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Posso pagare un risarcimento per non andare in carcere?

22 settembre 2018 | Autore:


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Quando è possibile pagare per evitare la detenzione: riparazione del danno, oblazione e decreto penale di condanna.

Sicuramente saprai che chi commette un reato rischia il carcere: la pena classica prevista per chi non rispetta la legge penale è, infatti, la reclusione. Tuttavia, se si dovesse condannare alla gattabuia tutti coloro che commettono un crimine, anche insignificante, le carceri, già strapiene, esploderebbero. Per evitare ciò, l’ordinamento giuridico ha previsto alcuni sistemi che consentono al reo di scontare la sua pena in diverso modo. Innanzitutto, ci sono reati puniti solamente con la pena pecuniaria, cioè con una multa o un’ammenda; in secondo luogo, tutti i crimini devoluti alla competenza del giudice di pace possono essere puniti al massimo con la permanenza domiciliare o con i lavori di pubblica utilità, mai con la reclusione. Esistono poi una serie di istituti, come la sospensione condizionale della pena e l’affidamento in prova, che consentono di evitare il carcere nonostante la condanna a pena detentiva; altri, invece, permettono di “redimersi” al fine di estinguere il reato ed evitare la pena finale. In particolare, al colpevole è consentito, in alcuni casi, di pagare un risarcimento per non andare in carcere; in altri ancora, invece, di pagare direttamente allo Stato. Con questo articolo analizzeremo proprio queste circostanze, cioè vedremo quando è possibile pagare per non andare in carcere.

Riparazione del danno: cos’è?

Tra i modi di pagare un risarcimento per non andare in carcere rientra senz’altro l’istituto della riparazione del danno. A seguito della nota riforma Orlando del 2017 [1], nei casi di reati procedibili a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato abbia riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni delle cose sottratte o il risarcimento, e abbia eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.

Quando dimostra di non aver potuto adempiere, per fatto a lui non addebitabile, entro il termine sopra indicato (apertura del dibattimento), l’imputato può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a sei mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento. In questo caso il giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito e comunque non oltre novanta giorni dalla predetta scadenza, imponendo specifiche prescrizioni. Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione resta sospeso. Il giudice dichiara l’estinzione del reato all’esito positivo delle condotte riparatorie [2].

Riparazione del danno: a cosa serve?

La riparazione del danno estingue il reato solamente se essa sia concretamente adeguata a ripristinare la situazione antecedente al fatto (quello che, in latino, si chiamerebbe lo status quo ante). Si tratta di una nuova causa di estinzione (che si affianca a quelle tradizionali della prescrizione, dell’oblazione, della remissione, ecc.) valida solamente per i reati procedibili a querela, cioè per quelli per i quali è necessaria la volontà della vittima affinché vengano perseguiti. Vediamo allora nel dettaglio quali sono le caratteristiche della riparazione del danno:

  1. è applicabile solamente ai reati procedibili a querela per i quali sia prevista la remissione: la remissione della querela è una causa di estinzione consistente nella volontà della persona offesa di ritirare la querela sporta. Esistono, tuttavia, ipotesi di reato che, seppur perseguibili a querela, non prevedono la remissione della stessa: è il caso dello stalking aggravato [3]. In ipotesi come queste, la riparazione del danno non estingue il reato;
  2. la riparazione del danno deve avvenire mediante restituzione di quanto illecitamente sottratto (ad esempio, rendendo le cose rubate) o risarcimento del danno, quando la restituzione non è possibile (si pensi ad un oggetto rubato e poi distrutto); è inoltre necessario, ove possibile, ripristinare la situazione così com’era prima del fatto criminoso (ad esempio, mediante riparazione del bene danneggiato);
  3. la riparazione del danno deve avvenire entro l’apertura del dibattimento, cioè all’inizio del processo penale: questo vuol dire che il colpevole avrà tutto il tempo delle indagini preliminari fino all’udienza dibattimentale per “pentirsi” e riparare alla sua condotta. Eccezionalmente, però, se questo tempo non dovesse bastare, egli potrà chiedere al giudice una proroga, dimostrando di non aver potuto adempiere prima; il giudice, se accerta l’effettiva impossibilità dell’imputato a riparare il danno prima dell’apertura del dibattimento, può sospendere il processo e rinviarlo di sei mesi. Alla successiva udienza il giudice verificherà se la condotta riparatoria è avvenuta con successo o meno;
  4.  l’estinzione del reato può essere pronunciata dal giudice anche quando l’offerta economica proposta dall’imputato sia stata rifiutata dalla persona offesa, ma il giudice la ritenga più che congrua a soddisfare la pretesa risarcitoria della vittima. In questa ipotesi, quindi, la riparazione è valida anche contro la volontà del querelante.

