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Inps, gestione separata e opzione contributiva

22 Settembre 2018


Inps, gestione separata e opzione contributiva

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Settembre 2018



Sono nato nel 1948 e ad oggi come gestione dipendente ho maturato 52 settimane nel 1974, 13 nel 1975, 27 nel 2010 e, accreditate dal 13/01/1968 al 31/01/1970, 60 settimane leva (152 settimane ante 1996). Dopo il 1996 in gestione separata ho maturato invece 9 anni e 9 mesi dal 1996 al 2005 e 1 mese nel 2009. Ho poi 6 anni non versati. Come devo procedere per il pensionamento secondo la legge Dini dei 15 anni? Con il cumulo devo riscattare i 2 anni e 4 mesi? Per i 4 mesi come devo fare se ho un CUD unico? È possibile se effettuo il riscatto il riconoscimento pensione arretrati dalla data del mio 67esimo anno? È d’obbligo il pagamento unico per i 2 anni e 4 mesi per avere la pensione immediata o posso richiedere la rateizzazione? Gli anni nel quesito sono rappresentati da co.co.co come amministratore di società con Cud annuale e con contributi non versati. Anni che posso far valere ante e post il compimento del mio 67ettesimo anno.

Innanzitutto, in merito al recupero dei contributi non versati dal committente, bisogna sapere che i contributi non versati presso la gestione separata possono essere recuperati entro 5 anni, sia se si tratta di contributi dovuti dai liberi professionisti, sia di contribuzione derivante da lavoro parasubordinato: è stato precisato da un noto messaggio dell’Inps [Inps Mess. n. 15279/2012.]. Il termine di prescrizione dei contributi è difatti lo stesso previsto per i lavoratori dipendenti.

Oltre al “recupero” dei contributi, è possibile effettuare anche il riscatto dei periodi di lavoro parasubordinato (collaborazioni coordinate e continuative ed assimilate, come quelle degli amministratori di società) anteriori al 4 aprile 1996 (secondo quanto previsto dal DM 02/10/2001 e precisato dalla circolare n.117/2002 dell’Inps). Questo perché le attività di collaborazione non erano coperte da contribuzione prima dell’istituzione della gestione Separata, divenuta operativa proprio a partire dal 1996.

Esiste però un’ulteriore facoltà, utilizzabile non dagli iscritti alla gestione Separata in qualità di liberi professionisti, unici responsabili del versamento, ma in qualità di collaboratori (co.co.co., co.co.pro. ed assimilati, quindi anche gli amministratori) o di associati in partecipazione: in caso di omesso versamento di contributi per i quali sia già maturata la prescrizione, gli iscritti alla gestione Separata come parasubordinati, difatti, possono richiedere la costituzione di una rendita vitalizia, in parallelo a quanto già previsto per i dipendenti [lo ha confermato l’Inps con la Circolare n. 101/2010].

La rendita ha la funzione di coprire la pensione o la quota di pensione che sarebbe spettata in proporzione ai contributi non versati: gli importi pagati all’Inps vengono, di conseguenza, collocati nel periodo in cui i contributi avrebbero dovuto essere accreditati.

È tenuto alla costituzione della rendita il committente o l’associante: nel caso in cui non effettui il pagamento, l’iscritto può costituire la rendita a sue spese, fatto salvo il diritto al risarcimento del danno.

Per costituire la rendita vitalizia, devono essere comunque provati l’esistenza, il tipo di rapporto di lavoro, la durata e la retribuzione, presentando all’Inps documenti di data certa (ad esempio: contratto, buste paga, ricevute, estratti libri paga e matricola). Nello specifico, la data certa del documento è richiesta per provare l’esistenza del rapporto, mentre per provare l’ammontare della retribuzione e gli anni di competenza possono essere utilizzati altri mezzi, inclusa la prova testimoniale [lo ha chiarito la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 568/1989].

Per calcolare il costo della costituzione della rendita si deve applicare l’aliquota contributiva in vigore alla data di presentazione della domanda di riscatto, nella misura prevista per il versamento minimale nella gestione Separata (che è ragguagliato al minimale della gestione Artigiani e Commercianti, pari nel 2018 a 15.710 euro).

