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Sono invalido al 100 posso lavorare?

17 Agosto 2018 | Autore:
Sono invalido al 100 posso lavorare?

Gli invalidi totali e gli inabili possono svolgere un’attività lavorativa, oppure devono essere licenziati e non possono lavorare in proprio?

Ti è stata riconosciuta un’invalidità del 100% e adesso hai paura che il datore di lavoro ti licenzi, con impossibilità di rioccuparti in seguito, anche in proprio? Devi sapere che è impossibile lavorare soltanto per coloro che non solo sono stati dichiarati invalidi al 100%, ma ai quali è anche riconosciuta l’inabilità totale e permanente a qualsiasi attività lavorativa. Negli altri casi, lavorare è possibile, anche se è stata riconosciuta l’inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro. Tuttavia, devi anche sapere che il datore di lavoro, se il dipendente è riconosciuto inabile alle proprie mansioni, può licenziarlo, nel caso in cui non riesca ad adibirlo né a mansioni equivalenti, né a mansioni inferiori. In ogni caso, chi è invalido al 100% ha diritto, a determinate condizioni di reddito, alla pensione per invalidi civili totali, che è compatibile col reddito da lavoro, mentre chi è non solo invalido al 100%, ma totalmente e permanentemente inabile a qualsiasi attività lavorativa, ha diritto alla pensione d’inabilità se in possesso di un requisito contributivo minimo: questa pensione, però, è incompatibile con qualsiasi tipo di impiego, anche in proprio. «Quindi se sono invalido al 100 posso lavorare o no, tirando le somme?», ti starai sicuramente chiedendo. Procediamo per ordine ed esaminiamo le varie situazioni in cui si può trovare un lavoratore invalido al 100%, per capire quando è consentito lavorare e quando no.

Se sono invalido civile al 100% posso lavorare?

Come abbiamo osservato, la sola invalidità civile del 100% non determina l’impossibilità di lavorare, a meno che non sia riconosciuta anche un’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa.

Se sono invalido civile al 100% ho diritto alla pensione?

Chi è invalido civile al 100% ha diritto alla pensione per invalidi civili totali. Questa è una prestazione di assistenza, per la quale non è richiesto il versamento di contributi, ma per la quale è richiesto il possesso di un reddito non superiore a 16.664,36 euro annui. Chi riceve questa pensione, in pratica, può lavorare, ma non deve superare il limite di reddito appena esposto.

La pensione mensile per gli invalidi civili in misura pari al 100% ha lo stesso importo dell’assegno di assistenza previsto per gli invalidi civili parziali dal 74% ed è pari, per il 2018, a 282,55 euro al mese.

In presenza di determinate condizioni, spetta una maggiorazione pari a 10,33 euro. Inoltre, nei casi in cui spetta il cosiddetto incremento al milione, l’incremento della maggiorazione è pari, dal 2018, a 361,31 euro.

Se sono invalido al 100% il datore di lavoro mi può licenziare?

Il datore di lavoro, se il dipendente diventa invalido al 100%, non lo può licenziare, salvo il caso in cui sia stato dichiarato inabile alle mansioni, e non riesca a ricollocarlo in mansioni differenti o inferiori. Recentemente, la corte di Cassazione ha chiarito che l’attribuzione di mansioni compatibili con uno stato d’infermità permanente non deve contrastare con l’interesse del datore di lavoro, che non è tenuto a stravolgere l’organizzazione dell’impresa in modo da recare pregiudizio anche alle posizioni degli altri lavoratori [1].

Se il datore di lavoro riesce a collocare il dipendente, ma solo assegnandogli mansioni inferiori, il lavoratore ha il diritto di conservare il trattamento più favorevole corrispondente alle mansioni di provenienza [2]. Inoltre, nel caso in cui il lavoratore sia diventato inabile allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia, non può essere considerato nella quota di riserva, se ha subito una riduzione della capacità lavorativa inferiore al 60% o, comunque, se è diventato inabile a causa di un inadempimento, da parte del datore di lavoro, delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro.

Se il dipendente viene licenziato perché non può trovare alcuna collocazione in azienda, ha comunque diritto all’avviamento al lavoro da parte dei competenti servizi per l’impiego.

Sono dipendente pubblico inabile alle mansioni, posso lavorare?

Se il dipendente di una pubblica amministrazione è riconosciuto inabile alle mansioni, l’amministrazione è tenuta a ricollocarlo in mansioni alternative, anche inferiori. Se il dipendente non accetta le mansioni inferiori, è dispensato dal servizio. Dopo la dispensa dal servizio, però, può ottenere la pensione per inabilità alle mansioni solo se possiede:

  • almeno 15 anni di servizio (14 anni, 11 mesi e 16 giorni), se dipendente dello Stato;
  • almeno 20 anni di servizio (19 anni, 11 mesi e 16 giorni), se dipendente del comparto sanità o di un ente locale.

La pensione per inabilità alle mansioni è compatibile con l’attività lavorativa, nel caso in cui il dipendente voglia rioccuparsi, ma è cumulabile limitatamente col reddito derivante dal lavoro. Per approfondire: Limiti di cumulo lavoro pensione d’inabilità.

Sono dipendente pubblico inabile a proficuo lavoro, posso lavorare?

Per quanto riguarda, nello specifico, l’inabilità a proficuo lavoro, questa consiste in una riduzione della capacità lavorativa più ampia rispetto all’inabilità alle mansioni, che è intesa come impossibilità di continuare a svolgere un’attività lavorativa continua e remunerativa. L’inabilità a proficuo lavoro non impedisce di lavorare, perché è solo l’inabilità a qualsiasi attività lavorativa ad avere una valenza assoluta.

Tuttavia, se il dipendente pubblico viene riconosciuto inabile a proficuo lavoro, l’amministrazione presso cui è occupato lo dispensa dal servizio per inabilità: a seguito della dispensa dal servizio, il dipendente può chiedere la pensione per inabilità a proficuo lavoro, se possiede almeno 15 anni di servizio (14 anni, 11 mesi e 16 giorni), se dipendente dello Stato, del comparto sanità o di un ente locale.

Anche la pensione per inabilità a proficuo lavoro è compatibile con l’attività lavorativa, nel caso in cui il dipendente voglia rioccuparsi, ma è cumulabile limitatamente col reddito derivante dal lavoro, allo stesso modo della pensione per inabilità alle mansioni.

Sono stato riconosciuto inabile permanentemente a qualsiasi attività lavorativa, posso lavorare?

Nel caso in cui il lavoratore sia riconosciuto permanentemente inabile a qualsiasi attività lavorativa, ha diritto alla pensione d’inabilità, se possiede almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio. La pensione d’inabilità è più favorevole rispetto alle pensioni per inabilità alle sole mansioni o a proficuo lavoro, in quanto consente di ottenere delle maggiorazioni.

Dato che la pensione d’inabilità spetta in virtù dell’assoluta impossibilità di prestare attività lavorativa, il suo riconoscimento non è compatibile con nessun tipo di attività, che si tratti di lavoro autonomo, parasubordinato o dipendente, saltuario o meno. Inoltre, la concessione della pensione comporta l’obbligo della cancellazione da elenchi, albi o ordini relativi a mestieri arti o professioni.

In definitiva, è solo l’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa ad essere incompatibile con qualsiasi occupazione, mentre le altre due tipologie d’inabilità, assieme all’invalidità del 100%, permettono di lavorare.

note

[1] Cass. Sent. n.8419/2018.

[2] Art.4, L. 68/1999.


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