Diritto e Fisco | Articoli

Centro sociale occupato: il Comune può sgomberarlo?

14 Agosto 2018
Centro sociale occupato: il Comune può sgomberarlo?

Non c’è usucapione ma neanche occupazione abusiva per chi invade un immobile del Comune con la consapevolezza e il tacito consenso dell’amministrazione.

Ti sarà certamente capitato di vedere, nella tua città, vecchi casolari abbandonati, capannoni “municipalizzati” o altre strutture in periferia divenute sede di centri sociali. Ti sarai chiesto perché e come mai il Comune tollera queste situazioni, per quale ragione non provvede allo sgombero di edifici a volte pericolanti e quali sono i motivi politici che portano la polizia a non prendere provvedimenti contro chi imbratta i muri e fuma liberamente. Sembrerebbe quasi che si tratti di “zone franche” dove la legge entra in punta di piedi dopo aver bussato almeno tre volte e, dopo un generico controllo, se ne va con altrettanta nonchalance. Com’è possibile occupare una struttura non propria e divenirne di fatti i proprietari? Una recente sentenza della Cassazione si è occupata di questo delicato problema, che racchiude in sé questioni di carattere sociale, politico e, se vogliamo, anche elettorale. Il Comune può sgomberare il centro sociale occupato? Vediamo cosa è stato detto in questa occasione.

Si può usucapire un centro sociale?

Avrai già sentito parlare del concetto di usucapione: chi occupa un bene altrui per almeno 20 anni con la consapevolezza e la tacita accondiscendenza del proprietario ne diventa titolare (leggi Usucapione: cos’è e come funziona). Senonché questo istituto non si può adattare ai beni del demanio pubblico. Non si può, ad esempio, acquistare la proprietà di una parte di strada solo perché ci si transita quotidianamente o per avervi parcheggiato l’auto da tempo immemore; non si acquista la titolarità di una spiaggia per avervi lasciato l’ombrellone per 20 estate di seguito, né si possono acquistare diritti su un terreno pubblico per averlo arato.

Questo significa che difficilmente è possibile rivendicare l’usucapione su un fabbricato di proprietà del Comune.

Si può sgomberare un centro sociale?

Ciò nonostante la Cassazione sposa una linea leggera contro chi “invade” gli immobili della P.A. e li utilizza, per molto tempo, alla luce del sole e con la piena consapevolezza del titolare. Il senso della sentenza è dunque: tolleranza uguale legittimazione. Cerchiamo di capire cosa è stato sancito dai giudici supremi.

Chi occupa un bene immobile del Comune con lo scopo di svolgere iniziative di utilità sociale e non si vede subito sfrattato può far leva su un consenso prestato dall’amministrazione in modo tacito ma comunque esistente e quindi valido. Risultato: non si può sgomberare il centro sociale se il Comune tollera l’occupazione per venti anni, di fatto legittimandola. È quella che viene comunemente detta “acquiescenza” o, tradotto in un linguaggio comune, accondiscendenza. Una sorta di “silenzio assenso” per usare un linguaggio improprio in questa sede ma che rende certamente l’idea.

Nessuna occupazione abusiva per il centro commerciale dopo molti anni

La Cassazione ha così respinto il ricorso del Pm riconoscendo la piena vittoria ai centri sociali. Un ex macello comunale nel quale si riunivano attivisti impegnati da anni in un’azione di contrasto contro l’inquinamento dell’immensa discarica abusiva della “terra dei fuochi” era stato sgombrato dalla polizia. Gli attivisti erano finiti sotto accusa. Il capo di imputazione è abbastanza scontato: occupazione abusiva. In più si sono aggiunte le contestazioni per imbrattamento e mancati interventi su edifici pericolanti.

Per quanto riguarda l’accusa di “occupazione abusiva”, l’assoluzione è scattata perché il Comune aveva prestato acquiescenza per 20 anni all’occupazione da parte degli attivisti, sostanzialmente legittimandola e impedendo la configurazione del reato. Gli edifici occupati da centri sociali che svolgono iniziative di utilità sociale con “l’acquiescenza” del proprietario dello stabile, ingenerando il convincimento della “legittimità dell’occupazione”, non possono essere sgomberati

Per quanto riguarda l’accusa di mancata messa in sicurezza, i lavori di consolidamento – argomentano i giudici supremi – spettano in ogni caso al titolare dell’immobile e non agli occupanti, anche se abusivi.

Quanto all’imbrattamento è un concetto nel quale non possono rientrare i murales in questione, né si conosce l’identità degli autori.


note

[1] Cass. sent. n. 38483/18 del 10.08.2018.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube