Donna e famiglia | Articoli

Anoressia e bulimia: cause e rimedi

3 settembre 2018 | Autore:


> Donna e famiglia Pubblicato il 3 settembre 2018



Disturbi Psicogeni dell’Alimentazione (D.A.P.): cosa porta un giovane a voler essere magro a tutti i costi?

La ricerca della perfezione ha portato tante distorsioni nel mondo moderno: dal lavoro alla famiglia, dall’uso smodato di integratori e farmaci. Ma soprattutto nei rapporti col cibo l’uomo ha modificato le sue impostazioni. Anoressia e bulimia sono purtroppo termini che abbiamo letto – e in alcuni casi conosciuto direttamente o indirettamente – un po’ tutti. Un problema grave: chi lo ha visto conosce quanto possa essere una prigione da cui è impossibile uscire se non con il ricorso all’ospedale. Ma quali sono le cause e rimedi dell’anoressia e della bulimia? Di tanto ci occuperemo in questo articolo.

Anoressia: cos’è?

Anoressia, fragili come farfalle. In sottofondo una musica, trascinante, malinconica, Emotional di Wolftron, accompagna il video: The Mirror – Lo Specchio, creato da un sito svedese contro l’anoressia.

Una ragazza vede riflesso il suo corpo ma è una percezione distorta della sua immagine e delle sue forme che in realtà sono ridotte a pelle e ossa. In slip e reggiseno vede solo fianchi troppo larghi, pancia troppo sporgente, gambe troppo grosse ma in realtà ciò che si vedono sono le costole, tutte le ossa simili allo scheletro che si studia nelle aule di Anatomia. Declama di essere grassa con una convinzione che spiazza e con una sofferenza che si può toccare. Lo sguardo davanti al suo specchio inquisitore, le fa perdere la speranza di poter cambiare la situazione, di poter essere finalmente bella e desiderabile. Dentro quella ragazza, così come in tante altre in compagnia di coetanei di sesso maschile, c’è una belva annidata nel corpo, un dolore sordo, senza espressione, senza parole. Vivono una sorta di delirio gioivo: l’anoressia è la malattia dell’anima che non ha fame di cibo ma di amore e sicurezza.

L’anoressia (dal greco anorexia, an-priv e orexis-appetito) è un disagio in cui la persona coinvolta si rifiuta di mangiare del cibo per motivi diversi. Il termine più usato è anoressia nervosa dove il rifiuto è dovuto alla paura di ingrassare o di apparire grassa e quindi imperfetta agli occhi degli altri.

Comunemente è considerata una malattia del mondo industrializzato, una sindrome culturale, anche se i primi casi riconosciuti risalgano a epoche antecedenti. Nel Medioevo, in cui i valori religiosi erano ben radicati, un comportamento di volontario rifiuto ad alimentarsi era accettato a livello sociale e visto come una virtù, un traguardo spirituale da raggiungere; si parlava, infatti, di “digiuni ascetici” e di conseguente mortificazione del corpo, lontano da ogni desiderio di piacere terreno.

La scoperta della malattia è fatta risalire alla seconda metà dell’ottocento, quando fu pubblicato il primo referto di due pazienti – una ragazza e un ragazzo minorenni – che, in assenza di manifeste patologie, rifiutavano di mangiare. Il dottor Morton definì tale disturbo: emaciazione nervosa. Pochi anni dopo fu posta l’attenzione al legame psicopatologico e al ruolo importante svolto dalla famiglia sullo sviluppo di tale malattia.

Anoressia e bulimia: disturbi dell’alimentazione

Il nome tecnico di Anoressia, quando il cibo viene evitato e Bulimia quando invece viene ingerito in maniera coatta, sono definiti come Disturbi Psicogeni dell’Alimentazione (D.A.P.).

I sintomi diagnostici sono: una magrezza estrema (volontaria e non costituzionale), il rifiuto di oltrepassare un limite di peso, una forte paura di ingrassare anche se in visibile sottopeso, eccessivo sport, amenorrea (scomparsa del ciclo mestruale) da almeno tre cicli dal menarca, ansia e depressione. Nel nuovo sistema di classificazione delle malattie (DSM), il criterio di amenorrea è stato eliminato dall’elenco diagnostico perché ormai è un disturbo che riguarda anche i maschi. Secondo la gravità e la durata della malattia, ci possono essere alterazioni a livello elettrolitico, minerale, cardiaco, dell’osso, addirittura a livello cerebrale con l’atrofia, cioè la riduzione della massa muscolare non solo a livello del corpo ma anche del cervello. Nel sesso maschile è maggiormente espresso un altro problema collegato all’immagine del corpo, chiamata anoressia inversa o bigoressia, per cui l’ideale non è quello di apparire magri ma più muscolosi, si parla in questo caso di dismorfia muscolare. L’attenzione è rivolta soprattutto alle dimensioni delle spalle, della vita e delle anche. Questo li conduce spesso a non arrivare a perdite di peso gravemente invalidanti come nei casi femminili. Gli uomini inquadrabili in questa sindrome praticano in modo assiduo e compulsivo il body building, sport che appunto permette di sviluppare in maniera considerevole la massa muscolare. L’interesse per l’anoressia al maschile si è sviluppato solo di recente poiché l’anoressia è stata sempre considerata la malattia delle donne oppure se manifestata al maschile, legata a condizioni di effeminatezza e omosessualità.

Anoressia e bulimia: le origini del male

Anoressia e bulimia sono un male grande, profondo, complicato, ha la perfidia di attecchire preferibilmente sul terreno fertile di personalità ricche e complesse, di ragazze sensibili, intelligenti e profonde. C’è tutto il dolore che questa malattia scaraventa l’anima. C’è l’illusione di controllare tutto e tutti, controllando il

proprio corpo, finendo però solo a smarrire se stessi e rimanere soli. C’è il desiderio struggente e muto di chiedere aiuto e, nello stesso tempo gli altri, in modo particolare la madre, sono respinti e temuti.

Cosa porta un minorenne a voler essere magro a tutti i costi?

Che cosa porta di questi tempi, un adolescente a voler diventare invisibile? L’adorazione della magrezza, una sorta di tirannia della snellezza. Il corpo è il contatto immediato quello che vede il mondo, è la prima parte di noi a essere conosciuta dagli altri. E’ un rigido modello culturale dove se non incarni certe caratteristiche, spesso si è vittime di prese in giro e critiche, in questo modo è facile che in un adolescente debole, impressionato dalle immagini televisive e dalle passerelle, dove la magrezza estrema è solo business, scatti l’esigenza di controllare i suoi impulsi primordiali. Da qui, inconsciamente si rifugia nel rifiuto del cibo, per provare una sensazione d’indipendenza ma nello stesso tempo cadono nella dipendenza delle immagini di donne e uomini perfetti che felici poi non sono. Cominciano a questo punto a tenere in maniera minuziosa e maniacale il calcolo delle calorie ingerite e dei valori calorici di ogni singolo alimento confrontandosi tramite siti web, con altre ragazze su quante calorie in meno hanno potuto consumare, di quanto sono state brave quel giorno e comunicarlo a chi vive la stessa esperienza. Le persone sofferenti di questa malattia si concedono di parlare con enfasi, anche fanatica, di quello che loro stesse vedono come cardine della loro vita: il corpo e il cibo. Un vero e proprio stile di vita quindi, contrassegnato, da un canone estetico e dalla rigida disciplina dell’autocontrollo.

Arthur Schopenauer scriveva che fra il corpo, la volontà e l’irrazionalità esiste una chiave di lettura. La tirannia della magrezza implica un dualismo che non riguarda solo la mente quanto la volontà anteposta al corpo. Quando una persona in maniera ossessiva vuole raggiungere la magrezza estrema rinunciando al cibo, lo fa per un atto di volontà. Non mangia non perché non abbia fame ma, la mente non deve generare in lei la sensazione di fame: il dominio della volontà, il controllo sul corpo rende liberi e forti. L’epoca in cui viviamo è quella della dittatura nascosta, dei desideri e delle emozioni, il dover apparire per piacere agli altri e non a noi stessi. Sono dittature celate nei manifesti pubblicitari, sulle riviste, TV, sfilate, un messaggio subliminale come il velo di Maya del filosofo citato.

Il cibo ha tanti ruoli nella vita, non si mangia solo per sostentarsi ma è un’attività carica di simboli e con essa esprimiamo la nostra relazione con il mondo. Se le fluttuazioni tra noi e il mondo che ci circonda sono in equilibrio, un dare e avere, accettare e rifiutare in maniera , riusciamo a vedere il cibo e la convivio un piacere. Se nel corso della vita però, questo movimento di andata e ritorno si blocca, il valore piacevole del cibo come nutrimento non c’è più, in questo caso si parla di bisogno dell’anima. Il cibo è visto come un nemico perché non soddisfa il nostro inconscio grido d’aiuto. L’anoressia è una difesa ben strutturata nei confronti di un dolore che non trova parole per esprimersi.

Come uscire dall’anoressia o dalla bulimia?

Il percorso per uscire dal tunnel dell’anoressia è lungo ma può guarire. Un aiuto medico, psichiatrico, neuropsichiatrico, psicologico e psicoterapeutico che coinvolge anche la famiglia. Se si trova la forza per guarire, guarire è possibile. Sono adolescenti e giovani che sembrano fantasmi viventi, dove nei loro occhi non c’è luce, non c’è più voglia di vivere una vita normale. Sono persone che l’unica che cercano fuori è qualcosa dove vedere la propria immagine riflessa ma che non riconosce, o almeno, non è più familiare.

I trattamenti più efficaci sono ambulatoriali diurni, in alcuni casi però si è costretti a ricovero in strutture ospedaliere quando ad esempio c’è una frequenza cardiaca inferiore ai battiti al minuto dove si rischia un arresto cardiaco. Quindi i piani d’intervento sono molteplici ma, quello molto importante è il ruolo della famiglia. L’obiettivo delle terapie familiari non è quello di colpevolizzare uno o più membri della famiglia, al contrario ad avere dei possibili co-terapeuti all’interno della stessa. Gli obiettivi del trattamento devono essere compresi e condivisi, sono apparentemente semplici, come limitare ad esempio il criticismo e la tensione al momento dei pasti, ma che richiedono un buon controllo delle proprie emozioni e saper andare incontro alla persona malata con discrezione e tanto amore.

L’amore quello costruttivo non possessivo, quello che prende per mano e conduce alla vita. A insegnare i valori e la vera bellezza che non si racchiude in un corpo invisibile dove si nota solo lo sguardo con occhi grandi che chiedono aiuto. Gli adolescenti sono fragili come farfalle e l’anoressia non è un raffreddore ma è una malattia prima dell’anima e poi del corpo. E’ una battaglia che si può vincere che porta allo scoperto quello che fa male dalla collera alla solitudine. Vincere per vivere e ritornare a rivedere in quello specchio traditore un bellissimo sorriso.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI