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Pa: licenziamento sprint, le responsabilità dei dirigenti

12 luglio 2017


Pa: licenziamento sprint, le responsabilità dei dirigenti

> Business Pubblicato il 12 luglio 2017



Il licenziamento sprint è al riparo dai ricorsi, varato il Decreto correttivo. Ecco cosa cambia per i dirigenti e la procedura definitiva.

Tempi duri per chi è beccato in flagrante a timbrare il cartellino per sé (o per altri) e poi va in palestra, a fare shopping, torna a letto oppure corre al secondo lavoro. Il decreto attuativo della riforma Madia [1]  fissa un tempo certo – 30 giorni – per decidere la sorte del dipendente pubblico colto sul fatto. In sostanza viene confermato il decreto legislativo ma si corregge il testo alla luce della sentenza [2] con cui la Corte Costituzionale a fine novembre 2016 aveva dichiarato parzialmente illegittima la riforma. In particolare la Consulta aveva imposto di ottenere l’intesa con regioni ed enti locali, al posto del semplice parere.

Le novità apportate alla riforma Madia

L’ultimo decreto correttivo arriva proprio in seguito a un accordo con gli Enti locali e mette la Pa al riparo dai ricorsi contro le procedure avviate in base al vecchio provvedimento (ricorsi che comunque continuano ad avere valore). In pratica il governo estende il concetto di «falsa attestazione» della presenza in servizio, stabilendo che si configura in presenza di «qualunque modalità fraudolenta».

 

L’ iter burocratico del licenziamento sprint

Ecco l’iter che segue il cosiddetto « licenziamento sprint » per i furbetti del cartellino: 

  • La riforma prevede che la «falsa attestazione» della presenza sul luogo di lavoro sia «punita» da subito con la sospensione del dipendente colto sul fatto entro e non oltre le 48 ore.
  • Insieme alla sospensione, al dipendente va inviata la contestazione scritta con la convocazione presso l’ufficio dei procedimenti disciplinari, che deve essere messa in calendario 15 giorni dopo per garantire il diritto alla difesa.
  • Entro 20 giorni dal l’avvio del procedimento, l’ente pubblico deve denunciare il lavoratore alla Procura regionale della Corte dei conti.
  • Alla scadenza del 30esimo giorno, l’assenteista deve essere licenziato.
  • In cinque giorni deve chiudersi anche l’azione di responsabilità carico del dipendente.

Rispetto al testo iniziale del governo, viene eliminato ogni automatismo di responsabilità penale per il dirigente. Se però questo fa finta di non vedere «si volta dall’altra parte» e non fa partire subito il procedimento disciplinare, può essere licenziato e rischia il reato penale (dunque il carcere da sei mesi a due anni per omissione di atti d’ufficio, rischio teorico con la sospensione condizionale della pena), ma ora a decidere è il giudice, non esiste più un collegamento diretto.

note

 [1] Dl n. 116 del 20.06.2016.

[2] Corte Cost. sent. n. 251 del 25.11.2016.

Autore immagine: Pixabay.com


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