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Pensione: come andare

15 Agosto 2018 | Autore:
Pensione: come andare

Come smettere di lavorare: pensione di vecchiaia, anticipata, di anzianità, requisiti per chi non ha contributi prima del 1996, deroghe e scorciatoie.

Quando vado in pensione? Questa è una domanda che ci si ripete sempre più spesso, complice un mercato del lavoro capace di offrire impieghi, in gran parte dei casi, precari e stressanti. Per di più, le ultime riforme delle pensioni hanno alzato l’età pensionabile, obbligando a lavorare, nonostante l’età avanzata, chi ha pochi contributi, o meglio chi possiede meno di 42 anni e 10 mesi di contributi, se uomo, o 41 anni e 10 mesi, se donna: questi sono i requisiti per la pensione anticipata, requisiti peraltro destinati ad alzarsi di 5 mesi dal 2019, come l’età pensionabile. Quel che molti non sanno, però, è che ad oggi sopravvivano parecchie deroghe e scorciatoie, che consentono di pensionarsi con requisiti agevolati: ad esempio le cosiddette deroghe Amato, che permettono di raggiungere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi. Alcune pensioni agevolate sono state introdotte dalla legge Fornero di riforma della previdenza, come la pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi, con 20 anni di contributi. La possibilità di anticipare la pensione è stata poi recentemente offerta con alcuni strumenti nuovi, come l’Ape sociale, l’Ape volontario e la pensione anticipata precoci. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla pensione: come andare, quali tipi di trattamento si possono ottenere, quali sono i requisiti per uscire dal lavoro.

Quali sono i requisiti per andare in pensione?

I requisiti principali richiesti per andare in pensione riguardano gli anni di contributi e l’età. Per la pensione di vecchiaia, ad esempio, sono attualmente richiesti 66 anni e 7 mesi di età più 20 anni di contributi. I requisiti cambiano non solo a seconda del tipo di pensione, ma anche della categoria di appartenenza: se, ad esempio, non si possiedono contributi prima del 1996, quindi si appartiene alla categoria dei lavoratori assoggettati al calcolo interamente contributivo della pensione (che, a differenza del vecchio calcolo retributivo, risulta di solito penalizzante, in quanto non si basa sugli ultimi stipendi o redditi, ma solo sui contributi accreditati), per ottenere la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi è necessario che il trattamento superi una determinata soglia minima, pari a 1,5 volte l’assegno sociale. In caso contrario, per la pensione si devono attendere i 71 anni.

Ci sono delle pensioni che richiedono il solo requisito contributivo, come la pensione anticipata, per la quale ad oggi, come abbiamo già esposto, occorrono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. La pensione anticipata ordinaria, per fortuna, non richiede una soglia minima di assegno ai lavoratori privi di contributi al 1996, ma il solo requisito di contribuzione. È invece la pensione anticipata contributiva, quella che si può ottenere a 63 anni e 7 mesi di età e con 20 anni di contributi, a richiedere una pensione minima, pari addirittura a2,8 volte l’assegno sociale.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono i requisiti per ottenere la pensione, riguardo alle principali tipologie di trattamento.

Come andare in pensione di vecchiaia?

La pensione di vecchiaia, come abbiamo esposto, prevede il raggiungimento di una certa età ed allo stesso tempo il raggiungimento di una determinata soglia di contributi versati, assieme alla maturazione di un assegno minimo (quest’ultimo requisito, però, come già detto è previsto per i soli lavoratori privi di contributi al 31 dicembre 1995). Come si va in pensione di vecchiaia? Fino al 31 dicembre 2018, questa pensione si può ottenere con 66 anni e 7 mesi di età e con almeno 20 anni di contribuzione versata, compresi i contributi figurativi (maternità, servizio militare, disoccupazioni, casse integrazioni e malattia), volontari e da riscatto. Questo tipo di pensione si può raggiungere anche attraverso il cumulo dei contributi, cioè sommando la contribuzione presente in gestioni previdenziali differenti.

Dal 1° gennaio 2019 l’età pensionabile sale di 5 mesi, e risulta dunque pari a 67 anni; resta invece invariato il requisito pari a 20 anni di contributi previdenziali, non soggetto all’applicazione dell’adeguamento all’aspettativa di vita. Più sale la vita media degli italiani secondo le stime Istat, più salgono i requisiti per andare in pensione: dopo il biennio 2019-2020, è difatti previsto l’aumento dell’età pensionabile di 3 mesi ogni biennio, salvo decrementi o stabilità della speranza di vita media.

