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Come accedere al Fondo di garanzia Inps se l’azienda fallisce

8 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 settembre 2018



L’azienda è fallita: a pagarti il TFR e le ultime tre mensilità ci pensa l’Inps.

Se la tua azienda è fallita e non ti sono stati pagati il TFR e gli ultimi tre stipendi, l’Inps, attraverso il suo Fondo di garanzia, provvede a pagare, al posto del datore e a determinate condizioni, il TFR e le ultime tre mensilità. Il Fondo di garanzia Inps ha infatti lo scopo di pagare al posto del datore insolvente quanto ti spetta, sia in caso di fallimento dell’azienda, sia nell’ipotesi in cui il datore non sia fallibile o comunque non sia in grado di pagarti direttamente. Vediamo in particolare come accedere al Fondo di garanzia Inps se l’azienda fallisce: chi può accedere al Fondo, cosa paga il Fondo e come recuperare quanto resta escluso dall’intervento dell’Inps.

Il Fondo di garanzia Inps

Il Fondo di garanzia è un fondo istituito con lo scopo di pagare il TFR e le retribuzioni maturate negli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro in sostituzione del datore in caso di sua insolvenza.

Possono presentare domanda al Fondo di garanzia Inps:

  • tutti i lavoratori dipendenti (compresi apprendisti e dirigenti di aziende industriali) che abbiano cessato un rapporto di lavoro subordinato
  • i soci di cooperative di lavoro, purchè in regola con il versamento dei contributi
  • gli eredi (coniuge e figli e, se viventi e a carico, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo)
  • i cessionari a titolo oneroso del TFR

Il Fondo di garanzia dell’Inps provvede al pagamento del TFR, qualsiasi ne sia l’importo.

Il Fondo provvede a pagare sia il TFR lasciato in azienda, sia quello devoluto alla previdenza complementare e non versato dal datore, purchè la domanda di intervento sia presentata entro cinque anni decorrenti dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Otre al TFR il Fondo provvede al pagamento delle retribuzioni relative agli ultimi tre mesi di lavoro, ma è necessario che il lavoratore si sia attivato per recuperare il proprio credito entro un anno dalla maturazione della retribuzione relativa al terzo mese precedente la cessazione del rapporto lavorativo.

Non vengono invece pagati dal Fondo di garanzia l’indennità di mancato preavviso e le competenze di fine rapporto maturate (ferie e rol non goduti, festività non godute, ecc…)

Il fallimento dell’azienda e la domanda di ammissione al passivo fallimentare

Dichiarato dal Tribunale il fallimento dell’azienda riceverai una comunicazione da parte del curatore fallimentare (ossia il professionista nominato dal Tribunale al fine di gestire i debiti e crediti del fallito per cercare di pagare più creditori possibile) con indicati la data dell’udienza fissata per l’esame dei crediti vantati nei confronti del fallito ed il termine (30 giorni prima della data dell’udienza) per la trasmissione delle domande di ammissione al passivo fallimentare e l’invito a provvedere a tale trasmissione.

La domanda di ammissione al passivo fallimentare è un atto che dovrai, personalmente o con l’assistenza di un avvocato, inviare al curatore indicando specificamente quanto ti spetta a titolo di retribuzione, TFR, quote di TFR devolute alla previdenza complementare e non versate dal datore.

Alla domanda dovranno quindi essere allegati i documenti necessari a dimostrare la tua pretesa: a tal fine sono generalmente sufficienti le buste paga rilasciate dal datore di lavoro.

Il curatore, esaminata la tua domanda, ammetterà il credito al passivo fallimentare, ossia lo inserirà nell’elenco di tutti i crediti vantati nei confronti del fallito.

All’udienza stabilita dal Tribunale, il Giudice approverà lo stato passivo, rendendolo esecutivo, e da quel momento potrai presentare la domanda di intervento del Fondo di garanzia Inps.

La domanda al Fondo di garanzia Inps

Dichiarato esecutivo lo stato passivo, puoi presentare domanda di intervento al Fondo di garanzia Inps.

La domanda va presentata in via telematica, dal lavoratore personalmente accedendo al proprio profilo personale munito di apposito PIN, oppure (per conto del lavoratore) da un Sindacato o da un avvocato.

Nella domanda dovranno essere indicati i dati del lavoratore (o degli eredi), dell’azienda, l’importo delle retribuzioni non pagate con la specifica indicazione dei mesi cui si riferiscono, l’importo dovuto a titolo di TFR e, se il trattamento di fine rapporto è stato devoluto alla previdenza complementare, i dati del relativo Fondo.

Alla domanda vanno dunque allegati i seguenti documenti:

  • modello SR50, reperibile sul sito dell’Inps, da te compilato e firmato
  • modello SR52, reperibile sul sito dell’Inps, da inviare al curatore fallimentare con richiesta di restituirtelo compilato e firmato
  • modello SR97, nel caso in cui il TFR sia stato devoluto alla previdenza complementare, sempre reperibile sul sito dell’Inps, da te compilato e firmato
  • modello SR95, nel caso in cui il TFR sia stato devoluto alla previdenza complementare, reperibile sul sito dell’Inps, da inviare al curatore fallimentare con richiesta di restituirtelo compilato e firmato
  • modello SR98, nel caso in cui il TFR sia stato devoluto alla previdenza complementare, reperibile sul sito dell’Inps, da inviare al legale rappresentante del Fondo di previdenza complementare con richiesta di restituirtelo compilato e firmato
  • copia dello stato passivo esecutivo
  • dichiarazione di definitività dello stato passivo
  • domanda di ammissione al passivo fallimentare e relativi allegati
  • documento di identità e codice fiscale del richiedente
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