In pratica, per calcolare il costo del riscatto si devono prendere a riferimento:

– l’imponibile medio mensile degli ultimi 12 mesi di contribuzione precedenti la domanda (in presenza di un’anzianità contributiva inferiore a 12 mesi si deve fare riferimento al valore medio mensile del minor periodo preso a riferimento);

– il numero dei mesi da riscattare;

– l’aliquota contributiva Ivs (invalidità vecchiaia superstiti) vigente al momento della domanda.

L’onere dovuto a titolo di riscatto risulta pertanto dal prodotto di questi tre elementi; se l’imponibile medio mensile, come accennato, risulta inferiore all’ammontare del minimale mensile vigente nella gestione Commercianti nell’anno di presentazione della domanda di riscatto, il calcolo dell’onere dovuto dal richiedente deve avvenire con riferimento al minimale.

Per quanto riguarda le aliquote dovute alla gestione separata:

– nel 2015 l’aliquota era pari al 27,72% per i titolari di partita Iva, al 30,72% per i collaboratori, mentre era al 23,50% per gli iscritti anche ad altre gestioni; – nel 2016 l’aliquota era pari al 27,72% per i titolari di partita Iva, al 31,72% per i collaboratori, mentre era al 24% per gli iscritti anche ad altre gestioni.

– nel 2016 l’aliquota era pari al 27,72% per i titolari di partita Iva, al 31,72% per i collaboratori, mentre era al 24% per gli iscritti anche ad altre gestioni;

– nel 2018 l’aliquota è pari al 25,72% per i titolari di partita Iva, al 34,23% per i collaboratori, mentre è al 24% per gli iscritti anche ad altre gestioni;

Gli stessi criteri devono essere presi in considerazione per ogni tipologia di riscatto: è possibile, ad esempio, anche il riscatto degli anni di laurea.

Il lettore potrebbe scegliere di versare il riscatto in un’unica soluzione o di rateizzarlo, ma non percepirebbe la pensione sino al pagamento dell’onere di riscatto integrale.

Egli non specifica in modo preciso in quale periodo si collochino gli anni non pagati, ma riferisce che si trovano a ridosso del 67esimo anno di età, quindi presumo collocati dopo il 2011. In questo caso il lettore maturerebbe i requisiti per l’opzione contributiva Dini dopo il 31 dicembre 2011 e non potrebbe ottenere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi al compimento del 67esimo anno di età, con i ratei arretrati.

Per quanto riguarda la possibilità di beneficiare dell’opzione contributiva Dini [L.335/1995], bisogna innanzitutto ricordare che questa consente ai lavoratori iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria e ai fondi ad essa sostitutivi ed esclusivi, in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, di optare per la trasformazione e la liquidazione della pensione secondo le regole contributive.

Per l’esercizio della facoltà di opzione contributiva gli assicurati devono rispettare i seguenti requisiti:

– non aver maturato 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995;

– vantare almeno 15 anni di contribuzione di cui almeno 5 nel sistema contributivo (cioè successivi al 31 dicembre 1995).

Per effetto dell’entrata in vigore della Legge Fornero, dal 2011 l’Inps distingue ulteriormente a seconda se i requisiti per l’esercizio della facoltà di opzione contributiva siano stati perfezionati entro il 31 dicembre 2011 o successivamente [come precisa l’Inps nel messaggio n.219/2013]:

– nel primo caso, la facoltà di opzione è riconosciuta a condizione che al 31 dicembre 2011 l’assicurato abbia perfezionato i requisiti anagrafici e/o contributivi per il diritto alla pensione entro il 31dicembre 2011, secondo le regole vigenti al 31 dicembre 2011, cioè secondo le regole antecedenti alla legge Fornero;

– nel secondo caso si applicano, invece, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata previsti per i lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.

In parole semplici, chi possiede i requisiti per l’opzione contributiva al 31 dicembre 2011 può avvalersi dell’opzione solo se ha maturato, entro la stessa data, anche il diritto alla pensione, raggiunto secondo le regole della legge Fornero (per come l’Inps ha interpretato la normativa).

In caso di diritto all’opzione e alla pensione entro il 31 dicembre 2011, ci si può avvalere, oltreché dell’opzione contributiva, anche delle pensioni agevolate previste per gli aventi diritto al calcolo interamente contributivo, con i requisiti precedenti alla legge Fornero.

Se il diritto all’opzione contributiva non è maturato entro il 31 dicembre 2011, bisogna sapere che, dal 2012, l’opzione contributiva Dini comporta l’applicazione esclusivamente del metodo di calcolo contributivo al trattamento, e non più, anche, quella dei requisiti per il diritto alla pensione previsti nel regime contributivo. Pertanto, ad esempio, non è possibile tramite l’opzione guadagnare l’uscita a 70 anni e 7 mesi con 5 anni di versamenti, né la pensione a 63 anni e 7 mesi di età con 20 anni di versamenti, come previsto per i lavoratori iscritti a forme di previdenza obbligatoria dopo il 1995.

Per ottenere una delle pensioni contributive agevolate, è possibile però optare per il computo nella gestione separata, che prevede gli stessi requisiti dell’opzione contributiva ma che, a differenza di questa, consente di accedere, per coloro che maturano i requisiti per l’esercizio dell’opzione e del computo dopo il 31 dicembre 2011, alle tipologie di pensione anticipata e pensione di vecchiaia alle quali possono accedere i lavoratori iscritti dal 1° gennaio 1996 alla previdenza obbligatoria. In pratica, con il computo si può accedere, presso la gestione separata:

– alla pensione di vecchiaia con:

-66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, a condizione che l’assegno risulti non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale;

– oppure a 70 anni e 7 mesi unitamente ad almeno 5 anni di contribuzione effettiva;

– alla pensione anticipata con:

– 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne) indipendentemente dall’età anagrafica;

– 63 anni e 7 mesi di età unitamente a 20 anni di contributi effettivi a condizione che l’importo pensionistico sia superiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale.

In base a quanto esposto:

– il lettoredovrebbe innanzitutto riscattare le annualità che gli mancano per arrivare a 15 anni di contributi (se, come dallo stesso descritto, per arrivare ai 15 anni di contribuzione gli mancano 2 anni e 4 mesi, può semplicemente chiedere il riscatto di 2 anni e 4 mesi, nonostante il Cud valga per l’anno intero, in quanto si tratta di un riscatto, non di un recupero di contributi; nel caso in cui invece non siano trascorsi 5 anni dai mancati versamenti, potrebbe chiedere il recupero dei contributi al committente);

-una volta riscattate le annualità che gli mancano per arrivare a 15 anni di contributi e pagato il relativo onere (o recuperate dal committente, se non sono passati 5 anni), il lettore potrebbe chiedere la facoltà di computo presso la gestione Separata, i cui requisiti sono gli stessi dell’opzione Contributiva;

-certificata la facoltà di computo da parte dell’Inps, al compimento di 70 anni e 7 mesi, o di 71 anni (requisito valido dal 2019, per chi non raggiunge 70 anni e 7 mesi di età entro il 31 dicembre 2018), potrebbe ottenere la pensione di vecchiaia presso la gestione Separata, per la quale sono sufficienti 5 anni di contributi; la pensione sarebbe calcolata col sistema integralmente contributivo; non avrebbe diritto ad arretrati.

Quanto descritto presuppone che gli anni da riscattare, o da recuperare, siano collocati dopo il 31 dicembre 2011. Si noti che, per come è stata interpretata la normativa dall’Inps, rischiano di non poter utilizzare il computo quei lavoratori che hanno raggiunto i requisiti per l’esercizio della facoltà entro il 2011 ma che non hanno i requisiti pensionistici vigenti alla data del 31 dicembre 2011 (il lettore , al 2011, anche riscattando 2 anni e 4 mesi, non avrebbe avuto né il diritto alla pensione di vecchiaia, né alle due pensioni di anzianità esistenti allora). Nelle more di un ulteriore chiarimento da parte dell’Inps a tal proposito, che ad oggi non è pervenuto, è consigliabile, prima di effettuare il riscatto/costituzione di rendita vitalizia, accertare presso l’Inps la possibilità di fare domanda per il computo presso la gestione separata, nel caso in cui gli anni da riscattare si collochino tutti entro il 2011.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssaNoemi Secci


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