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I titoli illiquidi: cosa sono?

14 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 settembre 2018



Cosa sono i titoli illiquidi. Cos’è il questionario Mifid e quali sono i doveri della banca prima che tu acquisti un titolo. Consigli prima di procedere

Era una mattina di qualche anno fa. Sembra l’inizio di un romanzo, ma in realtà eri uscito di casa con uno scopo ben preciso: recarti in banca, nella tua agenzia fidata da tanti anni, dove tutti ti conoscevano e dove eri convinto di poter ricevere un’assistenza competente e sicura. In quell’occasione avevi intenzione di vincolare qualche piccolo risparmio e, comunicata la tua volontà, sei stato dirottato su dei cosiddetti titoli illiquidi. Nonostante non fossi a conoscenza o ben consapevole delle caratteristiche di questo prodotto finanziario, sei stato condotto al predetto investimento, firmando di tutto e di più, autorizzando la banca a procedere senza alcun indugio o condizione sospensiva, ecc, ecc. Purtroppo però, dopo un po’ di tempo, a giochi ormai fatti, ti sei accorto che hai perso tutto il capitale. Ebbene la tua (triste) storia corrisponde a quella di molte altre persone come te. Alcuni, addirittura, hanno ricevuto il suggerimento a procedere a questo acquisto, allo scopo di favorire l’ottenimento di un mutuo o di un finanziamento. Ed allora: cosa sono i titoli illiquidi e come si arriva all’acquisto degli stessi? Quali sono i doveri che la banca intermediaria deve assolvere in questi casi nei riguardi del cliente investitore? Quali sono gli accorgimenti che avresti dovuto o che devi adottare per evitare di incorrere in un incauto acquisto come quello appena descritto? Se sei interessato alle risposte, non devi far altro che continuare a leggere questo articolo.

Titoli illiquidi: in cosa consistono?

Viste le premesse è necessario definire i titoli illiquidi e chiarire in cosa consistono. Ebbene, la definizione giusta è quella derivante dalle raccomandazioni emanate in materia dalla Consob, secondo la quale comunicazione [1] si possono qualificare come titoli illiquidi quelli che comportano per il cliente/investitore delle forti difficoltà nello smobilizzo. In sostanza chi acquista questi prodotti finanziari (tra questi anche le azioni non quotate in borsa di una banca), difficilmente potrà svincolarli. Per questa ragione è necessario che la banca/intermediario adotti particolari cautele nell’avallare questo tipo d’investimento. Ebbene, tra i principali obblighi c’è sicuramente quello di profilare il cliente: ma cosa significa ciò?

Acquisto titoli: il questionario Mifid

I titoli azionari, e tra questi quelli illiquidi, sono molto pericolosi per l’acquirente comune. Il fattore rischio e cioè la possibilità che essi si rivelino un investimento negativo, è, infatti, alquanto elevata. Ovviamente, il risparmiatore comune non è in grado di conoscere realmente le caratteristiche dell’acquisto predetto e non ha la forza economica per reggere le perdite che a breve termine potrebbero concretizzarsi. In sostanza il gioco è troppo grande e pericoloso per essere affrontato da un utente non particolarmente esperto oppure semplicemente privo della necessaria capacità economica per ammortizzare le perdite patite. Le banche, purtroppo, spesso approfittano di tale situazione. Ne sono un esempio i tristemente famosi titoli azionari “spazzatura” che le banche, per liberarsene, spesso rifilano o hanno rifilato agli ignari clienti. Esempi eclatanti di tale pessima condotta sono stati in passato i bond argentini o i titoli Cirio e Parmalat. Ebbene, secondo una legge europea denominata Mifid (Market in Financial Instruments Directive, direttiva n. 2004/39/CE), ogni cittadino, prima di acquistare titoli, azioni od obbligazioni, deve completare e sottoscrivere un questionario, mediante il quale la banca è informata delle conoscenze del cliente sul mercato finanziario nonché del suo “profilo di rischio”. Attraverso tali informazioni, essa comprende qual è l’obiettivo d’investimento del cliente, se questi vuole affrontare un rischio basso o elevato, se la sua competenza ed esperienza in materia è alta o meno. Il predetto questionario prevede varie domande a risposta multipla. Si sceglie, tra quelle presenti e già scritte, quella individuata dal cliente, spuntando con la “x” il quadratino di riferimento. Ebbene, purtroppo, può accadere che lo scorretto dipendente di banca metta la cosiddetta “x” su una risposta diversa da quella fornitagli, in modo tale che dal complesso del questionario emerga un “profilo di rischio” del cliente molto più esperto di quello effettivo. Ovviamente, attraverso un’attenta lettura o una successiva verifica del questionario Mifid è possibile accorgersi delle descritte manipolazioni, chiedendo e ottenendo la rettifica e correzione delle stesse. Ma cosa succede se il cliente è ignaro e ignora e non si accorge di nulla? Succede che la banca, se è stato arbitrariamente costruito un “profilo di rischio esperto” può far acquistare al cliente dei titoli ad alto rischio.

Acquisto titoli: gli obblighi della banca

Entrando, maggiormente nello specifico, il cliente deve essere adeguatamente informato sulle operazioni d’investimento che compie. Il tutto deve avvenire nella massima trasparenza, evitando situazioni di conflitto d’interesse e sconsigliando acquisti non adeguati all’investitore. Occorre pertanto valutare le esigenze finanziarie del cliente, la sua capacità economica e la sua disponibilità al rischio [2].  La banca deve comportarsi con correttezza e trasparenza ed è obbligata ad acquisire dal cliente ogni informazione relativa alla sua esperienza in materia d’investimenti finanziari [3] Essa deve consegnare all’investitore un documento sui rischi generali degli investimenti finanziari [4] ed è obbligata a informarlo sulla presenza d’interessi che possano essere in conflitto, anche solo indirettamente, con quelli del cliente [5]. L’intermediario deve adeguatamente informare il cliente sulla natura e i rischi dell’acquisto in modo da consentire una scelta realmente consapevole [6]. La banca deve pertanto sconsigliare ogni operazione inadeguata alle caratteristiche del potenziale investitore, salvo che quest’ultimo non esprima, per iscritto, la sua intenzione di procedere ugualmente. Stesso discorso va fatto se si tratta di operazioni che la banca propone nonostante l’esistenza di un conflitto d’interessi [7].

Consigli pratici

Non me ne vogliano le banche, ma l’investimento in questa sede presenta molto spesso un duplice rischio:

  • quello legato all’investimento in sé per sé;
  • quello legato ad un acquisto inconsapevole.

È molto frequente, infatti, che il cliente venga indotto ad un investimento di cui non è minimamente pratico e/o esperto; magari viene convinto offrendogli in cambio qualche facilitazione su altri fronti (mutuo a favore del figlio, finanziamento, ecc). Ed allora se ti viene proposto qualche prodotto finanziario da acquistare, prima di procedere, fatti consegnare l’opuscolo informativo e tutte le informazioni scritte a riguardo. Quindi, riservati di concludere, eventualmente, l’operazione in un secondo momento. Dopodiché, recatoti a casa, verifica bene (su internet o preferibilmente con l’ausilio di un professionista, non ultimo il tuo legale di fiducia) su che cosa ti hanno proposto di investire in banca, quali sono i margini di rischio, come e se potranno essere svincolati questi prodotti, ecc. Se, invece, ti fidi ciecamente del tuo consulente bancario, è molto probabile che tutta la documentazione che ti faranno firmare sarà sufficiente per sollevarli da ogni responsabilità e non potrai avere conto e ragione di un acquisto di cui ti sei reso consapevole solo in un momento successivo (ferme restando, comunque, le responsabilità della banca/intermediario in ogni caso, come vedremo in un altro articolo).

note

[1] Com. Consob n. 9091104/2009.

[2] Art. 21, d.lgs. n. 58 del 1998.

[3] Art. 28, co. 1 lett. a, reg. Consob n. 11522 del 1998.

[4] Art. 28, co. 1 lett. b, reg. Consob n. 11522 del 1998.

[5] Art. 27 reg. Consob n. 11522 del 1998.

[6] Art. 28, co. 2, reg. Consob n. 11522 del 1998.

[7] Art. 27 reg. Consob n. 11522 del 1198.


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