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Chi è obbligato ad aprire partita Iva?

20 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 settembre 2018



Lavoro autonomo occasionale: in quali casi si può svolgere un’attività in proprio senza obbligo di apertura della partita Iva?

Fai dei piccoli lavori saltuari per i quali non hai mai aperto la partita Iva e hai paura di non essere in regola? Devi sapere che per svolgere un’attività di lavoro autonomo non è sempre obbligatorio aprire la partita Iva: se l’attività, difatti, è svolta in modo occasionale, non hai la necessità di richiedere una posizione Iva all’Agenzia delle Entrate e di emettere fatture, e sei esonerato dalla tenuta dei registri Iva e dai relativi adempimenti. Questo non vuol dire che chi lavora saltuariamente è autorizzato a non pagare le tasse: il lavoratore occasionale deve infatti emettere una ricevuta per i compensi versati dai committenti, e dichiarare quanto percepito nel modello 730 o nel modello Redditi, tra i redditi diversi. Non ci sono limiti massimi di compensi, superati i quali il lavoro non si considera più occasionale; tuttavia, superati i 5mila euro annui, il lavoratore è obbligato ad iscriversi presso la gestione separata. In ogni caso, l’Agenzia delle Entrate valuta, volta per volta, quando l’attività è esercitata saltuariamente, e quando in modo professionale. Ma procediamo per ordine e cerchiamo di capire, in base alle previsioni di legge ed ai chiarimenti delle Entrate, chi è obbligato ad aprire partita Iva.

Qual è il limite per non aprire la partita Iva?

Chi esercita attività di lavoro autonomo in maniera occasionale non è obbligato ad aprire la Partita Iva, a prescindere dall’ammontare dei compensi annuali ricevuti e dalle effettive giornate di lavoro svolte: è stato chiarito, anche di recente, dal Mef (il ministero dell’Economia e delle finanze) e dall’Agenzia delle Entrate [1].

Non esistono, infatti, degli specifici limiti che stabiliscono quando si tratta di lavoro occasionale, e quando invece l’attività può essere considerata professionale o d’impresa, ma deve essere fatta una precisa valutazione, di volta in volta.

Quando il lavoro autonomo è occasionale?

In generale, possiamo parlare di lavoro autonomo occasionale quando l’attività è svolta in maniera non professionale e non abituale.

Perché si possa parlare di attività non abituale è necessario che la stessa sia svolta in modo non esclusivo e meramente saltuario. La verifica dell’abitualità deve avvenire analizzando la natura e le caratteristiche delle attività esercitate concretamente dall’interessato: ad esempio, l’iscrizione ad un albo può essere indice dello svolgimento di un’attività in modo continuativo, oltreché professionale.

Gli indici di professionalità di un’attività sono numerosi, e diversi di caso in caso: dall’appartenenza ad ordini, alla presenza di un’organizzazione, anche se minima, alla pubblicizzazione…Ciascuno di questi requisiti, da solo, non implica la professionalità o l’abitualità, ma deve essere valutato, caso per caso, assieme agli altri elementi di fatto.

Inoltre, perché si rientri nell’obbligo di apertura della partita Iva, deve trattarsi di lavoro autonomo, e non di collaborazione o di lavoro subordinato: si ha un’attività di lavoro autonomo quando una persona si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione, né di coordinamento, nei confronti del committente.

Se guadagno oltre 5mila euro devo aprire partita Iva?

Una volta appurati, di fatto, i requisiti del lavoro autonomo occasionale, non ci si deve preoccupare se le entrate annuali superano i 5mila euro: l’unica conseguenza del sorpasso di tale soglia è l’obbligo d’iscrizione alla gestione separata dell’Inps, ma non è comunque necessario aprire partita Iva.

Nello specifico, l’interessato, deve soltanto iscriversi alla gestione separata, mentre il committente deve trattenere 1/3 dei contributi dai compensi, versare i contributi dovuti (pari in totale, per l’anno 2018, al 34,23% dell’imponibile, compresa la quota di 1/3 a carico del lavoratori) all’Inps e inserirli nella denuncia mensile Uniemens.

Se supero 30 giornate di lavoro nell’anno devo aprire partita Iva?

Allo stesso modo, non si è obbligati ad aprire Partita Iva se si superano le 30 giornate di lavoro l’anno: questo requisito, infatti, era prescritto per le vecchie collaborazioni occasionali [2], conosciute anche come Mini co.co.co, e non, come generalmente si crede, per il lavoro autonomo occasionale. Un conto, difatti, è la prestazione di lavoro autonomo, un conto la collaborazione. Peraltro, le Mini co.co.co. sono state abolite dal Jobs Act.

Per il lavoro senza partita Iva devo emettere ricevuta?

Il fatto che il lavoro occasionale non obblighi all’apertura della partita Iva non comporta che si possano evadere gli introiti: per i compensi, infatti, si deve emettere una ricevuta, non soggetta a Iva, ma soggetta a una ritenuta Irpef del 20% (se il committente è sostituto d’imposta), e sulla quale si deve apporre una marca da bollo da 2 euro, se il documento supera 77,47 euro. Per saperne di più: Ricevuta lavoro autonomo occasionale, come si fa.

I compensi e le ritenute d’acconto sono poi dichiarati dal committente nella certificazione unica Cu.

Per il lavoro senza partita Iva devo fare la dichiarazione dei redditi?

I redditi da lavoro occasionale devono essere dichiarati tra i redditi diversi, nel 730 o nel modello Redditi. Il committente, se sostituto d’imposta, dovrà fornire la certificazione unica delle ritenute effettuate e dei compensi erogati (modello Cu), e dichiarare compensi e ritenute nel modello 770. Nel modello Redditi si deve anche tener conto dei contributi previdenziali e delle spese strettamente inerenti all’attività, da scontare dai compensi.

note

[1] Ris. 42/E/2007; Nota Mef 4594/2015.

[2] D.lgs 276/2003.

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