Massime della Cassazione: cosa sono?

20 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 settembre 2018



In che modo la Suprema Corte aiuta gli organi giurisdizionali territoriali nel loro lavoro di uniforme applicazione della legge?

Si sente sempre più spesso parlare della Suprema Corte di Cassazione e delle sue sentenze il cui testo, molto spesso, forma dei veri e propri principi di diritto da cui i Tribunali di tutta Italia prendono spunto per pronunciarsi sui casi che ogni giorno si presentano davanti alle aule giudiziarie. È da lì che i legali prendono spunto per approntare una strategia difensiva, o offensiva, volta alla tutela del proprio assistito. In questo articolo affronteremo l’argomento, parlando dai compiti della Corte di Cassazione, passando poi per le sue sentenze, fino ad arrivare al punto focale dell’articolo e, cioè, le massime della Cassazione: cosa sono?

Cos’è la Corte di Cassazione?

È l’organo giurisdizionale supremo del nostro stato, l’ultimo a pronunciarsi sui casi giudiziari di ogni singolo individuo. È così considerata il vertice della giurisdizione ordinaria, essendo il tribunale di ultima istanza nel sistema giurisdizionale italiano.

Ha sede a Roma ed è formata da sei sezioni civili, tra cui quella tributaria e lavoro, e sette sezioni penali. Ogni sezione è a sua volta formata da cinque membri, di cui uno è nominato presidente.

Per i casi di giuridica importanza, o per le quali si sia creato un contrasto tra sezioni, la Suprema Corte di Cassazione si riunisce in unico corpo, le Sezioni Unite, al fine di porre fine alla diatriba sorta.

Quali sono le funzioni della Corte di Cassazione?

Sono diversi i compiti assegnati a quest’organo.

Tra i più importanti, vi è l’assicurare l’esatta osservanza della legge, l’unità del diritto nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni; inoltre, in caso di conflitti di competenza e di attribuzioni tra gli altri organi giurisdizionali interviene per risolvere la contesa [1].

Altra funzione importantissima è quella nomofilattica: la Cassazione deve, infatti, assicurare l’uniforme applicazione e interpretazione delle norme giuridiche, al fine di evitare difformi interpretazioni e, quindi, disuguaglianza di trattamento per casi identici.

Altra cosa importante da sapere: la Corte di Cassazione è giudice di legittimità, poiché giudica non i fatti, ma le norme di diritto violate: non potrà quindi riesaminare le prove, bensì potrà solo verificare che sia stata applicata correttamente la norma stabilita dal legislatore, e che il processo nei gradi precedenti si sia svolto secondo le procedure imposte dalla legge.

Come si diventa membri della Corte di Cassazione?

Innanzitutto dovrai laurearti in giurisprudenza. Dopodiché, dovrai affrontare un corso biennale di specializzazione (esistono delle eccezioni, ad esempio, per chi si abilita alla professione forense), al fine di essere ammesso al concorso in magistratura.

Una volta che avrai superato il concorso (impresa non semplicissima), dovrai iniziare la tua carriera di giudice, partendo dai mesi di tirocinio, per poi divenire magistrato a tutti gli effetti, designato presso un Tribunale.

Da lì, sulla base di alcuni parametri di valutazione (numero di sentenze emesse, e non riformate nei gradi superiori, ad esempio), potrai ambire – decorsi undici anni – ad essere nominato magistrato della Corte d’Appello.

Anche negli anni presso la Corte territoriale sarai valutato sulla base della qualità delle sentenze emesse, oltre che dell’anzianità di servizio e, dopo sette anni, potrai essere considerato idoneo per la nomina di magistrato della Cassazione.

L’unico organo previsto dalla Costituzione in grado di giudicare questi avanzamenti di carriera, oltre che l’operato dei giudici stessi, è il Consiglio Superiore della Magistratura che, su parere del Consiglio Giudiziario competente, stabilirà di volta in volta lo stato di avanzamento dei più meritevoli.

Cosa sono le massime della Cassazione?

La massima di una sentenza consiste in poche, brevi frasi che sintetizzano il principio di diritto affermato nella sentenza stessa, al fine di cristallizzare quell’interpretazione data dai giudici della Corte di Cassazione per i successivi casi portati all’attenzione dei Tribunali italiani.

Alle volte, insieme al principio di diritto, troverai nelle massime il caso trattato nella sentenza con una breve descrizione. Questo facilita lo studioso del diritto (professore, avvocato, etc…) nell’applicazione della massima al caso di specie in quel momento trattato, dando modo a quest’ultimo di valutare se possa, o meno, essere applicata a quella fattispecie.

Le massime vengono, di anno in anno, raccolte in un registro, detto Massimario Annuale, contenente tutte le pronunce massimate durante ciascun anno giudiziario.

Cos’è l’Ufficio del Massimario?

È un ufficio, sito presso la Corte, avente il compito di selezionare le massime all’interno delle sentenze pronunciate dalla Cassazione; compito condiviso con alcuni uffici del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti.

In questo ufficio sono presenti trentasette giudici di carriera forense, divisi in un Ufficio del Ruolo e del Massimario Civile ed un Ufficio del Ruolo e del Massimario Penale. In questo modo, la regolamentazione cerca di garantire un’ordinata cristallizzazione della giurisprudenza nomofilattica della Suprema Corte di Cassazione.

note

[1] Art. 65 Regio Decreto n.12 del 1941

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