esercita il proprio potere di decisione.

Ci sono, tuttavia, una serie di altre questioni oggetto di decisione da parte della Cassazione.

Ricorso straordinario per errore materiale o di fatto

E’ un’impugnazione straordinaria, introdotta nel 2001, che ha per oggetto provvedimenti diventati irrevocabili, cioè che non possono più essere impugnati, e che contengono errori materiali (per esempio, quando viene, per errore, riportato un articolo anziché un altro) o errori di fatto (falsa percezione di ciò che emerge in modo chiaro dagli atti).

Rescissione del giudicato

Il condannato con sentenza passata in giudicato, nei cui confronti si sia però proceduto in assenza per tutta la durata del processo, può chiedere la cosiddetta rescissione del giudicato [6] se prova che l’assenza è stata causata da una mancata conoscenza incolpevole della celebrazione del processo.

La richiesta è presentata alla Corte di cassazione la quale, se l’accoglie, revoca la sentenza e dispone la trasmissione degli atti al giudice del processo, così che il procedimento possa essere nuovamente celebrato con la presenza dell’imputato.

Il provvedimento abnorme

La Cassazione detiene poteri di decisione anche in presenza di un provvedimento abnorme ossia un provvedimento che non risponde, a causa della sua singolarità e stranezza, ai tipi previsti dall’ordinamento processuale. Si tratta, cioè, di clamorose violazioni della legge processuale che non sono previste dalla legge proprio a causa della loro eccezionalità ed anormalità. Ebbene, se il provvedimento abnorme non è in altro modo impugnabile, può essere impugnato davanti alla Corte di cassazione. Se la Corte lo ritiene effettivamente abnorme, elimina il provvedimento e restituisce gli atti al Pubblico ministero o al giudice per la prosecuzione del procedimento.

Ordinanze emesse in camera di consiglio

Il procedimento in camera di consiglio si caratterizza per l’assenza del pubblico e per la non necessaria partecipazione delle parti e dei loro difensori. Si tratta, quindi, di una procedura semplificata che la legge impone tutte le volte in cui sia necessario prendere una decisione in modo rapido.

Il provvedimento che conclude la procedura camera assume la forma dell’ordinanza ed è impugnabile con ricorso avanti la Corte di cassazione.

Rimessione del processo

La Corte di cassazione ha il compito di decidere anche le questioni attinenti la rimessione del processo ossia un meccanismo che si ha quando è pregiudicata l’imparzialità dell’intero ufficio giudicante territorialmente competente. In tal caso, quindi, il procedimento viene spostato territorialmente, ossia in altra area geografica (si pensi, per esempio, al caso in cui i giudici o i testimoni siano intimiditi da associazioni mafiose).

La Cassazione, dunque, deve verificare l’esistenza – o meno – di una situazione che imponga la rimessione. Se accoglie la richiesta di rimessione, trasferisce il processo ad altro giudice, in un’area geografica differente rispetto a quella in cui esercita il primo.

Legittimità del referendum abrogativo

La Corte di cassazione ha il potere di esprimersi – se interpellata – sulla legittimità, o meno, del referendum abrogativo. Deve, a tal fine, verificare – entro il 15 dicembre dell’anno in cui è stata depositata la domanda – se sono stati rispettati tutti i requisiti previsti dalla legge per richiedere il referendum abrogativo.

note

[1] Art. 41, comma 1, Cod. Proc. Civ.: “Finché la causa non sia decisa nel merito in primo grado, ciascuna parte può chiedere alle sezioni unite della Corte di cassazione che risolvano le questioni di giurisdizione di cui all’articolo. L’istanza si propone con ricorso a norma degli articoli 364 e seguenti, e produce gli effetti di cui all’articolo”.

[2] Art. 360, comma 1 e 2 Cod. Proc. Civ.: “Le sentenze pronunziate in grado d’appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione: 1) per motivi attinenti alla giurisdizione, 2) per violazione delle norme sulla competenza quando non è prescritto il regolamento di competenza, 3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro, 4) per nullità della sentenza o del procedimento, 5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti. Può inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d’accordo per omettere l’appello; ma in tal caso l’impugnazione può proporsi soltanto a norma del primo comma, n. 3”.

[3] Art. 366 Cod. Proc. Civ.: “Il ricorso deve contenere, a pena d’inammissibilità: 1) l’indicazione delle parti, 2) l’indicazione della sentenza o decisione impugnata, 3) l’esposizione sommaria dei fatti della causa, 4) i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l’indicazione delle norme di diritto su cui si fondano, secondo quanto previsto dall’articolo 366-bis, 5) l’indicazione della procura, se conferita con atto separato e, nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto, 6) la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda”.

[4] Art. 111, comma 6, Cost.: “Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge”.

[5] Art. 606, comma 1, Cod. Proc. Pen.: “Il ricorso per cassazione può essere proposto per i seguenti motivi: a) esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri, b) inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell’applicazione della legge penale, c) inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o decadenza, d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel corso dell’istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall’articolo 495 comma 2, e) mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame”.

[6] Art. 625, comma 1, Cod. Proc. Pen.: “È ammessa, a favore del condannato, la richiesta per la correzione dell’errore materiale o di fatto contenuto nei provvedimenti pronunciati dalla corte di cassazione”.

                                               


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