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Investimento di proposito: l’assicurazione paga?

20 Agosto 2018
Investimento di proposito: l’assicurazione paga?

Se c’è dolo e il conducente ha voluto consapevolmente investire il pedone, si è coperti dall’assicurazione?

Se una persona, magari solo per spaventarti, dovesse tentare di metterti sotto con l’auto, a cosa andresti incontro in caso di investimento? Il problema che potrebbe porsi è, cioè, se in caso di dolo, opera la copertura assicurativa o meno. Non è una questione di poco conto. Immagina un delinquente che, privo di beni intestati, fa cadere un pedone provocandone grosse lesioni o la stessa morte. A chi chiedere il risarcimento se il colpevole non ha nulla da perdere? La questione è stata di recente decisa dalla Cassazione [1]. La Corte si è occupata del cosiddetto investimento doloso, quello cioè intenzionale. E, nel caso di specie, ha fornito una risposta per tutti i casi simili. Ma procediamo con ordine e vediamo se, in caso di investimento di proposito, l’assicurazione paga.

Come saprai di certo, la polizza obbligatoria rc-auto (ossia sulla responsabilità civile automobilistica) copre tutti i sinistri avvenuti a causa della circolazione dei veicoli. Nel concetto di circolazione non rientrano solo i casi in cui l’auto è in movimento ma tutte le altre situazioni connesse al normale uso del mezzo, compresa la sosta, il parcheggio o l’uscita da una strada privata. Ad esempio: l’assicurazione copre un’auto lasciata ferma in un parcheggio se un’altra le va addosso accidentalmente. Non solo. In questa nozione “allargata” di circolazione dei veicoli, in cui rientra ogni uso conforme alla funzione abituale del mezzo, vanno ricompresi anche i danni procurati intenzionalmente, con dolo.

Pertanto, l’assicurazione del proprietario dell’auto è tenuta a risarcire il passante investito anche se il conducente ha agito di proposito con lo scopo di farlo cadere o solo di spaventarlo. Non si applica quindi la norma generale del codice civile [2] che esclude dal risarcimento «i danni derivanti da fatti dolosi» perché la responsabilità civile da circolazione stradale è peculiare.

A salvare gli infortunati a causa di investimenti intenzionali sono le direttive dell’Unione Europea che affermano il principio di solidarietà verso il danneggiato.

Resta comunque salvo il diritto della compagnia assicurativa di rivalersi nei confronti dell’assicurato colpevole, ossia di fargli causa per ottenere da questi la restituzione delle somme versate al danneggiato per causa sua.

Non importa quindi che vi sia stato un uso improprio dell’autovettura, adoperata come un’arma vera e propria. Bisogna tutelare la vittima, non l’aggressore. Ed è proprio questo, del resto, lo scopo e la funzione della copertura assicurativa che mira a preservare i danneggiati più che i danneggianti. Del resto, se è vero che gran parte degli incidenti avviene per comportamenti colposi – si pensi alla distrazione di chi usa il cellulare alla guida o di chi è in eccesso di velocità – non si vede perché non tutelare invece chi riporta lesioni a causa di un comportamento intenzionale.

Mentre il rapporto fra compagnia e assicurato è soggetto alla disciplina privatistica del contratto quello fra assicuratore e danneggiato ha invero connotazioni pubblicistiche: gli incidenti stradali creano allarme sociale e la comunità ha un particolare interesse alla tutela sociale dei danni derivati, tanto che scatta il risarcimento anche se manca il contratto di assicurazione (grazie al fondo di garanzia per le vittime della strada).

Nel caso di specie è stato riconosciuto il diritto all’indennizzo e alla copertura assicurativa a un soggetto vittima di un sinistro stradale per essere stato investito in retromarcia dall’auto condotta da una persona diversa dal proprietario. Non conta che quest’ultimo sia stato assolto in sede penale, anzi: la dinamica offensiva è comunque qualificabile come circolazione stradale. La sentenza penale irrevocabile ha efficacia di giudicato nel processo civile di risarcimento del danno soltanto sull’accertamento della sussistenza del fatto e della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso. E spetta al giudice civile quantificare i danni.


La copertura assicurativa si estende al danno provocato con dolo dal conducente. La persona danneggiata ha così diritto di ottenere il risarcimento dall’assicuratore perché non deve essere applicata la norma del Codice civile (articolo 1917) che, in materia di disciplina generale dell’assicurazione della responsabilità civile, esclude i danni derivanti da fatti dolosi.

note

[1] Cass. sent. n. 20786/18 del 20.08.2018.

[2] Art. 1917 cod. civ.


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