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Occupazione abusiva

10 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 settembre 2018



Invasione di terreni o edifici: cos’è? Quando l’occupazione è abusiva e costituisce reato? Qual è il giudice competente? Quando occorre la querela e quando la semplice denuncia?

Sicuramente ti sarà capitato di dover ospitare in casa tua degli amici: all’inizio, tutto preso dai preparativi, eri contento ed eccitato per la novità; successivamente, però, dopo diversi giorni di accoglienza, hai cominciato a preoccuparti e non vedevi l’ora che i tuoi amici andassero via. L’ospite, come il pesce, dopo tre giorni puzza. Ebbene, se questa convivenza ti è sembrata, a lungo andare, un’invasione vera e propria, pensa a quanti sono andati via per le vacanze e, tornando, hanno trovato la propria casa occupata da altre persone; oppure a coloro che, un bel giorno, hanno dovuto constatare che il proprietario del fondo limitrofo ha superato i confini e si è impossessato illegittimamente di una parte di terreno, piantando alberi e costruendo edifici. In tutti questi casi si tratta di una vera e propria occupazione abusiva. In buona sostanza, possiamo descrivere l’occupazione abusiva come il comportamento illegittimo di chi, senza alcun titolo o autorizzazione, decide di entrare nella proprietà altrui e di rimanerci. Fin qui tutto chiaro; il problema, però, è che ottenere giustizia non è così semplice, soprattutto nelle ipotesi in cui il proprietario invaso non riesca a dimostrare chiaramente la sua titolarità oppure sia trascorso molto tempo dalla vicenda delittuosa. Eh sì, delittuosa: l’invasione abusiva è un reato sanzionato con la reclusione. Fatta questa doverosa premessa, se anche tu sei stato vittima di un’invasione oppure, al contrario, sei l’invasore, allora probabilmente questo articolo potrà esserti d’aiuto: scopriremo insieme tutto quello che c’è da sapere intorno al reato di occupazione abusiva.

Occupazione abusiva: cosa dice la legge?

Nell’introduzione abbiamo anticipato una cosa importante: l’occupazione abusiva è reato. Ovviamente, però, l’invasione arbitraria della proprietà altrui è sanzionata non solo penalmente ma anche civilmente. Se così non fosse, la persona danneggiata potrebbe sì ottenere la condanna del colpevole alla reclusione (o ad una multa), ma non riuscirebbe ad assicurarsi la restituzione della proprietà invasa. Infatti, devi sapere che il giudice penale può solamente condannare il reo alla pena prevista dalla legge, e cioè alla detenzione (reclusione o arresto) o al pagamento di una sanzione pecuniaria (multa o ammenda), ma non può obbligare il condannato a restituire un bene o a ripararlo.

Facciamo un esempio: se Tizio ruba a Caio dei gioielli e viene riconosciuto colpevole, il giudice condannerà Tizio al carcere, ma giammai potrà anche ordinargli di restituire il maltolto. Lo stesso accade nell’ipotesi di occupazione abusiva: se qualcuno invade la tua proprietà, ad esempio un terreno, e, a seguito della tua denuncia, viene condannato, nella sentenza redatta dal giudice penale non ci sarà scritto anche “si ordina di abbandonare il terreno illegittimamente invaso” o qualcosa del genere. La sentenza penale, in altre parole, non varrà come titolo esecutivo per “sfrattare” l’invasore. Per fare ciò, e cioè per ottenere il rilascio del tuo bene, dovrai adire il giudice civile, il quale potrà intimare all’invasore di cessare l’occupazione e di pagare il risarcimento del danno. Se il condannato non obbedirà spontaneamente, potrai ottenere con la forza questo risultato, nel senso che interverranno le autorità per dare esecuzione alla sentenza civile.

Occupazione abusiva: cos’è?

Vediamo com’è punita l’occupazione abusiva. Secondo il codice penale, chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da 103 a 1.032 euro. Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno evidentemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi [1].

L’occupazione abusiva è un delitto vero e proprio punito addirittura con la reclusione; come vedremo di qui a poco, però, trattandosi di reato devoluto, almeno in riferimento all’occupazione semplice, cioè a quella perpetrata da meno di cinque persone, alla competenza del giudice di pace, di fatto è impossibile che chi abbia commesso questo reato vada dietro le sbarre. Ma analizziamo meglio il reato di occupazione abusiva.

Occupazione abusiva: elemento oggettivo

L’occupazione abusiva è, innanzitutto, un reato che può essere commesso da chiunque: trattasi pertanto di reato comune, nel senso che la condotta incriminata può essere realizzata da qualsiasi individuo, senza necessità che rivesta una particolare qualità (ad esempio, quella di pubblico ufficiale, di parente della vittima, ecc.).

