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Licenziamento del dirigente, come funziona

19 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 settembre 2018



Quali sono le ragioni che possono giustificare la cessazione del rapporto di lavoro dei dirigenti, procedura di licenziamento, preavviso, ricorso.

Come funziona il licenziamento dei dirigenti? Per “sentito dire”, sappiamo che il dirigente può essere licenziato “ad nutum”, cioè liberamente, a differenza della generalità dei lavoratori dipendenti, che invece possono essere licenziati solo per giusta causa o giustificato motivo oggettivo o soggettivo. In realtà è vero che il datore di lavoro è libero di recedere liberamente dal contratto con obbligo di dare il preavviso, salvo il licenziamento per giusta causa, in base alle norme di legge; tuttavia, la normativa è integrata dai contratti collettivi applicati dall’azienda, che prevedono che anche il licenziamento del dirigente debba essere comunque giustificato. Le ragioni che motivano il licenziamento dei dirigenti, però, risultano più elastiche di quelle alla base del giustificato motivo oggettivo o soggettivo di cessazione del rapporto per operai, impiegati e quadri: si parla infatti di “giustificatezza” del licenziamento per i dirigenti, non di giustificato motivo. L’obbligo di motivare il licenziamento dei dirigenti non sussiste, comunque, per gli aventi diritto alla pensione di vecchiaia o, comunque, al compimento dei 67 anni di età. Ma procediamo per ordine e cerchiamo di fare il punto sul licenziamento del dirigente: come funziona il criterio di giustificatezza, qual è la procedura per licenziare e quali le ragioni giustificative, quando è dovuto il preavviso, come si può impugnare la cessazione del rapporto.

Chi sono i dirigenti?

La legge non prevede la figura del dirigente: sono i contratti collettivi e la giurisprudenza a contenere l’indicazione dei requisiti della categoria dirigenziale e ad individuare alcune figure tipiche di dirigente.

Secondo i contratti collettivi, sono dirigenti i lavoratori subordinati che in azienda ricoprono un ruolo caratterizzato da un elevato grado di professionalità, autonomia e potere decisionale; il dirigente può fornire delle disposizioni a tutta l’impresa o a una sua parte autonoma, e si occupa di promuovere, coordinare e gestire la realizzazione degli obiettivi dell’impresa.

Sono dirigenti, ad esempio, i seguenti lavoratori:

  • direttori;
  • condirettori;
  • vicedirettori;
  • capi di importanti servizi e uffici;
  • institori e procuratori con stabile mandato.

Quando non è possibile far riferimento alla definizione collettiva (perché, ad esempio, al rapporto non si applica alcun accordo collettivo), per individuare la figura del dirigente si ricorrere alla definizione fornita dalla giurisprudenza. Nel dettaglio, la giurisprudenza prevalente riconosce come dirigente il lavoratore subordinato fornito di un elevato grado di responsabilità verso l’imprenditore, cui presta una collaborazione di carattere prevalentemente intellettuale, per coordinare l’attività aziendale nella sua totalità o in alcuni suoi grandi rami autonomi.

Quando può essere licenziato il dirigente?

Il dirigente può essere licenziato:

  • per giusta causa: in questo caso non ha diritto al preavviso;
  • per una ragione che rientra nel criterio di giustificatezza: in questo caso, il preavviso spetta e, se la ragione del recesso è soggettiva(ad esempio legata ad un inadempimento o ad un comportamento che ha rotto il rapporto di fiducia), il datore di lavoro deve seguire la procedura disciplinare;
  • per vecchiaia: in questo caso, il dirigente deve aver diritto alla pensione di vecchiaia, o aver compiuto 67 anni.

Come funziona il licenziamento del dirigente per giusta causa?

Il dirigente può essere licenziato per giusta causa quando lede il vincolo fiduciario col datore di lavoro, in modo tale da non consentire la prosecuzione neanche provvisoria del rapporto. È il caso, ad esempio, del dirigente che assume la qualifica di socio o amministratore di un’impresa concorrente [1], del dirigente che denigra i colleghi o l’amministratore, o che si trova, in generale, in conflitto d’interessi.

Come funziona il criterio di giustificatezza del licenziamento?

Il dirigente, secondo la legge, per essere licenziato non necessita del giustificato motivo, oggettivo o soggettivo. Tuttavia, i contratti collettivi e la giurisprudenza hanno chiarito che, anche se fatti o condotte non idonei ad integrare giusta causa o giustificato motivo di cessazione possono giustificare il licenziamento del dirigente, quest’ultimo non può comunque essere licenziato per ragioni discriminatorie o arbitrarie. È questo il cosiddetto criterio di giustificatezza del licenziamento: in pratica, è possibile licenziare il dirigente anche se le motivazioni alla base della cessazione non costituiscono giustificato motivo, purché siano oggettive e concretamente accertabili, non discriminatorie o arbitrarie.

