Diritto e Fisco | Articoli

Sindacato: come funziona?

21 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 settembre 2018



Come sono strutturate e quali sono i compiti delle associazioni sindacali: stipula contratti collettivi, rappresentanza dei lavoratori, sostegno agli iscritti.

Stai pensando di iscriverti a un sindacato, ma hai dei dubbi perché alcuni ti dicono che l’iscrizione non ha alcuna utilità e serve soltanto a gravare la busta paga di un’ulteriore trattenuta, mentre altri ti dicono che, a fronte di un costo bassissimo, il sindacato ti può offrire molteplici vantaggi, come l’avvocato e la dichiarazione dei redditi gratis? Ovviamente sono false entrambe le affermazioni: il sindacato non è certamente inutile, ma non può nemmeno fornire, a fronte di una quota associativa abbastanza esigua, servizi per un valore di migliaia di euro l’anno; in alcuni casi, è vero, il sindacato può offrire dei servizi gratuitamente, ma la maggior parte dei servizi sono offerti attraverso delle convenzioni, che consentono all’iscritto di godere di diversi sconti e agevolazioni. Se però pensi al sindacato come a un’associazione che fornisce servizi fiscali e in materia di lavoro e previdenza, confondi la sua funzione con quella dei Caf e dei patronati: la funzione principale del sindacato, invece, è quella di rappresentare i lavoratori e farsi portavoce dei loro diritti. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto della situazione sul sindacato: come funziona, quali sono i suoi compiti, che cosa offre ai lavoratori.

Che cos’è e che cosa fa il sindacato?

Il sindacato è un’organizzazione che ha il compito di rappresentare e difendere i diritti dei lavoratori. Una delle più importanti modalità attraverso cui rappresenta i lavoratori è la firma di accordi vincolanti che regolamentano il rapporto di lavoro, i contratti collettivi.

Il sindacato organizza anche manifestazioni e scioperi a livello nazionale e territoriale per farsi portavoce dei diritti dei lavoratori. Espone le richieste dei lavoratori al Governo e alle altre istituzioni, nazionali e locali.

A livello aziendale, attraverso i rappresentanti sindacali partecipa alla vita dell’azienda e alle relazioni industriali per far sì che i diritti dei lavoratori non siano calpestati, interviene nelle procedure di licenziamento collettivo o di riduzione dell’orario di lavoro. Supporta poi i lavoratori in caso di vertenze di qualsiasi genere.

Insomma, i servizi fiscali e previdenziali che offre il sindacato, offerti peraltro attraverso il Caf e il patronato, sono solo una piccola parte dell’attività svolta dall’organizzazione.

Come funziona il sindacato?

Dal punto di vista giuridico, il sindacato è qualificato come un’associazione non riconosciuta. Conseguentemente, ai sindacati si applicano le norme previste per questi enti collettivi dal codice civile o dalle leggi dello Stato.

In particolare, occorre specificare che:

  • l’ordinamento interno e l’amministrazione dei sindacati sono regolati dagli accordi degli associati in base al codice civile;
  • i sindacati possono acquistare beni i quali, assieme ai contributi dei soci, costituiscono il fondo comune, che appartiene a tutti i soci e non può essere suddiviso tra i vari soci finché dura l’associazione;
  • i creditori del sindacato possono far valere i loro diritti soltanto sul fondo comune e i creditori dei singoli soci possono rivalersi soltanto sul patrimonio dei soci stessi e non anche su quello del sindacato: tuttavia delle obbligazioni assunte dal sindacato rispondono, personalmente e solidalmente, anche coloro che hanno agito in nome e per conto del sindacato (si tratta della cosiddetta autonomia patrimoniale imperfetta).

Com’è organizzato il sindacato?

I sindacati italiani sono organizzati secondo una struttura tanto verticale quanto orizzontale:

  • l’asse verticale, o di categoria, tutela e coordina gli interessi di una categoria o di un gruppo di lavoratori (ad esempio chimici) ed è costituito dall’insieme di sindacati e federazioni di categoria del settore produttivo che compongono le confederazioni;
  • l’asse orizzontale, o territoriale, prende in considerazione le esigenze del territorio a livello locale o nazionale, e gli interessi rappresentati riguardano l’insieme delle categorie di un determinato territorio; l’asse territoriale è costituito dalle strutture intersettoriali o confederali, in cui confluiscono tutte le strutture associative del sindacato (organismi di ricerca, di formazione, servizi di assistenza fiscale etc.).

L’asse verticale ed orizzontale si riuniscono nella confederazione. Le confederazioni più rilevanti, anche per numero di iscritti, sono:

  • la Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil), di ispirazione comunista e socialista;
  • la Confederazione italiana sindacati lavoratori (Cisl), di ispirazione cattolica;
  • l’Unione italiana del lavoro (Uil), di ispirazione socialdemocratica.

Che cosa sono Le Rsa?

Rsa è una sigla che sta per rappresentanza sindacale aziendale: si tratta di un’organizzazione attraverso la quale il sindacato è presente nell’azienda, derivante dall’iniziativa dei lavoratori ed avente qualificazione sindacale, cioè riferibile alla struttura sindacale.

Le rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva nell’ambito delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva.

Nelle aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istituire organi di coordinamento.

Che cosa sono le Rsu?

Alle rappresentanze sindacali aziendali si stanno progressivamente sostituendo le rappresentanze sindacali unitarie (Rsu): si tratta di organizzazioni previste e disciplinate da accordi interconfederali, alle quali è delegata nella maggior parte dei casi la contrattazione a livello aziendale o territoriale. Ad esse, in particolare, è attribuito il compito di negoziare sulle materie rinviate a livello aziendale secondo quanto previsto dai contratti collettivi nazionali.

Che cosa sono i contratti collettivi di lavoro?

Una delle funzioni più importanti del sindacato riguarda la stipula dei contratti collettivi di lavoro: questi sono accordi sottoscritti dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dalle corrispondenti associazioni dei datori di lavoro, o anche da un singolo datore di lavoro, con cui si disciplinano gli aspetti giuridici ed economici del rapporto di lavoro non riservati alla legge.

Si possono stipulare:

  • contratti collettivi interconfederali, il cui compito è la definizione di regole generali che interessano tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore produttivo di appartenenza;
  • contratti collettivi nazionali di categoria (Ccnl) o di primo livello;
  • contratti di secondo livello, che possono essere aziendali o, in alternativa, territoriali, e sono sottoscritti nell’ambito di specifici settori.

I contratti collettivi di primo livello hanno, di regola:

  • una parte obbligatoria, nella quale sono indicati i diritti e gli obblighi reciproci delle organizzazioni che concludono l’accordo;
  • una parte normativa, nella quale vengono fissate le regole alle quali si dovranno uniformare i contratti individuali di lavoro che verranno stipulati tra il singolo datore di lavoro ed il singolo lavoratore; questa seconda parte contiene anche le regole sulla retribuzione e sulle sue integrazioni o maggiorazioni (mensilità aggiuntive, premi, indennità etc.).

Chi deve rispettare i contratti collettivi?

I contratti collettivi sono efficaci per legge solo nei confronti di coloro che sono iscritti ai sindacati dei lavoratori che li hanno stipulati. Tuttavia, sono di fatto estesi, almeno per alcuni aspetti ed in particolare per quelli attinenti ai minimi retributivi, anche nei confronti dei lavoratori non iscritti ai sindacati.

Che cosa offre il sindacato al lavoratore?

Il sindacato, oltre alla fondamentale funzione di rappresentanza dei lavoratori, che viene attuata con differenti modalità, offre un sostegno ai propri iscritti sotto molteplici aspetti.

Direttamente, o attraverso persone ed enti convenzionati, offre difatti assistenza e consulenza fiscale, amministrativa, previdenziale, formativa e nelle vertenze di lavoro.

In particolare, per quanto riguarda le controversie col datore di lavoro offre il controllo delle buste paga e di tutti i documenti che riguardano il rapporto di lavoro, assiste l’interessato nell’impugnazione del licenziamento e degli altri provvedimenti disciplinari e lo tutela nei confronti degli enti previdenziali e assicurativi, come Inps e Inail.

Il sindacato può anche organizzare, o offrire in convenzione, attività formative e ricreative: ad esempio, può organizzare corsi di orientamento professionale, fornire sconti per accedere a spettacoli, strutture alberghiere. Può offrire anche delle agevolazioni per fruire di servizi assicurativi o bancari.

