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Sciopero: come funziona?

21 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 settembre 2018



Che cos’è lo sciopero, chi può farlo, perché farlo, come si organizza, quanto può durare, diritto alla retribuzione.

Da studenti, si spera sempre nell’indizione di uno sciopero per saltare le lezioni, mentre da lavoratori la prospettiva cambia, e si cerca di evitare di aderire agli scioperi, per non subire decurtazioni sullo stipendio. Ma come mai lo sciopero abbassa lo stipendio? Così non si compromettono i diritti dei lavoratori? In realtà, no: lo sciopero non determina una sanzione o una penalizzazione ma, semplicemente, durante lo sciopero la prestazione lavorativa è sospesa. In pratica, il dipendente non è obbligato a lavorare, mentre il datore di lavoro non è obbligato a corrispondere la retribuzione. Lo sciopero, comunque, non si può ridurre alla sola questione del pagamento dello stipendio: si tratta, non dimenticarlo, del principale strumento a disposizione dei lavoratori per la difesa dei propri diritti e per la tutela dei propri interessi. Facciamo allora il punto della situazione sullo sciopero: come funziona, chi può scioperare, come organizzarlo, qual è la sua durata, che cosa succede alla retribuzione e alla maturazione dei ratei.

Che cos’è lo sciopero?

Lo sciopero consiste nell’astensione volontaria, collettiva ed organizzata dal lavoro da parte dei lavoratori subordinati (compresi i dipendenti pubblici) diretta al raggiungimento di determinate finalità economiche, politiche o sindacali.

Scioperare è lecito?

Il diritto di sciopero è riconosciuto dalla Costituzione [1], perché rappresenta una forma di autotutela degli interessi dei lavoratori. Era invece considerato reato dalla dittatura fascista, che vietava ogni attività sindacale.

Il lavoratore può scioperare da solo?

Il diritto di sciopero spetta a ciascun lavoratore subordinato, ma deve essere esercitato collettivamente, perché è uno strumento di lotta attuato per la difesa di interessi comuni: l’astensione dal lavoro di un singolo lavoratore non può considerarsi, perciò, esercizio del diritto di sciopero.

Chi può organizzare lo sciopero?

L’iniziativa dello sciopero non deve necessariamente provenire dalle associazioni sindacali, poiché l’esercizio del diritto di sciopero è attribuito direttamente ai lavoratori. In particolare, i lavoratori, anche se non sono costituiti in un gruppo sindacale, possono attuare uno sciopero astenendosi collettivamente dal lavoro. In questi casi, la deliberazione dello sciopero può essere presa da un comitato di lavoratori o da un’assemblea spontanea.

Perché si sciopera?

Lo sciopero, può essere indetto per vari motivi, purché la finalità sia la difesa degli interessi comuni dei lavoratori. Generalmente, si distingue in sciopero economico (o sindacale) e politico:

  • lo sciopero economico ha lo scopo di ottenere miglioramenti retributivi o normativi delle condizioni di lavoro (ad esempio, un aumento della paga, una diminuzione dell’orario di lavoro, il miglioramento delle condizioni igieniche o della sicurezza dei luoghi di lavoro);
  • lo sciopero politico, invece, ha lo scopo di influire sulle scelte politiche del Governo, su questioni di carattere generale (ad esempio, sulle scelte relative alla riforma delle pensioni).

Quali sono i tipi di sciopero?

Oltre allo sciopero economico e politico, distinguiamo anche:

  • lo sciopero di solidarietà, proclamato per sostenere le rivendicazioni di un’altra categoria di lavoratori che hanno già intrapreso uno sciopero;
  • lo sciopero di protesta, che viene proclamato contro un provvedimento assunto da uno o più datori di lavoro contro uno o più lavoratori, o per di protestare contro determinati atteggiamenti vessatori del datore di lavoro.

Quanto può durare lo sciopero?

Per quanto concerne la durata dello sciopero, si distingue tradizionalmente tra:

  • sciopero ad oltranza, che prosegue fino al successo o al fallimento finale delle rivendicazioni dei lavoratori;
  • sciopero a tempo, attuato per un periodo di tempo limitato (giornate, mezze giornate o ore);
  • sciopero dimostrativo, attuato per un tempo brevissimo (pari a pochi minuti) in segno di protesta o di solidarietà;
  • sciopero breve, attuato per un tempo inferiore all’orario di lavoro giornaliero.

Quali lavoratori partecipano allo sciopero?

Per quanto riguarda i lavoratori coinvolti nello sciopero, si distingue tra:

  • sciopero generale, che riguarda, almeno potenzialmente, l’intera categoria dei lavoratori subordinati di un paese, di un grande settore produttivo o di un vasto territorio come una regione;
  • sciopero di categoria, che riguarda solo una certa categoria industriale (ad esempio metalmeccanici) o professionale;
  • sciopero aziendale, che riguarda una determinata impresa.

Come si sciopera?

Per quanto concerne le modalità di attuazione dello sciopero, sempre più spesso questo non viene realizzato con la semplice astensione dal lavoro, ma in modo articolato secondo particolari combinazioni di spazio o di tempo (la legittimità di queste forme di sciopero è stata a lungo negata).

Ad esempio, può essere organizzato:

  • uno sciopero parziale, che viene attuato in settori o durante fasi di lavoro la cui interruzione determina un ritardo notevole nella ripresa dell’attività;
  • uno sciopero a singhiozzo, che consiste in una breve interruzione del lavoro a intervalli fissi finalizzata a rallentare la produzione; in questo caso il datore di lavoro può rifiutarsi di ricevere le prestazioni lavorative offerte negli intervalli lavorativi dai dipendenti in sciopero, ma solo se dimostra l’assoluta impossibilità di utilizzare quelle prestazioni con proficuità ed economicità, indipendentemente dalla legittimità, o meno, dello sciopero stesso;
  • uno sciopero a scacchiera, che viene attuato attraverso il succedersi delle astensioni dal lavoro di gruppi di lavoratori, appartenenti a diversi reparti o categorie professionali.

Il datore di lavoro può sanzionare per lo sciopero?

Poiché lo sciopero è un diritto del lavoratore, il suo esercizio determina un inadempimento degli obblighi del contratto di lavoro. Il lavoratore, dunque, non può essere sanzionato per aver scioperato, né tantomeno licenziato.

Il lavoratore ha diritto alla retribuzione per lo sciopero?

Durante le giornate di sciopero si verifica una sospensione momentanea del rapporto di lavoro: di conseguenza, il dipendente perde il diritto alla retribuzione per la durata della sospensione. Il datore di lavoro, in caso di sciopero, può dunque legittimamente effettuare una trattenuta sulla retribuzione spettante al lavoratore. Questa trattenuta deve corrispondere al tempo non lavorato (ad esempio, ai giorni o alle ore di sciopero).

Durante lo sciopero maturano i ratei?

Durante le giornate di sciopero non maturano i ratei (ad esempio rateo ferie, Tfr, mensilità aggiuntive…): non si tratta, difatti, di un’assenza dal lavoro per motivi indipendenti dalla volontà del lavoratore.

Chi lavora nei servizi pubblici essenziali può scioperare?

In base alla Costituzione, il diritto di sciopero deve essere esercitato nell’ambito delle leggi che lo regolano: la legge che regolamenta lo sciopero [2] riguarda i servizi pubblici essenziali, e si occupa di bilanciare il diritto di sciopero, che spetta a tutti i lavoratori, con il godimento da parte dei cittadini di alcuni diritti della persona costituzionalmente tutelati.

Secondo la legge, sono considerati servizi pubblici essenziali, anche se svolti da privati in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona tutelati dalla Costituzione: diritto alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione.

La norma qualifica espressamente come servizi essenziali:

  • la sanità;
  • l’igiene pubblica;
  • la protezione civile;
  • la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti;
  • le dogane;
  • l’approvvigionamento di energie;
  • risorse naturali e beni di prima necessità;
  • l’amministrazione della giustizia;
  • i servizi di protezione ambientale e di vigilanza sui beni culturali;
  • i servizi di erogazione di stipendi e pensioni;
  • i trasporti pubblici;
  • le poste e le telecomunicazioni;
  • l’istruzione pubblica.

Secondo la legge che regolamenta lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, in particolare:

  • il diritto di sciopero deve essere esercitato consentendo la fruizione delle prestazioni indispensabili (concordate in sede di contrattazione collettiva), per contemperare l’esercizio dello stesso e i diritti della persona costituzionalmente tutelati, con un preavviso minimo non inferiore a 10 giorni;
  • chi proclama lo sciopero ha l’obbligo di comunicare per iscritto, nel termine di preavviso, durata, modalità di attuazione e motivazioni dello sciopero (a meno che non si tratti di sciopero in difesa dell’ordine costituzionale, o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori);
  • le amministrazioni o le imprese che erogano i servizi pubblici essenziali hanno, invece, l’obbligo di dare comunicazione agli utenti, nelle forme adeguate, almeno 5 giorni prima dell’inizio dello sciopero, dei modi e dei tempi di erogazione dei servizi nel corso della sospensione e delle misure per la riattivazione degli stessi; devono inoltre garantire e notificare la tempestiva riattivazione del servizio, terminato lo sciopero;
  • se c’è il pericolo che lo sciopero determini un grave ostacolo al diritto dei cittadini di fruire dei servizi pubblici essenziali, il Presidente del Consiglio, o un ministro da lui delegato (se lo sciopero ha rilevanza nazionale o ultraregionale), o il Prefetto (negli altri casi) possono ordinare la sospensione dello sciopero e la ripresa del lavoro, oppure spostare lo sciopero ad altra data, ridurne la durata o prescrivere l’osservanza di misure idonee ad assicurare livelli minimi di funzionamento del servizio pubblico.

note

[1] Art. 40 Cost.

[2] L. n.146/1990.


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