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Cosa significa residenza legale

31 Agosto 2018 | Autore:
Cosa significa residenza legale

Si tratta di un requisito per ottenere la cittadinanza italiana sul quale, però, ci sono delle controversie. Come si ottiene e come si perde.

Anagrafica, fiscale, legale. Tutti aggettivi che accompagnano la parola residenza e che, qualche volta possono trarre in confusione. La prima indica il luogo di abituale dimora di un cittadino. La seconda, cioè quella fiscale, è quella che una persona acquisisce quando abita per più di 183 giorni nello stesso posto oppure quando si iscrive all’anagrafe della popolazione residente. Ma cosa significa residenza legale? È un termine che interessa, soprattutto, i cittadini stranieri, legato alla richiesta di cittadinanza e sul quale non sempre ci sono state delle interpretazioni ben chiare.

Si parte, comunque, dal presupposto che la legge [1] ritiene «legalmente residente» soltanto chi è iscritto all’anagrafe del Comune in cui abita ed è in regola con le norme che autorizzano il soggiorno in Italia. A questo punto, qualsiasi cittadino, anche chi è arrivato da fuori, può essere considerato in possesso della residenza legale. C’è, però, un requisito che continua a far discutere ed è quello della permanenza ininterrotta e continuativa per almeno 10 anni, con le eccezioni che vedremo più avanti. Una permanenza effettiva, dunque, non fittizia che dà il diritto allo straniero di acquisire la cittadinanza italiana entro un anno dal raggiungimento della maggiore età. Perché fa discutere? Perché, pur avendo soggiornato in Italia, ad alcune persone non viene riconosciuta la residenza legale per l’impossibilità di essere iscritti all’anagrafe comunale a causa, ad esempio, di un contratto di affitto non registrato. Ma entriamo nel dettaglio e cerchiamo di capire che cosa significa residenza legale e quali sono i nodi ancora da sciogliere.

Residenza legale: quando viene acquisita?

Il concetto di residenza legale, come dicevamo, ha a che fare con la richiesta di cittadinanza italiana da parte di uno straniero. La legge in materia la pone come requisito proprio per diventare italiani: il richiedente deve essere residente in Italia da almeno 10 anni. Ma ci sono delle eccezioni in cui ci deve essere un minimo di residenza di:

  • 3 anni se il padre o la madre o un ascendente in linea retta di secondo grado del richiedente è cittadino italiano per nascita oppure lui è nato nel territorio italiano;
  • 5 anni successivi all’adozione per chi è maggiorenne ed è stato adottato da un cittadino italiano con la residenza legale in Italia;
  • 4 anni per chi è comunitario;
  • 5 anni per chi è apolide o rifugiato.

Attenzione, però: la residenza legale non si acquisisce nel momento in cui il cittadino straniero ottiene il primo permesso di soggiorno ma quando si iscrive all’anagrafe della popolazione residente. Significa che il cittadino deve avere una residenza anagrafica ininterrotta e continuativa, cioè senza i cosiddetti «buchi di residenza». In quest’ultimo caso, infatti, la decorrenza dei 10 anni ripartirebbe ogni volta da zero. Significa, per fare un esempio, che se faccio partire la residenza legale dal 2018, teoricamente potrei chiedere la cittadinanza dopo il 2028. Ma se nel 2020 cancello la mia residenza e la richiedo nel 2021 dovrò aspettare il 2031, cioè altri 10 anni, e così via. Secondo la giurisprudenza, non è possibile riempire quei buchi con altre prove di soggiorno in Italia diverse dalla residenza anagrafica, come un contratto di lavoro o di affitto. A meno che si tratti di una persona nata nel nostro Paese e chieda la cittadinanza dopo un anno dal raggiungimento della maggiore età: per la legge, non sarà lui il responsabile di non essere stato iscritto precedentemente all’anagrafe.

È importante segnalare, a questo proposito, che i cittadini stranieri devono rinnovare la dichiarazione di dimora abituale (quindi la residenza) entro 60 giorni dal rinnovo del permesso di soggiorno. Basterà recarsi all’ufficio anagrafe del proprio Comune con una copia del permesso. Se quest’obbligo non viene rispettato, 6 mesi dopo la scadenza, l’ufficio comunale invita il cittadino a mostrare il permesso di soggiorno e se nemmeno in questo caso si presenta, lo straniero verrà cancellato dall’anagrafe della popolazione residente perdendo ogni diritto alla residenza legale.

Residenza legale: chi è nato in Italia ce l’ha automaticamente?

Questa è la controversia che più fa discutere a proposito della residenza legale dei cittadini stranieri. Si pone, infatti, il problema di chi è nato e cresciuto in Italia ma non ha i requisiti per ottenerla in quanto minorenne. Secondo la legge, chi non ha ancora compiuto i 18 anni dovrebbe dimostrare di avere vissuto ininterrottamente e continuativamente nel nostro Paese. Ma c’è anche un’interpretazione ministeriale della residenza legale secondo cui è necessari anche l’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente di almeno uno dei genitori. Ed è qui che si presenta il problema. Se un minore, infatti, è nato in Italia ma i suoi genitori, per qualsiasi motivo, non sono iscritti all’anagrafe, il ragazzino non potrà avere la residenza legale e non potrà, di conseguenza, avere la cittadinanza italiana che, in teoria, gli spetterebbe.

Lo stesso succederebbe con i minori che trascorrono alcuni periodi di tempo nel loro Paese di origine per non perdere i legami con i parenti o per motivi di studio. Interrompendo il soggiorno in Italia, come abbiamo visto, si perdono i requisiti per la residenza legale e la decorrenza dei 10 ani richiesti ricomincia ogni volta che si richiede di nuovo la residenza.


note

[1] Legge n. 91/1992.


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