Riparazione del danno: come funziona?

Se ti è stato notificato un avviso di conclusione delle indagini oppure un decreto di citazione a giudizio, entro la data stabilita per la prima udienza potrai provvedere a contattare la persona offesa e a renderti disponibile a risarcire il danno che gli hai provocato o a restituirgli i beni che gli hai sottratto. Chiaramente, potrai avvalerti di un avvocato per farti seguire e consigliare. Non importa che la vittima non sia d’accordo: per ottenere l’estinzione, è sufficiente anche un’offerta concretamente formulata e presentata presso il domicilio del querelante a mezzo di pubblico ufficiale autorizzato a ciò. Dopodiché, potrai rivolgerti  al Giudice che procede (se sei ancora nella fase delle indagini, competente sarà il giudice per le indagini preliminari) chiedendo al giudice di riconoscere la propria condotta riparatoria e di dichiarare estinto il reato. Se l’offerta di risarcimento non è stata accettata dalla persona offesa, potrai chiedere al giudice che riconosca la congruità della somma offerta.

Oblazione: cos’è?

Vuoi pagare per non andare in carcere? Ebbene, potresti avvalerti dell’oblazione: trattasi, come per l’istituto appena visto della riparazione del danno, di una speciale causa di estinzione del reato conseguente alla volontà, da parte dell’imputato, di pagare una somma di denaro evitando così di dover affrontare il processo.  In buona sostanza, l’illecito penale si trasforma in illecito amministrativo attraverso il pagamento di un determinato importo stabilito dalla legge.

Secondo il codice penale, nelle contravvenzioni per le quali la legge stabilisce la sola pena dell’ammenda, il contravventore è ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispondente alla terza parte del massimo della pena stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento. Il pagamento estingue il reato [4].

Oblazione: come funziona?

Definita l’oblazione, vediamo ora in modo schematico quali sono i suoi elementi caratterizzanti. Per poter accedere a questa particolare causa di estinzione del reato, occorre che:

  • si proceda per una contravvenzione, cioè per uno dei reati minori per i quali la legge prevede la sanzione dell’ammenda o dell’arresto. Le contravvenzioni sono reati che, a differenza dei delitti, cagionano uno scarso allarme sociale e, per questo motivo, sono puniti con sanzioni decisamente meno severe: si pensi al disturbo del riposo delle persone oppure all’omessa custodia di animali;
  • la contravvenzione deve essere punita solamente con pena pecuniaria, cioè con l’ammenda. In altre parole, l’oblazione non solo si applica ai reati meno gravi (cioè alle contravvenzioni), ma addirittura alle sole ipotesi contravvenzionali punite con la mera pena pecuniaria;
  • la richiesta di oblazione da parte dell’imputato deve avvenire prima che il dibattimento sia stato dichiarato formalmente aperto: ciò significa che l’imputato, anche a mezzo del suo difensore munito di procura speciale, deve manifestare la sua volontà di accedere a questo speciale rito prima che il giudice cominci ufficialmente il processo;
  • l’imputato, per ottenere l’estinzione del reato ed evitare, quindi, il processo, deve pagare un terzo del massimo dell’ammenda previsto dalla legge per la contravvenzione di cui è accusato, oltre alle spese processuali. Così, ad esempio, se eserciti un mestiere rumoroso e sei imputato del reato di disturbo del riposo delle persone, potrai cavartela pagando solamente 172 euro (maggiorate delle spese di giustizia), poiché la pena massima prevista per questa contravvenzione è l’ammenda pari a 516 euro [5].

Oblazione speciale: cos’è?

Il codice penale prevede una speciale oblazione da utilizzare in casi parzialmente diversi da quelli finora visti.  Nelle contravvenzioni per le quali la legge stabilisce la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda, il contravventore può essere ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo dell’ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento [6].

Questa ipotesi di oblazione si distingue dalla prima per diverse ragioni:

  • è applicabile a tutte le contravvenzioni, anche a quelle per le quali è previsto l’arresto;
  • la somma da pagare corrisponde alla metà del massimo dell’ammenda, non ad un terzo;
  • non è automatica: l’oblazione speciale può essere negata dal giudice se ritiene che il fatto commesso, seppur punito come mera contravvenzione, sia grave;
  • l’oblazione speciale è altresì vietata nel caso di recidiva reiterata, quando il contravventore sia dichiarato delinquente abituale o professionale e quando permangono conseguenze dannose o pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore;
  • la domanda può comunque essere riproposta sino all’inizio della discussione finale del dibattimento di primo grado.

Per il resto, l’oblazione speciale si chiede nelle stesse forme di quella ordinaria, così come visto nel paragrafo precedente.

Decreto penale di condanna: cos’è?

Il decreto penale di condanna consente di pagare una somma di denaro e, così, di evitare il carcere. A differenza degli istituti sopra esaminati, però, il procedimento per decreto è azionabile solamente dal pubblico ministero: non è perciò richiedibile dall’imputato.

Ad ogni modo, il decreto penale di condanna è uno dei procedimenti speciali previsti dalla legge e consiste nell’emissione di un provvedimento da parte del giudice (un decreto, appunto) con il quale l’imputato viene condannato solamente ad una pena pecuniaria. Il decreto penale di condanna è richiesto dal pubblico ministero e, se accolto, viene successivamente emesso dal giudice per le indagini preliminari, solamente al ricorrere delle seguenti condizioni:

  • per i reati perseguibili d’ufficio;
  • per i reati perseguibili a querela, se questa è stata validamente presentata e se il querelante nella stessa non ha dichiarato di opporvisi;
  • quando deve applicarsi soltanto una pena pecuniaria, anche in sostituzione di una pena detentiva;
  • quando sussistono sufficienti prove della responsabilità dell’imputato [7].

Il decreto penale, nella pratica, viene emesso nei casi in cui l’accertamento riguardi reati di lievissima entità. Esso:

  1. consente al pubblico ministero che lo richiede, di proporre una pena diminuita sino alla metà rispetto al minimo edittale previsto dalla legge;
  2. evita all’imputato di pagare le spese del processo;
  3. consente all’imputato di cancellare il reato se, nei cinque anni dalla irrevocabilità del decreto (se si tratta di delitto) o nei due anni (se si tratta di contravvenzione), non commette altri reati.

Opposizione a decreto penale: cos’è?

Contro il decreto penale di condanna è possibile proporre opposizione, evitando così di dover pagare e aprendo la strada ad un processo vero e proprio. L’opposizione deve essere presentata dall’imputato o, dal suo difensore, entro quindici giorni dalla notifica del decreto. Con l’opposizione l’imputato può chiedere di procedere:

  • con il processo vero e proprio (giudizio immediato);
  • con un patteggiamento;
  • con il giudizio abbreviato;
  • con l’oblazione (ove possibile);
  • con la messa alla prova (cioè i lavori socialmente utili).

note

[1] Legge n. 103 del 23.06.2017.

[2] Art. 162-ter cod. pen.

[3] Art. 612-bis cod. pen.

[4] Art. 162 cod. pen.

[5] Art. 659 cod. pen.

[6] Art. 162-bis cod. pen.

[7] Art. 459 cod. proc. pen.

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