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Stato di emergenza: cos’è e cosa comporta

14 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 settembre 2018



Il Governo ha decretato un nuovo provvedimento dopo il crollo del ponte di Genova. A che serve e quali sono le situazioni ancora aperte in Italia.

Purtroppo, la cronaca ci propone ogni tanto drammatici episodi di calamità naturali o di tragedie come quella del ponte Morandi crollato a Genova che impongono una reazione immediata da parte del Governo sia per dare un aiuto concreto alla popolazione interessata sia per ricostruire ciò che un crollo, una frana, un’inondazione o un terremoto hanno devastato. Tra le misure che l’Esecutivo può adottare – com’è ha fatto nel caso di Genova – c’è lo stato di emergenza. Ma che cos’è e che cosa comporta questo provvedimento?

Lo stato di emergenza viene adottato quando c’è un pericolo imminente che minaccia il Paese. Molte volte è stato identificato con un pericolo di conflitto bellico o con un attentato terroristico oppure di gravi disordini sociali ma anche un disastro naturale (siccità, alluvioni, terremoti) o un incidente dalle proporzioni mastodontiche come il crollo del ponte di Genova possono giustificare il fatto che il Governo decida di prendere questo tipo di misura.

È il Consiglio dei Ministri, infatti, a deliberare lo stato di emergenza senza bisogno di ricorrere al Parlamento [1]. Spetta, dunque, a Palazzo Chigi decidere di adottare il provvedimento in modo completamente autonomo senza dover chiedere a Camera e Senato di ratificarlo. Ed è sempre il Governo a determinare quale stato di emergenza dichiarare in base al motivo per cui viene deciso, se per un rischio meteorologico o idrogeologico, per un pericolo sismico, per un rischio ambientale o sanitario, ecc.

Vediamo che cos’è lo stato di emergenza, a che cosa serve e quali benefici comporta.

Stato di emergenza: che cosa significa

Lo stato di emergenza è un provvedimento adottato, come dicevamo, dal Governo su proposta del presidente della Regione e delle Regioni interessate di fronte al verificarsi o al rischio di un evento calamitoso oppure legato all’attività dell’uomo. Gli eventi vengono classificati in tre categorie:

  • la categoria A i cui interventi vengono gestiti a livello comunale;
  • la categoria B che coinvolge province e regioni;
  • la categoria C che comporta una direzione degli interventi a livello nazionale.

Nel caso del ponte crollato a Genova, ad esempio, lo stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei Ministri è di tipo C.

Lo scopo dello Stato di emergenza è quello di garantire l’immediatezza degli interventi a favore della popolazione e del territorio con mezzi e poteri straordinari. Gli interventi vengono decisi con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge emanate dal capo della Protezione civile se la delibera del Governo non dice il contrario. La prima ordinanza nomina il commissario delegato che avrà la responsabilità di gestire gli interventi necessari per superare la situazione di emergenza.

La durata dello stato di emergenza non può superare i 180 giorni ma può essere prorogata di altri sei mesi con una nuova delibera del Consiglio dei Ministri.

Stato di emergenza: a che cosa serve

Grazie allo stato di emergenza il Governo può stanziare immediatamente un determinato importo per effettuare i primi interventi di soccorso, di messa in sicurezza e di accoglienza. Un’ulteriore delibera può riconoscere altre risorse dopo l’opportuno sopralluogo effettuato dai commissari delegati.

Le ordinanze degli interventi vengono attuate a cura del capo del Dipartimento di Protezione civile.

Lo stato di emergenza deve rispettare le disposizioni legislative e l’ordinamento giuridico. Detto in altre parole: il capo della Protezione civile che ha il potere di emanare le ordinanze per gli interventi e di gestire la situazione di crisi non ha il potere di limitare la libertà di stampa o di movimento dei cittadini, tanto per fare un esempio.

Quando lo stato di emergenza scade, viene emanata l’ordinanza di chiusura in cui si stabilisce l’amministrazione che subentra in via ordinaria ed il soggetto responsabile dei futuri interventi.

Stato di emergenza: quali sono in vigore in Italia

Quello deliberato dopo il crollo del ponte Morandi di Genova è il più recente stato di emergenza dichiarato in Italia, ma ce ne sono altre ancora in vigore per affrontare altre situazioni critiche legate a terremoti, rischi idrogeologici, ambientali, sanitari, ecc. Vediamo quali sono e quando scadono, a meno di ulteriori proroghe.

Emergenze sismiche

Fino alla fine di agosto 2018 circa sono ancora aperti due stati di emergenza che riguardano:

  • gli eventi sismici del 24 agosto 2016 in Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria;
  • l’evento sismico del 21 agosto 2017 nei Comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno dell’isola di Ischia.

Scade, invece, il 31 dicembre 2018 lo stato di emergenza decretato per i terremoti che il 20 ed il 29 maggio 2012 colpirono i territori di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Mantova, Ferrara e Rovigo.

Emergenze meteo-idriche

Fino a settembre 2018 resta aperto lo stato di emergenza per gli eccezionali eventi meteo:

  • dei giorni 13 e 14 ottobre 2016 nella provincia di Genova;
  • dei giorni 9 e 10 settembre 2017 nella provincia di Livorno;
  • dei giorni dal 30 luglio all’8 agosto 2017 nei Comuni di Antey-Saint-Andrè, di Bionaz, di Brissogne, di Brusson, di Courmayeur, di Morgex, di Ollomont, di Oyace, di Pollein, di Rhêmes-Notre-Dame, di Rhêmes-Saint-Georges, di Saint-Vincent e di Valtournanche nella Regione Autonoma Valle d’Aosta.

Un mese più tardi terminerà lo stato di emergenza per la crisi di approvvigionamento di acqua potabile nella provincia di Pesaro-Urbino.

Resta in vigore fino al 1° dicembre il provvedimento relativo alle difficili condizioni di accessibilità ai Comuni di Madesimo e Campodolcino, in provincia di Sondrio, a causa dell’aggravamento della frana di San Giacomo Filippo.

Scade il 22 febbraio 2019 lo stato di emergenza deliberato in seguito alle crisi di approvvigionamento di acqua potabile nei territori della città di Torino e delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo e Vercelli.

Si chiuderà, invece, il 26 aprile 2019 lo stato di emergenza per i ripetuti e persistenti fenomeni atmosferici che dal 2 febbraio al 19 marzo 2018 hanno colpito:

  • diversi Comuni di Reggio Emilia, Modena, Bologna, Forlì-Cesena e Rimini;
  • i territori montani di Piacenza e Parma;
  • i territori dei Comuni di Faenza, Casola Valsenio, Brisighella, Castel Bolognese e Riolo Terme in provincia di Ravenna.

Due mesi più tardi, il 27 giugno 2019, scadrà il provvedimento approvato per gli eventi meteo del 7 giugno 2018 che hanno interessato i Comuni di Bussoleno, Chianocco e Mompantero in provincia di Torino. Per lo stesso motivo era stato deciso lo stato di emergenza a Palermo, che scade l’8 febbraio 2019.

Emergenze ambientali, sanitarie e tecnologiche

Restano aperti due stati di emergenza del comparto ambiente, sanità e tecnologia. Uno scade l’8 febbraio 2019 in Sicilia per una situazione di criticità nel settore dei rifiuti urbani. L’altro, invece, è stato causato da una contaminazione da sostanze tossiche delle falde idriche delle province di Vicenza, Verona e Padova e si chiuderà il 21 marzo successivo.

note

[1] Legge n. 225/1992.

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