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Immigrazione in Italia: c’è razzismo o scarsa civiltà?

16 Agosto 2018 | Autore:
Immigrazione in Italia: c’è razzismo o scarsa civiltà?

Cosa c’è dietro i continui episodi di intolleranza? Ne parla lo psichiatra Vittorino Andreoli, in un’intervista alla Sir: «C’è un’ignoranza spaventosa».

Come definiresti una società all’interno della quale ogni giorno c’è almeno un episodio di violenza, fisica o verbale, ai danni di un immigrato o di chi appartiene ad una minoranza? Cosa penseresti di quella società se l’intolleranza venisse caldeggiata da chi sa di raccogliere il consenso di milioni di persone che seguono alla lettera le indicazioni del loro leader senza riflettere se siano o meno giuste? La caccia all’immigrato sarebbe una questione di razzismo o di scarsa civiltà? Per trovare una risposta, sicuramente bisogna andare oltre il singolo episodio e cercare di capire che cosa c’è sotto questo clima di intolleranza galoppante, che cosa ha lasciato scoperto il nervo della violenza gratuita nei confronti di chi è diverso. Comprendere perché si riesce ad essere incredibilmente individualisti quando conviene pensare solo a sé stessi e, allo stesso tempo, parte di un collettivo, quasi fosse un branco, quando si tratta di massacrare a parole o con i fatti chi viene disegnato come la colpa di ogni male senza nemmeno pensare se davvero è così.

I fatti quotidiani ci dicono, purtroppo, che queste considerazioni non hanno nulla di fantascientifico ma che fanno parte della realtà. A Pistoia, due tredicenni sparano ad un immigrato africano e tentano di giustificarsi dicendo che «è stato un atto di goliardia». Sul treno Milano-Cremona, la capotreno invita molestatori e rom a scendere dal convoglio «perché hanno rotto» ciò che si trova a circa 60 centimetri di altezza tra le gambe di un maschio. Mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini sentenzia che la capotreno andrebbe premiata, un viaggiatore denuncia il gesto e ora si trova minacciato da una folla virtuale nascosta dietro i monitor dei social network e incoraggiata dalle parole del vicepremier. A Napoli, uno chef del Mali con regolare permesso di soggiorno da due anni viene raggiunto all’addome da alcuni pallini sparati da un paio di ragazzi a bordo di un’auto. A Giulianova, in provincia di Teramo, un italo-senegalese descritto come l’esempio dell’integrazione sociale viene cacciato via da un impiegato dell’Asl dove si era recato per sapere come rinnovare il libretto sanitario: «Vattene via», si è sentito dire, «questo non è l’ufficio del veterinario». E poi, appunto, ci sono i social, Facebook in testa, dov’è facile fare il cecchino e uccidere la dignità degli altri nascosto dietro uno schermo. Che cosa ci è successo?

Razzismo o inciviltà: il valore della vita e della morte

In un’intervista all’agenzia di informazione religiosa Sir, il noto psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli prova a dare una risposta alla domanda «razzismo o scarsa civiltà nella caccia all’immigrato?» e lancia dei moniti pesanti come macigni. Il primo: «Non c’è più rispetto per l’altro, la morte è diventata banale, tanto che uccidere è una modalità per risolvere un problema».

Questa è la triste realtà, secondo Andreoli. Forse per molti il valore della vita equivale al valore di un videogioco in cui l’avversario è un nemico e l’unico modo per fermarlo è ucciderlo, fargli vedere chi siamo, fargli capire che abbiamo in pugno il joystick che deciderà il suo destino e, alle spalle, l’appoggio degli amici che ci incitano: «Dài, dài, non mollare, ammazzalo». Se uno non ha un nemico, continua Andreoli, «non riesce a caratterizzare sé stesso». Che senso avrebbe un movimento indipendentista senza un governo centralista? Che senso avrebbe di esistere chi vuole difendere l’ordine e la sicurezza se non ci fossero i delinquenti? Come dimostrerebbero la loro forza? Potrebbe esistere il bene senza il male, e viceversa? Così, il valore della vita precipita insieme a quello della morte. Il tutto, dice ancora Vittorino Andreoli, «favorito da partiti che sostengono l’odio, lo stesso agire sociale è fatto di nemici». Chi è diverso è un nemico. Come lo diventa? Basta dire che ci ruba i soldi, che ci porta via il lavoro, che non è alla nostra altezza perché appartiene ad un’altra razza. «Chi ha conosciuto la democrazia», ha scritto il direttore e fondatore di laleggepertutti.it Angelo Greco, «ora vorrebbe ucciderla valendosi dello stesso strumento. Inveisce, critica, oltraggia e aggredisce con cattiveria chi non la pensa come sé (al pari di certe ideologie assolutistiche di inizio del XX secolo)».

Razzismo o inciviltà: il valore della cultura

La caccia all’immigrato, come espressione di razzismo o di scarsa civiltà, potrebbe rispondere all’istinto di sopravvivenza. Ma l’uomo, come fa notare Andreoli, dovrebbe essere dotato anche di una cultura in grado di compensare e di frenare gli impulsi dettati dall’istinto animale dell’uomo. Dovrebbe, perché negli ultimi tempi – osserva il professore – la cultura che era stata costruita e basata sull’amore e sulla fratellanza «è completamente recitata ma non vissuta. Questo è un Paese, anche tutto l’Occidente, che sta regredendo alla pulsionalità, all’uomo pulsionale. Ciò che mi spaventa e mi addolora», ammette Andreoli, «è che per raggiungere una cultura ci vuole tanto tempo e la si può perdere in una generazione». Si fa in fretta quando si soffia sul fuoco dell’intolleranza e si perde l’occasione di conoscere altre storie, altre culture. Si rovescia addosso all’immigrato una buona parte delle nostre stesse colpe fino a portarlo all’esclusione. E così, conclude Andreoli il suo ragionamento, «stiamo diventando un popolo incivile».

