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Redditi di impresa e pagamento delle imposte Irpef e Ires

22 settembre 2018


Redditi di impresa e pagamento delle imposte Irpef e Ires

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 settembre 2018



Mi serve un link o avere compilata una tabella con le tasse che pagano commercianti e professionisti sulle fatture o scontrini. A fronte di fattura o scontrino di 100 euro, quanto paga ad esempio un ottico? Un proprietario di ristorante? E un medico? Ecc.

Le norme che disciplinano il pagamento delle imposte sono contenute nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con la riforma del lontano 1986 ed in vigore dal 1.1.1987.

Nonostante continue modifiche al testo e numerose riforme intervenute nel frattempo, l’ultima, contenuta nella legge delega n. 23 del 2014, non è stata rispettata dal Parlamento e dal Governo se non in parte, e, purtroppo, non ha riguardato la riforma dei redditi di impresa, che rimane tuttora sospesa ed in attesa di intervento legislativo.

Ad oggi dunque il sistema tributario italiano prevede l’imposizione diretta sui redditidi impresa e delle attività professionali attraverso due imposte:

Irpef, imposta sul reddito delle persone fisiche,

Ires, imposta sul reddito delle società.

La prima è un’imposta ad aliquote progressive per scaglioni, variabili da periodo diimposta a periodo di imposta.

Per il periodo di imposta 2018 gli scaglioni sono:

1 fino a 15.000 euro 23%

2 da 15.001 a 28.000 27%

3 da 28.001 a 55.000 38%

4 da 55.001 a 75.000 41%

5 oltre 75.000 43%

La seconda è una imposta proporzionale ad aliquota fissa, attualmente stabilita nel24%.

Le aliquote suddette si applicano sui redditi imponibili dichiarati dai contribuenti come derivanti dalla contabilità generale obbligatoria per legge, secondo il meccanismo di detrazione dei costi dai ricavi contabilizzati ed in base alle regole previste dal codice tributario che, spesso, limita la deducibilità di taluni costi.

A questi due regimi impositivi si aggiunge un regime di vantaggio o forfettario per contribuenti che non superano certi limiti di volume di affari, stabiliti dalle norme fra i 30.000 ed i 50.000 euro per periodo di imposta seconda del tipo di attività svolta.

Questo regime di favore consente al contribuente di applicare una imposta sostitutiva dell’Irpef, con aliquota del 5% – per i vecchi regimi di vantaggio ancora in vigore sino ad esaurimento – oppure del 15% per il nuovo regime forfetario in vigore dal 2015.

Pertanto è evidente che non è facile categorizzare il reddito per tipologia di attività,sia perchèad esso si applica una molteplicità di aliquote, sia perchè non esiste unatipizzazione dei redditi dichiarati, se non sotto il profilo statistico.

In linea generale si può sostenere che, tendenzialmente, il reddito dichiarato dalle società di capitali essendo assoggettato ad aliquota proporzionale del 24%, almeno per i redditi sopra i 15.000 euro annui, sarà tassato meno del reddito dichiarato dalle società di persone o dalle imprese individuali che invece sono sottoposte ad una aliquota progressiva a scaglioni.

Infatti un reddito imponibile di 100.000 euro, sarà tassato:

– In capo a società di capitali (Ires) 24.000 euro 24%;

– In capo persona fisica (Irpef) 36.170 euro 36,17%

Se poi le persone fisiche partecipano ad una società di persone o chiedono diapplicare il regime di trasparenza alla società di capitali e sono soci al 50%, latassazione su 100.000 euro in capo a società trasparente verrà suddivisa sui due social 50% e l’aliquota media applicabile diventerà circa il 30%.

Inoltre nel quesito si pone un problema al quale manca un dato, infatti la tassazione non avviene sul volume di affari – scontrino o fatture emessi per 100 euro – bensì sul reddito imponibile che si ottiene detraendo dal ricavo lordo di 100 euro il costo relativo alla produzione del bene o servizio venduto.

Dunque prima di poter rispondere al quesito occorre verificare – ove possibile –quanto reddito imponibile dichiara un ottico, un ristoratore, un medico, ecc., ogni 100 euro di ricavo di vendita.

In tal senso può essere di aiuto la relazione del Mefsui valori medi dei redditidichiarati dalle varie categorie di contribuenti per il 2014:

– reddito medio imprenditori 18.280

– reddito medio professionisti 35.570

Secondo un’analisi della Cgia di Mestre nel 2015 il reddito medio degli imprenditori si è elevato a euro 26.248 con Milano in testa con circa 35.000 euro e Vibo Valentia in coda con circa 15.000 euro.

In ogni caso anche nel 2015 il reddito medio degli imprenditori si è attestato intornoai 20.000 euro annui, mentre quello dei professionisti intorno ai 38.000 euro annui.

Ora, per verificare la percentuale media di redditività rispetto al volume di affari,purtroppo non vi sono sufficienti aggregazioni di dati disponibili, ma facendo ricorso alle note metodologiche degli studi di settore, ad esempio per la ristorazione, si evincerebbe una redditività prevista per i ristoratori pari almeno ad una media variabile dal 10% al 30% del volume di affari dichiarato.

Ciò significa che, per il fisco, un ristoratore che dichiara un volume di affari di100.000 euro annui, dovrebbe dichiarare un reddito compreso fra i 10.000 ed i 30.000euro a seconda dei costi dichiarati e di altri elementi specifici richiesti dallo studio disettore.

Sebbene si resti nel campo empirico dell’esperienza quotidiana, si può rilevare una tendenza dei contribuenti ad appiattire le redditività in una percentuale sui ricavi

compresa fra il 5% – per le imprese con volumi di affari molto elevati – ed il 30/40%per attività con volumi di affari molto contenuti – ad esempio agenzia immobiliari.

Da quanto sopra si comprende che rispondere al quesito richiede dunque una serie di ipotesi precedenti alla determinazione dell’imposta che non sempre sono standardizzabili e univocamente definibili.

Pertanto la risposta al quesito è la seguente.

Pur non potendo generalizzare viste le considerazioni sopra effettuate, qualora diintendesse individuare una procedura schematica di calcolo approssimativo delleimposte in capo a imprenditori e professionisti, calcolate in base al volume di affari,operando sotto un profilo empirico e del tutto arbitrario, seppure riferito a risultatistatistici, si potrebbe procedere come segue:

1- con volumi di affari molto limitati

Ogni 100 euro di incassi al netto iva si può ipotizzare una percentuale di reddito del 30/40% rispetto al volume di affari, dunque un reddito imponibile di euro 30/40, al quale applicare l’Irpef (dal 23% al 43%) o l’Ires (24%)

Pertanto qualora la redditività fosse di 40/100 l’imprenditore individualepotrebbe versare da 9,2 a 17,2 euro di imposte; qualora società di capitalipotrebbe versare euro 9,6 di imposte.

Se l’intenzione del richiedente fosse quella di capire cosa resta in tascaall’imprenditore tolte le spese e le tasse, ogni 100 euro di incasso, la soluzioneschematica potrebbe essere la seguente:

100 – 60 (spese) – 13,2 (imposta media Irpef fra minimo e massimo) = 26,8

Se invece la tassazione fosse in capo ad una società di capitali:

100 – 60 (spese) – 9,6 (imposta Ires) = 30,4

Se poi si volesse aggiungere il carico dell’Irap (3,9%) e dell’Inps (25,16%),

occorrerebbe detrarre anche questi due elementi ottenendo i seguenti risultati.

100 – 60 – 13,2 – 1,56 (40x 3,9%) – 10,06 (40 x 25,16%) = 15,18

100 – 60 – 9,6 – 1,56 – 10,06 (per un socio lavoratore) = 18,78

2- con volumi di affari elevati

Ogni 100 euro di incassi al netto iva si può ipotizzare una percentuale di reddito del 5%/10% rispetto al volume di affari, dunque un reddito imponibile di euro 5/10, al quale applicare l’Irpef (dal 23% al 43%) o l’Ires (24%)

Pertanto qualora la redditività fosse di 10/100 l’imprenditore individuale potrebbe versare da 2,3 a 4,3 euro di imposte; qualora società di capitali potrebbe versare euro 2,4 di imposte.

Se l’intenzione del richiedente fosse quella di capire cosa resta in tasca all’imprenditore tolte le spese e le tasse, ogni 100 euro di incasso, la soluzione schematica potrebbe essere la seguente:

100 – 90 (spese) – 3,1 (imposta media Irpef fra minimo e massimo) = 6,9

Se invece la tassazione fosse in capo ad una società di capitali:

100 – 90 (spese) – 2,4 (imposta Ires) = 7,6

Se poi si volesse aggiungere il carico dell’Irap (3,9%) e dell’Inps (25,16%),occorrerebbe detrarre anche questi due elementi ottenendo i seguenti risultati.

100 – 90 – 3,1 – 0,39 (10x 3,9%) – 2,56 (10 x 25,16%) = 3,95

100 – 90 – 2,4 – 0,39 – 2,56 (per un socio lavoratore) = 4,65

Tuttavia, dal tenore del quesito sembra poter intendersi che la reale intenzione delrichiedente fosse quella di individuare la pressione fiscale reale in capo agliimprenditori/professionisti, in tal caso bisognerebbe basare il calcolo sul redditoimponibile dichiarato, evitando così tutte le ipotesi empiriche effettuate sul volume diaffari e sul rapporto volume di affari/redditività.

Allora, prescindendo dal volume di affari, dunque senza tener conto degli incassi, icalcoli schematici utilizzabili sono i seguenti.

Forma impresa/professione Reddito Imponibile Irpef/Ires Irpef add. Irap Inps Netto individuale 100.000 36.170 2.900 3.900 25.160 31.868

società di capitali 100.000 24.000 – 3.900 – 72.100*

*bisogna poi considerare che per trasferire il reddito dalla società di capitali alla persona fisica del socio occorre comunque versare il 26% in caso di distribuzione dividendi e se il socio lavora occorre calcolare anche l’Inps sulla sua quota di partecipazione.

Pertanto in caso di impresa individuale o di società trasparente, il netto che resta al contribuente ogni 100.000 euro di reddito imponibile dichiarato è pari a 31.868 euro, ciò significa che la pressione fiscale sulle imprese individuali e sui professionisti è pari al 68,132%

Dato che peggiora ulteriormente se si pensa che con i 31.868 euro si acquisteranno beni assoggettati ad iva (con aliquota variabile dal 4% per i beni primari al 10% al 22% per i beni non strettamente necessari), pertanto l’importo spendibili al netto delle imposte, dirette ed indirette dovute, cioè il reale potere di acquisto, sarà ulteriormente ridotto almeno del 10%, scendendo ad euro 28.681 ed innalzando la pressione fiscale al 71,319%.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra

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