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Chi ha il diabete può avere figli

14 settembre 2018


Chi ha il diabete può avere figli

> Salute e benessere Pubblicato il 14 settembre 2018



La paura di molte donne diabetiche è quella di non riuscire ad avere un bambino ma secondo la scienza medica la presenza della patologia non è detto che comprometta la capacità di concepire.  

Il rapporto tra diabete e fertilità è un argomento che tiene l’attenzione di molta gente, atteso che il timore di non riuscire ad avere un figlio a causa della malattia pervade la donna quanto l’uomo. C’è da premettere che, in effetti, alcuni studi condotti qualche anno fa hanno dimostrato che c’è una relazione tra i due aspetti atteso che il diabete di tipo 1 pare abbia una incidenza sulla fertilità. Ma è altrettanto vero che se proprio di riduzione di fertilità si vuole parlare, questo concetto è evidentemente diverso da quello della totale infertilità. Anzi, dal medesimo studio è risultato che spesso la correlazione tra la assenza di figli e la presenza della patologia esiste più per una scelta volontaria di chi ha il diabete, per il comprensibile timore di procreare legato ai rischi (ed all’impegno) della gestazione e della gravidanza, prima, e del parto e del puerperio, dopo. Pare, dunque, che sia più la decisione preventiva dei soggetti a ridurre le occasioni per il concepimento che non la infertilità come conseguenza concreta legata alla patologia. È evidente che quando una coppia desidera avere un figlio è sempre un momento delicato e l’esistenza di una malattia cronica, come il diabete, viene vista come una nube minacciosa per se stessi e per il feto. Ma occorre fare il punto sull’argomento e, più nello specifico, il rapporto tra diabete e fertilità va affrontato sotto un duplice aspetto: quella della irregolarità del ciclo nelle donne e quella della disfunzione erettile nell’uomo. Dunque, cerchiamo di capire se chi ha il diabete può avere figli.

Il rapporto tra diabete e fertilità per la donna

Diversamente rispetto alle attuali conoscenze sull’incidenza della patologia sulla fertilità maschile, ancora in itinere, cioè in continua evoluzione e sviluppo, gli studi sul rapporto tra fertilità femminile e diabete hanno portato la scienza a far sì che una donna incinta diabetica possa portare avanti il proprio concepimento quasi come una donna che non è affetta dalla malattia. Per come già anticipato, chi ha il diabete convive con la paura costante di tutte le fasi legate al concepimento tra cui quella della gestazione, della gravidanza, del parto e del puerperio. E, senza dimenticare, che l’obiettivo di cura della patologia consiste nel raggiungimento di valori target di glicemia indicati dalla comunità medico-scientifica, perché il loro superamento viene associato a maggiori percentuali di rischio di insorgenza delle complicanze acute o croniche del diabete, con riferimento all’argomento della fertilità femminile, a questo punto, occorre fare un distinguo tra la donna che sa di avere il diabete prima di rimanere incinta e la donna che causalmente scopre, durante una delle analisi di routine durante la gravidanza, di soffrire di diabete per la prima volta.

Il diabete pregravidico

Si parla di diabete pregravidico quando la donna sa di soffrire di questa patologia già prima di rimanere incinta. Tale stato rappresenta un possibile rischio per il feto, soprattutto nei primi tre mesi di vita, quelli sempre più delicati, a causa dell’elevata quantità di zucchero nel sangue della mamma che potrebbe causare anomalie congenite. Ma ciò, grazie agli studi di settore, non è da considerarsi un impedimento per portare avanti la gravidanza poiché l’attento rispetto delle prescrizioni mediche, tra cui quelle afferenti al costante controllo metabolico, permette di portare avanti il concepimento, riducendo le percentuali di rischio. Non solo: il fatto che la donna abbia consapevolezza della malattia prima di rimanere incinta le permette, ad esempio, di poter pianificare il concepimento (o, quanto meno, di tentarci) nel periodo in cui riscontra col medico il miglior controllo metabolico nel proprio organismo. La costanza nell’esecuzione delle prescrizioni mediche, poi, aiuterà la donna a portare avanti la gravidanza in modo responsabile, abbattendo i rischi di cui inizialmente si è discusso. La collaborazione tra la donna ed il proprio diabetologo permetterà alla prima di acquisire tutte le informazioni atte a garantire il miglior controllo della patologia nella fase del concepimento, della gravidanza come nel parto e nel puerperio, ed al secondo di programmare strategie ottimali a tale scopo sia dal punto di vista farmacologico e del monitoraggio che con riferimento all’aspetto alimentare e della attività fisica.

Il diabete durante la gravidanza

Noto come diabete gestazionale si tratta della malattia che si manifesta per la prima volta nella donna durante la sua gravidanza e che normalmente regredisce dopo il parto. I rischi di questa tipologia di diabete sono, innanzitutto, che non è semplice diagnosticarlo, inoltre che se non è controllato, aumenta la probabilità di manifestazione di complicazioni in gravidanza o nel parto, con possibili malformazioni del feto. Secondo il Ministero della Salute la percentuale di gravidanze complicate da diabete gestazionale è pari al 6-7% nazionale: dato che tendenzialmente si reputa in aumento a causa della massiccia presenza del diabete di tipo 2 nelle donne di età fertile oltre all’ingresso degli immigrati da Paesi ad elevata presenza di diabete mellito di tipo 2.

L’unico strumento davvero utile per combattere questo tipo di diabete è la prevenzione: il controllo della glicemia deve essere effettuato di frequente durante la gravidanza, sia a digiuno che dopo i pasti, in maniera tale da poter intervenire contattando il proprio medico, nel caso in cui il problema mai si era manifestato prima, nonché per migliorare il tasso glicemico nel sangue in caso di necessità, dopo la sua comparsa e durante la cura. Quindi, se la prevenzione, prima, e l’autocontrollo, dopo, sono eseguiti in modo puntiglioso dalla donna, il rischio principale del diabete durante la gravidanza, rappresentato dalla possibilità che il glucosio nel sangue ad alti livelli possa trasmettersi tramite la placenta al feto, causando complicanze come malformazioni, può dirsi rimosso o, comunque, ridotto ai minimi termini.

Il diabete dopo il parto

Il fattore di rischio principale per il piccolo nato, in caso di diabete che compare dopo il parto, è rappresentato dall’allattamento. Anche in questa ipotesi, la collaborazione gomito a gomito col diabetologo ridurrà al minimo i potenziali pericoli del diabete per il piccolo, grazie ai controlli ed alle prescrizioni, medicinali, alimentari e di stile di vita che saranno stabilite in favore alla neo mamma.

Il rapporto tra diabete e fertilità per l’uomo

Si è avuto modo di anticipare che l’influenza del diabete sulla capacità di procreazione dell’uomo è da analizzarsi sotto il punto di vista della possibile difficoltà erettile nel maschio, determinata dal fatto che il diabete è capace di intaccare i capillari ed i nervi periferici. In effetti, la complicanza tipica del diabete nell’uomo è proprio la disfunzione erettile, tanto che questo viene reputato sintomo di esordio della patologia nel 12-13% di casi. Altri studi, analizzando il liquido seminale dei soggetti portatori di diabete di tipo 1, hanno identificato anche una percentuale maggiore di mortalità dello sperma rispetto a quello di soggetti non diabetici per una possibile malformazione strutturale dello stesso che può essere causato o dagli squilibri ormonali legati all’induzione ‘forzata’ di insulina o dalla stessa patologia che influenzerebbe direttamente i testicoli nella loro produttività. Quindi, in linea generale, si può dire che il diabete incide sulla fertilità maschile in alcuni casi scalfendo direttamente l’organismo, come nei casi di alterazione della spermatogenesi o di ridotta produzione di spermatozoi; o di alterazione della morfologia o del DNA degli spermatozoi; o, ancora, di deficit erettile; o, infine, di eiaculazione retrograda, che si ha quando l’emissione dello sperma non avviene normalmente ‘in avanti’ e verso l’esterno bensì ‘indietro’ (da qui ‘retrograda’) e verso l’interno della vescica urinaria. In altri casi, invece, il diabete incide in modo indiretto sul corpo (e, quindi, sulla fertilità) a causa dell’uso dei farmaci per il trattamento ipoglicemizzante, cioè, per la riduzione della glicemia.

La DE, Disfunzione Erettile, può regredire nei casi in cui viene individuata, e ben seguita, la terapia corretta per contrastare la patologia; mentre quando la malattia non viene monitorata e, quindi, non controllata, può divenire irreversibile. In verità, rimangono ancora oggetto di studio e, dunque, aspetti da approfondire se la durata, maggiore o minore, della malattia o la capacità, elevata o meno, di controllo della glicemia nel sangue possano influire positivamente sui problemi legati alla fertilità maschile, atteso che al momento, in materia, c’è ancora troppa insicurezza ed alea. Alcuni sondaggi, per esempio, hanno potuto riscontrare una positiva correlazione tra qualità del controllo metabolico con una produzione di spermatozoi strutturalmente normali. Ma la scienza continua a lavorare per approfondire le conoscenze attuali, ritenute non del tutto soddisfacenti e rimane punto fermo la necessità di una attiva collaborazione tra il paziente ed il medico di riferimento.

Coppia e diabete: la trasmissione genetica

In realtà, esiste anche un altro aspetto da considerare e su cui pochi si sono soffermati, vale a dire la paura normale che possiede una coppia, in cui uno od entrambi i soggetti sono diabetici, nel momento in cui deve decidere di avere un figlio, con riferimento alla possibilità di trasmettere la malattia alla prole. Dunque, qui non si parla di problemi biologici veri e propri ma di scelte di vita. D’altro canto, si è anche avuto modo di constatare in alcuni studi che le paure ‘preventive’ nella fase del concepimento portano la coppia a desistere dall’avere figli proprio per timore delle complicanze durante la gravidanza o il parto. In questo caso, invece, parliamo di un’altra preoccupazione che abbraccia la futura salute del figlio da concepire. In effetti, sono stati condotti alcuni studi che hanno rilevato un certo grado di rischio di trasmissione genetica del diabete quantificato in una percentuale pari a circa il 5% dei giovani, figli di diabetici, di potersi trovare colpiti dal diabete di tipo 1 e di un’altra percentuale pari a circa il 4% di poter scoprire di avere il diabete di tipo 2.

Altri studi hanno avuto modo di riscontrare, in modo più distinto, che il figlio di una donna che ha il diabete di tipo 1 ha una percentuale che oscilla tra l’1 ed il 4% di vedere sviluppato anche egli il medesimo tipo di malattia; mentre il figlio di una donna col diabete di tipo 2 ha il doppio di percentuale di rischio, rispetto al resto della popolazione, di vedere manifestarsi nel prosieguo della propria vita la medesima patologia della madre.

Lo stesso studio condotto da alcuni medici americani [1] ha avuto modo di appurare che la storia familiare incide sulla possibilità di trasmettere il diabete e, in special modo, il diabete gestazionale. Più nello specifico, l’approfondimento evidenziava che l’avere una madre od un padre diabetici, come anche un fratello od una sorella, aumentava la probabilità nella donna di vedere manifestarsi il diabete gestazionale in occasione della gravidanza.

Dunque, il timore di cui si sta parlando non è del tutto infondato anche se c’è da evidenziare che le basse percentuali riscontrate non dovrebbero essere tali da scoraggiare una donna od un uomo dal coltivare il proprio desiderio di avere prole. Inoltre, è sempre importante affrontare argomenti relativi alla propria salute, che coinvolgono anche aspetti importanti della esistenza della persona, col proprio medico di fiducia o con lo specialista prima di assumere qualunque decisione. La regola d’oro, infatti, è sempre e solo una: confrontarsi con chi ha le necessarie competenze per consigliarsi e risolvere il problema che si ha.

di Samantha Mendicino

note

[1] Studio DAWN Italia – Il diabete in gravidanza, 2009 – Family history affects gestational diabetes risk, AM. J. Obstet Gynecol


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