Razzismo o inciviltà: il valore delle scelte e del rispetto

Non solo. Viviamo già in una società falsa che fa delle scelte stupide. «Bisogna cominciare a dire che questa nazione deve cercare di far emergere uomini e donne saggi, intelligenti» ammonisce Vittorino Andreoli. «Stiamo scegliendo i peggiori. C’è un’ignoranza spaventosa». Dare, quindi, un peso ed un valore alle proprie scelte in modo da avere l’occasione di spiegarsi e di capirsi, di avere la capacità di parlare ai giovani sulla via della cultura. E poi, dice ancora Andreoli, «educare e dimostrare quanta positività c’è in chi viene odiato per stimolare al rispetto nei suoi confronti». Ed ecco che torna la parola «rispetto», senza la quale arrivare al razzismo o alla scarsa civiltà è inevitabile e ogni tentativo di dialogo verrà ignorato. E ciò, conclude Angelo Greco, in barba a Voltaire che disse: «Non condivido le tue idee ma darei la vita affinché tu possa affermarle». Il rischio, conclude il direttore, è che con o senza Facebook «chi nasce col cervello di formica morirà come una formica

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Autore immagine: vittorinoandreoli.it


6 Commenti

  1. Il Prof. Andreoli non fa distinzione tra Immigrato e Clandestino, mio Padre era un Immigrato in Belgio e in Francia, il suo passaporto è ancora nel cassetto del mio comodino in camera; andò in Belgio con un nome e un cognome e con il suo lavoro doveva vivere lui e mantenere la sua famiglia in Italia, io in collegio, non viveva di assistenzialismo e se avesse commesso anche il più piccolo reato sarebbe stato rimpatriato. Egr. Proff. Andreoli, questi erano Immigrati; forse suo padre non le raccontava la vita di un Immigrato all’estero come fatto a me da mio Padre quando rientrò in Italia e come faceva mia suocera, la madre di mia moglie figlia di immigrati in Canada. A me è stato insegnato che quando si va a casa di altri ci si va chiedendo permesso e presentandosi; questo è il minimo che si dovrebbe fare; io dico sempre ben vengano gli Immigrati ma voglio sapere almeno chi sono e che abbiano un passaporto che dimostri che nel loro paese non hanno commesso reati. Qui non si tratta di immigrati si tratta del businnes di qualcuno a scapito di tanta povera gente a cui viene promesso un futuro d’orato in Italia e un bay pass per l’Europa. Credo che tanti di coloro che si oppongono a questa invasione irregolare siano semplicemente “anti schiavisti” e non anti immigrati.

  2. ma della densità, delle città alveari, degli ospedali con letti nei corridoi…delle code chilometriche, del traffico, delle città invivibili,,,forse siamo troppi…la Francia ha un territorio quasi doppio ed una popolazione inferiore di molto alla nostra,,,,con la parola razzismo si risolve tutto

  3. Andreoli, da psichiatra qual’é, vede il mondo in maniera filosofico-romanzata, e nella sostanza, con paroloni semicomprensibili e concetti arzigogolati dice tutto e nulla! La realtà, probabilmente, é ben diversa, anche se quasi mai le cose non sono quello che sembrano.

  4. Articolo oltremodo partigiano e miope volto ad eludere le reali ragioni dei comportamenti estremi assunti dagli italiani; non tiene in minimo conto dei livelli di esasperazione raggiunti dagli italiani di fronte ad una immigrazione incontrollata e spropositata infestata di orde delinquenziali; non estende la visuale alla progressiva sostituzione etnica in essere con sottesi intenti colonizzatrici.

  5. Tanti insistono usando quel che hanno fatto diventare un tormentone buono per tutte le stagioni: “italiani razzisti- hanno paura del diverso…”! Non è così! Intanto quel che più che altro è un sentimento di rivalsa l’ha scatenato la sinistra con la cieca sua incapacità di pianificazione e volontà di predominio. In ciò un papa venuto “dall’altro mondo” ha usato il cristianesimo come una stampella dei concetti rosso_marcio_catto_comunisti! In più, certi politici bugiardi hanno creato un clima sociale di sospetto! Invocare i freni inibitori come “controllori” degli italiani è una forzatura, infatti, i freni inibitori nei confronti dei reati che l’immigrato commette dovrebbero scattare in lui, ma ciò non avviene perché la sua cultura ha altra considerazione e valutazione della vita del singolo, e del sociale! Insomma, prof Andreoli, il tribale nel terzo millennio non può adattarsi ma solo tentare di imporsi, e la sua arma è la forza! La forza del numero! La forza fisica! La forza del primitivo!

  6. Il Prof.Andreoli forse, immerso nel suo tormentato quotidiano professionale, non ha chiara contezza di ciò che in realtà ci circonda, ed utilizzare terminologie altisonanti, metafore iperboliche (tanto care ai Radicali di Pannella) atte a giustificare le incapacità caltrone e a tratti delinquenziali di chi ha sinora governato, innescando la situazione attuale. E lo stesso Prof. perde in stima e in credibilità per mancanza di obiettività valutativa di chi, ai vertici di oganizazzioni politiche e/o professionali -guardacaso- si mpone sul piano della politica come se il mondo civile si fosse fermato lo scorso 4 marzo. Peccato

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