Parlavamo della condotta; in cosa consiste l’occupazione abusiva? Secondo la legge, risponde di questo reato chi invade arbitrariamente fondi o edifici altrui, al fine di occuparli o di trarne un profitto. In buona sostanza, la legge punisce l’invasione ingiustificata (arbitraria significa proprio questo, priva di titolo o di legittimazione) di beni immobili, quando essa abbia il fine specifico di realizzare un’occupazione duratura o, comunque, di ricavarne un vantaggio. La condotta colpevole, quindi, è l’invasione, che consiste non semplicemente nel mettere piede nella proprietà altrui, ma nel decidere di restarvi.

Di conseguenza, integra il reato di occupazione abusiva chi costruisce nel fondo altrui, oppure chi vi entra per coltivare o compiere altre operazioni a proprio vantaggio; ugualmente, commette questo reato chi, approfittando dell’assenza dei proprietari, forza la porta d’ingresso e comincia a vivere nell’abitazione altrui; oppure ancora chi occupa senza averne titolo un appartamento delle case popolari, anche se disabitato.

Occupazione abusiva: elemento soggettivo

Dal punto di vista soggettivo, perché si abbia occupazione abusiva occorre che l’invasore ponga in essere la propria condotta con il preciso fine di occupare o trarre profitto dagli immobili: bisogna, quindi, che l’autore agisca con dolo specifico, cioè con la consapevolezza non soltanto che la sua condotta sia illecita, in quanto l’invasione riguarda un bene non proprio, ma anche con lo scopo di trarre un concreto vantaggio dal proprio illecito. In pratica, ciò significa che non risponderà del reato di occupazione abusiva né colui il quale non sapeva affatto di essere entrato nella proprietà di altri, né tantomeno colui che vi è entrato senza, però, l’intenzione di rimanervi stabilmente oppure di trarne altra utilità (si pensi, ad esempio, a chi entra nel fondo di altri solamente per recuperare un proprio bene, ad esempio un pallone o un frisbee).

Occupazione abusiva: quanti tipi?

La legge prevede due tipologie di occupazione abusiva: una che potremmo definire “semplice”, corrispondente alla descrizione che finora ne abbiamo fatta, e una “complessa” caratterizzata dal fatto che gli invasori sono più di cinque persone, di cui una almeno armata in modo evidente, ovvero sono più di dieci persone, in questo caso anche prive di armi. Qual è la differenza tra il primo tipo di occupazione e il secondo? Approfondiamo.

Occupazione abusiva: procedibilità

Innanzitutto, mentre all’occupazione abusiva semplice può essere applicata, alternativamente, la pena della reclusione o quella pecuniaria, nel caso di invasione da parte di più persone le pene si cumulano, nel senso che si applica sia quella detentiva che quella economica.

In secondo luogo, l’occupazione abusiva che abbiamo definito “semplice” è perseguibile solamente a querela di parte, mentre l’altra d’ufficio. Cosa significa? Vuol dire che, mentre per l’invasione perpetrata da meno di cinque persone è necessario che la vittima del crimine manifesti espressamente la volontà che gli autori del reato vengano puniti, sporgendo querela dinanzi alle autorità competenti (carabinieri, polizia, ecc.) entro tre mesi dal compimento del crimine, nell’ipotesi di invasione commessa da più di cinque persone (di cui una evidentemente armata) o addirittura da più di dieci, chiunque può denunciare il delitto commesso, anche il passante che ha involontariamente assistito al crimine o le stesse autorità che ne hanno avuto conoscenza diretta. La distinzione è importante, in quanto:

  • i delitti procedibili a querela (come, appunto, l’occupazione abusiva semplice) non possono essere puniti se la querela non è sporta personalmente dalla persona offesa (o, su espressa delega di questi, da altra persona autorizzata). Inoltre, la querela ha un termine, nel senso che deve essere presentata entro tre mesi dal crimine avvenuto, e può essere successivamente ritirata;
  • i delitti procedibili d’ufficio, invece, possono essere denunciati da chiunque senza limiti di tempo. Una volta intrapreso il procedimento, non è più possibile ritirare la denuncia sporta.