L’età per la pensione di vecchiaia resterà ferma al requisito di 66 anni e 7 mesi di età solo per gli addetti ai lavori gravosi, ma questi dovranno possedere, perché possano ottenere il congelamento dell’età pensionabile, almeno 30 anni di contributi e non i 20 normalmente richiesti.

Per i dipendenti del settore privato, con invalidità pensionabile riconosciuta almeno pari all’80%, è possibile ottenere la pensione di vecchiaia anticipata, a 55 anni e 7 mesi per le donne e 60 anni e 7 mesi per gli uomini, previa attesa di una finestra di 12 mesi. Dal 2019, i requisiti salgono rispettivamente a 56 anni ed a 61 anni di età.

Chi rientra in una delle tre cosiddette deroghe Amato, inoltre, può ottenere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi.

Come aumentano i requisiti per la pensione?

Ad oggi, la normativa prevede che la pensione sia adeguata periodicamente alla speranza di vita, con aumenti biennali dei requisiti dal 2019. Gli adeguamenti previsti nelle apposite tabelle allegate alla legge Fornero possono essere però disattesi, sia nel caso in cui la speranza di vita media riscontrata sia maggiore rispetto alle proiezioni, sia nel caso in cui invece si registrino decrementi nell’aspettativa di vita media: in quest’ultima ipotesi, però, i requisiti previsti per la pensione non possono mai diminuire, ma vengono soltanto bloccati per un biennio.

A partire dal 2021, l’aspettativa di vita sarà calcolata considerando la media del biennio immediatamente precedente, confrontata con la media del biennio ancora anteriore; per il 2021, ad esempio, l’aspettativa di vita dovrebbe essere calcolata sulla base della media del biennio 2018-2019, confrontata con la media del biennio 2016-2017: l’eventuale aumento determinerebbe un incremento dei requisiti per la pensione legati all’aspettativa di vita sul biennio 2021-2022.

Nel caso invece in cui si riscontri una diminuzione della speranza di vita media, il decremento dei requisiti per la pensione sarà scomputato nella verifica per il biennio successivo: non ci sarà quindi un calo dell’età pensionabile, ma solo un congelamento dei requisiti. L’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, in ogni caso, continuerà a essere verificato ogni due anni.

Come andare in pensione di vecchiaia contributiva?

La pensione di vecchiaia, per chi non ha contributi versati prima del 1996, si può anche ottenere anche con 70 anni e 7 mesi di età e 5 anni di contributi: in questo caso non sono previste soglie minime di accesso. L’assegno di pensione può dunque risultare molto basso, senza che questo impedisca il pensionamento: tuttavia, dato che il trattamento risulta calcolato col sistema interamente contributivo, non si ha diritto all’integrazione al minimo. Dal 2019 questa pensione si potrà ottenere con 71 anni di età.

Perché chi non possiede contributi prima del 1996 ha diritto a pensioni diverse?

Chi non possiede contributi alla data del 31 dicembre 1995 è detto “contributivo puro” perché ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione. Il calcolo della pensione, difatti, funziona in questo modo: chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 ha diritto al calcolo retributivo, che si basa cioè sulle ultime retribuzioni o redditi, fino al 31 dicembre 2011.

Chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, invece, ha diritto al calcolo retributivo solo fino a questa data, poi al calcolo contributivo: in questi casi parliamo di calcolo misto.

Chi non possiede contributi alla data del 31 dicembre 1995 come abbiamo detto ha diritto al calcolo integralmente contributivo, che si basa sui soli contributi accreditati e sull’età pensionabile. La legge Fornero ha riservato un trattamento parzialmente diverso a chi si trova nel regime contributivo, offrendo, da una parte, l’accesso a pensioni agevolate, come la pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi di età e la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi, ma, dall’altra, aggiungendo ulteriori requisiti per ottenere alcune pensioni, come il vincolo di un trattamento pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale per raggiungere la pensione di vecchiaia ordinaria.

Come andare in pensione anticipata?

Con l’entrata in vigore della riforma Fornero, la pensione di anzianità, collegata agli anni di contributi posseduti, è stata sostituita dalla pensione anticipata. Ad oggi, gli uomini raggiungono la soglia utile alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi previdenziali accreditati, mentre per le donne il requisito è pari a 41 anni e 10 mesi di contribuzione. Dal 2019 è previsto l’aumento di 5 mesi dei requisiti: serviranno pertanto 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. Non sono previsti limiti di età, come abbiamo osservato, per questo tipo di pensione anticipata, che può essere raggiunta anche attraverso il cumulo dei contributi: sono ammessi, però, non più di 5 anni di contributi figurativi.

Come andare in pensione anticipata contributiva?

La pensione anticipata, per chi non ha contributi versati prima del 1996, come abbiamo già esposto si può anche ottenere anche con 63 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi: in questo caso, però, il trattamento deve risultare almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè almeno pari a 1.268,40 euro (valore per l’anno 2018). Dal 2019 il requisito di età cambia e sale a 64 anni.

Come andare in pensione anticipata per i lavoratori precoci?

I lavoratori precoci, cioè coloro che possiedono più di 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del 19° anno di età, possono ottenere la pensione anticipata con soli 41 anni di contributi.

Hanno diritto alla pensione anticipata agevolata, però, soltanto coloro che possiedono contributi anteriori al 1996 ed appartengono a delle specifiche categorie tutelate: disoccupati di lungo corso, caregiver, invalidi dal 74%, addetti ai lavori gravosi e addetti ai lavori usuranti. Per approfondire: pensione anticipata lavoratori precoci.

Dal 2019 il requisito contributivo aumenterà a 41 anni e 5 mesi. È probabile, però, che il nuovo governo istituisca una nuova tipologia di pensione anticipata con 42 anni di contributi, o pensione quota 42, accessibile a tutti i lavoratori, anche non precoci.

Come andare in pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti?

Dal 2011 la normativa previdenziale ha previsto una particolare categoria di lavoratori ai quali si applicano soglie di uscita per la pensione agevolate: si tratta degli addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.  Nel dettaglio, sono considerati addetti a lavori usuranti coloro che svolgono una delle seguenti mansioni:

  • lavori in galleria, cava o miniera: sono comprese anche le mansioni svolte prevalentemente e continuativamente in ambienti sotterranei;
  • lavori in cassoni ad aria compressa;
  • lavori svolti dai palombari;
  • lavori ad alte temperature;
  • lavorazione del vetro cavo;
  • lavori di asportazione dell’amianto;
  • lavori svolti prevalentemente e continuativamente in spazi ristretti: la norma si riferisce, in particolare, ad attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale, e, per spazi ristretti, intende intercapedini, pozzetti, doppi fondi, blocchi e affini;
  • conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo, con capienza superiore a 9 posti;
  • lavori a catena o in serie: sono comprese anche le ipotesi di chi sia vincolato all’osservanza di un determinato ritmo produttivo, o la cui prestazione sia valutata in base al risultato delle misurazioni dei tempi di lavorazione.

Il beneficio della pensione di anzianità spetta:

  • se l’attività usurante è stata svolta per almeno 7 anni, negli ultimi 10 anni di vita lavorativa;
  • se l’attività usurante è stata svolta per almeno metà della vita lavorativa.

Il beneficio della pensione di anzianità riconosciuto agli addetti ai lavori usuranti, ad ogni modo, non è strettamente limitato a chi svolge una delle mansioni elencate, ma è esteso alle mansioni particolarmente logoranti in base all’orario di lavoro: rientrano nell’agevolazione difatti anche i lavoratori che svolgono turni notturni.  Ma quali sono i requisiti di pensione per gli addetti ai lavori usuranti e notturni?

La pensione in regime di lavoro usurante o notturno è anticipata rispetto alle normali soglie oggi in vigore per le altre prestazioni pensionistiche: si va infatti in pensione con quota 97,6, con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi versati (il requisito di età aumenta per chi possiede anche contributi da lavoro autonomo e per ha svolto lavoro notturno per meno di 78 notti l’anno). Tra l’altro su questa particolare misura non si applicano gli inasprimenti per l’aspettativa di vita e pertanto anche nel 2019 le soglie di uscita dal lavoro resteranno le medesime.

Come andare in pensione con la quota 100?

Secondo le recenti proposte del governo, dal 2019 dovrebbe essere possibile andare in pensione con la quota 100, ossia quando la somma dell’età e degli anni di contributi risulta almeno pari a 100. Dovrebbe essere prevista, però, una soglia di età minima pari a 64 anni, ed una soglia contributiva minima pari a 36 anni.

