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Diabete: come si misura

28 Agosto 2018
Diabete: come si misura

> Salute e benessere Pubblicato il 28 Agosto 2018



Per controllare il diabete ci si può affidare ai centri di analisi od alle farmacie ma è possibile anche auto-monitorare la quantità di zucchero nel sangue tramite diversi apparecchi di misurazione.   

Lo chiamano il ‘killer silenzioso’ proprio perché i sintomi del diabete si confondono facilmente con altre patologie o, comunque, non sono univoci nel loro significato potendo dipendere da diverse cause. Ad esempio, il dimagrimento improvviso potrebbe anche avvenire in concomitanza con una dieta o essere visto come l’inizio degli effetti benefici della attività fisica iniziata da poco. Così come l’affaticamento: ben potrebbe essere considerato normale in un periodo particolare della nostra vita. Ma, una volta smascherato, il killer può essere imprigionato per non nuocere o, quanto meno, per ridurre i suoi effetti delittuosi: questo si ottiene con la giusta terapia, che deve essere sempre adattata alla vita ed esigenze del paziente, ed il monitoraggio dei suoi risultati. Tradizionalmente il diabete si misura con degli apparecchi che, in modo generico, possiamo definire glucometri capillari cioè che servono ad effettuare un piccolo prelievo capillare di sangue (dalle dita) per la misurazione della glicemia. Ma più si va avanti col tempo, più la ricerca scientifica fa progressi tanto che, oggi, esistono altri validi strumenti atti a misurare il livello di zuccheri nel sangue, più precisi e veloci nella loro funzione, capace di migliorare enormemente la misurazione della glicemia, la sua gestione e, conseguentemente, l’uso dell’insulina. Non solo: i nuovi modelli, come i recenti cerotti con i microsensori, sono particolarmente utili per i pazienti in età scolare o pediatrico nonchè per la misurazione notturna. Vediamo, quindi, come si misura il diabete ed anche quando misurare la glicemia.

I sistemi per misurare il diabete

Intanto comprendiamo perché è importante misurare la glicemia. Intanto, perché è solo così che si può monitorare l’andamento del livello degli zuccheri nel sangue e comprendere come alimentazione, attività fisica, medicinali e stile di vita incidono sulla glicemia. Grazie alla misurazione della glicemia è possibile assumere decisioni importanti come: la necessità (o meno) di mangiare prima dell’attività fisica; di continuare ad usare la già prevista dose di insulina o di modificarla e così via dicendo. Dunque, è evidente che la misurazione è una operazione importantissima nella vita del paziente di diabete, qualunque sia la tipologia di cui soffre. Questo perché la buona gestione del diabete si basa proprio sul miglior equilibrio tra alimentazione, stile di vita, attività fisica e medicinale, equilibrio che può essere ricercato solo sulla base degli effetti che ciascuno di questi elementi provoca sul singolo organismo. Ma vediamo quali sono, invece, le tecniche di misurazione.

Ora, se non consideriamo le modalità ‘tipiche’ dei monitoraggi in farmacia o nei laboratori di analisi, che comunque comportano dispendio di tempo ed energie per recarsi sul posto, il sistema tradizionale, e sicuramente il più utilizzato, è l’autocontrollo domiciliare o auto-monitoraggio domiciliare della glicemia mediante il glucometro che permette al paziente di garantirsi un trattamento personalizzato del diabete.

Il glucometro col pungi-dito

Il glucometro originario, e più diffuso, è quello che preleva il campione di sangue dal circolo capillare (ecco perché si parla di prelievo capillare o glicemia capillare) mediante la realizzazione di un piccolissimo foro praticato sui polpastrelli delle mani con un pungi-dito, che altro non è se non un piccolo strumento che con un aghetto colpisce la parte per creare la micro-ferita da cui far uscire la goccia di sangue da analizzare.

Per realizzare l’auto-monitoraggio si ha necessità, tendenzialmente, di un pungi-dito, di lancette (che servono a ‘bucare’ il dito), di strisce reattive e dell’apparecchio di misurazione. La modalità è semplice: si deve preparare la lancetta pungi-dito sterile, inserendola per l’appunto nel pungi-dito, così come la striscia da far analizzare, avendo cura di tenere la parte assorbente reattiva verso l’esterno. Si devono lavare le mani e, indossati i guanti non sterili, si disinfetta la zona da pungere massaggiandola, come già detto normalmente un polpastrello della mano, lasciando asciugare il disinfettante. Tendendo la lancetta, si inserisce il pungi-dito velocemente e perpendicolarmente sulla pelle in modo da far aprire il piccolo foro da cui uscirà il sangue. Normalmente la prima goccia viene asciugata con l’ausilio di una piccola garza e si favorisce la fuoriuscita della seconda ‘più pura’ goccia di sangue capillare che andrà fatta assorbire dal tampone (la parte assorbente reattiva) che sarà, poi, sottoposto all’analisi dell’apparecchio per valutare il valore glicemico che apparirà dopo qualche secondo e che sarà appuntato nel diario della glicemia. In questo diario, infatti, sarà presa nota di tutte le misurazioni, anche quelle effettuate prima dei pasti (che sono i dati più dimenticati dai pazienti). Alcuni medici raccomandano di non ‘premere’ sul foro, dopo aver asciugato la prima goccia di sangue, per farne uscire la seconda, perché questa tecnica rischia di rompere i globuli rossi nel sangue, alterando il risultato. Viene consigliato, dunque, per far uscire la goccia di sangue da far analizzare, di stringere la mano in un pugno 5 o 6 volte prima della puntura con la lancetta del pungi-dito: tecnica che permetterà la fuoriuscita spontanea di più gocce dal foro che sarà praticato.

