Taglio pensioni alte

13 Agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Agosto 2018



Chi subirà la riduzione della pensione con la nuova proposta di legge: tagli pensioni anticipate e pensioni d’oro, ammontare delle penalizzazioni.

Ti sei pensionato da giovane, o comunque con un’età inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia, e il tuo assegno mensile supera i 4mila euro netti al mese? Potresti essere interessato dal nuovo taglio delle pensioni d’oro, o meglio delle pensioni alte: si tratta di una recente proposta di legge che prevede la riduzione del trattamento attraverso l’applicazione di appositi coefficienti di penalizzazione. Il taglio delle pensioni alte può arrivare, a seconda dei casi, oltre il 23% del trattamento: la penalizzazione non è determinata dal calcolo contributivo della pensione, ma dall’applicazione del rapporto del coefficiente corrispondente all’età per la pensione di vecchiaia e quello corrispondente all’età del pensionamento. Saranno dunque tagliate le pensioni anticipate più alte; nessun taglio, invece, per le pensioni di reversibilità e invalidità, né per le vittime del terrorismo o del dovere. La penalizzazione, che riguarderà circa 158mila pensionati, comporterà un risparmio pari a 5 miliardi di euro in 10 anni, che servirà, in base a quanto annunciato, ad aumentare le pensioni minime. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul nuovo taglio pensioni alte: chi subirà le penalizzazioni, come funzionerà il ricalcolo del trattamento?

A chi verrà tagliata la pensione?

Secondo la proposta di legge, subirà il taglio della pensione chi è uscito dal lavoro in anticipo rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia, raggiungendo però un trattamento pensionistico elevato, superiore, nel dettaglio, a 80mila euro lordi annui, ossia a circa 4mila euro netti mensili. Inizialmente, le proposte di legge sul taglio delle pensioni d’oro parlavano di riduzione dei soli trattamenti sopra i 5mila euro mensili.

In sostanza, perché la pensione subisca la riduzione:

  • il lavoratore deve essersi pensionato prima del compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, all’epoca del pensionamento;
  • la pensione deve superare i 4mila euro netti mensili.

Quindi, rispetto alle proposte di riduzione delle pensioni d’oro effettuate in precedenza è prevista un’ulteriore condizione che riduce la platea degli interessati, ossia il possesso di un’età anagrafica, al momento dell’uscita dal lavoro, inferiore all’età pensionabile, ossia all’età per la pensione di vecchiaia allora vigente.

Qual è l’età per la pensione di vecchiaia?

Ad oggi, sia per gli uomini che per le donne l’età per la pensione di vecchiaia è pari a 66 anni e 7 mesi, mentre dal 2019 salirà a 67 anni. In passato, specie prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero, l’età pensionabile era più bassa; inoltre, era differente per gli uomini e per le donne, per i lavoratori autonomi ed i dipendenti, per i dipendenti pubblici e per quelli del settore privato. Per capire se si è colpiti dal taglio delle pensioni alte bisogna dunque verificare:

  • la propria categoria di appartenenza al momento di pensionamento (uomo/donna, dipendente o autonomo, dipendente pubblico o del settore privato, ricordando che secondo la normativa previdenziale chi possiede contributi misti, come lavoratore autonomo e dipendente, è considerato lavoratore autonomo ai fini dei requisiti per il diritto alla pensione);
  • l’età prevista per la pensione di vecchiaia, per la propria categoria, nell’anno in cui è avvenuto il pensionamento.

Come sarà tagliata la pensione?

La pensione non subirà un taglio fisso in misura percentuale, né un ricalcolo sulla base del sistema contributivo, ma subirà una riduzione pari al rapporto tra il coefficiente di trasformazione vigente all’età del pensionamento e quello previsto all’età per la pensione di vecchiaia.

Se la decorrenza della pensione risulta anteriore al 1° gennaio 2019, si utilizzeranno come divisori dei coefficienti più bassi rispetto a quelli validi per le pensioni liquidate dal 2019 in poi (commisurati all’età di 67 anni), legati sia all’età pensionabile che all’anno di decorrenza della pensione: i coefficienti sono indicati in un’apposita tabella fornita con il disegno di legge.

Se la decorrenza della pensione risulta anteriore al 1° gennaio 1996, si utilizzeranno come divisori i coefficienti di trasformazione forniti in origine con la legge Dini.

In ogni caso, la riduzione non riguarderà l’intero trattamento pensionistico, ma solo le quote della pensione calcolate col sistema retributivo, che si basa sugli ultimi stipendi o redditi, e non sulla contribuzione accreditata. Inoltre, è prevista una salvaguardia in base alla quale la pensione, all’esito dei tagli, non può risultare inferiore a 80mila euro, comprese le quote di perequazione.

Nella seguente tabella, elaborata da alcuni esperti che hanno preso visione del disegno di legge, si può osservare in che modo saranno probabilmente effettuati i tagli: in pratica, maggiore è l’anticipo della pensione rispetto all’età per il trattamento di vecchiaia, maggiore è la decurtazione delle quote retributive dell’assegno.

In media, il taglio per ogni anno di anticipo risulterebbe intorno al 2-3%; in alcuni casi la riduzione complessiva supererebbe il 20%.

Ammontare del taglio delle pensioni alte

Nel dettaglio, la tabella mostra qual è la probabile decurtazione percentuale delle quote di pensione calcolate col retributivo: per capire a quanto potrebbe ammontare la riduzione, è sufficiente incrociare l’età alla decorrenza della pensione con l’anno di decorrenza della pensione stessa. Ad esempio, se Mario si è pensionato nel 1985 a 55 anni, la sua pensione subirebbe un taglio del 20,15% (in quanto integralmente calcolata col sistema retributivo).

È comunque necessario attendere le tabelle ufficiali, che saranno pubblicate assieme alla nuova legge, per conoscere le esatte modalità di applicazione del taglio delle pensioni alte.

Età alla pensione 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010 2013-2015 2016-2018 dal 2019
meno di 57 19,92% 20,15% 21,15% 22,60% 20,14% 21,23% 22,49% 23,15% 24,01% 25,05%
58 17,54% 17,78% 18,81% 20,31% 18,17% 19,28% 20,58% 21,25% 22,13% 23,20%
59 15,06% 15,31% 16,37% 17,91% 16,08% 17,22% 18,55% 19,24% 20,14% 21,23%
60 12,40% 12,65% 13,75% 15,34% 13,83% 15,00% 16,37% 17,08% 18,00% 19,13%
61 9,57% 9,83% 10,96% 12,60% 11,46% 12,66% 14,06% 14,79% 15,74% 16,90%
62 6,45% 6,72% 7,89% 9,58% 8,93% 10,17% 11,61% 12,36% 13,33% 14,53%
63 3,19% 3,47% 4,68% 6,44% 6,23% 7,50% 8,99% 9,76% 10,76% 11,99%
64 1,25% 3,07% 3,36% 4,67% 6,20% 6,99% 8,03% 9,30%
65 0,28% 1,63% 3,21% 4,03% 5,10% 6,41%
66 0,85% 1,95% 3,30%

Quali pensioni non saranno tagliate?

Come anticipato inizialmente, nessun taglio è previsto per le pensioni di reversibilità e invalidità, né per le vittime del terrorismo o del dovere. Inoltre, la norma non riguarderà gli iscritti alle casse privatizzate dei liberi professionisti.


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