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Come accedere al Fondo di garanzia Inps se l’azienda non fallisce

13 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 settembre 2018



Il datore non ti ha pagato retribuzioni e TFR? Puoi rivolgerti all’Inps

Se la tua azienda non ti ha pagato il TFR e gli ultimi tre stipendi e non sei riuscito in nessun modo a recuperare i tuoi soldi, l’Inps a determinate condizioni, attraverso il suo Fondo di garanzia, provvede a pagare al posto del datore il TFR e le ultime tre mensilità. Il Fondo di garanzia Inps ha infatti lo scopo di pagare al posto del datore in difficoltà i tuoi crediti, e ciò sia se l’azienda è fallita, sia se è incapace di pagare quanto ti spetta con i propri beni. Può infatti accadere che il datore di lavoro non sia un soggetto fallibile, oppure che il tuo credito non sia sufficiente a farne dichiarare il fallimento. Vediamo allora come accedere al Fondo di garanzia se l’impresa non fallisce: chi può accedere al Fondo, cosa paga il Fondo e come recuperare quanto resta escluso dall’intervento dell’Inps.

Il Fondo di garanzia Inps

Il Fondo di garanzia è un fondo creato con lo scopo di pagare il TFR e le retribuzioni maturate negli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro in sostituzione del datore in caso di sua insolvenza, ossia quando il datore non è in grado di provvedervi direttamente.

Possono presentare domanda al Fondo di garanzia Inps:

  • tutti i lavoratori dipendenti (compresi apprendisti e dirigenti di aziende industriali) che abbiano cessato un rapporto di lavoro subordinato
  • i soci di cooperative di lavoro, se in regola con il versamento dei contributi
  • gli eredi (coniuge e figli e, se viventi e a carico, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo)
  • i cessionari a titolo oneroso del TFR

Il Fondo di garanzia dell’Inps provvede al pagamento dell’intero TFR maturato nel corso del rapporto di lavoro, sia che si tratti di TFR lasciato in azienda, sia quello devoluto alla previdenza complementare e non versato dal datore.

Per ottenere il pagamento, però, la domanda di intervento, o l’azione giudiziaria per il recupero del TFR deve essere presentata entro cinque anni decorrenti dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Otre al TFR il Fondo provvede al pagamento delle retribuzioni relative agli ultimi tre mesi di lavoro, ma è necessario che il lavoratore si sia attivato per recuperare il proprio credito entro un anno dalla maturazione della retribuzione relativa al terzo mese precedente la cessazione del rapporto lavorativo.

Non vengono invece pagati dal Fondo di garanzia l’indennità di mancato preavviso e le competenze di fine rapporto maturate (ferie e rol non goduti, festività non godute, ecc…)

I tentativi di esecuzione

Nel caso in cui l’azienda non sia fallita, perchè non rientra tra i soggetti fallibili, oppure perchè il tuo credito non è sufficiente per far dichiarare il fallimento del datore, è necessario – per ottenere le prestazioni del Fondo di garanzia – dimostrare all’Inps di aver fatto tutto il possibile per recuperare i tuoi sodi direttamente dal datore di lavoro e di non esserci riuscito. Il ricorso al Fondo di garanzia, in pratica, deve rappresentare “l’ultima possibilità di recupero del credito”.

Dopo aver inutilmente tentato di farti pagare in via bonaria, sarà dunque necessario seguire il seguente iter.

Innanzitutto, con l’assistenza di un avvocato, sarà necessario agire giudizialmente nei confronti dell’azienda presentando in Tribunale un ricorso per ingiunzione, ossia un atto con il quale si chiede al Giudice, sulla base delle buste paga in tuo possesso dimostrative del tuo credito, di emettere un ordine di pagamento nei confronti dell’azienda (il c.d. Decreto ingiuntivo).

Ottenuto il decreto ingiuntivo (o una sentenza nel caso in cui il tuo credito sia stato invece accertato a seguito di una causa intentata nei confronti dell’azienda) dovrai notificarlo al datore di lavoro unitamente ad atto di precetto, ossia un atto con il quale lo si invita a pagarti entro 10 giorni, con l’avvertimento che in mancanza procederai in via esecutiva nei suoi confronti.

In mancanza di pagamento, potrai allora richiedere un pignoramento mobiliare presso la sede aziendale e presso la residenza dei soci illimitatamente responsabili (se ve ne sono).

Eseguito il pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario “con esito negativo” (cioè l’Ufficiale giudiziario non ha trovato alcun bene da pignorare), dovrai attivarti facendo, o facendo fare da un professionista, delle visure ipocatastali per vedere se l’azienda e i soci illimitatamente responsabili abbiano beni immobili intestati.

In caso positivo, dovrai tentare anche un pignoramento immobiliare nei confronti del datore di lavoro.

Tenuto conto però di quanto sia costosa una procedura di pignoramento immobiliare (dei cui costi dovrai farti carico personalmente), l’Inps ti consente di accedere al Fondo di garanzia se dimostri, mediante perizia di un professionista, che intraprendere un pignoramento immobiliare risulta antieconomico, tenuto conto del valore del tuo credito, del valore del bene da pignorare e della presenza di eventuali ipoteche sul bene.

Per dimostrare che il datore non può direttamente pagare quanto ti spetta, dovrai infine (se l’azienda rientra tra i soggetti fallibili e anche se il tuo credito è inferiore alla soglia prevista per la dichiarazione di fallimento) depositare in Tribunale un’istanza di fallimento ed ottenere il conseguente provvedimento di rigetto da parte del giudice.

La domanda al Fondo di garanzia

Fatti tutti i tentativi di esecuzione predetti ed ottenuto il provvedimento di rigetto dell’istanza di fallimento, potrai finalmente presentare domanda al Fondo di garanzia Inps.

La domanda va presentata in via telematica, dal lavoratore personalmente accedendo al proprio profilo personale munito di apposito PIN, oppure (per conto del lavoratore) da un Sindacato o da un avvocato.

Nella domanda dovranno essere indicati i dati del lavoratore (o degli eredi), dell’azienda, l’importo delle retribuzioni non pagate con la specifica indicazione dei mesi cui si riferiscono, l’importo dovuto a titolo di TFR e, se il trattamento di fine rapporto è stato devoluto alla previdenza complementare, i dati del relativo Fondo.

Alla domanda vanno dunque allegati i seguenti documenti:

  • ricorso per ingiunzione, decreto ingiuntivo e atto di precetto notificati
  • verbale di pignoramento mobiliare negativo
  • visure ipocatastali da cui risulti che l’azienda non è proprietaria di beni immobili, oppure perizia che attesti che l’antieconomicità del pignoramento immobiliare
  • istanza di fallimento e relativi allegati
  • decreto di rigetto del Tribunale
  • documento di identità e codice fiscale del richiedente

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