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Chi ha partita Iva può essere dipendente?

17 Maggio 2019 | Autore:
Chi ha partita Iva può essere dipendente?

Lavoro subordinato e autonomo con partita Iva: quando le attività possono coesistere, contributi Inps da versare, divieto di concorrenza, autorizzazione per dipendenti pubblici.

Sei un lavoratore dipendente, ma vorresti metterti in proprio perché lo stipendio non ti basta, o per arrotondare i tuoi guadagni? Oppure vorresti aprire un’attività, ma non te la senti di mollare il posto fisso? In pratica, ti stai chiedendo se chi ha partita Iva può essere dipendente? Devi sapere che la legge, salvo le eccezioni che riguardano i dipendenti pubblici, non vieta ai lavoratori subordinati di svolgere un’attività in proprio con partita Iva, in linea generale: devi però prestare particolare attenzione al tipo di attività che svolgerai perché, se risulterà in concorrenza col tuo datore di lavoro, potresti essere licenziato per giusta causa, per violazione del dovere di fedeltà. Per quanto riguarda le ore dedicate all’attività autonoma, invece, non ci sono particolari problemi, anche se il tuo contratto di lavoro dipendente non è part time, ma a tempo pieno: per l’attività di lavoro autonomo, difatti, non sono previsti vincoli d’orario, quindi le ore dedicate all’attività in proprio non si sommano alle ore di lavoro subordinato, ai fini dell’orario massimo previsto dalla legge per i dipendenti. Tuttavia, alcune criticità possono essere poste per i dipendenti pubblici, nel caso in cui l’amministrazione valuti che l’attività svolta con partita Iva possa, nel concreto, sottrarre troppo tempo e compromettere la qualità del servizio reso. Riguardo ai contributi previdenziali, inoltre, si pongono ulteriori problemi, relativi ai doppi versamenti all’Inps. Insomma, anche se chi è dipendente può avere la partita Iva, le criticità che si pongono nel concreto non sono poche. Esaminiamole dettagliatamente.

Sono dipendente pubblico, posso aprire partita Iva?

I dipendenti statali o degli enti locali non hanno, nella generalità dei casi, la possibilità di aprire la partita Iva, nel rispetto del principio di esclusività del rapporto pubblico [1]: secondo questo principio, non è possibile svolgere altre attività contemporanee al rapporto d’impiego alle dipendenze di una Pubblica amministrazione. Nello specifico, i dipendenti pubblici non possono esercitare attività commerciali, industriali o professionali, o assumere impieghi presso datori di lavoro privati, o cariche in società con scopo di lucro, tranne quando la nomina sia di competenza dello Stato e il ministro competente abbia dato l’autorizzazione [2].

I lavoratori del settore pubblico, inoltre, non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano conferiti o autorizzati dall’amministrazione di appartenenza [3].

L’autorizzazione ministeriale viene rilasciata o negata sulla base di requisiti oggettivi, fissati dalle singole amministrazioni e finalizzati a evitare che i dipendenti pubblici:

  • esercitino attività vietate dalla legge
  • riducano l’impegno e l’efficienza nel servizio pubblico, a causa del tempo e delle energie dedicati al secondo lavoro;
  • si pongano in conflitto d’interessi con la pubblica amministrazione.

L’incompatibilità dell’impiego pubblico con le altre attività può dunque essere:

  • assoluta, riferita all’esercizio di un’altra attività di carattere commerciale, industriale o professionale; quest’incompatibilità vale per i dipendenti pubblici con contratto a tempo pieno o part-time superiore al 50%;
  • relativa, riferita a incarichi retribuiti saltuari, che possono essere autorizzati da parte dell’autorità competente.

Sono invece ammessi, senza necessità di autorizzazione, i compensi derivanti:

  • dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie, etc.
  • dallo sfruttamento economico di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali da parte dell’autore o inventore;
  • dalla partecipazione a convegni e seminari
  • da incarichi per i quali è previsto il rimborso delle spese documentate;
  • da incarichi per il cui svolgimento il dipendente è posto in aspettativa, in comando o fuori ruolo;
  • da incarichi assegnati da organizzazioni sindacali a dipendenti che siano, presso le stesse, distaccati o in aspettativa non retribuita;
  • da attività di formazione rivolta ai dipendenti pubblici oppure di docenza e di ricerca scientifica.

