Diritto e Fisco | Articoli

Ferie non godute e indennità sostitutiva

19 Agosto 2018
Ferie non godute e indennità sostitutiva

Come si calcolano le ferie e il divieto di monetizzazione delle stesse nelle prime quattro settimane. Quando si può rinunciare alle ferie dietro compenso.

Agognate ferie: spesso si lavora un intero anno pesando a quei pochi giorni di riposo, lontani dalle preoccupazioni e dallo stress dell’ufficio, dei colleghi, del capo. Basta qualche settimana per sentirsi “nuovi”. Ecco perché, consapevole di questa insostituibile funzione di ristoro delle forze, la stessa Costituzione ha stabilito il diritto alle ferie, un diritto a cui non si può rinunciare neanche dietro lauto compenso. Ma allora perché, a volte, si sente di lavoratori che non sono andati in vacanza e hanno lavorato tutto l’anno? Avrai certamente sentito parlare di ferie non godute e indennità sostitutiva: come si conciliano questi concetti con la premessa appena fatta? Ne parleremo in questo articolo. Partiremo spiegando come si determinano le ferie, a quanti giorni di ferie si ha diritto e chi li decide; che succede se il dipendente non vuole andare in vacanza e a cosa ha diritto in questi casi.

Si può rinunciare alle ferie?

Esiste un numero minimo di giorni di ferie cui ha diritto ciascun lavoratore ogni anni e che non può essere oggetto di rinuncia neanche se si viene adeguatamente remunerati. A prevederlo è la Costituzione [1]: lo scopo è quello di garantire ai lavoratori subordinati un periodo di riposto durante il quale reintegrare le proprie energie psico-fisiche. Il codice civile prevede [2] che il periodo di ferie deve essere possibilmente continuativo e usufruito nel tempo che l’imprenditore stabilisce, tenendo conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro e che la relativa durata è stabilita dalle leggi, dai contratti collettivi, dagli usi o secondo equità. In pratica il dipendente presenta al datore la domanda di ferie indicando i giorni da questi prescenti e il datore glieli concede tenendo però conto dell’organizzazione aziendale e della possibilità di sostituzione. È considerato vessatorio il rifiuto del periodo di ferie prescelto dal dipendente senza una particolare ragione produttiva.

Dunque il dipendente non può monetizzare le ferie, ossia barattarle in cambio di denaro. Di tanto parleremo a breve.

Quanti giorni di ferie all’anno?

La legge [3] stabilisce che il dipendente ha diritto a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. Tale periodo deve in genere essere goduto per almeno due settimane – consecutive se la richiesta proviene dal lavoratore – nel corso dell’anno di maturazione, mentre per le restanti due settimane entro i 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione. I contratti collettivi possono prevedere trattamenti differenti ma mai peggiorativi.

Se il datore di lavoro non rispetta queste norme viene punito con una sanzione amministrativa di importo variabile in relazione al numero dei lavoratori coinvolti e del numero di annualità in cui le disposizioni sono state violate. Le sanzioni non sono applicabili nell’ipotesi in cui non sia possibile rispettare il periodo minimo di due settimane di ferie – o quello diverso fissato dalla contrattazione collettiva – nell’anno di maturazione, per cause imputabili esclusivamente al lavoratore (ad es. le assenze per maternità, malattia, infortunio e servizio civile).

Quanto spetta di stipendio durante le ferie?

Durante le ferie, al dipendente spetta la stessa retribuzione cui avrebbe avuto diritto se avesse lavorato. Tuttavia i CCNL possono stabilire un trattamento economico difforme da tale concetto di retribuzione.

Come si dividono le ferie

Possiamo distinguere tre diversi periodi riferiti alle ferie:

  • prime 2 settimane (nell’ambito del periodo minimo di quattro settimane previsto dalla legge) da fruirsi, su richiesta del lavoratore, in modo ininterrotto nel corso dell’anno di maturazione;
  • secondo periodo di 2 settimane (nell’ambito del periodo minimo di quattro settimane previsto dalla legge), da fruirsi, anche in modo frazionato, entro diciotto mesi dal termine dell’anno di maturazione delle ferie, fatto salvi termini più ampi previsti dalla contrattazione collettiva. I CCNL possono prevedere un termine più rigido rispetto a quello di diciotto mesi; in tal caso, il superamento del limite fissato dal contratto collettivo potrà determinare una semplice violazione del contratto;
  • terzo periodo, ulteriore rispetto al periodo minimo di 4 settimane, da fruirsi anche in modo frazionato entro il termine stabilito dall’autonomia privata (contrattazione collettiva, contrattazione individuale, usi aziendali).

I contratti collettivi possono:

  • ridurre il primo periodo delle due settimane condizione che ciò non comprometta la funzione delle ferie e vi sia una effettiva esigenza aziendale;
  • estendere i 18 mesi entro cui il dipendente potrà godere del secondo periodo di ferie, sempre che il rinvio della fruizione del periodo feriale non snaturi la funzione delle stesse.

Divieto di monetizzazione delle ferie

Abbiamo detto che non si può rinunciare alle ferie. Il divieto di monetizzazione delle ferie riguarda però solo il periodo minimo di quattro settimane: per esso vige infatti il divieto di retribuire eventuali periodi di ferie non fruiti, a eccezione del caso in cui intervenga la risoluzione del rapporto di lavoro nel corso dell’anno. Pertanto, per i contratti a tempo determinato di durata inferiore all’anno è ammessa in ogni caso la monetizzazione delle ferie.

È possibile rinunciare e monetizzare le ferie solo con riferimento ai giorni di ferie:

  • in più rispetto al periodo minimo di 4 settimane, che siano stati eventualmente riconosciuti dalla contrattazione collettiva applicata;
  • maturati e non fruiti al momento della cessazione del rapporto;
  • maturati nell’ambito di un contratto di lavoro a termine inferiore all’anno, per i quali è possibile sostituire i giorni di ferie con la relativa indennità, che deve essere comunque erogata al termine del rapporto di lavoro e non mensilmente.

In tal caso l’azienda deve corrispondere al dipendente la cosiddetta indennità sostitutiva delle ferie non godute.

Tale indennità ha natura retributiva per cui è soggetta a contribuzione previdenziale.

Dirigenti: che succede in caso di ferie non godute?

L’indennità sostitutiva non viene erogata ai dirigenti apicali che siano titolari del potere di attribuirsi il periodo di ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro e che non abbiano fruito dei giorni di ferie, fatto salvo il caso in cui il mancato godimento sia dipeso da necessità aziendali assolutamente eccezionali ed obiettive, ostative alla fruizione delle stesse.

La Cassazione ha infatti affermato che l’indennità sostitutiva delle ferie non è altro che il corrispettivo dell’attività resa in un periodo che avrebbe dovuto essere destinato al riposo (cioè il corrispettivo dell’attività lavorativa resa in un periodo che, pur essendo retribuito di per sé, avrebbe dovuto essere non lavorato).

Imponibilità in capo al dipendente

L’indennità per ferie non godute costituisce un reddito di lavoro dipendente. Detto compenso, aggiuntivo rispetto alla retribuzione, trae fondamento dal rapporto di lavoro. Pertanto è soggetto all’IRPEF poiché è dovuta al lavoratore in quanto prestatore di attività definita nell’ambito del contratto di lavoro, rientrando quindi nella nozione onnicomprensiva del reddito di lavoro dipendente.

Recupero delle ferie da parte del dipendente 

Nell’ipotesi in cui l’indennità non sia stata materialmente corrisposta, il dipendente può recuperare le ferie non godute nel successivo esercizio, perdendo così il diritto all’indennità sostitutiva. In tal caso, la società deve:

  • stornare il debito nei confronti del dipendente;
  • rilevare, in contropartita, una sopravvenienza attiva di pari importo.

note

[1] Art. 36 Cost.

[2] Art. 2109 cod. civ.

[3] Art. 10, comma 1, del Dlgs 66/2003.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube