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Delitto d’onore: cos’è?

19 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 settembre 2018



Cos’è l’omicidio per causa d’onore? Perché uccidere l’amante della moglie era un reato minore?

Il diritto è in costante mutamento: si pensi ad esempio che soltanto nel 1999 sono state abrogate quelle norme del codice penale che in qualche modo disciplinavano (e punivano) il duello, cioè il combattimento “cavalleresco” tra due persone avente per scopo la riparazione di un’offesa. Un tempo, infatti, l’onore assumeva una nozione molto più ampia di quella attuale e la sua lesione necessitava obbligatoriamente di essere riparata, anche con le armi o con la violenza. Non a caso, la legislazione italiana ben conosceva il delitto d’onore, cioè quel particolare reato commesso per una specifica motivazione, e cioè la volontà di riparare la reputazione di una persona infangata dall’altrui condotta. Quello del delitto d’onore è un concetto abbastanza generico che potrebbe riguardare qualsiasi tipo di comportamento: in realtà, come vedremo di qui ad un istante, il delitto d’onore conosciuto in passato dal legislatore italiano concerneva la risposta ad un solo tipo di offesa: quella riguardante alcuni ambiti relazionali. Il delitto d’onore era uno specifico reato contemplato dal codice penale italiano: a seguito del mutamento dei tempi, però, è stato espressamente abrogato da una legge del 1981, la quale abolì la rilevanza penale della causa d’onore. Pertanto, sono quasi quarant’anni che questo reato non esiste più; tuttavia, è ancora oggi di grande interesse conoscerne il significato e la portata. Se quanto è stato detto finora suscita la tua curiosità, prosegui nella lettura di questo articolo: scoprirai cos’è il delitto d’onore e com’era punito.

Delitto d’onore: cosa diceva la legge?

Secondo il codice penale italiano (prima dell’abrogazione avvenuta nel 1981, come sopra detto), era punito con la reclusione da tre a sette anni chi cagionava la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nel momento in cui ne scopriva l’illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata al suo onore o a quello della famiglia. La stessa pena si applicava a chi, nelle stesse circostanze, cagionava la morte della persona trovata in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. Se il colpevole cagionava, sempre nelle stesse circostanze e alle medesime persone, una lesione personale, le pene previste per il delitto di lesioni venivano ridotte a un terzo; se dalla lesione personale derivava la morte, la pena era della reclusione da due a cinque anni [1].

Delitto d’onore: in cosa consisteva?

Il delitto d’onore si presentava come un particolare reato sorretto da motivazioni del tutto soggettive. Ma procediamo con ordine. Innanzitutto, trattavasi di reato proprio, cioè di reato che poteva essere commesso solamente da chi si trovava in una particolare relazione con la vittima: la norma, nel momento in cui identifica come vittime il coniuge, la figlia o la sorella, ammette implicitamente che l’autore del delitto d’onore poteva essere solamente l’altro coniuge, il genitore oppure il fratello. Pertanto, il delitto d’onore non poteva essere commesso da chiunque, arrecando quale pretesto un generico senso della reputazione leso.

La condotta consiste nell’uccisione o nel ferimento di una delle persone sopra indicate oppure dell’individuo trovato con esse in atteggiamento di inequivocabile congiunzione carnale. Il delitto d’onore, quindi, può ben essere tradotto in omicidio d’onore o, nell’ipotesi minore, in lesioni personali d’onore. Si trattava di delitto a forma libera, nel senso che l’omicidio o le lesioni potevano essere provocate con qualsiasi mezzo (arma da fuoco, arma da taglio, oggetto contundente, ecc.).

Delitto d’onore: chi poteva commetterlo?

A ben vedere, il delitto d’onore poteva essere commesso indifferentemente da un uomo o da una donna: la norma, infatti, non attribuisce esplicitamente l’esclusiva di tale reato al sesso forte. Di conseguenza, l’omicidio poteva essere commesso anche dalla moglie ai danni del marito. Tuttavia, oltre ad una casistica quasi esclusivamente maschile, v’è da dire che la discriminazione insita nella fattispecie si desume facilmente da una più attenta lettura: il delitto d’onore, infatti, ricorreva solamente quando l’unione carnale coinvolgeva (oltre al coniuge) la figlia o la sorella, non anche il figlio o il fratello! Ciò significa che il padre che trovava la figlia con l’amante poteva uccidere entrambi e beneficiare del più mite trattamento sanzionatorio del delitto d’onore, mentre non poteva fare lo stesso nel caso in cui avesse sorpreso il figlio!

Delitto d’onore: trattamento sanzionatorio

Quanto appena detto ci permette di esaminare la vera peculiarità del delitto d’onore: chi uccideva o feriva il coniuge, la figlia, la sorella e/o la persona trovata con queste ultime beneficiava di una pena decisamente minore rispetto alle normali ipotesi di omicidio e di lesioni personali. Cioè, in pratica: se uccidevi un estraneo, rischiavi l’ergastolo; se uccidevi l’amante di tua moglie, al massimo ti beccavi sette anni.

Delitto d’onore: lo stato d’ira

Perché potesse scattare il delitto d’onore, però, la norma richiedeva almeno due condizioni: la prima, era che l’autore trovasse il coniuge, la figlia o la sorella in piena “flagranza”, e cioè nell’atto di unirsi con un’altra persona; la seconda, che da questa scoperta ne derivasse uno stato d’ira determinato dall’offesa recata al suo onore o a quello della sua famiglia. È chiaro che trattasi, quest’ultimo, di un elemento talmente difficile da dimostrare da rendere l’intera fattispecie del tutto discrezionale: come si fa a dire che l’uccisione sia stata determinata dallo stato d’ira provocato dalla lesione all’onore o, peggio ancora, dalla lesione dell’onore familiare?

Delitto d’onore: elemento soggettivo

Infine, il delitto d’onore era caratterizzato dal particolare dolo che accompagnava la condotta criminosa: l’uccisione o il ferimento doveva avvenire nella piena consapevolezza di arrecare pregiudizio ad altri a causa della lesione all’onore (proprio o familiare) cagionata dall’”infamante” condotta costituita dalla congiunzione carnale.

note

[1] Art. 587 cod. pen. (abrogato dalla legge 5 agosto 1981, n. 442).

Autore immagine: Pixabay.com


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