Inoltre, per coloro che hanno diritto al calcolo retributivo sino al 2011, dovrebbe essere previsto il calcolo contributivo dal 1996, come per chi ha diritto al calcolo misto. Alcune proposte parlano addirittura di un ricalcolo totalmente retributivo, altre ancora di un maxi-incentivo per chi resta al lavoro nonostante abbia maturato i requisiti per la pensione anticipata quota 100. La normativa dovrebbe essere definita all’interno della prossima legge di bilancio.

Come andare in pensione con la quota 41?

La quota 41, cioè la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, come abbiamo visto è già prevista per i lavoratori precoci. Dal 2019, in base alle proposte del governo, questa pensione dovrebbe essere estesa anche ai lavoratori non precoci, e addirittura ai non appartenenti alle categorie tutelate. Potrebbe però diventare quota 42, ossia richiedere 42 anni di contributi per l’accesso.

Come andare in pensione col salvacondotto?

Ad oggi sopravvive una deroga alla legge Fornero, chiamata salvacondotto.  La pensione con questo particolare scivolo si ottiene, ad oggi, per i soli nati sino al 31 dicembre 1952, con 64 anni e 7 mesi di età e con 35 anni di contributi accreditati (per le donne ne bastano 20). Bisogna però allo stesso tempo avere raggiunto i 35 anni (o 20 anni) al 31 dicembre 2012 ed alla stessa data possedere la quota 96. Per approfondire: pensione col salvacondotto.

Come andare in pensione con l’Ape

Sino al 31 dicembre 2018 è ancora possibile andare in pensione con l’Ape sociale. L’Ape sociale è un assegno mensile, a carico dello Stato, che può essere richiesto a partire dai 63 anni di età e che sostiene il lavoratore fino al perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia, sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi. L’assegno è uguale alla futura pensione, ma non può superare 1.500 euro mensili.

Possono accedere all’Ape sociale, nello specifico, i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla gestione Separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

Per accedere all’anticipo pensionistico sono necessari 30 anni di contributi per i caregiver, i disoccupati e gli invalidi dal 74%, mentre sono necessari 36 anni di contributi per gli addetti ai lavori gravosi. Per approfondire: Ape sociale, che cosa cambia.

Dal 2019, l’Ape sociale non potrà essere più richiesta, ma si potrà comunque richiedere, a 63 anni e 5 mesi di età, l’anticipo pensionistico volontario, o Ape volontario, attraverso un prestito della banca.

Come andare in pensione con l’opzione Donna?

L’opzione donna è una misura a favore delle lavoratrici con 57 anni di età (58 se autonome) e 35 anni di contributi. Con questi requisiti, le donne possono pensionarsi, accettando però il ricalcolo contributivo dell’assegno. I requisiti, tuttavia, devono risultare già raggiunti al 31 dicembre 2015: probabilmente, l’opzione Donna sarà prorogata a breve, ma non si sa ancora se i requisiti resteranno gli stessi o saranno modificati.

Come andare in pensione con la salvaguardia?

Tra i vari interventi volti a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero è stata ipotizzata anche la proroga delle salvaguardie.

In particolare, dovrebbe essere attuata una nona salvaguardia per consentire la pensione con le vecchie regole, cioè con le regole precedenti all’entrata in vigore della Legge Fornero: di anno in anno, a partire dal 2012, data di entrata in vigore della Riforma Fornero, si sono difatti succeduti otto decreti di salvaguardia.

La nona salvaguarda dovrebbe tutelare le stesse categorie beneficiarie dell’ultima salvaguardia, ossia:



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3 Commenti

  1. se una donna non ha abbastanza contributi che ha lavorato solo un paio di anni in campagna avrà il diritto di una pensione di vecchiaia?

  2. ho solo lavorato un paio di anni, dopo il matrimonio poi sono arrivati i figli e ho smesso, ho diritto ad una pensione di vecchiaia?

  3. I più penalizzati sono le partite IVA che apportano alla gestione separata, considerati dei veri lavoratori neanche di serie di B, addirittura di serie Z. Purtroppo coloro che apportano a gestioni diverse, ed in particolare alla gestione ordinaria INPS ed alla gestione separata INPS, la sensazione di forte penalizzazione è molto elevata. Si potrebbe ipotizzare la totalizzazione o il cumulo, mentre resta un rebus l’ipotesi della quota 100 per i casi di versamento alla gestione separata INPS, dopo aver apportato precedentemente alla gestione ordinaria.

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