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Multa auto, è possibile fare ricorso in caso di modello sbagliato?

21 Agosto 2018 | Autore:
Multa auto, è possibile fare ricorso in caso di modello sbagliato?

In questo articolo vedremo quando è possibile fare ricorso contro una multa per errore sul modello dell’auto e il modo migliore per proporlo.

Ti sei recato in centro con la tua auto per fare delle commissioni, e hai tranquillamente parcheggiato lungo il bordo di un marciapiede, dietro ad altre macchine. Al tuo ritorno,  hai trovato la sgradita sorpresa di una multa sul parabrezza. Non ti eri accorto che in quell’area è presente un divieto di sosta: il cartello, infatti, si trova all’inizio del marciapiede e tu hai parcheggiato a distanza di parecchi metri, senza vederlo. Quella è una zona da te poco frequentata, quindi non avevi mai avuto modo di accorgerti del divieto. Già maledici la tua distrazione, che ti costringerà a sborsare il denaro necessario per pagare la contravvenzione. Poi, leggendo più attentamente il foglietto lasciato dal vigile, ti accorgi di un particolare che riaccende le tue speranze: nell’indicazione del modello dell’auto c’è un errore. Pensi che forse non è detta l’ultima parola, e ti chiedi se,  in presenza di una multa auto, è possibile fare ricorso in caso di modello sbagliato. Leggendo questo articolo lo scoprirai.

Quando viene elevata una contravvenzione, può succedere che l’agente accertatore sbagli nell’indicazione del modello del veicolo interessato. Purtroppo va subito detto che un errore di questo genere, di per sè,  non giustifica un ricorso finalizzato all’annullamento del verbale. Vi sono tuttavia dei casi in cui questo è possibile. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa dice la legge.

Il contenuto del verbale di contravvenzione

Per comprendere se, per una multa auto, è possibile fare ricorso in caso di modello sbagliato, bisogna sapere cosa prescrive la legge sull’indicazione di questo dato nel verbale. Il Codice della strada [1] stabilisce che il verbale, con il quale l’agente accertatore rileva una contravvenzione ed irroga la multa, può essere redatto a mano o anche con l’utilizzo di mezzi informatici. Nella pratica, il preavviso di verbale (il foglietto azzurro che viene lasciato sul parabrezza) viene redatto a mano su moduli prestampati e ricalcabili; invece  il verbale vero e proprio, che poi viene notificato al trasgressore, ormai da tempo è scritto utilizzando il personal computer. I suoi elementi essenziali sono puntualizzati nel Regolamento di esecuzione al Codice della strada [2]. Essi sono:

  • il giorno, l’ora  e la località in cui è avvenuta la violazione;
  • le generalità del trasgressore, se è stato possibile identificarlo. Ciò non ricorre quando la contestazione non è potuta avvenire nell’immediatezza della violazione, come succede, ad esempio, con il divieto di sosta: in questo caso, il vigile annota la targa del veicolo, e da essa si risalirà al proprietario, che non coincide necessariamente con chi ha commesso l’infrazione;
  • la residenza del trasgressore, se identificato;
  • il proprietario del veicolo e altri soggetti eventualmente obbligati in solido al pagamento della sanzione;
  • gli estremi della patente di guida, sempre nell’ipotesi che il trasgressore sia stato riconosciuto agenti accertatori;
  • il tipo di veicolo;
  • la targa di riconoscimento;
  • una sommaria esposizione dei fatti;
  • l’indicazione della norma che è stata violata dal trasgressore;
  • eventuali dichiarazioni di cui il trasgressore chiede l’inserzione nel verbale, sempre che questi sia stato identificato dagli accertatori e la contestazione della violazione sia avvenuta immediatamente.

Tutti questi elementi sono dalla legge considerati essenziali: ciò significa che essi  fanno parte dell’essenza stessa del verbale, non possono mancare. Ovviamente, se la contestazione della violazione non è stata immediata,  mancheranno elementi come i dati della patente del trasgressore  o le sue dichiarazioni; così pure se la contestazione non è avvenuta nell’immediatezza della trasgressione e il verbale viene soltanto notificato a casa, esso conterrà i dati del proprietario del veicolo, al quale gli agenti accertatori risalgono, a partire dalla targa, consultando i dati in possesso dell’ufficio della Motorizzazione civile; ma non è detto che proprietario e trasgressore coincidono. Al di là di questi dati, che dipendono dal fatto che il trasgressore sia stato o meno identificato, tutti gli altri elementi del verbale devono necessariamente essere presenti.

Il modello dell’auto non è un elemento essenziale

Tra questi elementi, che devono essere contenuti nel verbale e che la legge considera essenziali, non è presente, come si vede, il modello o la marca dell’auto.

Molte persone sono indotto in errore,  anche a causa di notizie sbagliate che hanno letto su Internet,  poiché il riferimento che fa il Codice della strada al “tipo di veicolo” fa pensare alla marca o al modello di quest’ultimo. L’intenzione del legislatore invece è diversa: egli vuole che si specifichi se il veicolo sia un’automobile, un autocarro, un bus, un motociclo, un ciclomotore, un velocipede, e così via. Lo scopo è quello di garantire una più precisa identificazione del mezzo.

Pertanto, se nel verbale non è specificato il tipo di veicolo, oppure è indicato un veicolo di tipo diverso (ad esempio autocarro anzichè automobile),  il verbale può essere annullato. Infatti, un errore del genere determina assoluta incertezza sulla reale identità del trasgressore. Sì pensi al caso di un verbale, nel quale è indicata una targa e viene specificato che si tratta di un camper. Se però il veicolo, corrispondente alla targa indicata nel verbale, è un’automobile,  non sarà possibile stabilire se veramente quest’ultima sia stata interessata alla trasgressione. E’ esatta la targa ed è errato il tipo di veicolo, o viceversa la targa è sbagliata ma il tipo di veicolo corrisponde a quello che ha commesso l’infrazione? È impossibile stabilirlo. Quindi la logica conseguenza è che, a seguito di un ricorso da parte del soggetto al quale il verbale è stato notificato, è possibile annullarlo.

La stessa incertezza non si procuce, in caso di semplice errore sul modello della vettura, o sulla sua marca. Di solito, nonostante lo sbaglio da parte dell’agente accertatore,  il veicolo è perfettamente riconoscibile. Sì pensi al caso in cui è esattamente indicata la targa, e vi sia un piccolo errore nello specificare il modello: ad esempio il vigile scrive, anziché “Peugeot 206”,  “Peugeot 306”.  Oppure  può verificarsi che un certo modello di automobile sia prodotto da diverse case automobilistiche in collaborazione tra loro: è il caso, ad esempio, della Y10,  prodotta dalla Fiat e dalla Lancia;  se l’agente accertatore scrive nel verbale una soltanto di queste case automobilistiche, non vi è in realtà nessun errore nella verbalizzazione.

In linea di massima, quindi, in caso di multa non è possibile fare ricorso se vi è errata indicazione del modello o della marca dell’auto.

Quando fare ricorso se c’è errore sul modello dell’auto

C’è però un caso,  in cui l’errata indicazione del modello del veicolo consente di proporre un ricorso, con la possibilità di vincerlo. Si tratta della situazione di chi si vede notificare  una contravvenzione, ma sa con certezza – e può dimostrarlo – che nel giorno e nell’ora indicati non si trovava nel luogo in cui è avvenuta la violazione contestata. Se, in aggiunta a questo,  nel verbale  è riportata la targa esatta, ma vi è errore nello specificare il modello del veicolo, ciò può avvalorare la suddetta circostanza. In questo caso l’automobilista potrà presentare ricorso, dimostrando la sua presenza in un luogo diverso rispetto a quello in cui è stata accertata la violazione, e rafforzando la credibilità di questo assunto col fatto che il modello indicato dall’agente è diverso da quello del suo veicolo. Ciò può far pensare che anche il numero di targa, trascritto dall’agente accertatore, sia inesatto, o che si tratti di una targa clonata.

Come fare ricorso se c’è errore sul modello del veicolo

Avverso i verbali di  contravvenzione che riguardano il Codice della strada è possibile proporre diverse tipologie di ricorso, precisamente:

  • il ricorso al Prefetto;
  • il ricorso al Giudice di pace;
  • il ricorso in autotutela.

Consideriamo queste  possibilità ad una ad una:

  • il ricorso al Prefetto va presentato entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notifica del verbale. Esso va redatto in carta semplice, e fatto pervenire al Prefetto a mezzo raccomandata a.r. , oppure tramite l’ufficio o il comando dell’autorità di polizia che ha eseguito l’accertamento. Al ricorso va allegata la documentazione ritenuta necessaria per provare le ragioni esposte. Il Prefetto decide entro 120 giorni; se ritiene fonfato il ricorso annulla il verbale e ne dispone l’archiviazione; se invece lo ritiene infonfato, emette un’ordinanza ingiunzione di pagamento di una sanzione che, rispetto a quella originaria, è almeno il doppio del minimo, oltre alle spese. Per questa ragione, conviene fare ricorso se si ritiene di disporre dei mezzi di prova necessari a dimostrare il proprio diritto. Diversamente, è meglio lasciar perdere e pagare, sia pure a malincuore. Contro l’ordinanza ingiunzione, se si ritiene di avare ragioni molto valide, è possibile ricorrere al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica;
  • il ricorso al Giudice di pace può essere presentato direttamente contro il verbale, in alternativa a quello rivolto al Prefetto, oppure contro l’ordinanza ingiunzione di quest’ultimo, nel termine di 30 giorni dalla notifica. Esso ha un costo, dato dal c.d. contributo unificato, una tassa per spese di giustizia che occorre pagare al momento della sua presentazione, e il cui importo varia secondo il valore della causa (quindi, in ragione dell’ammontare della multa). Il ricorso si può inoltrare anche online, mediante apposita sezione del sito del Ministero della giustizia; ma una sua versione cartacea deve comunque essere depositata in cancelleria, di persona o tramite spedizione in plico raccomandato. Se il valore del giudizio non supera i 1.100 euro, è possibile fare a meno di un avvocato. C’è da tener conto del fatto che, se si perde la causa, si può essere condannati alle spese;
  • il ricorso in autotutela viene rivolto all’ufficio o comando dell’organo di polizia che ha accertato la violazione: si potrà trattare dei vigili urbani, o anche della polizia giudiziaria, dei carabinieri o della guardia di finanza. Poichè si tratta del rimedio meno oneroso e rischioso, è utile approfondirlo in modo particolare.

Come si presenta un ricorso in autotutela contro una multa

Con questo ricorso, l’automobilista chiede che il verbale venga annullato perché palesemente illegittimo, senza possibilità di dubbio. Per fare ciò, l’interessato deve essere in possesso di prove certe e e inconfutabili, da sottoporre all’attenzione degli organi di polizia ai quali è rivolto il ricorso. Quindi, nel caso specifico, deve essere in grado di dimostrare che, nella data e nell’ora indicate nel verbale, non si trovava nel luogo in cui è stata accertata la trasgressione. Potrà farlo, ad esempio, allegando dichiarazioni sottoscritte da testimoni, che lo hanno visto in un luogo diverso; biglietti che attestano una sua partenza; documenti rilasciati da alberghi o ristoranti lontani dal luogo di cui si tratta; e così via. Il ricorrente dovrà allegare anche una copia della carta di circolazione, dalla quale è possibile rilevare che alla targa indicata nel verbale corrisponde un modello di veicolo diverso.

Sse l’ufficio o il comando constata che il verbale è effettivamente illegittimo, preferirà annullarlo e disporne l’archiviazione, piuttosto che subire un ricorso, a seguito del quale  l’amministrazione potrebbe anche essere condannata al pagamento delle spese. Per questo, questa forma di annullamento viene detta “in autotutela”.

Il ricorso in autotutela viene redatto in carta semplice e inviato a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento all’ufficio o al comando che ha elevato la sanzione. In esso occorre specificare l’atto di cui si chiede l’annullamento e i motivi sui quali ricorso è fondato. Inoltre bisogna anche indicare le prove a sostegno delle proprie ragioni, allegare i documenti che comprovino la propria assenza dal luogo in cui è stata commessa la violazione nel giorno e nell’ora indicati nel verbale,  e inoltre copia della carta di circolazione e copia del verbale impugnato.

È importante sapere che la presentazione di un ricorso in autotutela non sospende i termini per ricorrere al Prefetto o al Giudice di pace; pertanto se l’organo di polizia dovesse prendersi troppo tempo per decidere, detti termini potrebbero scadere, rendendo impossibile qualunque altro rimedio. E’ quindi prudente, prima di proporre il ricorso, contattare gli organi di polizia interessati e chiedere loro, in maniera informale, quale potrebbe essere l’esito del ricorso, secondo la prassi che di solito adottano in casi simili. In caso di incertezza, il ricorso si può ugualmente proporre, ma stando attenti che i termini per rivolgersi al Prefetto o al Giudice di pace non scadano.

Ora sai come comportarti se ti viene notificato un verbale contenente un errore sul modello del veicolo, e sei in grado di renderti conto se vale la pena di proporre un ricorso o se, piuttosto, è meglio pagare la multa e non pensarci più.


note

[1] Art. 200 C.d.S.

[2] Art. 383 Reg. es. C.d.S.


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4 Commenti

  1. è proprio quello che cercavo, vi ringrazio. Anche se non avrò la possibilità di fare ricorso 🙁

  2. buongiorno volevo sapere se è possibile fare un ricorso ad una multa dove viene sanzionato un art. 41/11 al cds dove il luogo e l’orario non corrispondono all’esatta mia posizione.
    tra l’altro l’art 41/11 menziona un attraversamento di incrocio con telecamere. mentre sul luogo da me (secondo la polizia municipale) attraversato non vi sono telecamere; nell’orario riportato nel verbale io ora dall’altra parte della città. posso fare ricorso?

    1. Ci sono due tipi di motivi per cui si può ritenere una multa ingiusta e per i quali può essere contestata: il motivo di merito ed il vizio di forma. Una multa può essere ingiusta nel merito quando l’automobilista sa di non avere commesso l’infrazione, ma per qualche motivo si vede recapitare un verbale. La multa può essere, invece, ingiusta per vizio di forma quando, anche se la violazione al Codice della strada è stata commessa, il verbale non rispetta i canoni stabiliti dalla legge. Se ritieni di avere ricevuto una multa ingiusta e decidi di contestarla, una delle possibili vie è quella di presentare un ricorso al prefetto del luogo in cui sarebbe stata commessa l’infrazione. Devi farlo entro 60 giorni dalla data in cui hai ricevuto la notifica a casa o ti è stata contestata in loco dagli agenti di polizia e non dovrai pagare nulla: il ricorso, infatti, è gratuito. Potrai scriverlo su carta semplice ed inviarlo tramite raccomandata a/r al prefetto, oppure al comando di polizia municipale competente o all’ufficio dell’organo che ha accertato la presunta violazione del Codice. Se dal prefetto non è andata come ti aspettavi, puoi contestare la multa ingiusta davanti al Giudice di Pace. In questo caso, non avrai 60 ma 30 giorni dalla data in cui ti è stata notificato o consegnato il verbale per presentare il ricorso. Per saperne di più, leggi il nostro articolo “Come contestare una multa ingiusta” https://www.laleggepertutti.it/259755_come-contestare-una-multa-ingiusta

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