Occupazione abusiva: competenza

Infine, ultimo riflesso di questa distinzione è ravvisabile nella diversa competenza giudiziaria: il processo per l’occupazione abusiva semplice si tiene davanti al giudice di pace, mentre l’altra davanti al tribunale monocratico. La differenza è di assoluto rilievo: il giudice di pace, infatti, non può mai condannare alla reclusione, con l’importantissima conseguenza che il reo non andrà mai dietro le sbarre. Nello specifico, per il reato di occupazione abusiva di competenza del giudice di pace la legge prevede, nel caso di condanna, la pena della multa da 258 a 2582 euro, ovvero la pena della permanenza domiciliare da sei a trenta giorni o, ancora, la pena del lavoro di pubblica utilità per un periodo da dieci giorni a tre mesi.

Per l’occupazione abusiva commessa da più persone (più di cinque, se una di esse porta con sé in modo visibile un’arma, oppure più di dieci), in quanto rientrante nella competenza del tribunale monocratico, le pene sono quelle che abbiamo sopra indicato al momento della descrizione della fattispecie tipica, e cioè la reclusione fino a due anni e la multa da 103 a 1.032 euro.

Infine, va detto che l’occupazione abusiva semplice rientra eccezionalmente nella competenza del tribunale monocratico (con tutte le conseguenze che ne derivano in punto di sanzioni) ed è procedibile d’ufficio quando l’invasione ha avuto ad oggetto immobili pubblici o destinati ad uso pubblico [2]: si pensi a chi si appropria senza averne titolo di un alloggio di appartenenza dell’istituto autonomo case popolari, oppure a chi pianti degli alberi in un fondo comunale.

Occupazione abusiva: è reato permanente?

Giunti a questo punto, va fatta una considerazione conclusiva. Il più delle volte, il l’occupazione abusiva si manifesta sotto forma di reato permanente. Cosa significa? Per definizione, un reato è permanente quando, per integrarsi, occorre che la condotta del reo si protragga per un periodo di tempo apprezzabile. Facciamo un esempio: se Tizio chiude in una stanza Caio per alcuni secondi, sicuramente non avrà commesso un sequestro di persona; al contrario, se Caio resta imprigionato per una giornata intera, allora sì che Tizio potrà rispondere di sequestro, in quanto avrà privato la vittima della propria libertà personale per un periodo di tempo rilevante. Lo stesso accade per l’occupazione abusiva: perché qualcuno possa rispondere di questo delitto occorre che l’invasione, per quanto arbitraria sia, si protragga nel tempo.

Ora, accade che molte volte chi invade un immobile altrui “pianti le tende”, nel senso che non ha la minima intenzione di schiodare. In questi casi, il reato è permanente nel senso che non cessa di esistere fintantoché l’invasore non se ne sia andato, ad esempio su ordine dell’autorità giudiziaria. Ciò ha un riflesso molto importante sulla perseguibilità concreta del reato: abbiamo detto, infatti, che l’occupazione è normalmente procedibile a querela di parte, nel senso che occorre che la persona offesa vada dai carabinieri a sporgere querela entro tre mesi dal fatto. Orbene, il termine di proponibilità della querela (tre mesi) comincia a decorrere solamente dal momento in cui la condotta colpevole sia cessata. Quindi, se l’invasore è ancora nel tuo terreno o nella tua abitazione, non avrai limiti di tempo per presentare la querela, visto che i tre mesi cominciano a scorrere dal momento in cui l’invasore se ne sia andato.

La permanenza del reato rileva anche sotto un altro profilo: quello della prescrizione. L’occupazione abusiva, in quanto delitto punito con pena inferiore ai sei anni, si prescrive in sei anni che decorrono dalla cessazione della condotta. Quindi, se l’occupazione è ancora in essere, il reato non si prescriverà mai perché, come detto, il tempo utile a far maturare la prescrizione iniziano dal momento in cui la condotta delittuosa è cessata.

Occupazione abusiva: tutela civile

Nel primo paragrafo di questo articolo abbiamo detto che la tutela penale, molte volte, è insufficiente a far ottenere al proprietario il bene occupato; occorre quindi rivolgersi al giudice civile. In particolare, con una causa di tipo civile è possibile attivarsi promuovendo le cosiddette azioni petitorie, ossia quelle a difesa del legittimo titolare dell’immobile occupato: ad esempio, attraverso l’azione di rivendicazione [3] si può domandare la restituzione del bene occupato quando chi vi si è insediato non aveva, dall’origine, alcun titolo per risiedere nell’immobile. Nel caso in cui, invece, l’occupante avesse inizialmente diritto a godere del bene, diritto che poi è venuto meno, come nel caso di un contratto di affitto scaduto, per ottenere la liberazione dell’edificio occorrerà proporre una domanda di restituzione oppure, nel caso di finita locazione, lo sfratto [4].

note

[1] Art. 633 cod. pen.

[2] Art. 639-bis cod. pen.

[3] Art. 948 cod. civ.

[4] Art. 561 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com

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