Ovviamente, tutti questi servizi non sono gratuiti (esclusi alcuni servizi “di base”), ma sono offerti agli iscritti con prezzi più bassi rispetto ai costi ordinari.

Quanto costa l’iscrizione al sindacato?

Il costo annuo d’iscrizione al sindacato non è uguale per tutti, ma dipende dall’organizzazione a cui si è iscritti: solitamente si aggira intorno all’1% dello stipendio lordo e viene pagato con trattenute mensili in busta paga.

A quale sindacato ci si può iscrivere?

L’iscrizione al sindacato è libera e il lavoratore può scegliere di iscriversi a quello che preferisce, come può decidere anche di non iscriversi. I tre sindacati maggiormente rappresentativi sono Cgil, Cisl e Uil (come abbiamo detto, il primo di ispirazione comunista e socialista, il secondo di ispirazione cattolica e il terzo socialdemocratica), che a loro volta sono suddivisi in federazioni di categoria, come la Cisl Scuola, il sindacato che tutela i lavoratori degli istituti di ogni ordine e grado.

Ci sono anche delle federazioni che rappresentano i pensionati ed i lavoratori atipici e con partita Iva, ad esempio la Uiltemp (della Uil) e la Nidil (Cgil).

Come iscriversi al sindacato?

Le modalità di iscrizione sono differenti a seconda dell’organizzazione prescelta. Nella generalità dei casi, è sufficiente compilare dei moduli online, presso il sito del sindacato, e recarsi successivamente nella sede territoriale per perfezionare l’iscrizione.

In alternativa, è possibile domandare al rappresentante sindacale nella propria azienda o recarsi direttamente presso la sede territoriale.

L’adesione, una volta effettuata, non ha bisogno di essere confermata, ma si rinnova automaticamente, di anno in anno.

Il datore di lavoro può sanzionare il lavoratore iscritto al sindacato?

Lo Statuto dei lavoratori [2], che riconosce ai dipendenti il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale all’interno dei luoghi di lavoro, vieta gli accordi, gli atti o i comportamenti materiali del datore di lavoro di tipo discriminatorio, ossia che determinano, a carico dei lavoratori, un trattamento peggiore rispetto a quello dei loro colleghi, derivante da motivi sindacali (o politici, religiosi, razziali, di lingua e di sesso).

Lo Statuto vieta, inoltre, la concessione di trattamenti economici di maggior favore discriminatori, ossia l’erogazione di somme di denaro o di altri vantaggi o utilità a favore di alcuni lavoratori soltanto, determinata da motivi sindacali (o politici, religiosi, razziali, di lingua e di sesso).

Il lavoratore non può essere licenziato per l’adesione a un’associazione sindacale: se il datore di lavoro recede dal contratto, è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno.

Se il datore di lavoro vuole impedire o limitare l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale, nonché del diritto di sciopero, mette in atto una condotta antisindacale. A fronte di questa condotta, gli organismi locali dei sindacati nazionali che vi hanno interesse possono proporre ricorso al Tribunale del luogo in cui è posto in essere il comportamento, per chiedere che la condotta termini e che i suoi effetti vengano rimossi.

Il giudice del lavoro, entro i 2 giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, se reputa che il comportamento denunciato sia effettivamente antisindacale, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, ordina al datore di lavoro di porre fine al comportamento illegittimo e di rimuoverne gli effetti.

I datori di lavoro possono costituire sindacati?

Lo Statuto dei lavoratori vieta ai datori di lavoro e alle associazioni dei datori di lavoro di costituire o sostenere associazioni sindacali di lavoratori, i cosiddetti sindacati di comodo, per evitare che i sindacati si pongano a fianco del datore di lavoro contro i lavoratori stessi, tradendo la loro funzione.

Come ci si cancella dal sindacato?

Per cancellarsi dal sindacato, le procedure da utilizzare per la revoca sono differenti a seconda del trattamento gravato dalle ritenute.

In ogni caso, sia che parliamo di stipendi, di pensioni o di altre prestazioni, deve essere inviata una comunicazione raccomandata in duplice copia al datore di lavoro o all’ente che eroga il trattamento e opera le ritenute (come l’Inps, oppure la Ragioneria territoriale per i dipendenti della scuola) ed al sindacato. Per saperne di più: Come inviare la disdetta al sindacato?

note

[1] Art.36-37-38 Cod. Civ.

[2] L.300/1970.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI