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Dipendente pubblico, congedo straordinario e dottorato di ricerca

15 settembre 2018


Dipendente pubblico, congedo straordinario e dottorato di ricerca

> Lavoro e Concorsi Pubblicato il 15 settembre 2018



Sono un dipendente pubblico e vorrei chiedere il congedo straordinario triennale per un dottorato di ricerca senza assegni (un dottorato all’estero in parte online) e quindi con retribuzione del mio ente, però sono consapevole che trovandosi lo stesso in forte carenza di personale con la mia richiesta metterei in seria difficoltà il Direttore dell’ente. È legalmente corretto raggiungere un accordo con l’amministrazione per un congedo straordinario parziale, cioè un congedo di 6 mesi l’anno spalmati in orizzontale con ordinarie 18 ore di lavoro settimanali e possibilità che mi consente in determinati periodi del dottorato di assentarmi prolungatamente e poi recuperare? Questa modalità mi permetterebbe di svolgere il dottorato di ricerca, non perdere la retribuzione intera e nello stesso tempo non creare difficoltà all’ente dove lavoro.

Innanzitutto è opportuno chiarire cosa s’intende per “aspettativa per dottorato di ricerca”. In pratica, esso consiste nel diritto spettante al dipendente pubblico di essere collocato in aspettativa dall’amministrazione di appartenenza nel caso in cui risulti ammesso ad un corso di dottorato di ricerca presso una università. Si tratta quindi di un’aspettativa per motivi di studio e può durare per tutta la durata del dottorato di ricerca.

Il congedo straordinario per svolgere il dottorato di ricerca, prevista dall’articolo 18 comma 2 del vigente CCNL Scuola, ha trovato nel tempo una sua specifica regolamentazione nei seguenti riferimenti normativi:

– legge n. 476/1984, modificata dalla legge 488/2001;

– circolare MIUR n. 120 del 4 novembre 2002;

– legge n. 240/2010;

– circolare del MIUR n. 15 del 22 febbraio 2011.

La legge n. 476/1984 “Norma in materia di borse di studio e dottorato di ricerca nelle Università.”, così come modificata dalla legge n. 488/2001, prevede all’articolo 2 che:

“Il pubblico dipendente ammesso ai corsi di dottorato di ricerca è collocato a domanda, compatibilmente con le esigenze dell’amministrazione, in congedo straordinario per motivi di studio senza assegni per il periodo di durata del corso ed usufruisce della borsa di studio ove ricorrano le condizioni richieste. In caso di ammissione a corsi di dottorato di ricerca senza borsa di studio, o di rinuncia a questa, l’interessato in aspettativa conserva il trattamento economico, previdenziale e di quiescenza in godimento da parte dell’amministrazione pubblica presso la quale è instaurato il rapporto di lavoro. Qualora, dopo il conseguimento del dottorato di ricerca, il rapporto di lavoro con l’amministrazione pubblica cessi per volontà del dipendente nei due anni successivi, è dovuta la ripetizione degli importi corrisposti ai sensi del secondo periodo”.

Il congedo straordinario per motivi di studio, quale appunto il dottorato di ricerca, stando al suddetto dettato normativo, non è concesso ma attribuito, come si evince chiaramente dall’espressione “collocato a domanda”. Il congedo è attribuito a domanda dal dirigente scolastico. Il diritto riconosciuto al pubblico dipendente è dunque condizionato all’autorizzazione della pubblica amministrazione presso la quale lavora; quest’ultima, infatti, può negare la concessione dell’aspettativa qualora sussistano motivate esigenze di servizio.

Tuttavia, la norma al riguardo è molto generica, non esplicitando quali potrebbero essere i motivi di un eventuale diniego da parte del dirigente scolastico (leggi Dottorato di ricerca per il personale assunto a tempo indeterminato).

Ciò detto, bisogna innanzitutto verificare che il Direttore dell’Ente non abbia qualche motivo valido per respingere la Sua richiesta di congedo straordinario. Ammesso che il periodo di congedo straordinario Le venga concesso, ai fini del trattamento economico bisogna distinguere due casi:

1- dottorato con borsa;

2- o dottorato senza borsa (o con rinuncia alla stessa).

Nel primo caso, cioè quando il corso di dottorato di ricerca prevede una borsa (un compenso/assegno mensile a carico dell’università), il pubblico dipendente viene collocato in aspettativa senza assegni, cioè un’aspettativa senza retribuzione a carico dell’amministrazione pubblica di appartenenza.

Qualora, invece, il pubblico dipendente venga ammesso ad un corso di dottorato senza borsa, o nel caso in cui il lavoratore rinunci preventivamente alla borsa in questione, l’amministrazione pubblica di appartenenza è tenuta a concedere l’aspettativa retribuita, cioè con la retribuzione mensile ordinariamente versata al dipendente.

In risposta al quesito posto, la legge non prevede il caso di congedo straordinario parziale che permette al lettore da una parte di frequentare il dottorato part-time e dall’altra di prestare servizio presso l’Ente senza perdere la retribuzione. Nel caso di specie, tra l’altro, l’Ente non è tenuto a retribuirla in quanto viene collocato in aspettativa senza assegni, quindi con godimento della borsa di studio ma senza retribuzione.

Infine, si ricorda che se il dipendente, nei due anni seguenti il conseguimento del dottorato di ricerca, decide volontariamente di risolvere il rapporto di lavoro con l’Amministrazione, dovrà restituire le somme percepite durante gli anni di corso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio


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