Quando è possibile licenziare giustificatamente il dirigente?

È possibile licenziare il dirigente, in conformità al criterio di giustificatezza, in diverse ipotesi; ad esempio:

  • per riorganizzazione aziendale che determina la soppressione del posto, se alla base è presente una genuina scelta imprenditoriale di razionalizzazione dell’azienda, non arbitraria né fondata su ragioni pretestuose o determinata unicamente dall’intento del datore di lavoro di liberarsi del dirigente;
  • per condotta del dirigente idonea a minare il legame di fiducia con il datore di lavoro;
  • per mancato raggiungimento di un determinato risultato da parte del dirigente, se l’impegno al raggiungimento del risultato emerge da un atto espresso ed è giustificato dal ruolo attribuito al dirigente stesso;
  • per comportamento contrario a correttezza e buona fede;
  • per inadeguatezza del dirigente rispetto all’incarico ricoperto e ai compiti assegnati.

Qual è la procedura per il licenziamento disciplinare?

Il licenziamento ha natura disciplinare ogni volta che è motivato dalla colpa del dirigente (comportamento negligente o suscettibile di far venir meno la fiducia del datore).

Secondo la giurisprudenza [2] al licenziamento disciplinare del dirigente devono essere applicate tutte le garanzie procedimentali previste per gli altri dipendenti, cioè:

  • la previa contestazione dell’addebito;
  • la facoltà del dirigente di difendersie di farsi assistere da un rappresentante sindacale;
  • se le giustificazioni non vengono accolte, l’irrogazionedel licenziamento per iscritto.

Il licenziamento di un dirigente motivato dal mancato raggiungimento degli obiettivi commerciali, costituenti la ragione della sua assunzione, deve essere considerato di natura disciplinare.

Se il licenziamento disciplinare viola le garanzie procedimentali, è da ritenersi nullo perché contrario a norme di legge [3]. Il datore di lavoro può, però, emanare un nuovo provvedimento, nel rispetto delle forme e delle procedure volute dalla legge, anche se è irrogato per sanzionare la stessa condotta.

Come deve essere intimato il licenziamento del dirigente?

Nei casi di licenziamento diversi dal licenziamento disciplinare, il datore di lavoro deve solamente comunicare per iscritto il provvedimento di recesso, comunicando anche la sua motivazione.

È obbligatorio il preavviso di licenziamento del dirigente?

Salvo che nell’ipotesi di giusta causa, il datore di lavoro deve fornire il preavviso per licenziare il dirigente: se recede senza dare il preavviso, o decide di esonerare il dirigente dal prestare servizio durante il periodo di preavviso, deve corrispondere al dirigente un’indennità sostitutiva del periodo non lavorato.

Il periodo di preavviso cambia a seconda dell’anzianità del dirigente e del contratto collettivo applicato:

  • nel contratto collettivo Industria il preavviso è pari a:
    • 6 mesi per i dirigenti fino a 6 anni di anzianità aziendale
    • 8 mesi per i dirigenti fino a 10 anni di anzianità aziendale
    • 10 mesi per i dirigenti fino a 15 anni di anzianità aziendale
    • 12 mesi per i dirigenti oltre 15 anni di anzianità aziendale;
  • nel contratto collettivo Terziario il preavviso è pari a:
    • 6 mesi fino a 4 anni di servizio;
    • 8 mesi da più di 4 a 10 anni di servizio;
    • 10 mesi da più di 10 a 15 anni di servizio;
    • 12 mesi oltre i 15 anni di servizio.

Il dirigente può impugnare il licenziamento?

Il dirigente può impugnare il licenziamento intimatogli, se risulta privo di giusta causa o di giustificatezza. In particolare:

  • deve innanzitutto impugnare il licenziamento con un atto scritto, entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione;
  • può promuovere un arbitrato avanti ad un collegio, se è applicabile al rapporto la disciplina del Ccnl Industria o Terziario;
  • entro 180 giorni dall’impugnazione (ai fini dell’efficacia dell’impugnazione stessa), può scegliere di procedere avanti al tribunale, depositando il ricorso giudiziale, o di esperire il tentativo facoltativo di conciliazione, comunicandolo alla controparte entro lo stesso termine: se la conciliazione è rifiutata o non è raggiunto l’accordo necessario, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.

Il dirigente ha diritto alla reintegra?

A differenza della generalità dei lavoratori, il dirigente, in caso di licenziamento illegittimo, non ha diritto:

  • alle tutele crescenti;
  • alla reintegrazione nel posto di lavoro, salvo il caso del licenziamento determinato da motivi discriminatori o illeciti, o salvo diversa previsione del contratto collettivo o individuale.

note

[1] Cass. Sent. n. 14466/2000.

[2] Cass. SU Sent. n. 7880/2007.

[3] Art. 1418 Cod. Civ.

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