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Problemi di salute: possono causare il licenziamento?

21 settembre 2018


Problemi di salute: possono causare il licenziamento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 settembre 2018



Ho un’azienda metalmeccanica con meno di 15 dipendenti, uno dei quali non ha mai lamentato problemi di ernia. Le visite mediche sono sempre state fatte correttamente. Come datore di lavoro ragiono per meritocrazia e vado a fiducia. Il medico del lavoro non mi ha mai messo al corrente di questa patologia e della limitazione al sollevamento di pesi oltre i 15 kg. Ora che questo dipendente, dopo vari periodi di malattia per ernia, ha rotto anche i legamenti e ha fatto 4 mesi di mutua non so per quale mansione impiegarlo. Posso licenziarlo?

Il fatto che il dipendente non abbia anticipato i suoi problemi di salute al lettore non potrà essere invocato come motivo legittimante un eventuale licenziamento, poiché il medico del lavoro ha sempre documentato la buona condizione di salute dello stesso.

Pertanto, un eventuale impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore potrebbe essere accolta dal Tribunale che, alla luce della documentazione medica depositata da quest’ultimo(esami superati col medico del lavoro) renderebbe insuperabile qualsiasi giustificazione del lettore in merito.

Tuttavia, il lettore potrebbe licenziare il lavoratore perché non più idoneo a svolgere l’attività lavorativa per cui è stato assunto, sulla base delle sue nuove e, oramai conosciute,condizioni fisiche.

In questo caso, seconda la Cassazione, sussiste l’obbligo della previa verifica, a carico del datore di lavoro, della possibilità di adattamenti organizzativi ragionevoli nei luoghi di lavoro ai fini della legittimità del recesso, che discende, pur con riferimento a fattispecie sottratte “ratione temporis”alla applicazione dell’art. 3, comma 3 bis, del d.lgs. n. 216 del 2003, di recepimento dell’art. 5 della Dir. 2000/78/CE, dall’interpretazione del diritto nazionale in modo conforme agli obiettivi posti dal predetto art. 5 (Cassazione civile, sez. lav., 19/03/2018, n. 6798).

Quindi, ai fini della legittimità del licenziamento disposto per inidoneità lavorativa si ritieneessenziale che il datore di lavoro fornisca la prova circa l’impossibilità di utilizzo del lavoratore inaltri settori (Cassazione civile, sez. lav., 03/03/2014, n. 4920).

Fatta questa doverosa premessa, il lettore con riferimento al giustificato motivo oggettivo dilicenziamento determinato da ragioni tecniche, organizzative e produttive, dovrà giustificare alGiudice il motivo addotto per il licenziamento.

Dopodiché, occorrerà dimostrare – per evitare l’illegittimità del licenziamento – anche medianteelementi presuntivi e indiziari – che il lavoratore non poteva essere adibito in mansioni diverse da quelle precedentemente svolte stante la sua precaria condizione di salute.

Tale prova, tuttavia, non deve essere intesa in modo rigido: spetta infatti al lavoratore che impugni il licenziamento l’onere della dimostrazione della possibilità del reimpiego, segnalando e dando prova dell’esistenza, in azienda, di altri posti di lavoro nei quali poteva essere utilmente ricollocato. Se tale prova viene fornita, spetta allora al datore di lavoro l’onere di dimostrare la non utilizzabilità nei posti predetti.

Tuttavia, con la riforma del jobs act, provvedere oggi al licenziamento “illegittimo” di un proprio dipendente non provoca – come allora – un obbligo di riassunzione in caso di dichiarazione di illegittimità del licenziamento proveniente dal Giudice del lavoro, ma solo la corresponsione di un’indennità, variabile a seconda degli anni di servizio prestati.

Ad oggi, infatti, è rimasto l’obbligo di reintegra solo per i casi di licenziamento discriminatorio, oper l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore; tolte queste due ipotesi, illavoratore avrà solo diritto all’indennità di licenziamento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Salvatore Cirilla

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