Inoltre, i divieti e i limiti all’esercizio di un secondo lavoro, in particolare di un’attività libero professionale con partita Iva, non si applicano ai seguenti dipendenti pubblici:

  • docenti della scuola (per loro è comunque prevista l’autorizzazione del direttore didattico o del dirigente scolastico, che deve verificare la compatibilità della seconda attività con l’orario di insegnamento e di servizio);
  • docenti universitari a tempo determinato
  • personale sanitario, sia in regime intramoenia (cioè all’interno della struttura sanitaria pubblica) o extramoenia;
  • i dipendenti pubblici con rapporto di lavoro part-time non superiore al 50%, anche a tempo indeterminato.

Questi dipendenti pubblici, dunque, possono aprire partita Iva, sempre a condizione che l’attività in proprio non sia incompatibile o non determini un conflitto di interessi rispetto all’impiego pubblico.

Sono dipendente privato, posso aprire partita Iva?

Per quanto riguarda i dipendenti di datori di lavoro del settore privato, lo svolgimento di una contemporanea attività in proprio non può essere vietato a causa dell’orario lavorativo o di altre motivazioni, ma solo a causa del generale divieto di concorrenza, che discende direttamente dall’obbligo di fedeltà [4]. In pratica, secondo il codice civile, il lavoratore non può trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né recare pregiudizio al datore utilizzando informazioni sull’organizzazione o sui metodi di produzione dell’impresa.

Dunque, se sei un dipendente che intende mettersi in proprio, e l’attività svolta può contrastare, anche parzialmente, con quella del datore di lavoro, per non rischiare di incorrere in sanzioni disciplinari, che possono arrivare sino al licenziamento, devi essere da lui espressamente autorizzato.

Sono dipendente con partita Iva, quali contributi devo pagare all’Inps?

Se il lavoratore in proprio che ha un contemporaneo rapporto subordinato svolge un’attività d’impresa, non è, nella generalità dei casi, obbligato ad iscriversi alla gestione lavoratori autonomi (artigiani e commercianti, coltivatori diretti) dell’Inps: l’iscrizione non è infatti necessaria se l’attività alle dipendenze è prevalente rispetto a quella imprenditoriale. In parole semplici, se l’attività con partita Iva è secondaria rispetto a quella dipendente, non devono essere versati doppi contributi all’Inps.

Se, invece, il lavoratore, oltre ad avere un rapporto subordinato, svolge una professione regolamentata per la quale è obbligatoria l’iscrizione a un albo o a un ordine, può essere obbligatoria anche l’iscrizione alla cassa previdenziale di categoria, se previsto nell’ordinamento della cassa stessa. In questi casi, in pratica, il dipendente deve versare doppi contributi, all’Inps e alla cassa professionale.

Qualora la professione svolta contemporaneamente al lavoro subordinato non sia regolamentata, è obbligatoria l’iscrizione alla gestione separata: in questo caso il lavoratore deve pagare l’aliquota del 24% sull’imponibile derivante dall’attività professionale e non del 25,72%, in quanto iscritto, nello stesso tempo, a una gestione dei lavoratori dipendenti. L’aliquota del 24% è infatti dovuta dai pensionati e dagli iscritti ad altre casse. In sostanza, se il dipendente è anche professionista con partita Iva, ma privo di cassa di categoria, deve pagare doppi contributi, all’Inps (dipendenti) e alla gestione separata Inps (ma a quest’ultima versa l’aliquota ridotta del 24%).

Sono dipendente con partita Iva, posso aderire al regime forfettario?

Un’ultima questione si pone per quei lavoratori dipendenti che esercitano attività in proprio aderendo al nuovo regime Forfettario: in questo caso, sino al 2018 non era possibile aderire al regime agevolato se il reddito da lavoro dipendente superava i 30mila euro annui.

Ora è possibile entrare nel regime forfettario anche se si è dipendenti, qualunque sia il reddito derivanti dall’attività subordinata.

Non sono ammessi, però, coloro la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a questi datori di lavoro.


note

[1] D.lgs. 165/2001.

[2] Art. 60 Dpr 3/1957.

[3] Art. 53 del D.lgs. 165/2001 (“Testo unico del pubblico impiego”).

[4] Art. 2105 Cod. Civ.


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