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Sanzioni disciplinari: quando scattano e quali sono?

15 settembre 2018 | Autore:


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Ammonizioni, rimproveri, multe, sospensioni e poi il licenziamento: le violazioni più diffuse e le punizioni previste dai contratti settore per settore.

Che ti piacciano o che non ti piacciono, le regole comportamentali all’interno di un’azienda le stabilisce il datore di lavoro. E se non le rispetti, è possibile che ti arrivi una sanzione disciplinare. Quando scattano e quali sono lo stabilisce il contratto nazionale di categoria, cioè l’accordo sottoscritto tra gli imprenditori ed i sindacati che rappresentano i singoli comparti, oppure il regolamento interno. Entrambi, infatti, integrano quanto disposto dal Codice civile [1] in materia di obbedienza, diligenza e fedeltà verso l’azienda elencando i comportamenti non consentiti e contrari ai principi di correttezza e di buona fede che sono alla base di qualsiasi rapporto di lavoro.

Ad ogni modo, le sanzioni disciplinari devono arrivare dopo una procedura che impedisca il loro uso arbitrario e che garantisca al lavoratore una corretta informazione preventiva affinché possa esercitare il suo diritto di difesa. A tale proposito, il codice disciplinare deve essere affisso in un luogo facilmente accessibile a tutti i lavoratori. Insomma, che nessuno possa dire: «Io non sapevo».

Per capire quando scattano e quali sono le sanzioni disciplinari bisogna tenere conto della gravità del comportamento: può succedere, infatti, che la stessa azione abbia una rilevanza maggiore o minore a seconda del contesto e delle circostanze. Tuttavia, e nella maggior parte dei casi, affinché la sanzione abbia una validità ci deve essere un avviso preventivo al dipendente. Una sorta di «cartellino giallo» per fargli capire che la prossima volta che sgarra ci saranno delle conseguenze più gravi.

Sanzioni disciplinari: quali tipi

Cominciamo a vedere quali sono le sanzioni disciplinari. Ce ne sono di due tipi: quelle conservative e quelle non conservative.

Le prime non comportano un cambiamento definitivo del rapporto di lavoro e si possono riassumere in:

  • rimprovero verbale, di cui non rimane alcuna traccia (se non nella testa del dipendente);
  • ammonizione scritta;
  • multa;
  • sospensione;
  • trasferimento.

Le sanzioni non conservative si riassumono in una parola: licenziamento disciplinare. È previsto per le mancanze più gravi

L’ammonizione scritta

Dopo il rimprovero verbale che, come detto, non lascia alcuna traccia, la sanzione disciplinare di minore gravità (anche se non piacerebbe, comunque, a nessuno riceverla) è l’ammonizione scritta. Consiste, appunto, in una lettera o e-mail in cui il datore di lavoro rimprovera un determinato comportamento al dipendente e lo avverte dei rischi che corre in caso di recidiva.

La multa

Un gradino sopra nella scala delle sanzioni disciplinari in ordine di gravità si trova la multa. Arriva per mancanze più serie di quelle sanzionabili con l’ammonizione scritta oppure in caso di recidiva. La multa viene trattenuta dalla busta paga ed è pari ad un massimo di 4 ore di retribuzione base.

Di norma, il datore di lavoro devolve questi importi ad enti previdenziali ed assistenziali. Di norma, però.

La sospensione disciplinare

Se mezza giornata di retribuzione base non basta per punire un lavoratore meritevole di sanzione disciplinare, arriva la sospensione. In questo caso, ovviamente, non viene pagato lo stipendio durante il periodo in cui il dipendente non può recarsi al lavoro. Periodo che non può superare i 10 giorni.

La sospensione cautelare

Diversa da quella appena vista, la sospensione cautelare scatta quando viene avviato un procedimento disciplinare ed i tempi non sono compatibili con la presenta del dipendente sul posto di lavoro. Non si tratta di una sanzione disciplinare vera e propria ma di un provvedimento provvisorio deciso facoltativamente dal datore per consentire l’accertamento della violazione eventualmente commessa dal lavoratore. Se non viene applicata non si pregiudica un eventuale futuro licenziamento. Ma se scatta deve essere soltanto dopo una contestazione tempestiva dei fatti che possano essere la base di un licenziamento.

Quindi, se non è stato avviato il procedimento disciplinare prima della sospensione cautelare, quest’ultima è illegittima ed il lavoratore deve essere reintegrato nel posto di lavoro, deve percepire le retribuzioni non corrisposte e deve avere un risarcimento dei danni subìti.

Il trasferimento

Una mancanza o un episodio di insubordinazione possono causare il trasferimento di un dipendente presso un’altra sede o un reparto diverso, sempre che ciò sia previsto dal contratto collettivo come sanzione disciplinare e non solo per motivi organizzativi. In questo modo, il datore di lavoro non perde la professionalità del lavoratore (per quanto insubordinato, magari è bravo). Viceversa, il dipendente ha la possibilità di mantenere il posto pur essendo punito in questo modo.

I motivi per cui un lavoratore può essere trasferito possono essere, ad esempio, le condotte che comportino una disorganizzazione o una disfunzione della produttività.

Sanzioni disciplinari: le violazioni più frequenti

Ma quando scattano le sanzioni disciplinari? Detto in parole povere: che cosa bisogna combinare al lavoro per avere una tirata di orecchie dal titolare? Come dicevamo, il Codice civile impone gli obblighi di obbedienza, diligenza e fedeltà verso il datore di lavoro e verso l’azienda.

Contro il vincolo di obbedienza, le violazioni che più frequentemente comportano una sanzione disciplinare sono:

  • l’insubordinazione o le discussioni violente con i colleghi (arrivando o meno alle mani);
  • i comportamenti turbativi dell’organizzazione del lavoro, come ad esempio non ascoltare le direttive di un superiore e fare di testa propria;
  • la violazione delle norme di igiene e di sicurezza;
  • la violazione di specifici divieti, come può essere quello che impedisce di fumare all’interno dell’azienda o in luoghi particolarmente pericolosi.

Per quanto riguarda l’obbligo della diligenza, si segnalano:

  • la mancata o irregolare prestazione lavorativa: vengo in ufficio ma mi passo la giornata leggendo la Gazzetta dello Sport o Donna Moderna;
  • i ritardi o le assenze ingiustificate: arrivo in ufficio quando mi pare perché prima avevo l’estetista ed esco prima perché vado a fare shopping con le amiche, oppure arrivo in ritardo perché ero stanco dopo avere fatto jogging la mattina e lascio il lavoro in anticipo per l’aperitivo;
  • il danneggiamento di impianti, materiali o lavorazioni;
  • l’omessa comunicazione di guasti;
  • i comportamenti vietati durante la malattia: resto a casa per un forte mal di schiena ma mi metto a tagliare l’erba del giardino oppure sono assente durante le fasce orarie obbligatorie della visita fiscale.

Infine, può scattare una sanzione disciplinare per violazione dell’obbligo di fedeltà quando si lavora per un’azienda concorrente con quella dove si è assunti, ma anche quando viene violato il segreto professionale o ci si imbatte in un palese conflitto di interessi.

Detto questo, bisogna ricordare che alcuni dei comportamenti elencati possono essere sanzionabili quando tenuti anche all’esterno dell’azienda e non rispettano i princìpi di correttezza e di buona fede.

Sanzioni disciplinari: quali sono settore per settore

Ecco, allora, quali sono le sanzioni disciplinari conservative (quindi quelle diverse dal licenziamento) previste dai singoli contratti nazionali di categoria.

Settore alimentare

Il lavoratore che commette una mancanza può essere sanzionato a seconda della gravità della violazione con:

  • l’amonizione verbale o scritta per la prima mancanza;
  • la multa fino a 3 ore di retribuzione in caso di recidiva oppure in caso di prima mancanza se di particolare gravità;
  • sospensione fino a 3 giorni di lavoro effettivo per recidiva di una mancanza già punita nei 6 mesi precedenti con la multa oppure in caso di prima mancanza se di particolare gravità.

Settore autotrasporto merci

  • rimprovero verbale o scritto per mancanze lievi;
  • multa non superiore alle 3 ore di retribuzione;
  • sospensione da servizio e retribuzione a 1 a 10 giorni.

Settore calzature

  • ammonizione verbale (come appunto o come rimprovero, a seconda della violazione) per inosservanza colposa degli orari, del contegno verso i superiori ed i colleghi e per involontaria mancanza di diligenza;
  • ammonizione scritta se le mancanze lievi tendono a ripetersi;
  • multa non superiore a 2 ore della retribuzione;
  • sospensione dal lavoro fino a 3 giorni in caso di mancanze gravi o di recidiva.

Settore carta

  • rimprovero verbale o scritto alla prima mancanza;
  • multa fino a 3 ore della retribuzione per recidiva;
  • sospensione dal lavoro fino a 3 giorni per recidiva di violazioni già punite nei sei mesi precedenti con la multa.

Settore chimico

  • richiamo verbale o ammonizione scritta;
  • multa fino a 4 ore della retribuzione;
  • sospensione da servizio e stipendio per un massimo di 8 giorni.

Settore gomma/plastica

  • richiamo verbale;
  • ammonizione scritta;
  • multa fino a 3 ore di paga e di indennità di contingenza;
  • sospensione dal lavoro fino a 3 giorni.

Settore grafica/editoria

  • rimprovero verbale o scritto alla prima mancanza;
  • multa fino a 3 ore della retribuzione per recidiva o per prima mancanza se di particolare rilievo;
  • sospensione dal lavoro fino a 3 giorni per recidiva di una mancanza già punita nei 6 mesi precedenti con la multa oppure in caso di prima mancanza se di particolare gravità.

Settore legno/arredamento

  • ammonizione verbale o scritta;
  • multa non superiore alle 3 ore della retribuzione per mancanze non gravi;
  • sospensione da lavoro o retribuzione e dal lavoro fino a 5 giorni per mancanze più gravi o per recidiva di violazioni già punite con la multa.

Settore metalmeccanico

  • richiamo verbale;
  • ammonizione scritta;
  • multa non superiore alle 3 ore della retribuzione oraria calcolata sul minimo tabellare;
  • sospensione da lavoro e retribuzione fino a 3 giorni.

Settore terziario/Confcommercio

  • biasimo verbale per mancanze lievi;
  • biasimo scritto per recidiva;
  • multa fino a 4 ore della retribuzione;
  • sospensione da servizio e retribuzione fino a 10 giorni.

Settore tessile/abbigliamento/confezioni

  • ammonizione verbale (come appunto o come rimprovero, a seconda della violazione) per inosservanza colposa degli orari, del contegno verso i superiori ed i colleghi e per involontaria mancanza di diligenza;
  • ammonizione scritta se le mancanze lievi tendono a ripetersi;
  • multa non superiore a 2 ore della retribuzione;
  • sospensione dal lavoro fino a 3 giorni in caso di mancanze gravi o di recidiva.

Settore turismo/Confcommercio

  • rimprovero verbale per mancanze meno gravi;
  • rimprovero scritto per mancanze più gravi;
  • multa fino a 3 ore di lavoro per mancanze di maggiore rilievo;
  • sospensione da lavoro e retribuzione fino a 5 giorni per recidiva o per prima mancanza particolarmente grave.

note

[1] Artt. 2014 e 2015 cod. civ.

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