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Quando la cassazione entra nel merito

13 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 settembre 2018



Cosa significa che la Corte di Cassazione è giudice di legittimità e non di merito? Come decide la Suprema Corte? Chi è il giudice del rinvio?

La magistratura è un potere indipendente da tutti gli altri, cioè da quello legislativo e da quello esecutivo. Questa struttura, figlia della teoria della separazione dei poteri proposta per la prima volta da Montesquieu nel suo Lo spirito delle leggi, garantisce che chiunque debba affrontare un processo possa trovare innanzi a sé un giudice terzo ed imparziale, non coinvolto nella vicenda (super partes) e non influenzato dai giochi della politica. In ossequio a questo principio, la Costituzione dice che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti solamente alle leggi. L’indipendenza della magistratura è garantita dalla procedura di nomina dei giudici: questi vengono selezionati solamente tra le persone che abbiano vinto un apposito concorso pubblico. I magistrati, quindi, vengono scelti in base alle loro competenze, non per elezione politica. Per garantire ai cittadini un processo ancora più equo, la giustizia italiana è stata articolata in modo tale che una vicenda non sia affrontata da un solo giudice; in altre parole, chi ricorre in tribunale per tutelare i suoi diritti ha la possibilità di far valere gli stessi anche in secondo e terzo grado, davanti a magistrati ugualmente imparziali ma diversi dai primi. La legge dà sempre la possibilità alla parte soccombente (cioè, a quella che ha perso) di fare appello, cioè di impugnare la sentenza davanti ad altro giudice. Contro la decisione in appello è ammessa addirittura una seconda impugnazione, questa volta direttamente in Corte di Cassazione. La Corte di Cassazione è un giudice particolare in quanto, a differenza degli altri, di regola non può entrare nel merito della vicenda, ma può esprimersi solamente in relazione alla legalità della pronuncia, cioè al suo rispetto formale della legge: per questo motivo si dice (a volte senza nemmeno avere piena consapevolezza di quello che si sta affermando) che la Corte di Cassazione è giudice di legittimità e non di merito. Eppure, esistono delle ipotesi in cui i giudici supremi possono analizzare i fatti loro presentati rompendo il limite della mera legittimità: in altre parole, possono scendere nel merito delle vicende. Se questo argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme cos’è la Corte di Cassazione, di cosa si occupa e quando la cassazione entra nel merito.

Corte di Cassazione: cos’è?

Prima di vedere quando la cassazione entra nel merito, spendiamo qualche parola circa il funzionamento e l’importanza che la suprema corte riveste in seno alla giustizia italiana. La Corte di Cassazione è l’ultimo e più alto grado di giurisdizione conosciuto in Italia: ciò significa, in poche parole, che la Cassazione ha l’ultima parola sui fatti oggetto di giudizio, non essendo possibile mettere in discussione quanto da essa stabilito. Se, quindi, hai perso in primo grado davanti al tribunale, nel secondo davanti alla corte di appello e, infine, anche in Cassazione, non potrai farci più nulla: la vicenda sottoposta alla giurisdizione italiana deve ritenersi chiusa e decisa in maniera definitiva (salvo eventuale ricorso alla Corte Europea, ma si tratta di organo giurisdizionale esterno).

Cassazione: cosa significa che è giudice di legittimità?

Come anticipato nell’introduzione, la Corte di Cassazione è giudice di legittimità e non di merito. Cosa significa? In pratica, vuol dire che i giudici della Cassazione non stabiliscono se la valutazione del magistrato precedente è giusta o sbagliata, ma solo se tale decisione sia conforme alla legge. Si tratta di un controllo formale e non sostanziale. I giudici della Cassazione, quindi, non possono contestare le considerazioni che la legge lascia alla discrezionalità dei giudici di merito; la suprema corte può solamente verificare che le norme di legge siano state rispettate: ad esempio, controllando che la persona sentita in primo grado fosse in grado di testimoniare, oppure che la sentenza sia sorretta da un’adeguata motivazione.

Facciamo un esempio. I giudici di primo e secondo grado hanno ritenuto attendibili le dichiarazioni rese da un testimone circa un fatto accaduto. Davanti alla Cassazione, non si potrà impugnare la sentenza e dire che, in realtà, i giudici hanno sbagliato perché il teste era inattendibile: questa valutazione è sottratta alla Suprema Corte la quale potrà solamente esprimersi circa la conformità a legge della testimonianza stessa. Ad esempio, la Cassazione potrebbe rilevare che la testimonianza non poteva essere affatto resa perché la persona sentita non aveva assistito ai fatti, ma aveva semplicemente narrato una vicenda che gli era stata raccontata da terzi.

Cassazione: può entrare nel merito?

Eccezionalmente, il codice di procedura civile prevede un caso in cui la corte di cassazione entra nel merito. Secondo la legge, la corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al principio di diritto e comunque a quanto statuito dalla cassazione, ovvero decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto [1]. Per comprendere il significato di questa disposizione dobbiamo fare un passo indietro e spiegare come decide la cassazione.

Come decide la cassazione?

Le decisioni della corte di cassazione possono essere di rigetto oppure di accoglimento del ricorso: nel primo caso, i giudici supremi ritengono infondata l’impugnazione, confermando così la sentenza impugnata; nella seconda ipotesi, invece, la corte dà ragione al ricorrente, ritenendo legittime le sue ragioni. In questa evenienza, la cassazione può annullare (cioè “cassare”: di qui il nome stesso della corte) in tutto o in parte la sentenza, rinviando al giudice di merito per decidere secondo il principio che essa esporrà. In altre parole, se la corte ritiene fondato il ricorso, provvederà a cancellare quella parte di sentenza che ritiene ingiusta e ad esprimere le condizioni cui dovrà attenersi il giudice del rinvio per decidere nuovamente proprio su quel punto. Il giudice del rinvio è un giudice diverso da quello che ha emesso la sentenza impugnata, ma di pari grado: ad esempio, se la sentenza contro cui si è fatto ricorso in cassazione è resa dalla corte di appello, giudice del rinvio sarà un’altra corte di appello scelta dalla cassazione.

Il giudice del rinvio dovrà decidere nuovamente sulla controversia, ma questa volta attenendosi a quanto stabilito dalla corte di cassazione. Riprendiamo l’esempio fatto nei paragrafi precedenti. La cassazione stabilisce la nullità della testimonianza resa da una persona sentita in primo grado perché essa non ha assistito direttamente ai fatti; pertanto, accoglie il ricorso e rinvia al giudice di merito stabilendo di decidere sulla vicenda non tenendo conto della testimonianza invalida. Il giudice del rinvio, quindi, dovrà valutare nuovamente i fatti nel merito, escludendo però la testimonianza “cassata” dai supremi giudici.

Cassazione: quando decide nel merito?

Possiamo ora capire meglio quando la cassazione decide nel merito. Come detto nella norma riportata due paragrafi più sopra, la corte, quando accoglie il ricorso, può decidere la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto. Cosa significa in pratica? Vuol dire che, se a seguito della “cassazione” della sentenza bisogna nuovamente decidere la causa nel merito, ma la soluzione si mostra molto semplice, non c’è bisogno di rinviare ad altro giudice, in quanto provvede la corte suprema da sé. Facciamo un esempio, riagganciandoci a quanto detto sopra: se la prova di un fatto si basa solamente su una testimonianza inammissibile, e la cassazione rileva appunto tale inammissibilità, è facile capire che, esclusa suddetta testimonianza, il fatto si deve ritenere non provato. In un caso come questo, considerata la semplicità della valutazione, la decisione può essere assunta direttamente dalla Corte di Cassazione senza ulteriore pronuncia di un giudice di merito.

Allo stesso modo, però, un rinvio sarebbe inutile nel caso in cui la suprema corte abbia cassato parti della sentenza irrilevanti per la decisione oppure elementi meramente processuali che non intaccano la decisione finale. Secondo la giurisprudenza, poi, la suprema corte può omettere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata e decidere la causa nel merito allorquando la questione di diritto posta con il suddetto motivo risulti infondata, di modo che la pronuncia da rendere viene a confermare il dispositivo della sentenza di appello (determinando l’inutilità di un ritorno della causa in fase di merito), sempre che si tratti di questione che non richiede ulteriori accertamenti di fatto [2].

note

[1] Art. 384 cod. proc. civ.

[2] Cass., sent. n. 2313 del 01.02.2010.


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