Il cerotto col sensore transcutaneo

Ma esistono tecniche di monitoraggio continuo con sensori transcutanei, cioè sotto la cute, che si stanno diffondendo tra i soggetti curati con l’insulina in cui è direttamente il sensore che va a registrare la glicemia. Il primo elemento positivo del monitoraggio continuo è che il paziente avrà a disposizione propria (e del suo medico) non dei singoli dati ma un vero e proprio quadro generale dei livelli di glicemia, comprendendo anche le ipoglicemie e le iperglicemie.

Nello specifico, si tratta di apparecchi che non pungono il dito e, dunque, non necessitano di fare continue piccole ferita cutanee per poter estrarre il sangue capillare e monitorare il livello di zuccheri nello stesso. Il dispositivo di cui si parla è certamente di alta tecnologia, progettato per misurare la glicemia con più velocità, semplicità ed accuratezza. Si tratta di un sensore circolare, con la dimensione di una moneta da due euro, che viene fatto aderire sulla superficie dell’avambraccio dove può essere tenuto, a seconda del modello, da circa 15 giorni sino a 3 mesi.

Inoltre, già dopo la prima ora successiva alla sua applicazione, il sistema in parola (grazie al sensore) riesce ad offrire al paziente le informazioni sul livello glicemico. Il risultato si vede in pochi istanti semplicemente passando il proprio smartphone o un apparecchietto sul sensore. Grazie alla possibilità di usare lo smartphone, poi, i dati possono anche essere inviati al proprio medico il che ha un valore aggiunto se si pensa ai piccoli, che potrebbero inviarli anche da scuola ai genitori, o alle persone anziane, che potrebbero inviare i risultati alla badante o ai figli o al medico stesso (per l’appunto). Vi è da considerare, dappiù, che se con i tradizionali misuratori la persona poteva auto-monitorare il tasso glicemico 3 o 4 volte al giorno (questa, abbiamo detto, che in linea generale rappresenta la frequenza dell’auto-monitoraggio), con tale più recente strumento si riesce ad arrivare anche a più di 6 auto-monitoraggi quotidiani. In concreto: anziché avere delle ‘singole fotografie’ del proprio livello glicemico, il paziente avrà una sorta di ‘filmato, capace di cristallizzare l’andamento del livello di zuccheri nel sangue durante l’intero arco della giornata. Tale tipo di comodità nella misurazione permette una gestione migliore del diabete, più veloce, più semplice e, soprattutto, più precisa, anche nell’uso dell’insulina. Altra circostanza favorevole è che questo apparecchio può essere utilizzato anche per pazienti pediatrici e tutta la sua validità viene dimostrata anche dalla semplicità delle misurazioni notturne o durante gli orari scolastici non richiedendo, sostanzialmente, nessuna attività del paziente se non quella di continuare a tenere il sensore sottopelle. La sua utilità si manifesta anche nei confronti degli sportivi che, ad esempio, possono concentrarsi sulle gare senza più avere la preoccupazione di doversi fermare per fare i singoli monitoraggi. Dunque, nessuna preparazione per ogni misurazione né nuovi fori da praticare. La notizia positiva ulteriore è che questo tipo di apparecchio in alcune Regioni è stata resa mutuabile e, in alcuni casi, distribuita anche gratuitamente.

Il braccialetto che analizza il sudore

A titolo di cronaca si menziona anche questo apparecchio, che altro non è se non un braccialetto costituito da un sensore che si indossa al polso, aderendo alla pelle, che permette, anche esso, un monitoraggio continuo del diabete ed è utile per la diagnosi del pre-diabete. In termini pratici: l’apparecchio analizza il sudore tramite dei microprocessori e dei sensori che ne stimolano la secrezione per poi, successivamente, esaminarne le ‘molecole spia’ che –nel caso del diabete- sono quelle di glucosio. I risultati vengono catturati poi con l’ausilio di uno smartphone.

Quando si misura il diabete

Salvo diversa prescrizione medica, generalmente la glicemia va misurata da 1 a 4 volte al giorno ed in orari che variano in base a diversi fattori come le cause del diabete preso in considerazione oppure in rapporto agli obiettivi glicemici che il paziente ha concordato col proprio medico. La cosa più importante è, comunque, quella di appuntare sempre i risultati dei monitoraggi su di un diario, appunto, noto come il diario della glicemia.

La misurazione generalmente viene consigliata:

  • Al mattino, appena svegli ed a digiuno;
  • Prima del pasto (pranzo o cena);
  • Dopo un paio di ore dall’inizio del pasto (pranzo o cena) soprattutto per monitorare gli effetti della assunzione di carboidrati. In questo caso si dice che si monitorano i valori post-prandiali;
  • Prima di andare a dormire, a fine giornata;
  • Prima e dopo l’attività fisica;
  • Ogni qualvolta si sentono gli allarmi di una ipoglicemia oppure di una iperglicemia;
  • Prima della somministrazione della insulina;
  • Verso le 02.00/03.00 di notte, almeno una volta al mese, per tenere sotto controllo eventuali ipoglicemie notturne non emerse in precedenza;
  • Ogni qualvolta si sentono le spie di una ipoglicemia notturna (come ossa rotte, sudorazioni intense notturne, immotivata stanchezza mattutina ecc.).

Viene consigliato di aumentare la frequenza delle misurazioni in casi particolari, come quando:

  • Si è malati;
  • Si è modificata la dose di insulina o di medicinale;

Si fa più o meno attività fisica.

di Samantha Mendicino



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