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Come riconoscere l’anoressia

20 Set 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 20 Set 2018



Atteggiamenti apparentemente innocui come mantenersi in forma o una particolare attenzione alla propria alimentazione, possono nascondere insidie pericolose per la salute.

L’anoressia è una malattia che ha assunto i caratteri di un’epidemia sociale. Si punta il dito contro i mass media e i social che, individuando nella magrezza e nella tonicità muscolare un canone estetico vincente, sedurrebbero persone con un costrutto fragile e influenzabile come possono essere gli adolescenti. Ma il dimagrimento rappresenta solo la punta dell’iceberg di una malattia subdola che affonda le proprie radici in un profondo disagio psichico. La possibilità di guarigione è collegata alla diagnosi precoce, ma come riconoscere l’anoressia?

Anoressia

L’anoressia nervosa (il termine deriva dal greco: mancanza d’appetito) è un disturbo del comportamento alimentare che compromette la qualità della vita. Non esiste un’unica causa dell’anoressia, intervengono vari fattori:

  • familiarità: presenza di un familiare affetto da anoressia o disturbi dell’umore;
  • ambiente: massiccia esposizione a modelli che esaltano l’aspetto fisico; nuclei familiari con elevati livelli di ostilità e scarsa empatia;
  • individuali: personalità vulnerabili (bassa stima di sé, eccessivo perfezionismo, tendenza a estremizzare senza mezze misure).

La diagnosi di Anoressia, secondo il DSM5 (Manuale Diagnostico Statistico per i disturbi mentali), si basa su:

  • limitazione del cibo con peso corporeo inferiore al minimo normale per età, sesso, altezza;
  • paura di ingrassare, utilizzo di stratagemmi per evitare l’aumento di peso: vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, eccessivo esercizio fisico;
  • alterata visione della propria struttura corporea (dismorfismo corporeo).

Esistono due tipi di anoressia:

  • di tipo restrittivo: senza episodi di abbuffate e strategie di eliminazione negli ultimi tre mesi;
  • di tipo bulimico: episodi di abbuffate e strategia di eliminazione negli ultimi tre mesi.

Colpisce per lo più il sesso femminile di età compresa tra i quindici e i diciannove anni, anche se l’età di insorgenza può spaziare dall’infanzia all’età adulta.  Il sesso maschile è interessato nel 5/10%.

Sintomi dell’anoressia

I sintomi dell’anoressia interessano sia aspetti psico-comportamentali che fisiologici nutrizionali.

L’anoressia inizia con una dieta alimentare intrapresa per:

  • perdere qualche chilo;
  • seguire un’alimentazione salutare;
  • eliminare cibi ritenuti dannosi in presenza di problemi come l’acne.

In seguito alla dieta, aumentano gli stimoli della fame e in preda all’euforia per il traguardo raggiunto e per paura di vanificare l’effetto ottenuto e ingrassare, il controllo sul cibo diventa stringente e il pensiero si concentra ossessivamente su di esso. Si mettono in atto comportamenti che rappresentano dei segnali di allarme:

  • sminuzzare il cibo in bocconi piccolissimi;
  • masticare a lungo;
  • tendere a nascondere il cibo;
  • continuare a sistemare il cibo nel piatto;
  • controllare le calorie di ogni singola porzione;
  • addurre scuse per non mangiare: sono a dieta/ho intolleranze/non mi piace niente;
  • evitare i pasti comuni in famiglia e le uscite con gli amici fino all’isolamento sociale.

Chi si ammala di anoressia attraversa vari stadi:

  • prima fase: dieta dimagrante che genera grande soddisfazione;
  • seconda fase: ottenuto il dimagrimento, l’impulso della fame rende sensibili agli stimoli del cibo e compare depressione, ansia e irritabilità. Subentra la paura di ingrassare e vengono attuati i rituali che limitano l’assunzione del cibo con ulteriore perdita di peso;
  • terza fase: compromissione delle capacità cognitive con perdita di concentrazione e di memoria, accentuazione della depressione;
  • fase finale: depressione e astenia che conducono a morte (10%) sia per le complicanze mediche che come atto volontario.

Le complicanze mediche dell’anoressia sono:

  • cardiovascolari: abbassamento pressione arteriosa, frequenza e ritmo cardiaco. Possibili svenimenti, sincopi e arresto cardiaco;
  • ematologiche: anemia da carenza di ferro e vitamine;
  • gastrointestinali per rallentamento della funzione intestinale: gonfiore e stipsi;
  • ormonali: assenza di mestruazioni/ritardo della comparsa in età prepubere, calo del desiderio sessuale in entrambi i sessi e della potenza nel maschio;
  • ossee: osteoporosi;
  • dermatologiche: colorito giallastro delle mani e dei piedi, comparsa di peluria (lanugo), pelle secca e disidratata, perdita di capelli.

Da un punto di vista psicologico, è presente:

  • assenza di consapevolezza di malattia;
  • scarsa motivazione alla terapia;
  • visione distorta del proprio corpo;
  • irritabilità, ansia, depressione.

Terapia dell’anoressia

La cura dell’anoressia è volta al trattamento del conflitto corpo-mente. Non esiste un unico specialista per l’anoressia, l’approccio è multidisciplinare e concordato tra il medico internista, il nutrizionista e lo psicologo/psichiatra.

La riabilitazione nutrizionale attraverso percorsi di psicoterapia cognitivo-comportamentale e psicoeducazione alimentare si prefigge di:

  • normalizzare il comportamento alimentare;
  • trattare le conseguenze fisiche e psicosociali del ridotto apporto calorico;
  • rialimentazione secondo protocolli.

La terapia ambulatoriale è possibile in presenza di:

  • peso corporeo non inferiore al 25%;
  • assenza di complicanze mediche;
  • motivazione alla guarigione e ambiente familiare collaborativo.

È indicato il ricovero ospedaliero in caso di:

  • complicanze mediche;
  • scarsa consapevolezza di malattia;
  • conflittualità ambiente familiare;
  • emergenze psichiatriche: tentativi di autolesionismo.

La percentuale di guarigione dall’anoressia è del 60/70%, mentre nel 25/30% la malattia cronicizza.


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