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Allattamento: fino a che età?

31 agosto 2018 | Autore:


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La riscoperta di metodi naturali, praticati nei secoli precedenti da intere generazioni e accantonate a seguito della modifica degli stili di vita, può ingenerare diffidenza o perplessità.

Allattare al seno un neonato, immagine che suscita tenerezza e viene considerata naturale in qualsiasi contesto, non è semplicemente una modalità di somministrazione del cibo ma è anche una modalità di relazione. Fino a trenta/quarant’anni fa l’allattamento al seno proseguiva fino a quando il bambino lo richiedeva. Attualmente questa consuetudine si è un po’ persa. La bontà del latte materno non è messa in discussione, ma c’è sicuramente una varietà di opinioni contrastanti su quando deve essere interrotto l’allattamento al seno. Quindi allattare sì, ma fino a che età?

Caratteristiche del latte materno

Il latte materno è considerato il miglior alimento per i bambini. È un bene unico e prezioso, sempre pronto, alla giusta temperatura, gratuito. È un latte specifico per la specie umana la cui composizione varia da donna a donna e muta seguendo le esigenze nutrizionali del bambino.

Subito dopo il parto, viene prodotto il colostro per circa tre giorni:

  • è un latte denso per l’elevato numero di cellule, di colore giallastro per l’abbondanza di carotene;
  • è particolarmente ricco di proteine e di anticorpi che hanno la funzione di proteggere il neonato;
  • ha concentrazioni elevate di elementi minerali come sodio, magnesio, cloro.

In seguito, viene prodotto per circa dieci giorni un latte di transizione in cui:

  • aumenta progressivamente la concentrazione di lattosio e lipidi;
  • diminuisce il contenuto di proteine e sali minerali.

A due settimane dal parto il latte materno ha le caratteristiche del latte maturo e contiene:

  • proteine, con funzione nutritiva e anticorpale, la cui concentrazione può variare: in caso di parto prematuro, il contenuto proteico è superiore rispetto al parto a termine;
  • carboidrati, soprattutto lattosio, necessari per lo sviluppo del sistema nervoso centrale;
  • grassi come fonte di energia. Sono prevalentemente grassi insaturi utilizzati per lo sviluppo del sistema nervoso e dell’apparato visivo;
  • minerali, calcio e fosforo, necessari per l’apparato scheletrico del bambino. La disponibilità di vitamine e minerali è proporzionale alla dieta della mamma.

La dieta della mamma durante l’allattamento influenza le caratteristiche del latte, pertanto è consigliabile:

  • privilegiare cibi proteici e verdure;
  • eliminare alcool e superalcolici,
  • limitare caffeina e cioccolato;
  • non assumere: aglio, cipolla, cavoli, peperoni, asparagi, fragole, albicocche, pesche, crostacei, molluschi, formaggi fermentati.

Effetti positivi dell’allattamento al seno

I vantaggi dell’allattamento al seno sono molteplici sia per il bambino che per la mamma:

  • protezione del neonato nei confronti delle infezioni;
  • riduzione del rischio di sviluppare allergie e intolleranze alimentari;
  • aiuta la mamma a riprendere la forma fisica dopo la gravidanza: allattare comporta un consumo di cinquecento calorie al giorno;
  • effetto protettivo per la donna nei confronti dell’osteoporosi, del tumore al seno e alle ovaie;
  • favorisce la creazione di un legame affettivo ed è importante per lo sviluppo emotivo del bambino;
  • induce il sonno sia nella mamma che nel bambino e questo aiuta nei fisiologici risvegli notturni del bambino, presenti fino a tre anni.

Controindicazioni all’allattamento al seno

L’allattamento al seno ha una controindicazione assoluta in presenza di:

  • malattie rare dei neonati (galattosemia, fenilchetonuria);
  • madri con infezione da HIV o tubercolosi attiva.

Alcune controindicazioni sono temporanee:

  • lesioni da herpes simplex o herpes zoster del capezzolo;
  • assunzione di farmaci (chemioterapici), madre sottoposta a radio-isotopi per terapia o diagnosi.

La maggior parte delle malattie può essere trattata con farmaci non controindicati nell’allattamento.

Durata allattamento al seno

Il latte materno rappresenta senz’altro il miglior alimento per il nascituro. La maggior parte dei neonati si attacca al seno minimo otto volte al giorno e questo aumenta la produzione di latte. Allattare al seno necessita di più tempo rispetto all’allattamento artificiale in quanto non è possibile stabilire quanto durerà ogni poppata né il tempo che intercorre tra l’una e l’altra. L’allattamento al seno può determinare nelle neomamme, soprattutto nei giorni successivi al parto, una certa apprensione:

  • come attaccare il neonato?
  • per quanto tempo allattare?
  • come capire se mangia abbastanza?

Fino a quando allattare al seno dipende dal bambino, dalla mamma, dal sostegno familiare e dalla conoscenza dell’argomento. L’allattamento, secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), dovrebbe essere esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita. In seguito, dovrebbe proseguire fino ai due anni o fino a che lo desiderano la mamma e il bambino. L’allattamento a termine consiste nell’allattare al seno fino a quando il bambino lo richiede, ciò può accadere fino ai 7/8 anni, anche se la maggior parte dei bambini interrompe tra i 4/5 anni. Il latte materno, col passare dei mesi e degli anni, non perde nutrienti essenziali. Durante l’allattamento a termine, il bambino verrà svezzato e comincerà a introdurre nella sua dieta tutti gli alimenti, la mamma può riprendere il lavoro (il latte può essere tolto col tiralatte), il bambino seguirà tutte le normali tappe del suo sviluppo psicofisico come imparare a camminare e parlare.

La mamma può optare per:

  • l’allattamento al seno: fortemente incentivato da tutti gli operatori sanitari;
  • l’allattamento artificiale: per motivi personali/medici/scarsa produzione di latte.

In entrambi i casi è fondamentale che alla donna venga offerto un supporto valido, consapevole e competente.


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