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Come aprire un grow shop

17 Agosto 2018 | Autore:
Come aprire un grow shop

Cos’è un grow shop? È legale la vendita della cannabis light? Quali norme bisogna rispettare per aprire un negozio che vende canapa legale?

In Italia, la coltivazione e la vendita della canapa non è vietata in modo assoluto: se molti pensano che lo sia, è per via di una cattiva interpretazione della legislazione sullo spaccio di stupefacenti. Nel nostro Paese è possibile coltivare la canapa, purché si seguano determinate prescrizioni: questo accade perché la canapa è una pianta dalla quale è possibile ricavare diversi prodotti, utili sia nel settore agricolo che in quello industriale e commerciale. Per tale ragione, è possibile vendere prodotti a base di canapa nel rispetto dei limiti imposti dall’ordinamento. A seguito di una legge del 2016, poi, c’è stato un vero e proprio boom di esercizi commerciali che si occupano della vendita della canapa: sono i cosiddetti grow shop. Nonostante la loro astratta legalità, ci sono ancora molti dubbi circa il loro spazio di azione: essi sono soggetti a continui controlli da parte delle autorità e i prodotti venduti, se utilizzati in modo difforme a quello indicato, possono causare problemi con la giustizia. Ad esempio, fumare la cannabis light, cioè quella contenente un principio attivo inferiore al limite di legge, fa andare incontro a sanzioni nel caso in cui tu decida di metterti alla guida. Se anche tu sei interessato ad intraprendere un’attività del genere, ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo: vedremo insieme come aprire un grow shop.

Canapa: si può coltivare?

Prima di vedere come aprire un grow shop, occorre spiegare brevemente qual è la situazione inerente alla coltivazione della canapa in Italia. Secondo la legge [1], è possibile coltivare canapa (cannabis sativa L.) utilizzando sementi registrate nell’Unione europea [2] che abbiano un contenuto massimo di thc pari allo 0,6 per cento. Cosa significa? Il thc (acronimo di tetraidrocannabinolo) è uno dei maggiori principi attivi della cannabis ed è l’unico cannabinoide ad avere proprietà psicoattive. In soldoni, è possibile coltivare la canapa purché abbia un principio attivo di cannabis molto basso.

La percentuale di thc nelle piante analizzate potrà oscillare dallo 0,2 allo 0,6 per cento senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Gli eventuali controlli sono eseguiti da un soggetto unico e sempre in presenza del coltivatore; gli addetti al controllo sono tenuti a rilasciare un campione prelevato per eventuali contro-verifiche. Nel caso in cui la percentuale di thc dovesse superare la soglia dello 0,6 per cento, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso è esclusa la responsabilità dell’agricoltore.

Coltivare canapa: come fare?

Non è necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di thc inferiore al limite sopra indicato. In pratica, ciò significa che non occorre alcuna comunicazione alle forze dell’ordine né alcuna particolare autorizzazione. Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartellini della semente acquistata per almeno dodici mesi e di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente [3].

L’obiettivo della legge è quello di sostenere e promuovere la coltivazione e la filiera della canapa (cannabis sativa L.) quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli  e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura  da rotazione.

Coltivare canapa: quali scopi?

Secondo la legge, è ammessa la coltivazione della canapa finalizzata:

  • alla coltivazione e alla trasformazione;
  • all’incentivazione dell’impiego e del  consumo finale di semilavorati di canapa provenienti da filiere prioritariamente locali;
  • allo sviluppo di filiere territoriali integrate che valorizzino i risultati della ricerca e perseguano  l’integrazione locale e la reale sostenibilità economica e ambientale;
  • alla produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori;
  • alla realizzazione di opere di  bioingegneria, bonifica  dei terreni, attività didattiche e di ricerca.

Quali prodotti derivati dalla coltivazione della canapa?

Secondo la legge, dalla canapa coltivata è  possibile ottenere:

  • alimenti e  cosmetici prodotti  esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori;
  • semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;
  • materiale destinato alla pratica del sovescio;
  • materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia;
  • materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;
  • coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati;
  • coltivazioni destinate al florovivaismo.

Grow shop: si può aprire?

Quanto detto finora è una necessaria premessa all’argomento principale di questo articolo, e cioè: come aprire un grow shop? Aprire un negozio che vende prodotti a base di canapa significa poter offrire al pubblico una serie di beni di vario tipo per soddisfare diverse esigenze. Resta comunque vigente un generale divieto di combustione della canapa: anche se trattasi di prodotti contenenti un bassissimo livello di thc (come visto sopra), non è possibile fare un uso del prodotto diverso da quello per il quale è stato concepito.

Un grow shop può vendere la canapa e i suoi derivati solamente se rispetta le indicazioni che sopra abbiamo fornito e, in particolare, non si superi un contenuto massimo di thc pari allo 0,6 per cento e si utilizzino sementi registrate nell’Unione europea.

Grow shop: cosa fare per aprire?

Iniziare un’attività dedicata alla vendita della canapa legale non è differente dall’intraprendere una qualsiasi altra attività commerciale. Occorrerà innanzitutto assicurarsi che il proprio negozio rispetti tutte le norme di legge, e in particolare quelle riguardanti l’igiene, l’agibilità e la sicurezza, anche al fine di ottenere l’autorizzazione dei Vigili del Fuoco e dell’asl locale.

Servirà ovviamente aprire una partita Iva: per fare ciò, potrai affidarti al tuo commercialista oppure potrai recarti direttamente all’Agenzia delle Entrate. Dopodiché, dovrai effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio provinciale. Sarà necessario effettuare anche l’iscrizione all’Inps e all’Inail per le prestazioni di legge, soprattutto nel caso in cui dovessi avvalerti di dipendenti.

Occorre poi recarsi presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive (Suap) del proprio Comune: lì si potranno ottenere tutte le informazioni necessarie, atteso che la normativa è in costante evoluzione e che le leggi regionali e i regolamenti locali potrebbe prevedere requisiti leggermente diversi da regione a regione. Lo Sportello Unico è l’ufficio dove qualsiasi imprenditore può avviare o sviluppare un’impresa e ricevere tutti i chiarimenti sui requisiti e gli adempimenti necessari. Entro trenta giorni dall’apertura del grow shop, dovrà essere inoltrata al Comune la segnalazione certificata di inizio attività (scia).

Ricorda, poi, che se decidi di vendere alimenti o bevande all’interno del tuo grow shop dovrai obbligatoriamente frequentare e completare, con il superamento dell’esame, l’apposito corso di somministrazione alimenti e bevande (cosiddetto corso sab).

note

[1] Legge n. 242/2016 del 02.12.2016.

[2] Art. 17 direttiva 2002/53/CE del 13 giugno 2002.

[3] Art. 3, l. n. 242/2016.

Autore immagine: Pixabay.com


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